mercoledì 20 ottobre 2021

(-) Pensiero del giorno

[Brano tratto da “La Provvidenza e la confidenza in Dio", di Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange, traduzione autorizzata dal francese del P. S. G. Nivoli, Società editrice internazionale, 1933].



I principi che sostengono la bontà e la necessità dell’abbandono [in Dio, ndr] sono i seguenti:


1 - Nulla può avvenire che non sia stato previsto, voluto o almeno permesso da Dio da tutta l’eternità;

2 - Dio non può volere o permettere cosa che non sia conforme alle manifestazioni della sua bontà e delle sue infinite perfezioni e alla gloria del Verbo incarnato, Gesù Cristo, suo Figlio unigenito;

3 - sappiamo che “ogni cosa concorre al bene di coloro che amano Dio, di coloro che secondo il suo disegno sono chiamati” (Rm 8,28) e perseverano nel suo amore;

4 - l’abbandono alla volontà di Dio non esime nessuno dall’obbligo di osservare scrupolosamente la volontà di Dio significata nei comandamenti, nei consigli e negli avvertimenti, ma esige che si aggiunga a tutto questo un abbandono totale alla divina volontà di beneplacito, per quanto possa apparire misteriosa, evitando ogni inquietudine e ogni affanno.

venerdì 8 ottobre 2021

(*) Aiutatemi a far conoscere il blog "Cordialiter"


Molte persone mi hanno detto che si sentono edificate quando leggono il blog "Cordialiter". In effetti il mio scopo consiste appunto nel pubblicare scritti che possano essere di edificazione per le anime, incoraggiandole a praticare la vita devota e ad amare con tutto il cuore la Santissima Trinità, Unico Dio. Oltre agli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, diversi lettori mi hanno confidato di apprezzare anche quelli di Padre Adolphe Tanquerey, Don Giuseppe Tomaselli, Padre Felice Cappello, la Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, ecc.

A coloro che apprezzano il mio blog consiglio di farlo conoscere ad altre persone, nella speranza che tanta altra gente possa sentirsi confortata e spinta a vivere un'intensa vita spirituale. So bene che "Cordialiter" è un blog non apprezzato da persone mondane, comuniste, progressiste, moderniste, e nemmeno dai "tradizionalisti arrabbiati" (cioè coloro che pur dichiarando di essere fedeli alla Tradizione Cattolica, si comportano in maniera scorbutica e antipatica, e stanno sempre a piagnucolare e a lamentarsi, diffondendo sconforto e tristezza per mezzo del web). Pertanto penso sia meglio consigliare di leggere il blog solo a persone pie che amano la vita devota e desiderano progredire nel cammino cristiano.

Grazie a tutti coloro che vorranno aiutarmi a far conoscere maggiormente il blog!





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martedì 5 ottobre 2021

Crolla il M5S, non decolla il Partito Gay di Marrazzo

Dalle elezioni del 3 e 4 ottobre ci sono alcune formazioni politiche che escono pesantemente sconfitte. Mi riferisco in modo particolare al Movimento 5 Stelle e al Partito dei Gay.

Certi personaggi stanno cercando di nascondere o minimizzare il tracollo del M5S, ma i numeri parlano chiaro. A Roma i grillini sono passati dal 35% delle amministrative del 2016 all'11% attuale (mi riferisco alla lista, non alla candidata sindaco). A Torino dal 30 all'8%; a Milano dal 10 al 2%; a Savona dal 24 al 6%; a Novara dal 16 al 5%, a Bologna dal 16 al 3%. Stessi cali disastrosi anche in altre città.

Su argomenti come la famiglia, l'eutanasia, gli spinelli, e altri temi etici, i grillini hanno idee molto diverse da ciò che insegna il Magistero perenne della Chiesa, quindi dobbiamo essere contenti se questo partito dovesse proseguire a perdere consensi e dissolversi.

Un altro dato che ho appreso con soddisfazione è quello riguardante il pessimo risultato ottenuto dal "Partito Gay LGBT+" di Fabrizio Marrazzo che a Roma ha raggranellato solo lo 0,2%, a Milano lo 0,4%, a Napoli lo 0,3%, e risultati simili anche in altre grandi città nelle quali si è presentato.

Penso che questi numeri così bassi siano dovuti al fatto che in Italia esiste già un grande partito "gay friendly", mi riferisco al PD, il quale intercetta gran parte del voto omosessuale.

Noi non odiamo nessuno, ma non vogliamo che i partiti legati al mondo LGBT approvino delle leggi contrarie alla Legge Eterna di Dio.

lunedì 4 ottobre 2021

(-) Differenza tra il "sentire" la tentazione e l'acconsentire alla tentazione

Pubblico una lettera che ho scritto a una ragazza che mi ha fatto varie domande.


Cara sorella in Cristo,
ti ringrazio per avermi scritto, spero di poter esserti di qualche utilità. Sono contento che apprezzi molto il mio blog [...].

