Per contattarmi: cordialiter@gmail.com


Web Analytics Made Easy - StatCounter
Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché io possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle numerose e-mail dei lettori, puoi inviare un contributo libero. Per info: clicca qui.


domenica 29 marzo 2020

Disposizioni per trar profitto dal sacramento della Penitenza

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)


Il sacramento della Penitenza, come abbiamo detto, ci purifica l'anima nel sangue di Gesù Cristo, purchè siamo ben disposti, la nostra confessione sia leale e la nostra contrizione vera e sincera.

1° DELLA CONFESSIONE.

A) Una parola sui peccati gravi. [...] Se un'anima che tende alla perfezione ha la disgrazia di commettere, in un momento di debolezza, qualche peccato mortale, bisogna accusarlo con tutta sincerità e in modo chiaro [...]. Perdonato che sia il peccato, si deve alimentare nell'anima un vivo e abituale sentimento di penitenza, un cuore contrito ed umiliato, col sincero desiderio di riparare il male commesso con una vita austera e mortificata, con un amore ardente e generoso. A questo modo una colpa grave isolata, e immediatamente riparata, non è durevole ostacolo al progresso spirituale, perchè non lascia quasi traccia nell'anima.

B) Delle colpe veniali deliberate. Di colpe veniali vi sono due specie: quelle che si commettono di proposito deliberato, ben sapendo di dispiacere a Dio ma preferendo nel momento il proprio piacere egoista alla volontà divina; e quelle che si commettono di sorpresa, per leggerezza, per fragilità, per mancanza di vigilanza o di coraggio, di cui uno subito si pente con la ferma volontà di non più commetterle. Le prime sono molto serio ostacolo alla perfezione, principalmente quando sono frequenti e vi si è attaccati, per esempio se si nutrono volontariamente piccoli rancori o l'abitudine del giudizio temerario e della maldicenza, se si fomentano affezioni naturali, sensibili, oppure l'attacco al proprio giudizio e alla propria volontà. Sono vincoli che ci attaccano alla terra e c'impediscono di prendere lo slancio verso l'amor divino. Quando, di proposito deliberato, si rifiuta a Dio il sacrifizio dei propri gusti e delle proprie volontà, è chiaro che non si possono aspettare da Lui quelle grazie speciali che sole ci possono condurre alla perfezione.

È quindi necessario correggersi ad ogni costo di questo genere di colpe. A meglio riuscirvi, bisogna prenderne una dopo l'altra le varie specie o categorie; per esempio, prima le colpe contro la carità, poi quelle contro l'umiltà, contro la virtù della religione, ecc.; accusarci a fondo di ciò che si è notato, massima di quelle che maggiormente ci umiliano, delle cause che ci fanno cadere in questi peccati, puntando le nostre risoluzioni su queste cause e proponendoci di volerle assolutamente evitare. Allora ogni confessione sarà un passo avanti verso la perfezione, principalmente se uno si studia di ben esercitarsi nella contrizione, come presto diremo.

C) Delle colpe di fragilità. Vinti i peccati veniali deliberati, si prendono di mira quelli di fragilità, non già per schivarli intieramente (il che è impossibile), ma per diminuirne il numero. E qui pure bisogna ricorrere alla divisione del lavoro. Si può certo accusare il grosso delle colpe di cui uno si ricorda, ma si fa rapidamente per potere insistere su un genere di colpe in particolare. Si procederà gradatamente, per esempio, prima si batterà sulle distrazioni nelle preghiere, poi sulle colpe contrarie alla purità d'intenzione, poi sulle mancanze di carità.

Nell'esame di coscienza, e nella confessione non ci contentiamo di dire: ho avuto delle distrazioni nelle preghiere (il che non apre nulla al confessore), ma diremo: sono stato specialmente distratto o negligente in tale esercizio di pietà e ciò perchè non mi ero ben raccolto prima di cominciarlo, -- o perchè non ebbi il coraggio di respingere prontamente ed energicamente le prime divagazioni, -- o perchè avendolo fatto, mancai poi di costanza e di continuità nello sforzo. Un'altra volta uno si accuserà d'essere stato distratto a lungo a causa di piccoli attacchi allo studio o a un confratello, o per ragione di un piccolo rancore non combattuto, ecc. L'indicazione del motivo spiega la causa del male e suggerisce il rimedio e la risoluzione da prendere.

(...) È evidente che una tal confessione non sarà fatta per abitudine ma segnerà invece un passo avanti; la grazia dell'assoluzione, venendo a confermare la presa risoluzione, non solo aumenterà la grazia abituale che è in noi, ma ci decuplicherà le energie per farci evitare nell'avvenire un certo numero di colpe veniali, e farci più efficacemente acquistare le virtù.

2° DELLA CONTRIZIONE.

Nelle confessioni frequenti bisogna insistere sulla contrizione e sul proponimento che ne è la conseguenza necessaria. Bisogna istantemente chiederla ed esercitarvisi con la considerazione dei motivi soprannaturali, che, pur essendo sostanzialmente gli stessi, varieranno secondo le anime e le colpe accusate.

I motivi generali si desumono da parte di Dio e da parte dell'anima. Non facciamo altro che indicarli.

A) Da parte di Dio, il peccato, per quanto sia leggiero, è sempre un'offesa a Dio, una resistenza alla sua volontà, un'ingratitudine verso il più amante e il più amabile dei padri e dei benefattori, ingratitudine che tanto più lo ferisce in quanto che noi ne siamo gli amici privilegiati. Volgendosi quindi a noi, ci dice: "Non è un nemico che m'oltraggia, chè allora lo sopporterèi.... ma tu, tu che eri come un altro me stesso, il mio confidente e il mio amico; vivevamo insieme in una dolce intimità!" ... Ascoltiamo con frutto questi rimproveri così ben meritati e sprofondiamoci nell'umiliazione e nella confusione. -- Ascoltiamo pure la voce di Gesù e pensiamo che le nostre colpe resero più amaro il calice che gli fu presentato nel giardino degli Ulivi, e ne intensificarono l'agonia. E allora, dal fondo della nostra miseria, domandiamo umilmente perdono: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam... Amplius lava me ab iniquitate mea...

B) Da parte dell'anima, il peccato veniale, senza diminuire in sè la divina amicizia, la rende meno intima e meno attiva; oh! quale perdita l'intimità con Dio! Arresta o per lo meno impaccia considerevolmente la nostra attività spirituale, gettando polvere entro il meccanismo così delicato della vita soprannaturale; ne diminuisce le energie per il bene, aumentando l'amor del piacere; e sopra tutto predispone, se si tratta di colpe deliberate, al peccato mortale; perchè in molte materie, specialmente in ciò che riguarda la purità, la linea di confine tra il mortale e il veniale è così tenue e l'attrattiva al piacere cattivo è così seducente, che il confine è presto passato. Quando si pensa a questi effetti, non è difficile pentirsi sinceramente delle proprie negligenze e concepire il desiderio di schivarle per l'avvenire. Per meglio determinare questo buon proponimento è opportuno volgerlo sui mezzi da usare per diminuire le ricadute [...]

Intanto per essere più sicuri che non manchi la contrizione, è bene accusare un peccato più grave della vita passata, di cui si è sicuri d'avere la contrizione, specialmente se è della stessa specie dei peccati veniali che furono accusati. Qui però bisogna schivare due difetti: l'abitudine, che trasformerebbe quest'accusa in una vana formola senza un vero sentimento di contrizione; e la negligenza, che indurrebbe a non darsi pensiero del dolore dei peccati veniali accusati nella presente confessione.

Praticata con questo spirito, la confessione, a cui vengono ad aggiungersi i consigli d'un savio direttore e principalmente la virtù purificatrice dell'assoluzione, sarà un potente mezzo per liberarci dal peccato e progredire nella virtù.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno

Quali che siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno. Quanto più vi sentite solo, trascurato, vilipeso, incompreso, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un'infinita forza arcana, che vi sorregge, che vi rende capaci di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete, quando tornerete sereno. E questa forza è Dio!


