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lunedì 27 settembre 2021

Messa per i defunti

Le anime che hanno lasciato questo mondo in stato di grazia, ma che hanno qualcosa da scontare con la giustizia divina, soffrono terribilmente in purgatorio. I membri della Chiesa Militante possono essere di valido aiuto offrendo dei suffragi per queste anime sante che spasimano in attesa di unirsi per sempre con Dio, Bene Infinito. A tal proposito comunico che giovedì 30 settembre verrà celebrata una Messa per i parenti defunti dei sostenitori del blog (purtroppo non molti), verso i quali nutro gratitudine per il bene che compiono nei miei confronti.

Ringrazio di cuore il celebrante, il quale è anche un generoso sostenitore del blog.

Incrementare gli sforzi per debellare la peste modernista

L'eresia modernista è un fenomeno infettivo altamente contagioso, tuttavia i cattolici fedeli alla Tradizione non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi a questa feroce e crudele minaccia, anzi intendono affrontarla in maniera energica fino a quando non si sarà giunti alla sua completa e radicale estirpazione.

Negli ultimi tempi l’infezione modernista appare particolarmente virulenta, ma il movimento tradizionale non vuole assolutamente rassegnarsi a questa letale pestilenza, bensì intende prendere i provvedimenti più radicali per il bene delle anime, con la ferma volontà di vincere le difficoltà che fronteggia dopo decenni di combattimento spirituale (ricordo che le "armi" da utilizzare sono la preghiera, la penitenza, lo studio, l'apostolato e il buon esempio).

Quanta strage di anime stanno compiendo i modernisti! Quante macerie spirituali! Ma il Popolo della Tradizione continua eroicamente a resistere! E noi sappiamo che un Popolo che con il determinante aiuto di Dio ha la forza di sopravvivere ad un tale disastro, ed in più trarne ulteriore forza, è imbattibile.

I colpi e le sventure che stiamo patendo nell'intrepido combattimento spirituale contro l'armata modernista ci danno solo una forza maggiore, una risoluta determinazione e una granitica volontà di combattere per vincere. Dobbiamo agire, immediatamente, approfonditamente e con virile decisione, alla maniera di sempre. Il movimento, fin dagli inizi, ha operato in questo modo per dominare le molte crisi che ha dovuto affrontare. La Chiesa Militante sta affrontando una grave sfida spirituale contro le vetuste ma ancora agguerrite milizie moderniste. La crisi, al momento, è ampia. La situazione è drammatica. Il fuoco divampa in tutto l’orbe cattolico. Adesso dobbiamo accettare le cose come sono e scoprire e applicare i modi, impiegando i mezzi per volgere le cose a nostro favore.

Stiamo affrontando un’armata infernale che non ammette le norme che governano le relazioni fra i popoli, infatti i modernisti pur di riuscire a piegarci sono disposti ad utilizzare dei mezzi scorretti come l'inganno, il ricatto, la menzogna e la calunnia. Noi sappiamo anche qual è la nostra responsabilità storica. Duemila anni di civiltà cristiana sono in pericolo. I modernisti e i loro alleati laicisti hanno infettato così profondamente la società, sia spiritualmente che politicamente, che essa non possiede più la capacità di vedere il pericolo. Ecco perché spetta a noi il compito di combattere questo nemico infernale. Nel mondo infuria una guerra spietata contro di noi, la quale può e deve terminare soltanto con la vittoria della Tradizione. La tragica battaglia spirituale che stiamo combattendo è un simbolo di eroica e virile resistenza. Ovviamente il bolscevismo modernista non ha rispetto per i nostri tesori spirituali, pertanto desidera distruggerli barbaramente. Per questo motivo non possiamo permetterci di arrenderci.

Il movimento tradizionale sta versando il proprio sangue più prezioso in questo combattimento spirituale. Il Popolo della Tradizione vuole portare qualsiasi peso, anche il più grande, fare qualsiasi sacrificio, se ciò conduce alla grande meta della vittoria. Siamo ferocemente perseguitati dai modernisti e dai loro alleati laicisti che ci assediano da ogni lato, ma noi continuiamo a credere incrollabilmente nella Vittoria. Eccola, è davanti a noi, sulla vetta del monte Calvario, dobbiamo solo raggiungerla e afferrarla!