Innanzitutto devo dirti che un conto è accorgersi di "sentire" la tentazione, altro conto è "acconsentire" alla tentazione. Anche i santi sentivano tentazioni di vario tipo, ma in genere non peccavano, perché non vi davano l'assenso della volontà. Faccio un esempio: se una persona sente una tentazione di odio grave verso qualcuno, ma non vi dà l'assenso della volontà (cioè in cuor suo non dice "Sì, mi piace questo peccato", oppure "Sì, voglio fare questo peccato") non solo non commette peccato, bensì merita un premio da parte di Dio (gradi di gloria per il paradiso) e rafforza la propria anima, perché ha sconfitto la tentazione, dimostrando di amare Dio e di essergli fedele. Se una persona spirituale dubita di aver dato pieno consenso a una grave tentazione, secondo molti dotti teologi, tra i quali Sant'Alfonso Maria de Liguori, può tranquillamente presumere di non aver dato il pieno consenso, e quindi non è tenuta a confessare quel peccato dubbio (c'è l'obbligo di confessare solo i peccati mortali di cui si è sicuri di averli commessi) e può anche ricevere la Comunione (anche se in questo caso è bene premettere un "Atto di dolore" per suscitare la contrizione perfetta del cuore, ottenendo così il perdono da parte di Dio, casomai quel peccato mortale dubbio fosse stato realmente commesso).

Stai facendo benissimo a riflettere su quale sia il progetto di Dio su di te. Tante donne mi hanno confidato che sentono un gran desiderio di sposarsi, mettere al mondo dei bimbi, e formare una bella famiglia cristiana, ma, prutroppo, non riescono a trovare un uomo pio (tipo il papà di Santa Teresa di Lisiuex) con cui fidanzarsi vivendo in castità sino al matrimonio e progettare di sposarsi e vivere cristianamente assieme. Secondo me se una donna non riesce a trovare un bravo fidanzato è meglio che rimanga nubile, poiché se si mettesse insieme a un uomo "poco timorato di Dio" rischierebbe di farsi trascinare in un gorgo infernale di peccati gravi sia prima che dopo il matrimonio. La Chiesa Cattolica ha tanto bisogno di famiglie davvero cristiane, non di famiglie nelle quali si vive come se Dio non ci fosse.

Lo stato di vita religioso è più perfetto dello stato matrimoniale, come insegna il Magistero perenne della Chiesa, tuttavia oggi trovare una buona comunità religiosa sta divenendo difficile come trovare un buon fidanzato. Infatti in tante comunità religiose non si vive più col fervore dei tempi del proprio fondatore, osservando fedelmente le proprie regole e costituzioni. Sant'Alfonso Maria de Liguori dice che è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero "rilassato", poiché entrando in esso ci si mette nel pericolo di farsi trascinare dall'andazzo generale e vivere in maniera "poco edificante" come fanno gli altri religiosi, correndo il rischio di perdere la propria anima.

Ecco perché stai facendo bene a cercare di capire qual è la tua missione su questa Terra, ossia entrare in un buon monastero, oppure sposarti con un uomo pio e spirituale che ama la vita devota.

Al riguardo della scuola di cinema posso dirti che c'è tanto bisogno di avere dei registi o degli attori davvero cristiani. Con un buon film edificante si può fare un gran bene alle anime. Purtroppo, però, il mondo del cinema è un ambiente poco salubre (c'è tanta corruzione morale), quindi se proseguirai questa strada dovrai fare molta attenzione, onde evitare di farti contagiare e trascinare lontano da Dio.

Per quanto riguarda la tentazione di odio che senti nel tuo cuore posso dirti che secondo San Filippo Neri una tentazione svelata al proprio confessore è già mezza vinta. Infatti ci vuole tanta umiltà per compiere un gesto del genere, e il demonio fugge di fronte a questa virtù. Non penso proprio che un bravo sacerdote possa decidere di lasciare la direzione spirituale di un'anima solo perché sente la tentazione di odiare. Mica è colpa sua se sente quella tentazione! Per lasciare la direzione di un'anima servono dei motivi più seri, ad esempio se il confessore dovesse accorgersi che una penitente si è innamorata di lui. Se eventualmente un sacerdote dovesse lasciare la guida di un'anima solo perché sente la tentazione ad odiare, dimostrerebbe di non essere adatto a dirigere un'anima per mancanza di zelo, e quindi è meglio cambiarlo con un altro più idoneo. Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, eccetera. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana. È molto importante vedere se tratta l'anima che dirige in modo caritatevole e paterno. Senza carità è difficile avere la fiducia necessaria per aprirgli il cuore e parlargli con franchezza.

Circa il rischio di perdere la fede posso dirti che teoricamente è possibile, tuttavia nel tuo caso penso che tu abbia buone possibilità di perseverare nel cammino di perfezione cristiana. Dico ciò perché ti vedo determinata a perseverare e stai cercando i mezzi per restare fedele al Signore. Il fatto stesso che mi hai scritto per confidarmi tante cose che hai nel cuore dimostra che desideri continuare a combattere la "buona battaglia della fede", come la chiamava San Paolo Apostolo. Secondo me hai solo bisogno di qualcuno che, quando ne senti il bisogno, possa dirti delle parole di conforto per incoraggiarti a perseverare nel cammino cristiano.