(San Giuseppe Moscati)

sabato 28 marzo 2020

Dell'amore del Figliuolo di Dio nell'aver voluto morire per noi

Noi cristiani, quanto dobbiamo essere grati al Signore, per averci fatto nascere dopo la venuta di Gesù Cristo! Il nostro tempo non è più di timore com'era quello degli ebrei, ma tempo di amore, essendosi il Redentore sacrificato per la nostra salvezza e per essere amato da noi. E' di fede che Gesù ci ha amati ed è morto per nostro amore. E chi mai avrebbe potuto far morire un Dio onnipotente, se egli stesso non avesse voluto volontariamente dare la vita per noi? Perciò nota S. Giovanni, che Gesù nella sua morte ci diede l'ultima prova che poteva darci del suo amore.

   Amato mio Redentore, voi per amore vi siete donato tutto a me; io per amore mi dono tutto a voi. Voi per la mia salvezza avete dato la vita; io per la vostra gloria voglio morire come e quando vi piace. Mi pento con tutto il cuore dei miei peccati; perdonatemi per la vostra santa Passione. Io sento in me per vostra grazia un gran desiderio di amarvi. Voglio essere tutto vostro, ma vedo la mia fiacchezza e i tradimenti che vi ho fatto; solo voi potete soccorrermi e rendermi fedele. Aiutatemi amor mio, fate che io vi ami e null'altro vi domando. 


Qual fedele potrebbe vivere senza amare Gesù Cristo, se meditasse spesso la sua Passione? Le piaghe del Redentore, sono tutte piaghe d'amore, sono dardi e fiamme che feriscono i cuori più duri ed accendono le anime più gelide. Ah! se tutti gli uomini pensassero all'amore che il Salvatore ci ha dimostrato nella sua morte, chi mai potrebbe non amarlo?


   O mio caro Signore, voi siete morto per acquistare l'anima mia, ma che ho fatto io per fare acquisto di voi, bene infinito? Ah Gesù mio, quante volte vi ho tradito per un nonnulla? Misero me! sapevo che avrei perso la vostra grazia e che vi avrei dato un gran disgusto commettendo quel peccato eppure l'ho fatto! Mi consolo però, ricordandomi che voi siete una bontà infinita che perdona le offese ricevute purché il peccatore si penta e lo ami. Sì mio Dio, mi pento e vi amo. Perdonatemi e dominate da oggi in avanti in questo cuore ribelle. A voi mi dono interamente. Mio Signore, vi voglio amare, vi voglio contentare in tutto, datemi la forza necessaria per servirvi fedelmente. 

Gesù con la sua morte non ha finito di amarci, egli ci ama e ci va cercando con lo stesso amore con cui venne dal cielo a morire per noi. Oh con quale amore il Redentore va incontro a quell'anima che lo cerca, ma che lo cerca con vero amore! Ma possono pensare di aver questo amore coloro che ricusano le croci che sono inviate loro dal Signore? Si lamentava un giorno S. Pietro martire, stando in carcere per un'accusa ingiusta e diceva: «Ma Signore, che ho fatto di male per patire questa persecuzione?» gli rispose il crocifisso: «Ed io che male ho fatto, che ho dovuto stare su questa croce?»

O mio caro Salvatore, voi ci avete tanto amato e per amor nostro avete voluto tanto patire. E noi, che per i nostri peccati meritavamo l'inferno, rifiuteremo di patire quello che voi volete per nostro bene? Gesù mio, donatemi il vostro amore e poi trattatemi come vi piace. Abbraccio tutte le croci che mi manderete, liberatemi solo dal male del peccato. Tutto quello che soffrirò per amor vostro sarà poco a confronto dei mali che voi avete sofferto per amor mio. E dopo un tanto infinito amore verso gli uomini, vi potrà essere uomo che non ami questo Dio così amante? Ma ohimè, la maggior parte degli uomini vivono dediti ai peccati e non a Gesù Cristo.

Vi amino tutti gli uomini o Gesù mio amabilissimo! Voi siete un Dio degno di amore infinito ed avete patito tanto per essere amato dagli uomini, ma quanti sono quelli che vi amano? Son troppo pochi, ma tra questi pochi voglio esserci io misero peccatore, che un tempo vi ha tanto offeso; ma ora vi amo e vi stimo sopra ogni bene. Vi prego di perdonarmi e di soccorrermi. Gesù mio, sigillate il mio cuore affinché resti chiuso ad ogni altro affetto che non tende a voi. In passato vi ho tradito per altri amori, ma al presente non c'è pena che più mi affligga, del ricordarmi di aver perso il vostro amore coi miei peccati. Mio Signore, dopo che mi avete fatto conoscere l'amore che avete avuto per me, io non voglio più vivere senza amarvi. Vi amo, amor mio crocifisso, vi amo con tutto il cuore e vi dono la mia anima, tanto cercata ed amata da voi. Deh! per i meriti della vostra morte, distaccatemi da ogni amore che può impedirmi di essere tutto vostro e di amarvi con tutto il cuore. Maria speranza mia, aiutatemi voi ad amare il vostro dolcissimo Figliuolo. Così sia.

(Brano tratto dal libro "Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, casa editrice "Fede & Cultura", 2008).





lll

Pensiero del giorno

Il buon cristiano quando la mattina si sveglia dal sonno [...] procuri di dar principio alla giornata con un'aspirazione al Signore, e la più bella e meritoria che possa fare sarà un atto di amor di Dio dicendogli: «Mio Dio, vi amo con tutto il cuore».


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

venerdì 27 marzo 2020

Lo zelo per le anime

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


O Gesù, che ti sei dato per la salvezza del mondo, accendi nel mio cuore un grande zelo per la salvezza delle anime. 


1 - A misura che l’amore di Dio prende possesso dei nostri cuori, vi fa nascere e vi alimenta un amore sempre più grande per il prossimo, amore che, essendo soprannaturale, mira soprattutto al bene soprannaturale dei nostri simili e diventa perciò zelo per la salvezza delle anime.

Se amiamo poco Dio, ameremo poco anche le anime e, viceversa, se il nostro zelo per le anime è debole, vuol dire che altrettanto debole è il nostro amore per Iddio. Infatti, come sarebbe possibile amare molto Dio, senza amare molto coloro che sono figli suoi, che sono oggetto del suo amore, delle sue cure, del suo zelo? Le anime sono, per così dire, il tesoro di Dio; Egli le ha create a sua immagine e somiglianza in un atto di amore, Egli le ha redente nel Sangue del suo Unigenito in un atto di amore più grande ancora. « Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figliolo unigenito, affinchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna » (Gv. 3, 16). Chi ha penetrato il mistero dell’amore di Dio per gli uomini, non può rimanere indifferente alla loro sorte: alla luce della fede ha compreso che tutta l’azione di Dio nel mondo mira al loro bene, alla loro felicità eterna, e vuole in qualche modo prendere parte a quest’azione, sicuro di non poter fare cosa maggiormente grata a Dio che prestare la sua umile collaborazione alla salvezza di coloro che gli sono tanto cari. Tale è stato Sempre il desiderio ardente dei santi; desiderio che li ha spinti a compiere eroismi di generosità pur di procurare il bene di un’anima sola. « Questa - scrive S. Teresa di Gesù - è l’inclinazione che il Signore mi ha data. Mi pare che Egli apprezzi di più un’anima sola che con le nostre industrie ed orazioni, per sua misericordia, noi gli guadagnamo, che non quanti servizi gli possiamo rendere » (Fd. 1, 7). 