Pensiero del giorno

Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento offerta delle nostre azioni a Dio, compiendo tutto per suo amore.


(San Giuseppe Moscati)

domenica 26 settembre 2021

Zelo di Don Bosco per le anime dei moribondi

Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916) e pubblicate nel 1901.


Un giorno D. Bosco giungeva in una città, dove avendo saputo essere infermo un suo amico di età molto avanzata, si affrettò a fargli visita, guidato da un presentimento che rendevalo inquieto. Quel signore aveva consumati i suoi ottant'anni in servizio di Dio ed in opere di carità, sicchè tutti lo tenevano in concetto di santo. Costui amava molto D. Bosco, che aveva conosciuto studente. Giunto pertanto D. Bosco a casa di costui, seppe con vivo dispiacere da quelli della famiglia, trovarsi agli estremi, e aver già ricevuto tutti i Sacramenti e la benedizione papale. Chiese di poterlo vedere, ma gli risposero che il medico aveva proibito l'ingresso a qualunque visitatore. Insistette, ma ebbe per risposta trovarsi l'ammalato fuori dei sensi e quindi essere cosa inutile visitarlo. Tuttavia D. Bosco non sapeva darsi pace, e ricordando l'antica famigliarità, seppe dir così bene le sue ragioni, che alla perfine fu introdotto e lasciato solo. D. Bosco si avvicinò al letto e chiamò per nome il morente. La sua voce produsse un effetto magico. L'infermo si scosse, aperse gli occhi, lo fissò e rinvenne in sè. - Oh sei tu! Bosco!

 - Seppi della vostra malattia, e trovandomi qui di passaggio, non ho potuto trattenermi dal farvi una visita

 - Grazie, grazie!

 - E come state?

 - Male, molto male.

 - Mi hanno detto che avete già ricevuti i Sacramenti!

 - Sì, li ho ricevuti! Ma dicendo queste parole tremavagli la voce e la sua faccia svelava un turbamento profondo.

 - Ringraziamo adunque il Signore, proseguì D. Bosco, e state tranquillo, poichè sono aggiustate le cose della vostra anima. Dopo una vita impiegata tutta nella gloria di Dio e per il bene degli altri potete essere contento.

Il povero vecchio mandò un profondo respiro che pareva un gemito, girò lo sguardo attorno e disse: - Bosco!

 - Ebbene?

 - C'è nessuno nella camera?

 - Nessuno. Siamo soli. - Così credeva D. Bosco, ma così non era. Dietro una tendina stava una persona, che non aveva fatto a tempo a ritirarsi, e non volendo farsi scorgere, non si mosse; e quarant'anni dopo raccontava il fatto senza indicare nomi nè di persone nè di luoghi.

Il vecchio ripigliò: - Dimmi, hai già preso l'esame di confessione?

 - L'ho già preso, ma in questi momenti qualunque prete può assolvere, eziandio se non avesse ancora la confessione.

 - Ah Bosco! ho da farti una confidenza; compatiscimi; perdona alla mia debolezza, non rimproverarmi... debbo svelarti un segreto.

 - Parlate pure; sapete quanto io vi ami.

 - Or bene: da giovanetto ebbi la disgrazia di cadere in un peccato mortale e da quel momento ne ebbi tanto rossore, che non osai mai confessarlo. Tutte le mie comunioni, anche la prima, furon sacrileghe. Temeva che il confessore mi perdesse la stima.

 - E adesso nell'ultima confessione avete palesato tutto?

 - Ho taciuto! Aiutami tu.

 - Sì, volentieri, e abbiate confidenza piena nel Signore, che è tanto buono ed è morto per voi.

Il vecchio si confessò, coi sensi del più profondo dolore. D. Bosco lo assolse. Appena ricevuta l'assoluzione, alzò gli occhi al cielo, e sollevò le braccia esclamando: - Sia benedetta in eterno l'infinita misericordia di Dio! - Ciò detto, le sue braccia ricaddero sul letto. Era spirato.