Spero di esserti stato di qualche aiuto. Non esitare a scrivermi ogni volta che vorrai chiarire qualche dubbio, oppure sentirai semplicemente il desiderio di parlare di argomenti religiosi con una persona che ti comprende.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Oremus ad invicem!



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(-) Crociata contro le mode indecenti

Riporto alcuni brani tratti dalla splendida allocuzione “Una gioia”, pronunciata il 22 maggio 1951 dal grande Papa Pio XII a sostegno della "Crociata della purezza" indetta dalla gioventù femminile di Azione Cattolica. Apprezzo molto il suo modo di parlare di stampo “combattentistico”.


Una gioia è per Noi, dilette figlie, il benedire nuovamente in voi la santa Crociata della purezza, così opportunamente intrapresa e tanto valorosamente continuata sotto la potente protezione della Vergine tutta pura, Maria Immacolata. Il degno e felice nome di Crociata, da voi scelto e imposto alla bella e grande vostra campagna, mentre s’ingemma della Croce, faro di salvezza al mondo, risveglia i gloriosi ricordi storici delle Crociate dei popoli cristiani, sante spedizioni e battaglie fatte e combattute insieme, sotto i sacri labari, per la conquista dei Luoghi Santi e per la difesa delle regioni cattoliche dalle invasioni e minacce degli infedeli. Anche voi intendete difendere un campo cattolico, il campo della purezza, e conquistarvi e custodirvi quei gigli che spandano il loro profumo, quale nembo del buon odore di Cristo, nelle famiglie, nei ritrovi amichevoli, per le vie, nelle adunanze, negli spettacoli, nei divertimenti pubblici e privati. E una crociata contro gl’insidiatori della morale cristiana, contro i pericoli, che al tranquillo scorrere del buon costume in mezzo ai popoli vengono creando i potenti flutti dell’immoralità traboccanti per le strade del mondo e che investono ogni condizione di vita.

Che oggi esista dappertutto un tale pericolo è non solo un grido ripetuto dalla Chiesa; ma, anche fra gli uomini estranei alla fede cristiana, gli spiriti più chiaroveggenti e solleciti del pubblico bene altamente ne denunciano le spaventevoli minacce per l’ordine sociale e per l’avvenire delle Nazioni, a cui il presente moltiplicarsi delle eccitazioni alla impurità avvelena le radici di vita, mentre rallenta ancor più il freno del male quella indulgenza, che meglio si direbbe negazione, di una parte sempre più estesa della coscienza pubblica, cieca dinanzi ai disordini morali più riprovevoli. […]

La vita dell’uomo sulla terra, anche nei secoli cristiani, è sempre una milizia. Noi dobbiamo salvare le anime nostre e quelle dei nostri fratelli nel nostro tempo, e oggi quel pericolo è certamente aumentato, perché si sono straordinariamente accresciuti gli artifici, in altri tempi confinati in circoli ristretti, di eccitare le passioni: il progresso della stampa, le edizioni a buon mercato come quelle di lusso, le fotografie, le illustrazioni, le riproduzioni artistiche di ogni forma e colore e di ogni prezzo, i cinematografi, gli spettacoli di varietà e cento altri mezzi subdoli e segreti, che propagano gli allettamenti del male e li pongono in mano di tutti, grandi e piccoli, donne e fanciulle. Non è forse sotto gli occhi di tutti una moda ardita, indecorosa per una giovane cristianamente cresciuta? E il cinematografo non fa assistere a rappresentazioni, che già si rifugiavano in recinti, dove non si sarebbe mai osato mettere il piede?

Dinanzi a questi pericoli, in non pochi paesi, i pubblici poteri hanno preso provvedimenti, legislativi od amministrativi, volti ad arginare lo straripamento dell’immoralità. Ma nel campo morale l’azione esteriore delle Autorità, anche le più potenti, per lodevole ed utile e necessaria che sia, non è mai che da sola valga a ottenere quei frutti sinceri e salutari che sanino le anime, sulle quali conviene che operi più alta virtù.

E sulle anime ha da operare la Chiesa, e al suo servigio l’Azione Cattolica […] entrando in lotta contro i pericoli del mal costume, combattendoli in tutti i campi a voi aperti: nel campo della moda, dei vestiti e degli abbigliamenti, nel campo dell’igiene e dello sport, nel campo delle relazioni sociali e dei divertimenti. Vostre armi saranno la vostra parola e il vostro esempio, la vostra cortesia e il vostro contegno, armi che anche ad altri attestano e rendono possibile e lodevole il comportamento che onora voi e la vostra attività.

Non è Nostro proposito di ritracciare qui il triste e troppo noto quadro dei disordini che si affacciano ai vostri occhi: vesti così esigue o tali da sembrar fatte piuttosto per porre in maggior rilievo ciò che dovrebbero velare; [...] danze, spettacoli, audizioni, letture, illustrazioni, decorazioni, in cui la mania del divertimento e del piacere accumula i più gravi pericoli. Intendiamo invece ora di ricordarvi e rimettervi sotto lo sguardo della mente i principi della fede cristiana, che in queste materie devono illuminare i vostri giudizi, guidare i vostri passi e la vostra condotta, ispirare e sostenere la vostra lotta spirituale.