È vero, il fine primario dell’azione di Dio è la sua gloria, ma questa gloria Egli, infinitamente buono, ama procurarsela particolarmente mediante la salvezza e Ia felicità delle sue creature, e di fatto nulla più dell’opera salvifica degli uomini esalta la sua bontà, il suo amore, la sua misericordia. Perciò, amare Dio e la sua gloria significa amare le anime, significa lavorare e sacrificarsi per la loro salvezza.

2 - Lo zelo per le anime nasce dalla carità, nasce dalla contemplazione di Cristo crocifisso: le sue piaghe, il suo sangue, i dolori strazianti della sua agonia ci dicono quanto valgono le anime al cospetto di Dio e quanto Dio le ama. Ma quest’amore non è corrisposto e sembra che gli uomini ingrati vogliano sempre più sfuggire alla sua azione. È il triste spettacolo di tutti i tempi che anche oggi si rinnova, quasi ad insultare Gesù e a rinnovare la sua Passione. « Tutto il mondo è in fiamme: gli empi, per così dire, anelano di condannare ancora Gesù Cristo, sollevano contro di lui un’infinità di calunnie e si adoperano in mille modi per distruggere la sua Chiesa ». Se Teresa di Gesù (Cam. 1, 5) poteva dire così del suo secolo tormentato dall’eresia protestante, tanto più possiamo dirlo noi del nostro, in cui la lotta contro Dio e contro la Chiesa è aumentata a dismisura e dilaga ormai in tutto il mondo. Beati noi se possiamo ripetere con la Santa: « La perdita di tante anime mi spezza il cuore. Vorrei che il numero dei reprobi non andasse aumentando... Mi pare che pur di salvare un’anima sola delle molte che si perdono, sacrificherei mille volte la vita » (ivi, 4 e 2). Ma non si tratta solo di formulare desideri: occorre fare, occorre agire e patire per la salvezza dei fratelli.

S. Giovanni Crisostomo afferma che « nulla è più freddo di un cristiano che non si cura della salvezza altrui ». Questa freddezza è conseguenza di una carità molto languida; accendiamo, ravviviamo la carità, e sì accenderà in noi lo zelo per la salvezza delle anime, Allora il nostro apostolato non sarà più soltanto un dovere imposto dall’esterno, cui dobbiamo necessariamente attendere per obbligo del nostro stato, ma sarà un’esigenza dell’amore, una fiamma che divampa spontaneamente per il calore interno della carità.

Darsi alla vita interiore non significa chiudersi in una torre d’avorio per godere indisturbati le consolazioni di Dio disinteressandosi del bene altrui, ma significa concentrare tutte le proprie forze nella ricerca di Dio, nel lavorare per la propria santificazione, onde diventare accetti a Dio ed acquistare così una potenza di azione e d’intercessione, mediante la quale ottenere la salvezza di molte anime. 



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Volete esser benedetti da Dio? Volete essere consolati in morte? Volete essere davvero salvi nell'eternità? Ebbene, abbiate sempre in petto un cuore tenero, efficacemente compassionevole verso i miseri: siate caritatevoli, misericordiosi sempre e con tutti.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

giovedì 26 marzo 2020

Messa per i sostenitori del blog e i loro parenti

Stiamo vivendo un periodo drammatico della storia. Alle devastazioni spirituali causate dai miliziani modernisti e dall'edonismo paganeggiante che dilaga nella società si sono aggiunte l'emergenza sanitaria e il conseguente tracollo economico che sta flagellando non solo coloro che lavorano nei settori del turismo, della ristorazione e del commercio. A tutte queste calamità bisogna sommare il fatto che sentiamo tanto la mancanza del conforto che fino ad alcune settimane fa provavamo mentre assistevamo personalmente al Santo Sacrificio della Messa. 

Venerdì 27 marzo verrà celebrata una Messa per le anime dei sostenitori del blog e dei loro parenti. Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che fa per me e i miei lettori. Gesù Cristo, Vittima Immacolata, verrà offerto in oblazione per impetrare dalla Santissima Trinità le grazie necessarie alla salvezza delle anime, soprattutto di coloro che col loro gran cuore mi consentono di poter continuare a dedicare tanto tempo alla cura del blog che gestisco dal 2008.

Conquistare anime a Gesù Cristo

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny].


Bisogna conquistare anime a Gesù Cristo. Agli sforzi infernali per strappare le anime a Gesù Cristo, opporremo lo zelo e la dedizione dell'amore. Quanto sbaglierebbe l'anima che venisse a cercare in questo Istituto esclusivamente la propria perfezione! Una Figlia del Cuore di Gesù deve essere non solo un altro Gesù Crocifisso per lo spirito di sacrificio e di volontaria penitenza, o come un altro Gesù Ostia per lo spirito di oblazione e di immolazione perpetue, ma deve essere anche un altro Gesù Redentore compiendo in se stessa «ciò che Gesù Cristo deve soffrire in noi, per la formazione del suo corpo che è la Chiesa», per le stesse intenzioni del sacrificio di Nostro Signore, che sono la gloria di Dio e la salvezza delle anime. «Questa umile Società non è fondata soltanto per la salvezza e la santità dei suoi membri, ma perché i suoi membri si adoperino, con l'aiuto della grazia e con tutte le loro forze, alla salvezza delle anime, per il servizio dei sacri interessi del Cuore di Gesù, della santa Chiesa e del Sacerdozio cattolico, per mezzo della preghiera, del sacrificio, della diffusione della devozione verso il Cuore adorabile di Gesù e verso la Vergine Immacolata, Regina e ausiliatrice della Chiesa».

E come potremo noi dal profondo della nostra miseria elevarci a cose tanto sublimi? Sorelle faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo; mediante la nostra unione al suo Cuore e al suo sacrificio, l'offerta dei suoi meriti infiniti e del preziosissimo calice del suo Sangue adorabile. Faremo tutto per Maria, l'Associata al divin sacrificio, per la quale venne sempre l'aiuto divino alla Chiesa contro i suoi nemici, e che, dopo aver annientato tutte le eresie, distruggerà certamente anche la grande apostasia sociale dei tempi presenti» [...].

E poiché ad ogni errore è seguito sempre il trionfo spirituale di ciò che esso combatteva, è certo che la Chiesa godrà in futuro di una meravigliosa fioritura di Ordini religiosi e di uno splendido risveglio di vita cristiana.

O Sorelle! ... umiltà profonda, ma fiducia illimitata; abbandono senza riserva all'azione della grazia, perché «poche anime comprendono ciò che Dio opererebbe in esse, se si abbandonassero completamente nelle sue mani e lasciassero agire la grazia divina».

Capirete facilmente come un Istituto che ha simili scopi, non può accettare anime ripiegate su se stesse, meschine, pusillanimi, che cercano le dolcezze della pietà, invece di cercare il sacrificio e la perfezione; esso ha bisogno di anime generose, ardenti nell'immolazione, dimentiche di se stesse e soprattutto piene di quella dedizione amorosa che va dritta al Cuore del Diletto!


Foto del corpo incorrotto dal 1884 della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny.

Pensiero del giorno

Nessuna cosa ci rende così simili a Dio, come il perdonare ai nemici.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

mercoledì 25 marzo 2020

Il modernismo si combatte anche con la virtù dell'umiltà

Come ho già detto in passato, il regime modernista si combatte essenzialmente con la pratica ardente delle virtù cristiane. A tal proposito pubblico la lettera di un carissimo lettore e generoso sostenitore del blog, al quale ho risposto volentieri.



Caro D.,
                (...). Ti sto scrivendo, amico mio carissimo, per chiederti un consiglio. Purtroppo non ho un direttore spirituale e non riesco a trovarne uno (spesso ricevo suggerimenti sbagliati). 