Giacché ben si tratta di una lotta. La purezza delle anime, viventi della grazia soprannaturale, non si conserva né si conserverà mai senza combattimento. [...] Questa lotta inevitabile voi l’accettate coraggiosamente e cristianamente. Lo scopo dunque della vostra azione comune non può essere di sopprimerla totalmente; ma deve tendere ad ottenere che questo necessario combattimento spirituale non sia reso per le anime più difficile, più pericoloso, dalle circostanze esteriori, dall’atmosfera nella quale debbono sostenerlo e proseguirlo quei cuori che ne soffrono gli assalti. [...] Il fine pertanto della vostra lotta vuol essere che la purezza cristiana, condizione di salvezza per le anime, riesca meno ardua a tutte le buone volontà, sicché le tentazioni, nascenti dalle contingenze esteriori, non sorpassino i limiti di quella resistenza, che con la grazia divina il mediocre vigore di molte anime vale ad opporvi. Per raggiungere cosi santo e virtuoso intento, conviene agire sopra circoli e correnti di idee, sui quali, se poco o nulla potrebbe un’azione individuale e isolata, assai efficacemente è in grado di operare un’azione comune. Se l’unione fa la forza, solo un gruppo compatto, numeroso quanto mai può essere, di risoluti e non pavidi spiriti cristiani saprà, dove la loro coscienza parli ed esiga, scuotere il giogo di certi ambienti sociali, svincolarsi dalla tirannide, oggi più forte che mai, delle mode di ogni sorta, mode nel vestito, mode negli usi e nelle relazioni della vita. […] Oggidì la Crociata per voi, dilette figlie, non è di spada nè di sangue nè dì martirio, ma di esempio, di parola e di esortazione. Contro le vostre energie e i vostri propositi sta il demone della impurità e della licenza dei costumi, qual capitale nemico: levate alta la fronte al cielo, dal quale Cristo e l’Immacolata Vergine sua Madre vi contemplano; siate forti e inflessibili nel compimento del vostro dovere di cristiane; movete contro la corruzione, che sgagliardisce la gioventù, a difesa della purezza; rendete un tale servigio, che supera ogni prezzo, alla vostra cara patria, efficacemente operando e cooperando a diffondere nelle anime più di purezza e di candore, che valga a renderle più prudenti, più vigili, più rette, più forti, più generose. [...]

venerdì 1 ottobre 2021

Lottare contro il difetto dominante

Dagli scritti di Padre Garrigou-Lagrange (1877-1964).


Che cos'è il difetto dominante?

È in noi quello che tende a prevalere sugli altri, e con questo sul nostro modo di sentire, di giudicare, di simpatizzare, di volere e d'agire. È un difetto che, in ciascuno di noi, ha una relazione intima col nostro temperamento individuale. Vi sono temperamenti portati alla mollezza, all'indolenza, alla pigrizia, alla gola e alla sensualità. Ve ne sono altri portati soprattutto alla collera, all'orgoglio. Non tutti saliamo sulla vetta della perfezione dallo stesso versante; quelli che sono di temperamento fiacco, debbono con la preghiera, la grazia e la virtù, diventare forti; e quelli che sono naturalmente forti al punto d'essere facilmente rigidi, debbono farsi dolci lavorando su se stessi e con l'aiuto della grazia. Prima di questa trasformazione progressiva del temperamento, il difetto dominante di ciascuno si fa spesso sentire. È il nostro nemico domestico, nell'interno di noi stessi, poiché può, se prende campo, giungere a devastare totalmente l'opera della grazia, ossia la vita interiore. È talvolta come una spaccatura in un muro che sembra solido e non lo è, come una crepa, talora impercettibile ma profonda, nella bella facciata di un edificio, che una forte scossa può far crollare. Per esempio, un'antipatia, una ripugnanza istintiva contro qualcuno, se non è vigilata e corretta a tempo dalla santa ragione, dallo spirito di fede e dalla carità, può produrre dei veri disastri in un'anima e condurla a commettere gravi ingiustizie, con le quali fa molto più male a se stessa che al prossimo, poiché è assai più dannoso il commettere l'ingiustizia che il subirla. Il difetto dominante è ancor più pericoloso perché spesso compromette la nostra buona qualità principale la quale è una felice inclinazione della nostra natura che dovrebbe essere sviluppata e poi nobilitata dalla grazia. C'è ad esempio chi è portato naturalmente alla dolcezza, ma se a causa del suo difetto dominante, che forse è la mollezza, la dolcezza degenera in debolezza, in indulgenza eccessiva, egli può giungere al punto di perdere ogni energia. Un altro al contrario, è portato naturalmente alla fortezza, ma se si lascia dominare dal suo temperamento irascibile, la fortezza degenera in lui in violenza irragionevole, causa di ogni sorta di disordini. In ogni individuo vi è del bianco e del nero, v'è un difetto dominante, ed anche una buona qualità naturale. Se siamo in stato di grazia, v'è in noi un'attrattiva speciale della grazia, che viene generalmente a perfezionare, anzitutto, quanto v'è di meglio nella nostra natura, per poi estendersi in seguito su quello che è meno buono. Così alcuni sono più portati alla contemplazione, altri all'azione. Dobbiamo quindi vigilare in modo tutto particolare affinché il difetto dominante non venga a soffocare la nostra principale buona qualità naturale, e la nostra attrattiva speciale della grazia. Altrimenti l'anima nostra sarà simile a un campo di grano invaso dal loglio o zizzania di cui parla il Vangelo. E noi abbiamo un avversario - il demonio - che cerca appunto di sviluppare sempre più in noi il nostro difetto dominante, per metterci in conflitto con quelli che lavorano con noi nel campo del Signore. In San Matteo (13, 25) il Salvatore ci dice: «Il regno dei Cieli è simile a un uomo che aveva seminato del buon grano nel suo campo. Ma mentre gli operai dormivano, venne il nemico, seminò la zizzania in mezzo al frumento e poi se ne andò». E Gesù spiega che il nemico è il demonio (13, 39) che cerca di distruggere l'opera di Dio mettendo in contrasto tra loro quelli che dovrebbero collaborare santamente ad una stessa opera per l'eternità. Ha una abilità tutta particolare nell'ingrandire agli occhi nostri i difetti del prossimo, a trasformare un granello di sabbia in una montagna, mettendo come una lente di ingrandimento alla nostra immaginazione, per farci irritare contro i fratelli, invece di lavorare con loro. Di qui possiamo intravvedere qual danno può provenire a ciascuno di noi dal nostro difetto principale, se non siamo vigilanti a reprimerlo. È spesso come un verme roditore dentro un bel frutto.


Come conoscere il nostro difetto dominante?

In primo luogo è evidente che importa assai il conoscerlo, e non farsi illusioni su tal punto. E tale conoscenza ci appare ancor più necessaria per il fatto che il nostro avversario, il nemico dell'anima nostra, lo conosce benissimo e se ne serve per mettere la discordia in noi e attorno a noi. Nella cittadella della nostra vita interiore, difesa dalle varie virtù, il difetto dominante è come il punto debole non difeso né dalle virtù teologali né da quelle morali. Il nemico delle anime cerca appunto in ciascuno di noi il punto debole, facilmente vulnerabile, e lo trova agevolmente. È dunque necessario anche per noi il conoscerlo. Ma come discernerlo? Nei principianti è assai facile, quando sono sinceri. In seguito, però, il difetto dominante diviene meno appariscente, poiché cerca di nascondersi camuffandosi da virtù; l'orgoglio prende al di fuori la veste della magnanimità, e la pusillanimità cerca di coprirsi col manto dell'umiltà. È necessario, tuttavia, arrivare a conoscere il difetto dominante, perché se non lo conosciamo, non possiamo combatterlo, e se non lo combattiamo non vi sarà in noi vera vita spirituale. Per poterlo discernere, dobbiamo prima di tutto chiedere a Dio la luce: «Signore, fammi conoscere gli ostacoli che metto, in modo più o meno cosciente, all'opera della grazia in me. Dammi poi la forza di eliminarli, e se sono negligente nel farlo, degnati eliminarli Tu stesso, per quanto io ne debba soffrire». Dopo aver così chiesto con grande sincerità questo lume dobbiamo esaminarci seriamente. E come? Chiedendo a noi stessi: A che cosa tendono le mie preoccupazioni più ordinarie la mattina al primo svegliarmi, o quando mi trovo solo; dove si fermano spontaneamente i miei pensieri ed i miei desideri? Qui dobbiamo ricordarci che il difetto dominante, che comanda facilmente a tutte le nostre passioni, si dà tutta l'apparenza di virtù, e se non fosse combattuto, potrebbe condurre alla impenitenza. Giuda vi arrivò con l'avarizia, vizio che non aveva saputo e voluto dominare; essa ve lo condusse come un impetuoso vento che sbatte una nave contro gli scogli. 