In questo periodo a lavoro mi è capitato di fare delle cose che mi hanno fatto capire che le mie conoscenze tecniche sono superiori rispetto ai miei capi. Vedo che riesco ad essere autonomo, risolvere problemi da solo, usare metodi e tecniche che gli altri ignorano. Dentro di me sento una grande rabbia perché vedo come ingiusto il fatto che io sono al di sotto di coloro che ne dovrebbero sapere di più di me. Certo considero anche la mia cecità perché non vedo le mie lacune che magari gli altri vedono. Mi capita di arrabbiarmi quando chi è sopra di me mi dice come spendere il tempo, su cosa lavorare, e provo rabbia quando penso che dovrei guadagnare di più, mi sento sfruttato, sottopagato e non riesco ad andare avanti. Non paleso la mia rabbia ma cerco di contenerla dentro di me. 

(...) Cosa posso fare per cancellare completamente tali sentimenti dal mio cuore? (...) Mi puoi suggerire qualcosa?

Grazie per l'attenzione e non preoccuparti, so che sei impegnato, rispondi se e quando lo riterrai opportuno.

In corde Matris,

(lettera firmata)



Carissimo in Cristo, 
                                anche se con molto ritardo, rispondo volentieri alla tua e-mail.

Non sono stupito del fatto che tu non riesca a trovare una valida guida spirituale. Oggi è molto difficile trovarne una davvero adatta a questa delicata missione. Deve essere una persona dotta (esperta di Teologia Morale e anche di Ascetica), prudente e soprattutto ricca di carità fraterna. Oh, come è raro trovare in giro zelanti direttori spirituali come Padre Adolphe Tanquerey, Padre Felice Maria Cappello, Don Dolindo Ruotolo, Padre Réginald Garrigou-Lagrange e altri pii e dotti sacerdoti vissuti nel XX secolo!

Riconoscere le proprie qualità non è orgoglio. Sarebbe falsa umiltà negare di averle. Per allontanare i sentimenti di orgoglio ti basta affermare in cuor tuo che il merito delle tue qualità naturali e spirituali è solo di Dio che te le ha donate, mentre di tuo hai solo la responsabilità dei tuoi peccati.

Inoltre quando hai pensieri di orgoglio ti consiglio di riflettere sul Redentore Divino, il quale su questa Terra non visse una vita comoda e agiata come i faraoni e gli imperatori, bensì visse umilmente sottomettendosi a gente inferiore di lui (siamo tutti sue creature), e venne villanamente disprezzato (non solo durante la Passione) e ferocemente perseguitato sino a venire "giustiziato" su una croce, come si faceva coi delinquenti. Eppure era Dio.

Pertanto, se Gesù sopportò con pazienza tante umiliazioni sin dall'infanzia (nacque in una stalla e poco tempo dopo dovette fuggire in Egitto in mezzo a molti disagi, divenuto più grande lavorò con San Giuseppe in una povera bottega artigiana, ecc.), a maggior ragione noi miserabili peccatori dobbiamo sopportare con pace le umiliazioni pensando che in fondo ce le meritiamo a causa delle nostre innumerevoli colpe, mentre il Salvatore meritava di essere trattato da Re dei re, essendo consustanziale al Padre, cioè della stessa sostanza divina dell'Eterno Padre.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Un'anima perfetta dà a Dio maggior gloria di mille anime ordinarie: moltiplica infatti ogni giorno gli atti d'amore, di riconoscenza, di riparazione, e dirige in questo senso tutta la vita con l'offerta spesso rinnovata delle azioni ordinarie, glorificando così Dio.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

martedì 24 marzo 2020

Non dobbiamo giudicare Dio

Dopo aver letto il post intitolato “Dagli hotel di lusso al monastero trappista”, nel quale ho raccontato la conversione di un facoltoso uomo d’affari francese avvenuta dopo aver avuto una visione di Santa Teresa di Lisieux, un ragazzo mi ha scritto per criticare l'operato di Dio perché in certi casi utilizza dei fenomeni soprannaturali per aiutare le anime a convertirsi. Ecco la mia riposta.


Caro [...],
l’amore per essere vero deve essere libero, cioè senza la coercizione della volontà. Ad esempio non sarebbe vero amore quello di una persona che accetta di sposarsi sotto minaccia di morte. Dio per sua natura è infinitamente felice e non ha bisogno di nessuna creatura per essere tale. Se ci ha comandato di amarlo (“Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo”) non lo ha fatto per interesse personale, bensì perché vuole che anche noi siamo felici amando un Essere infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Il Signore sa benissimo che l’amore è vero solo se è libero, pertanto in migliaia di anni di storia non ha mai costretto nessuna persona ad amarLo contro la propria volontà. Pensiamo ad esempio a quando il Redentore Divino durante la sua predicazione in Terra Santa resuscitava i morti, donava la vista ai ciechi, guariva i paralitici e compiva altri miracoli portentosi: migliaia di persone assistettero a questi atti straordinari, però solo alcuni lo amarono e divennero suoi discepoli, mentre tanti altri, tra cui i farisei, scelsero liberamente di non amare Gesù buono. Anche oggi avvengono tanti miracoli documentati. Per esempio durante i processi di canonizzazione vengono esaminati i miracoli avvenuti per intercessione dei candidati agli onori degli altari. Si tratta di fatti documentati, ad esempio ci sono le cartelle cliniche che certificano le malattie inguaribili di malati terminali che, dopo aver invocato l’intercessione di una persona morta in odor di santità, sono improvvisamente guariti. Se un ateo fosse sinceramente alla ricerca della verità, si informerebbe su queste guarigioni straordinarie o su altri fenomeni soprannaturali (ad esempio il miracolo Eucaristico di Lanciano) e giungerebbe alla conclusione che esiste davvero un Essere superiore che è capace di compiere atti al di sopra delle forze della natura, come far vedere una persona che non ha le pupille, come è avvenuto a una donna italiana. Dio non ci costringe ad amarlo: ogni persona è libera di utilizzare il tempo informandosi sui miracoli e su altri argomenti religiosi, oppure stando davanti alla televisione a guardare trasmissioni che non elevano l’animo, ad esempio i programmi di gossip. Se tante persone non si convertono la colpa non è di Dio, bensì di coloro che non hanno voglia di convertirsi, perché ciò li indurrebbe a dover lasciare la vita peccaminosa e a cambiare vita. 


Se Santa Teresa di Lisieux apparisse a tutti coloro nel mondo vivono come se Dio non ci fosse, pensi che si convertirebbero tutti quanti e contro la propria volontà? Nessuno sarebbe costretto a tornare pentito ai piedi del Signore. Chi non vuole lasciare la concubina, chi non vuole smettere di rubare, chi non vuole smettere di odiare il prossimo, chi non vuole pentirsi di altri peccati, alla fine in tanti cercherebbero di autoconvincersi di essere stati vittime di allucinazioni o di aver solamente sognato. Se una persona per poter credere ha bisogno di constatare qualche fatto soprannaturale, come ho già detto prima ce ne sono tanti di fatti miracolosi documentati, quindi non è indispensabile che appaia a tutti una santa dal Cielo. Anche Gesù nel Vangelo racconta che il ricco epulone chiese ad Abramo di mandare Lazzaro dal Paradiso a convertire i suoi parenti rimasti sulla Terra, ma quel santo Patriarca gli rispose che se non credevano a Mosè e ai profeti non avrebbero creduto nemmeno se gli fosse apparso qualcuno resuscitato dai morti. 


Insomma il Signore non costringe nessuno ad amarlo, neanche coloro che sono testimoni di fatti soprannaturali. Dio non costrinse a convertirsi e a farsi monaco quell'uomo d'affari francese che vide Santa Teresa di Gesù Bambino; fu lasciato libero: avrebbe potuto continuare la sua solita vita oppure convertirsi, e liberamente scelse di donarsi a Dio. 