Per scoprire il difetto dominante, dobbiamo pure domandarci: «Qual è generalmente la causa o la sorgente della mia tristezza e della mia gioia? Qual è il motivo generale delle mie azioni, l'origine ordinaria dei miei peccati, soprattutto quando non si tratta di una colpa accidentale, ma di un seguito di peccati, o di uno stato di resistenza alla grazia, specialmente quando questo stato dura parecchi giorni e ci porta ad omettere i nostri esercizi di pietà?». Allora dobbiamo sinceramente ricercare il motivo per il quale l'anima ricusa di ritornare al bene. Dobbiamo dirci ancora: «Che ne pensa il mio direttore? Qual è, secondo lui, il mio difetto dominante? Egli è certamente miglior giudice di me». Difatti, niuno è buon giudice in causa propria, e qui l'amore proprio ci inganna. Bene spesso il nostro direttore ha scoperto questo difetto prima di noi, e forse si è provato qualche volta a parlarcene. Noi però abbiamo forse cercato di scusarci? E qui la scusa è pronta, perché il difetto dominante eccita facilmente tutte le nostre passioni, comanda loro da padrone, ed esse gli obbediscono all'istante. In tal modo, l'amor proprio ferito eccita bentosto l'ironia, la collera, l'impazienza. Inoltre, quando il difetto dominante ha preso radice in noi, ha una ripugnanza particolare a farsi smascherare e combattere, perché vuole regnare in noi. E questo giunge talora a tal punto che se il prossimo ci accusa di tal difetto, noi gli rispondiamo: «Avrò mille difetti, ma questo veramente non l'ho». Possiamo riconoscere il difetto dominante anche dalle tentazioni che il nostro nemico suscita più spesso in noi, poiché egli suole attaccarci soprattutto da questo punto debole dell'anima nostra. Finalmente, nei momenti di vero fervore, le ispirazioni dello Spirito Santo vengono a chiederci dei sacrifici precisamente su questo punto. Se ricorriamo sinceramente a questi vari mezzi di discernimento, non ci sarà troppo difficile il riconoscere questo nemico interiore che portiamo in noi e che ci rende schiavi: «Chi si abbandona al peccato, è schiavo del peccato», dice Gesù in San Giovanni (8, 34). È come una prigione interiore che portiamo in noi, dovunque ci rechiamo. Dobbiamo perciò aspirare ardentemente alla liberazione. Qual grazia è per noi l'incontrarci con un santo che ci dica: «Ecco il tuo difetto dominante ed ecco pure l'attrattiva principale della grazia che devi seguire generosamente per arrivare all'unione con Dio». È così che il Signore chiamò figli del tuono - boanerges- i giovani Apostoli Giacomo e Giovanni, che volevano far discendere il fuoco dal cielo sopra una borgata che si era rifiutata di riceverli. Leggiamo in San Luca (9, 56) : «Egli li ammonì, dicendo: "Non sapete di qual spirito siete! Il Figlio dell'uomo è venuto, non per perdere gli uomini, ma per salvarli". Alla scuola del Salvatore i due Boanerges divennero dolci e miti, tanto che San Giovanni evangelista al termine della sua vita non sapeva più dire che una cosa: "Figliuolini miei, amatevi l'un l'altro" (1 Gv 3, 18-23). E quando gli domandavano perché ripetesse sempre la stessa cosa, rispondeva: «È il precetto del Signore e se l'osservate, avete fatto tutto». Giovanni non aveva perduto nulla del suo ardore, della sua sete di giustizia, ma queste qualità si erano spiritualizzate e accompagnate a una grande dolcezza.


Come combattere il difetto dominante?