Chi vuole ha innumerevoli prove che dimostrano che Dio esiste davvero e merita di essere amato con tutto il cuore e sopra ogni cosa. Quando si affacciano alla mente dei pensieri di critica nei confronti dell’operato di Dio, dobbiamo discacciare queste tentazioni umiliandoci e riconoscendo di essere delle piccole creature nei confronti dell’infinita sapienza del Signore, qui fecit caelum et terram. Siamo troppo piccoli per poter ardire di giudicare gli imperscrutabili decreti dell’infinita misericordia della Santissima Trinità, che tutto dispone per il bene delle nostre anime e la nostra salvezza eterna. Dunque se Dio ha voluto convertire un’anima mediante l’apparizione di Santa Teresina, un’altra anima mediante una guarigione straordinaria, un’altra mediante la lettura di un libro spirituale, un’altra in seguito a una grave malattia, un’altra mediante lo studio della natura, ecc., significa che il suo amore ha ritenuto opportuno utilizzare quei mezzi per ottenere quei risultati. Ed io mi fido ciecamente dei giudizi del Signore, perché Lui per sua natura può fare e desiderare solo il bene, come insegna l’intramontabile Catechismo di San Pio X. Mentre le persone della Terra, anche le più sagge e intelligenti, possono sbagliare nel fare delle scelte, Dio invece non sbaglia mai, fa sempre la cosa giusta. Nessuno sa meglio di Lui ciò che è meglio per noi. Così come i bimbi si fidano dei propri genitori, ancor di più dobbiamo fidarci ciecamente dell’amore di Gesù buono per ciascuno di noi. Dopo l’amore che ci ha dimostrato sulla croce del Golgota, come possiamo dubitare che il Salvatore possa scegliere dei mezzi sbagliati per convertire un’anima? Anche se spesso non comprendiamo i suoi arcani disegni, dobbiamo essere sicurissimi che ciò che ha stabilito per noi è la cosa migliore per le anime nostre. 

Nella speranza di esserti stato di qualche aiuto, ti saluto cordialmente in Corde Regis.


Cordialiter

Pensiero del giorno

Tu dici: - Se mi mostro religioso, gli altri mi burlano e profittano di me. - Non è vero, anzi è vero il contrario. Chi compie i suoi doveri col Signore, s'impone anche ai più cattivi, e riscuote il rispetto di tutti. Sono burlati quelli che vogliono servire due padroni e non hanno una coscienza forte.

Chi affiderebbe il suo portafoglio ad uno senza Dio? Chi gli affiderebbe la figliuola? E se anche ti burlassero perché tu sei fedele a Dio, che te ne importa? Se ti burlassero perché stai mangiando, cesseresti di mangiare?

E se uno straccione burla un professore, forse il professore abbandona la sua cattedra, si veste da straccione e si mette a raccattare le immondizie della strada? Quale nobiltà più grande e quale onore più glorioso che l'essere veri cattolici, senza dedizioni al male, senza tentennamenti, fieri di amare e di servire Dio, fieri di essere i figli della Chiesa!


[Brano tratto da "Per il tuo interesse e per la tua vita", di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

lunedì 23 marzo 2020

Dagli hotel di lusso al monastero trappista

Una sera, dinanzi ad un prestigioso hotel di Parigi, si fermò un taxi dal quale scese un facoltoso uomo d'affari francese. Entrò nella hall dell'albergo e si diresse verso la reception, ma a un certo punto ebbe l'impressione di essere osservato da qualcuno alle spalle. Si voltò e vide che si trattava di una giovane suora. Non essendo esperto di abiti religiosi non riconobbe che si trattava di una carmelitana scalza. Del resto quell'imprenditore era talmente occupato nei suoi affari che non si interessava di Ordini religiosi, di monasteri o dello stile di vita delle monache di clausura. Fatto sta che la suora continuava ad osservarlo e gli sorrideva con candore celestiale. L'imprenditore, pur non conoscendo quella misteriosa monaca, sollevò il cappello per salutarla, poi si voltò e si avvicinò alla reception per sbrigare le pratiche di accettazione. Mentre firmava il registro sbirciò alle sue spalle per vedere se la giovane suora fosse ancora lì, ma non la vide più, pertanto domandò all'impiegato chi fosse quella ragazza in abito religioso, ma il dipendente dell'hotel alzando le spalle gli rispose che nell'ultima mezz'ora non era entrata nessun'altra persona all'infuori di lui.

Alcuni giorni dopo, mentre era a casa di amici, l'uomo d'affari osservò un'immagine di una suora: con grande stupore riconobbe che era la stessa che gli aveva sorriso nell'albergo. Domandò chi fosse e gli risposero che si trattava di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Qualche tempo dopo, quell'uomo abbandonò il mondo imprenditoriale ed entrò nell'abbazia di Aiguebelle. Dopo la visione di Santa Teresa di Lisieux si era riavvicinato alla Religione e aveva sentito la chiamata di Dio alla vita monastica. Non indossava più costosi e raffinati abiti civili, ma un saio con uno scapolare scuro e una cintura di cuoio. Inoltre aveva la testa rasata e la barba lunga. Era divenuto monaco trappista. Nel silenzio e nel raccoglimento del monastero aveva finalmente trovato quella pace interiore che le ricchezze che aveva posseduto nel mondo non erano state in grado di dargli.

Pensiero del giorno

O silenzio santo, che è la chiave d’oro che custodisce il gran tesoro delle sante virtù! Fatene grande stima, praticatelo assai.


(San Paolo della Croce)

domenica 22 marzo 2020

Circostanze che contribuiscono a rendere l'azione più perfetta

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Non le sole disposizioni della persona aumentano il merito, ma tutte le circostanze che contribuiscono a rendere l'azione più perfetta. Le principali sono quattro:

a) L'eccellenza dell'oggetto o dell'atto che si compie. Vi è gerarchia nelle virtù: le virtù teologali sono più perfette delle virtù morali, quindi gli atti di fede, di speranza e massime quelli di carità sono più meritori degli atti di prudenza, di giustizia, di temperanza, ecc. Ma, come abbiamo detto, questi ultimi possono, per ragione dell'intenzione, diventare atti d'amore e parteciparne quindi lo speciale valore. Similmente gli atti di religione, che tendono direttamente alla gloria di Dio, sono più perfetti di quelli che hanno per fine diretto la nostra santificazione.

b) Per certe azioni, la quantità può influire sul merito; così, a parità di condizioni, un dono generoso di mille lire sarà più meritorio di uno di dieci centesimi. Ma ove si tratti di quantità relativa, l'obolo della vedova che si priva d'una parte del necessario, moralmente vale di più della ricca offerta di colui che si spoglia d'una parte del superfluo.

c) Anche la durata rende l'azione più meritoria: pregare, soffrire per un'ora vale più che farlo per cinque minuti, perchè questo prolungamento esige maggiore sforzo e maggior amore.

d) La difficoltà dell'atto, non per sè stessa ma in quanto richiede maggior amor di Dio, sforzo più energico e più sostenuto, quando non provenga da imperfezione attuale della volontà, accresce anch'essa il merito. Così resistere a una tentazione violenta è più meritorio che resistere a una tentazione leggiera; praticare la dolcezza quando si ha un temperamento portato alla collera e quando si è frequentemente provocati da chi ci sta attorno, è più difficile e più meritorio che farlo quando si ha un naturale dolce e timido e si è circondati da persone benevoli.

Non se ne deve però conchiudere che la facilità, acquistata con ripetuti atti di virtù, diminuisca necessariamente il merito; questa facilità, quando uno se ne giovi per continuare e anche aumentare lo sforzo soprannaturale, favorisce l'intensità o il fervore dell'atto, e sotto quest'aspetto aumenta il merito, come abbiamo già spiegato. Come un buon operaio, perfezionandosi nel suo mestiere, evita ogni sciupìo di tempo, di materia e di forza e ottiene maggior frutto con minor fatica; così un cristiano che sa meglio servirsi degli strumenti di santificazione, evita le perdite di tempo, molti sforzi inutili, e con minor fatica guadagna maggiori meriti. I Santi, che con la pratica delle virtù riescono a fare più facilmente degli altri atti di umiltà, d'obbedienza, di religione, non ne hanno minor merito per il fatto che praticano più facilmente e più frequentemente l'amor di Dio; e d'altra parte essi continuano a fare sforzi e sacrifizi nelle circostanze in cui sono necessari. In conclusione, la difficoltà accresce il merito, non in quanto è ostacolo da vincere ma in quanto eccita maggiore slancio e maggior amore.