È estremamente necessario il combatterlo perché è il principale nemico interiore, e quando questo è vinto, le tentazioni non sono più tanto pericolose, ma sono piuttosto occasioni di progresso. Ma questo difetto non può dirsi vinto finché non v'è un vero progresso nella pietà o nella vita interiore, fino a che l'anima non è giunta ad un vero e stabile fervore di volontà, vale a dire, a quella prontezza della volontà al servizio di Dio che é, secondo San Tommaso, essenza della vera devozione. Per questo combattimento spirituale è necessario ricorrere a tre mezzi principali: la preghiera, l'esame e una sanzione. La preghiera sincera: «Signore, mostratemi qual è l'ostacolo principale alla mia santificazione, quello che mi impedisce di profittare delle grazie ed anche delle difficoltà esteriori che concorrerebbero al maggior bene dell'anima mia se al momento opportuno sapessi meglio far ricorso a Voi, mio Dio». I Santi arrivano fino a dire, come San Ludovico Bertrando: «Hic ure, Domine, hic seta ut in aeternum parcar. Signore, brucia e diretta in me tutto quello che mi impedisce di venire a Te, purché Tu mi faccia grazia per l'eternità». San Nicola da Flue diceva pure: «Signore, togli da me tutto quello che m'impedisce di venire a Te; dammi tutto quello che può condurmi a Te; prendimi a me stesso, e dammi tutto a Te». Questa preghiera non dispensa già dall'esame, ma al contrario, vi ci porta. Anzi - come dice S. Ignazio - sarebbe bene soprattutto per i principianti, di scrivere ogni settimana quante volte hanno ceduto al difetto dominante, che vuol regnare in essi come un despota. È più facile ridere senza frutto di questo metodo che praticarlo con vantaggio. Se contiamo il denaro speso e quello ricevuto, è ancor più utile il sapere quali sono le nostre perdite e i nostri guadagni dal punto di vista spirituale per l'eternità. Finalmente, è cosa opportunissima l'imporci una sanzione, una penitenza, ogni volta che ricadiamo in quel difetto. Questa penitenza potrà essere una preghiera, un momento di silenzio, una mortificazione interna o esterna. V'è in questo una riparazione della colpa ed una soddisfazione per la pena che le è dovuta. Al tempo stesso acquistiamo in tal modo maggiore circospezione per l'avvenire. Così molti sono guariti dall'abitudine di mandare imprecazioni coll'imporsi ogni volta un'elemosina in riparazione. Prima di vincere il nostro difetto dominante, le nostre virtù sono spesso piuttosto buone inclinazioni naturali che vere e solide virtù radicate in noi. Prima di questa vittoria, la sorgente delle grazie non è ancora abbastanza aperta sulle anime nostre perché cerchiamo ancora troppo noi stessi e non viviamo abbastanza per Iddio. Dobbiamo finalmente vincere la pusillanimità che ci porta a pensare che il nostro difetto dominante sia affatto impossibile a sradicarsi. Con la grazia, però, possiamo dominarlo, perché come dice il Concilio di Trento (Sess. VI, cap. 11), citando Sant'Agostino: «Dio non comanda mai l'impossibile, ma, dandoci i suoi comandi, ci dice di fare quanto possiamo dal canto nostro e di chiedere la grazia per compiere quanto non possiamo». È stato detto che, in questo caso, il combattimento spirituale è più necessario della vittoria, poiché, se ci dispensiamo da questa lotta, abbandoniamo la vita interiore, e cessiamo di tendere alla perfezione. Non dobbiamo mai far pace coi nostri difetti. Non dobbiamo, finalmente, prestar fede al nostro avversario quando cerca di persuaderci che tale lotta non conviene che ai Santi per giungere alle regioni più elevate della spiritualità. È verità indiscutibile che, senza questa lotta perseverante ed efficace, l'anima nostra non può aspirare sinceramente alla perfezione cristiana, verso la quale il comandamento massimo fa a tutti un dovere di tendere. Questo comando è difatti illimitato: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima tua, con tutte le tue forze e con tutto il tuo spirito, e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10, 27). Senza questa lotta, non vi può essere né gioia interiore né pace, poiché la tranquillità dell'ordine, ossia la pace, proviene dallo spirito di sacrificio; questo solo ci stabilisce interiormente nell'ordine, facendo morire in noi tutto quanto vi è di sregolato. Solo allora la carità, l'amore di Dio e delle anime in Dio, finisce col prevalere del tutto sul difetto dominante, allora essa occupa veramente il primo posto nell'anima nostra e vi regna efficacemente. La mortificazione, che fa sparire il nostro difetto principale, ci dona la libertà, assicura il predominio in noi delle nostre vere qualità naturali e della nostra attrattiva speciale di grazia. Così arriviamo, a poco a poco, ad essere noi stessi, nel senso più ampio della parola, vale a dire ad essere soprannaturalmente noi stessi, senza i nostri difetti. Non si tratta di copiare in modo più o meno servile le qualità altrui, né di entrare in uno stampo uniforme, eguale per tutti. Nelle personalità umane regna una varietà grandissima, come nelle foglie e nei fiori non ne troviamo due che siano perfettamente eguali. Non dobbiamo però subìre il nostro temperamento ma trasformarlo conservando di esso quanto v'è di buono. Il carattere deve essere nel nostro temperamento, l'impronta delle virtù acquisite e infuse, soprattutto delle virtù teologali. Allora, invece di riportare istintivamente tutto a sé - come quando il difetto dominante regna in noi - ci sentiamo portati a ricondurre tutto a Dio, a pensare quasi di continuo a Lui e a non vivere che per Lui, conducendo in qualche modo verso di Lui tutti quelli che vengono a noi. 


(Brano tratto da "Le tre età della vita interiore" vol. II, di Padre Réginald Garrigou-Lagrange, Edizioni Vivere In)


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lunedì 27 settembre 2021

Messa per i defunti

Le anime che hanno lasciato questo mondo in stato di grazia, ma che hanno qualcosa da scontare con la giustizia divina, soffrono terribilmente in purgatorio. I membri della Chiesa Militante possono essere di valido aiuto offrendo dei suffragi per queste anime sante che spasimano in attesa di unirsi per sempre con Dio, Bene Infinito. A tal proposito comunico che giovedì 30 settembre verrà celebrata una Messa per i parenti defunti dei sostenitori del blog (purtroppo non molti), verso i quali nutro gratitudine per il bene che compiono nei miei confronti.

Ringrazio di cuore il celebrante, il quale è anche un generoso sostenitore del blog.

domenica 19 settembre 2021

(- 85) Prosegue lo “sfondamento a sinistra” del movimento tradizionale

In passato il “movimento tradizionale” attirava l'interesse di ristretti ambienti ecclesiali, mentre negli ultimi 15 anni c'è stata una poderosa avanzata, una sorta di "sfondamento a sinistra", riuscendo a convincere tanta gente a saltare sul carro della Tradizione nonostante la feroce persecuzione che da decenni i modernisti hanno scatenato contro chi vuole restare fedele al Magistero perenne della Chiesa.