Aggiungiamo solamente che queste condizioni oggettive non influiscono realmente sul merito se non in quanto sono liberamente accettate e volute e reagiscono quindi sulla perfezione delle interne nostre disposizioni.

CONCLUSIONE.

La conclusione che spontaneamente ne viene è la necessità di santificare tutte e ciascuna delle nostre azioni, anche le più comuni. Come infatti abbiamo detto, possono essere tutte meritorie, se le facciamo con mire soprannaturali, in unione con l'Operaio di Nazareth, il quale, lavorando nella sua bottega, meritava continuamente per noi. E se è così, qual progresso non possiamo fare in un sol giorno! Dal primo svegliarsi del mattino fino al riposo della sera, centinaia di atti meritori un'anima raccolta e generosa può compire; perchè non solo ogni azione, ma, quando si prolunga, ogni sforzo per farla meglio, per esempio, per cacciar le distrazioni nella preghiera, per applicare la mente al lavoro, per schivare una parola poco caritatevole, per rendere al prossimo il minimo servizio; ogni parola ispirata dalla carità; ogni buon pensiero da cui si trae profitto; in una parola, tutti i movimenti interni dell'anima liberamente diretti verso Dio, sono altrettanti atti meritori che fanno crescere Dio e la grazia nell'anima nostra.

Si può quindi dire con tutta verità che non c'è mezzo più efficace, più pratico, più facile a tutti per santificarsi, che rendere soprannaturali tutte le proprie azioni; questo mezzo basta da solo ad elevare in breve tempo un'anima al più alto grado di santità. Ogni atto è allora un germe di grazia, perchè la fa germogliare e crescere nell'anima, e un germe di gloria, perchè aumenta nello stesso tempo i nostri diritti alla beatitudine celeste.

Il mezzo pratico di convertire a questo modo tutti i nostri atti in meriti, è di raccoglierci un momento prima di operare, di rinunziare positivamente a ogni intenzione naturale o cattiva, di unirci a Nostro Signore, nostro modello e nostro mediatore, col sentimento della nostra impotenza, e offrire per mezzo di Lui le nostre azioni a Dio per la gloria sua e per il bene delle anime; così intesa l'offerta spesso rinnovata delle nostra azioni è un atto di rinunzia, di umiltà, di amore a Nostro Signore, di amore di Dio, di amore del prossimo; è un'accorciatoia per giungere alla perfezione. A pervenirvi più efficacemente abbiamo pure a nostra disposizione i Sacramenti.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

Pensiero del giorno

L'anima semplice, fiduciosa, che vive in Cristo, è come Lui ripiena della benevola dolcezza e dell'ardore consumante dello Spirito Santo.


[Brano tratto da "L'anno santificato dalla suora", di Padre Wendelin Meyer, traduzione di Olga Gogola di Leesthal, Edizioni Paoline, 1959].

sabato 21 marzo 2020

Don Orione contro le "vocazioni dubbie"

La crisi della Chiesa è causata principalmente dai numerosi preti che si comportano in maniera "poco zelante" e che non portano anime a Dio. Per far rifiorire la Chiesa è necessario preparare con cura i seminaristi e scartare quelli che non sembrano avere una sicura vocazione. Ecco ciò che scrisse in proposito San Luigi Orione (1872-1940), uno dei santi a cui sono più devoto, ai superiori della sua Congregazione:

“A voi dico: scuotete la pianta e fate cadere le foglie che non fossero ben attaccate: non aspettate, fate questo subito: questo vi dico nel nome del Signore. Sono contento si siano tenute le ordinazioni, ma non si promuovano che quelli i quali hanno un vero spirito di fede, sicura vocazione, spirito d’umiltà, d’orazione, di sacrificio: se non siete più che sicuro, non promuovete, non promuovete. Liberate la Congregazione dagli sfruttatori e dalle sanguisughe: i nec nec guastano gli altri e pregiudicano terribilmente, sono come i malati contagiosi. Vi raccomando molto questo”.

"Scrollate la pianta, perché cada ciò che non vi è fortemente attaccato. Guai a quei Superiori che, per malintesa tolleranza, tengono in Congregazione elementi non nostri e sonnecchiano e lasciano illanguidire i chierici. Non si tolleri il vizio, né lo scandalo, né i tiepidi: non si guardi in faccia a nessuno: si vigili e si faccia tutto con vera coscienza." 

“La troppa tolleranza infiacca il corpo della Congregazione, indebolisce gli spiriti e produce nelle case un male contagioso, un malessere morale deleterio”.

“La nostra Congregazione ha bisogno d'essere non solo una forza religiosa, una forza di fede, una forza di carità, una forza d’apostolato per le anime ma anche una forza dottrinale, una forza di sana e purissima e forte dottrina filosofica e teologica. Essa, la Piccola Opera, deve portare tra le mani e sul cuore i santi Evangeli e san Tommaso; - né la sana dottrina nuocerà alla fede ma la sosterrà - non nuocerà alla carità, ma la alimenterà, renderà più efficace e fruttuoso l'apostolato per le anime. Ora tutti sanno, sapranno male, ma sanno: è di suprema necessità essere forti e ben corazzati a difesa della fede e della Chiesa. Non sarà l'ignoranza che ci farà santi, ma molto gioverà a portarci a Dio non solo la virtù dell'umiltà e della carità, ma la scienza di Dio”.

Pensiero del giorno

Quando il Signore ci affida una missione non bisogna abbandonarla, ma è necessario superare coraggiosamente tutte le difficoltà che si frappongono.


(Beato Clemente Marchisio)

venerdì 20 marzo 2020

La penitenza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Gesù, che vai in cerca del figliol prodigo, non disprezzare il mio cuore pentito ed umiliato, ma purificalo nel bagno salutare del tuo preziosissimo Sangue. 

1 - La grazia, benché elargita con tanta abbondanza nel battesimo e nella cresima e benché abbia per se stessa un’infallibile forza santificatrice, non costringe l’uomo al bene, non lo santifica senza la sua cooperazione volontaria. L’uomo resta sempre libero di corrispondere o no al dono divino, purtroppo egli ha sempre la triste possibilità di resistere alla grazia accondiscendendo al male e venendo così meno ai suoi doveri di figlio di Dio, di soldato di Cristo. Prevedendo appunto queste possibili deviazioni e cadute, Gesù ha istituito un particolare sacramento che ha lo scopo preciso di sanare le ferite del peccato, di ristabilire nella grazia i peccatori e di rafforzare in essa i deboli. «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, ed a chi li riterrete saranno ritenuti» (Gv. 20, 23), ha detto il Signore agli Apostoli, conferendo ad essi ed ai suoi successori la formidabile potestà di rimettere in suo nome i peccati, potestà che non ha data agli angeli e neppure a Maria SS.ma, ma che ha riservata ai suoi ministri. 