Ma da dove arrivano i nuovi militanti del movimento? Molti giungono da ambienti “conservatori”, ma gli altri vengono da ambienti di “sinistra”. Sì, avete capito bene, è gente che in passato si era lasciata abbindolare dai pifferai della coalizione progressista-modernista, ma poi ha aperto gli occhi e ha capito che il “sol dell'avvenire” dei rossi conduce alla perdizione, mentre per andare verso Dio bisogna seguire la strada dritta della Tradizione Cattolica.

Per dare un ulteriore slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario continuare lo "sfondamento a sinistra". Ci sono tanti fedeli che per anni hanno simpatizzato per gli ambienti progressisti, attratti da temi sociali come la fame nel mondo e la questione operaia, tuttavia adesso si stanno accorgendo della desacralizzazione del cattolicesimo e sperano in una "restaurazione". C'è tanta gente che si è ritrovata a "sinistra" in buona fede, e ora è necessario ricondurla nell'alveo della Tradizione. Uno degli errori che bisogna assolutamente evitare è quello di lasciare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai rossi.

Dobbiamo sfruttare ogni occasione per trarre qualche vantaggio per il bene delle anime, e quindi per la maggior gloria di Dio. Non dobbiamo restare alla finestra a guardare il susseguirsi degli eventi, dobbiamo darci da fare per tentare di attrarre le anime verso la Tradizione cercando di cavalcare ogni occasione che capita. Mi spiego meglio: alla gente piacciono coloro che non si limitano a parlare di questioni liturgiche e dottrinali, ma che si impegnano concretamente anche in opere sociali. Fino ad ora il movimento tradizionale è rimasto ai margini della vita ecclesiale, ma adesso è giunto il momento di approfittare della situazione. In che modo? Bisogna dar vita a nuove iniziative anche in campo sociale, così da strappare la gente dalle grinfie dello sterile modernismo filantropico, e avere l'occasione di far conoscere ampiamente il grande patrimonio devozionale e dottrinale della Tradizione. Il primato deve rimanere per le questioni dottrinali e liturgiche, ma bisogna assolutamente evitare di abbandonare la “questione sociale” in mano ai modernisti e ai loro amici comunisti. Il vero militante della Tradizione Cattolica si interessa della questione sociale ed è sempre schierato dalla parte dei poveri e della gente che soffre.

Se non attueremo lo “sfondamento a sinistra”, tanta gente cadrà nella rete dei modernisti, i quali potrebbero continuare a moltiplicare le opere filantropiche per i poveri, senza però cercare di condurre le anime a Cristo, dando in questo modo l'errata impressione che la Chiesa sia una delle tante ONG umanitarie. Se non faremo nulla, la gente penserà che i fedeli legati alla liturgia tradizionale si interessano solo di cappe magne, pianete broccate, scarpe con le fibbie d'argento, cartegloria con cornici cesellate in oro, rocchetti ricamati a mano, ecc. Ciò è falso, perché in realtà i tradizionalisti sono i migliori amici del popolo (lo ha affermato San Pio X nella Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”), e si interessano dei problemi di coloro che sono in stato di bisogno. Ma non lo fanno per scopi politici o per ricevere gli applausi della stampa internazionale, bensì solo per carità fraterna, cioè per vero amore che nasce da Dio.

Eravamo, siamo e resteremo sempre contro il comunismo. Per “sfondamento a sinistra” non bisogna intendere una deriva verso le posizioni politiche dei progressisti, come hanno fatto molte persone che in passato votavano per la Democrazia Cristiana. Al contrario significa strappare ai comunisti e ai modernisti le masse dei poveri che sono state ingannate per decenni, e ricondurle a Cristo, unico vero Salvatore del genere umano. I nostri punti di riferimento da imitare non sono i capi delle onlus moderniste o addirittura di quelle laiciste, bensì sono personaggi eroici che hanno dato lustro alla Chiesa militante, mi riferisco ad esempio a San Giovanni Bosco, San Giuseppe Cottolengo, San Luigi Orione, Santa Francesca Cabrini, San Francesco d'Assisi, Santa Bartolomea Capitaneo, e a tanti altri valorosi seguaci del Redentore Divino.

sabato 18 settembre 2021

Il vescovo della diocesi di Petrópolis apre a tutti i tesori della Messa tridentina

Sono rimasto piacevolmente sorpreso nell'apprendere che nell'orbe cattolico tanti vescovi diocesani (anche tra quelli con sensibilità liturgiche molto diverse dalle nostre) abbiano stabilito che la Messa tridentina debba continuare ad essere celebrata. Tra questi vescovi ce n'è uno che ha dimostrato di avere un cuore particolarmente grande e generoso nei confronti dei sacerdoti che amano celebrare "more antiquo". Si tratta di Mons. Gregório Paixão, vescovo di Petrópolis (Brasile), il quale ha concesso a tutti i preti ordinati prima del 16 luglio 2021 la facoltà di celebrare il Santo Sacrificio della Messa utilizzando il Missale Romanum del 1962.

Evidentemente questo zelante vescovo, che è un monaco benedettino, sa bene che la Santa Messa celebrata con sacralità e devozione è un potente mezzo di santificazione per le anime.