«Chi può rimettere i peccati se non il solo Dio?» (Mr. 2, 7), si domandavano scandalizzati gli scribi, vedendo Gesù assolvere i peccatori. Con un simile atteggiamento, ondeggiante fra l’incredulità e lo scherno, tuttora il mondo considera il sacramento della penitenza, non sapendo e non volendo riconoscere nel sacerdote il ministro di Dio. Ma per chi ha fede non vi è forse un sacramento che più di questo muova alla pietà, alla devozione, alla riconoscenza. Grandi sono i sacramenti con cui Gesù c’inalza alla dignità di figli di Dio e di suoi cavalieri; ineffabile il sacramento con cui, ogni volta che lo vogliamo, ci nutre con le sue Carni immacolate; ma non è forse più commovente ancora il sacramento della penitenza mediante il quale Egli va in cerca del cristiano che l’ha tradito, del soldato che ha disertato il campo, del figlio che, dopo essere stato nutrito alla sua mensa, se n’è allontanato per gustare le ghiande degli animali? Invece di sdegnarsi e respingere chi ha corrisposto tanto male ai suoi doni immensi, Gesù istituisce un apposito sacramento per offrirgli il suo perdono, la sua misericordia, per risanare quell’anima che, già rivestita dell’abito nuziale della grazia, già rigenerata nel suo Sangue preziosissimo, è caduta nel peccato rendendosi sua nemica.

2 - Benché il sacramento della penitenza sia necessario solo per rimettere i peccati mortali, tuttavia la Chiesa ne ha sempre raccomandato e lodato l’uso frequente anche per coloro che devono accusarsi di semplici venialità. «Raccomandiamo sommamente - dice Pio XII - il pio uso, introdotto dalla Chiesa per ispirazione dello Spirito Santo, della confessione frequente, con cui si aumenta la retta conoscenza di se stessi, cresce la cristiana umiltà, si sradica la perversità dei costumi, si resiste alla negligenza e torpore spirituali, si purifica la coscienza, si rinvigorisce la volontà, si procura la salutare direzione delle coscienze e si aumenta la grazia in forza dello stesso sacramento» (Myst. Corp.). La confessione frequente è sempre stata considerata dalla genuina tradizione cattolica una scuola di perfezione, un mezzo efficacissimo per correggere i difetti e le cattive tendenze, nonché per crescere nella virtù. Quando il penitente, considerando nel confessore la persona stessa di Cristo, gli svela con umile sincerità le sue mancanze e le sue debolezze ed accompagna l’accusa con vero pentimento e vivo desiderio di emendarsi, il sacramento opera in lui preziosissimi effetti. Non solo gli sono perdonate le sue infedeltà, non solo riceve un aumento della grazia santificante, ma inoltre gli viene elargita la «grazia sacramentale» che gli assicura l’aiuto divino per correggere i suoi punti deboli, per vincere le tentazioni cui va più facilmente soggetto, per superare le particolari difficoltà che incontra nell’esercizio della virtù. Non vi è migliore medicina ai mali e ai languori dello spirito, che la confessione frequente ben fatta, ossia la confessione umile, sincera, dolorosa delle proprie debolezze. Gesù ci attende in questo sacramento dell’Amore misericordioso, non soltanto per lavare le nostre anime col suo preziosissimo Sangue, ma per corroborarle in questo bagno salutare, per irrobustirle, per premunirle contro i futuri attacchi della tentazione e del male. Tutti i meriti della Passione di Gesù, tutto il valore infinito del suo Sangue vengono, nella confessione, applicati all’anima nostra e noi ne usciremo sempre più rinnovati, santificati e rafforzati nel bene quanto più ci accosteremo a questo sacramento con un cuore contrito ed umiliato. 

Colloquio - «Anima mia, se tu hai peccato e sei rimasta ferita, ecco il tuo Dio, ecco il tuo Medico pronto a guarirti. La sua onnipotenza gli permette di rimetterti in un momento tutti i tuoi peccati; la sua bontà e la sua misericordia lo spingono a perdonarti. 

«Ti spaventi, forse, perché Egli è il tuo giudice; ma confida, anima mia, perché se Egli è il tuo giudice, è anche il tuo difensore. È il tuo difensore per scusarti e giustificarti, se ti penti; è il tuo giudice, non per condannarti, ma per salvarti, se ti umilii. La sua misericordia è infinitamente più grande di tutte le tue iniquità. Ed io ti dico questo, non perché tu, rimanendo nel tuo peccato, ti renda indegna della sua pietà, ma perché, allontanandoti dal male, non abbia a disperare della sua clemenza e del suo perdono» (B. Luigi de Blois). 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

Per far del bene attorno a noi, per convertire qualche peccatore o incredulo e confermare nel bene le anime vacillanti, non vi è nulla di più efficace dello sforzo che si fa per meglio praticare il cristianesimo: se la mediocrità della vita attira sulla religione le critiche degli increduli, la vera santità ne eccita l'ammirazione per una religione che sa produrre tali effetti: "dal frutto si giudica l'albero: ex fructibus eorum cognoscetis eos". L'apologetica migliore è quella dell'esempio, quando vi si sa unire la pratica di tutti i doveri sociali. Ed è pure ottimo stimolo per i mediocri, che s'addormenterebbero nella tiepidezza se il progresso delle anime fervorose non li scotesse dal loro torpore.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

giovedì 19 marzo 2020

La Comunione spirituale

Brano tratto da "Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima" di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Essendoché in ogni Visita delle seguenti al SS. Sacramento s'insinua la Comunione spirituale, è di bene spiegare che cosa ella sia e di quanto frutto. La Comunione spirituale consiste, secondo S. Tommaso, in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato ed in un abbraccio amoroso come già fosse ricevuto.

Quanto poi siano gradite a Dio queste comunioni spirituali e quante grazie egli per mezzo loro dispensi, il Signore lo diede ad intendere a quella sua serva Suor Paola Maresca fondatrice del monastero di S. Caterina da Siena in Napoli, quando le fece vedere, come si narra nella sua vita, due vasi preziosi, uno d'oro e l'altro d'argento; e le disse che in quello d'oro egli conservava le sue comunioni sacramentali, e in quello d'argento le sue comunioni spirituali. Ed alla B. Giovanna della Croce disse che ogni volta ch'ella si comunicava spiritualmente riceveva una grazia simile come si fosse comunicata realmente. Sopra tutto basta sapere che il S. Concilio di Trento molto loda la Comunione spirituale ed anima i fedeli a praticarla.

Perciò tutte le anime divote sogliono spesso praticare questo santo esercizio della Comunione spirituale. La B. Agata della Croce ne facea duecento ogni giorno. E 'l P. Pietro Fabro primo compagno di S. Ignazio diceva che per far bene la comunione sacramentale giova sommamente il comunicarsi spiritualmente.

Si esorta dunque chi desidera avanzarsi nell'amore di Gesù Cristo fare la Comunione spirituale almeno una volta in ogni Visita al SS. Sacramento ed in ogni Messa che si sente. Quest'è una divozione di molto più profitto di quello che si stima da alcuni, ed insieme è così facile. Dicea la suddetta B. Giovanna della Croce che la Comunione spirituale si può fare senz'essere osservato da alcuno, senza necessità di digiuno o di licenza del direttore: e possiamo farla in ogni ora che ci piace: con fare un atto d'amore si fa tutto.

Atto per la Comunione spirituale

Gesù mio, credo che voi state nel SS. Sacramento. V'amo sopra ogni cosa e vi desidero nell'anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente al cuore mio. Come già venuto io v'abbraccio, e tutto mi unisco a voi. Non permettete ch'io m'abbia mai a separare da voi.

E più breve

Vi credo, Gesù, nel SS. Sacramento, v'amo e vi desidero. Venite al cuore mio. Io v'abbraccio, non vi partite più da me.



lll

Diffondere la devozione per San Giuseppe

[Pubblico alcuni brani tratti da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].


Un ricco signore da anni si era sposato ed aveva avuto da Dio il dono di tre fi­gliuoli. Era devoto di San Giuseppe ed ogni anno solennizzava il 19 Marzo, im­plorando la benedizione del Patriarca sui figli.

Accadde che proprio nel giorno della festa di San Giuseppe venne a morire un figlio. L'anno seguente, e precisamente il 19 Marzo, morì il secondo figlio. Il pio genitore non cessò di onorare il Santo; ma all'avvcinarsi dell'anniversario dei lutti era afflittissimo, temendo che mo­risse il terzo figlio.

Assorto in tristi pensieri, trovavasi un giorno in campagna ed ebbe il dono di una visione spiegativa. Vide pendere dai rami di un albero due giovanetti impic­cati; apparve un Angelo che gli disse: Vedi tu questi due giovanetti appesi al­la corda? Tale fine avrebbero fatto i tuoi figliuoli, se fossero giunti a matura età! Ma poiché sei stato devoto di San Giu­seppe, egli ti ottenne da Dio che moris­sero in tenera età, per risparmiare a te l'afflizione ed il disonore e ad essi la dan­nazione eterna. Non lasciare dunque di celebrare la festa del Santo, al quale de­vi essere obbligato anche per un'altra grazia, poiché il figlio che ti resta me­nerà vita santa ed un giorno sarà Ve­scovo. -

Sparita la visione, il buon padre riac­quistò la serenità. Le cose in seguito si avverarono come l'Angelo aveva predetto.



*******


Era gravemente inferma la Serva di Dio Suor Pudenziana Zagnoni, France­scana. La devozione nutrita verso San Giuseppe le fu di grande gioia prima di morire. Le Consorelle che l'assistevano ne invidiavano la sorte. Le apparve San Giuseppe con Gesù Bambino. La Suora davanti a quella scena di Paradiso rimase commossa e ringraziava ora Gesù ed ora San Giuseppe di essersi degnati di venirla a trovare.

Vedendo che l'invitavano ad andare in cielo, provò tanta gioia da pregustare le delizie eterne.

San Giuseppe le fece un altro dono: le consegnò Gesù Bambino per significare: Io sono morto tra le braccia di Gesù; tu ora muori con Gesù tra le braccia!

Com'è dolce morire con l'assistenza di San Giuseppe!



*******


Un missionario dell'Africa occidentale, e precisamente del Senegal, raccontava che un giorno trovavasi a visitare a ca­vallo una contrada mai percorsa, in aper­ta campagna, quando ad un tratto arrivò presso una casa privata. Messo il piede sulla soglia, udì una voce:

- Chi va là?

- Un Padre Missionario.

- Allora siate il benvenuto!

Era un soldato francese, che febbrici­tante stava a letto. Così egli parlò: Sono al terzo accesso di febbre ed è difficile su­perarlo. Voglio purificare la coscienza con la Confessione; voglio morire sereno. Ricevuta l'assoluzione, disse: Io ero si­curo che sarebbe arrivato qui un Sacer­dote. Porto la medaglia di San Giusep­pe; sono devoto di questo Santo, che è il Protettore della buona morte. Ho chie­sto sempre di avere un Sacerdote al mio capezzale prima di morire. San Giusep­pe mi ha esaudito! -

Il Missionario concludeva la narrazione dell'episodio dicendo: Due ore dopo quell'uomo spirava.



******* 

Era la vigilia della festa di San Giu­seppe. In uno scompartimento del treno Magonza-Colonia stavano due viaggiatori, un Sacerdote ed un mercante. Il Sacerdote si accorse che quel signore pregava; lo interruppe nella preghiera e gli rivolse qualche domanda. Venne a sapere che era molto devoto di San Giu­seppe e che rientrava in famiglia per trascorrere la festa del Patriarca con la mo­glie ed i figli. - Dunque, disse il Sacer­dote, San Giuseppe è il vostro Patrono? - No, è il Patrono di mia moglie, che si chiama Giuseppina. Il 19 Marzo mi è tan­to caro per tutto ciò che nella vita mi è capitato. Fui educato cristianamente; nella gioventù mi allontanai dalla Reli­gione. Mia moglie si affliggeva a vedermi trascurato nell'anima; quando essa alla sera pregava davanti ad un altarino di San Giuseppe, io la burlavo. Cinque an­ni addietro, in occasione del suo onoma­stico, le feci un bel regalo; ricevendolo mi disse: Avrei preferito un regalo più prezioso!

- E quale?

- La tua anima! - e cominciò a pian­gere.

Per consolarla le promisi di acconten­tarla.

M'invitò ad andare in Chiesa in sua compagnia per ascoltare la predica su San Giuseppe. Accettai. Il predicatore disse fra l'altro: Mai nessuno ha invocato San Giuseppe, sen­za sentirne la protezione!

Uscendo dalla Chiesa, la moglie mi disse: Tu che spesso sei in viaggio, pro­mettimi che nei pericoli invocherai sem­pre San Giuseppe. -

Qualche tempo dopo il treno sul quale viaggiavo ebbe un terribile urto. Gridai: San Giuseppe, aiutami! - Nel mio scompartimento eravamo in sette; sei mori­rono e solo io rimasi vivo.

Da quel giorno sono divenuto Cristia­no fervente e tutti gli anni, il 19 Marzo, adorno di fiori e di ceri l'altarino di San Giuseppe e con la mia famiglia mi pro­stro per ringraziarlo e pregarlo di cuore.

Pensiero del giorno

(Dal testamento spirituale del Cardinale Giuseppe Siri).


Sono felice di aver amato la Santissima Vergine come Madre e di aver avuta devozione per tutti i Santi, cominciando dal mio meraviglioso Patrono san Giuseppe. Essi sono i migliori compagni della vita. 

mercoledì 18 marzo 2020

Atto di dolore

Vedendo un documentario che narrava un triste episodio di guerra, rimasi colpito da un fatto. Molti soldati italiani presi prigionieri, erano stati concentrati in un luogo di campagna. Credevano che sarebbero stati condotti in un campo di prigionia e si preparavano a marciare, ma un ufficiale italiano, che forse capiva la lingua del nemico, o comunque aveva capito quel che stava per accadere, gridò ai nostri soldati: “Recitate l'atto di dolore!”. Pochi istanti dopo dalle mitragliatrici del nemico partirono raffiche incrociate che massacrarono quasi tutti i soldati (qualcuno rimase ferito e venne salvato dalla popolazione del posto, dopo che il nemico abbandonò il luogo del misfatto). Mi ha fatto riflettere molto quel “Recitate l'atto di dolore!” gridato dall'ufficiale italiano. Sì, un atto di dolore, se recitato devotamente, può salvare la propria anima, poiché causa una contrizione perfetta del cuore, cioè procura un dolore perfetto delle proprie colpe, dolore causato principalmente dall'aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Chissà quanti soldati in quell'occasione riuscirono a fare un atto di contrizione. Chissà quanti sapevano recitare l'atto di dolore. Ohimè, se accadesse oggi un fatto del genere, temo che ben pochi saprebbero recitare questa importantissima preghiera. Il tempo per dire barzellette, chiacchiere e pettegolezzi non manca mai, ma se si tratta di imparare a memoria una preghiera, si dice che non si ha tempo. Un giorno San Roberto Bellarmino andò a visitare un moribondo. Tentò di prepararlo alla confessione e alla buona morte facendogli fare un atto di contrizione, ma il moribondo affermò di non capire quei concetti, e in quello stato se ne morì.

Combattere l'eresia modernista in modo intelligente

Un breve consiglio per tutti i lettori: l'eroica battaglia contro il modernismo va combattuta in maniera intelligente, senza pessimismi, piagnistei e incomposte agitazioni, come purtroppo fanno alcuni. È con lo stile cordiale e costruttivo che si difende la Tradizione, non con inutili disfattismi che fanno solo cascare le braccia e infiacchiscono il morale dei cattolici militanti. 

Pensiero del giorno

Altra caratteristica della vita di S. Giuseppe è di essersi totalmente consacrato alla missione affidatagli da Dio: Giuseppe non vive per se stesso, per i suoi interessi personali, ma unicamente per Iddio, che serve in Gesù ed in Maria. S. Giuseppe è così il vero modello delle anime di vita interiore, delle anime che aspirano a vivere totalmente per Dio e con Dio, nel compimento della missione da lui ricevuta.

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].