Pensiero del giorno

Si fa poca penitenza e poca orazione oggidì: almeno si faccia carità!

(San Luigi Guanella)

sabato 25 settembre 2021

Adesso i modernisti fanno anche i virologi

Coloro che sono fedeli al Magistero perenne della Chiesa sanno bene che i teologi modernisti da diversi decenni stanno facendo strage di anime seminando a piene mani gravissimi errori contro la Fede e la Morale. In campo dogmatico i seguaci della “sintesi di tutte le eresie” negano il peccato originale, la Risurrezione corporale di Gesù, la verginità perpetua della Beata Vergine Maria, l’essenza sacrificale della Messa, la Presenza Reale di Cristo nel Santissimo Sacramento, l’esistenza del purgatorio, l’eternità dell’inferno, ecc. Ma i disastri più devastanti a mio avviso i modernisti li compiono in campo morale, ad esempio affermando che non sono gravemente peccaminose le trasgressioni al Sesto Comandamento, come la fornicazione, l’adulterio, la contraccezione, ecc.

Non sazi delle devastazioni compiute in campo teologico, da qualche tempo numerosi modernisti discettano di virus, vaccini, green pass, ecc., come se fossero esperti scienziati, ma fomentando tanta confusione. Per quanto riguarda i vaccini, io penso che i teologi debbano limitarsi a dire quali siano le condizioni affinché un farmaco possa essere assunto: deve essere efficace, deve essere sicuro per la salute, deve essere prodotto in modo etico. Se un determinato farmaco sia efficace e sicuro spetta dirlo agli studi scientifici fatti in modo serio, non alle elucubrazioni mentali di certi giornalisti ed opinionisti, né tantomeno dei teologi, per giunta adepti dell’eresia modernista!

Se un farmaco è inefficace, sarebbe irragionevole assumerlo. Se invece è efficace ma può causare gravi effetti avversi, bisogna valutare il rapporto tra i rischi e i benefici. Se un farmaco è efficace e sufficientemente sicuro ma prodotto in modo immorale, in questo caso se c’è una cooperazione remota si può assumere purché ci sia un motivo proporzionato. Questi sono i princìpi morali generali che i teologi modernisti dovrebbero affermare, invece li sentiamo sproloquiare atteggiandosi ad esperti virologi dopo aver “studiato medicina"... sui giornali di regime.

Ad esempio i teologi-“virologi”-modernisti affermano che certi farmaci sono “sicuri” nonostante le stesse case farmaceutiche che li producono affermano sui foglietti illustrativi che non sono note eventuali reazioni avverse a medio e lungo termine. Se i modernisti sui vaccini dispongono di dati e informazioni che sono ignoti persino alle case farmaceutiche, li rendano pubblici, oppure, se non li hanno, tacciano, onde evitare di fare disastri. Se per ipotesi un giorno si venisse a scoprire che quei farmaci nel lungo termine causavano malattie neurodegenerative, i modernisti che adesso sproloquiano saranno disponibili a risarcire i danni che anche a causa loro avranno subìto le vittime?

Tanti teologi-“virologi”-modernisti affermano che solo coi vaccini potremo finalmente uscire da questa pandemia. Eppure nel mondo ci sono migliaia di dottori che stanno salvando innumerevoli vite umane utilizzando le terapie domiciliari precoci. Fino ad oggi non ho mai sentito i modernisti chiedere ai governanti di approfondire l’argomento delle terapie. Parlano solo di vaccini. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma voi, cari modernisti, volete salvare le vite umane o volete smerciare i vaccini? E se volete davvero salvare le vite perché non aprite mai bocca per parlare delle terapie che stanno dando ottimi risultati?

E per favore smettetela di calunniare tutti coloro che non la pensano come voi accusandoli di essere dei “negazionisti”! Io non conosco nessuno che neghi l’esistenza del Sars-CoV-2, però conosco tante persone che chiedono solamente che su questa pandemia e sui rimedi contro il Covid venga detta la verità.

Barcellona liberata

Ai tempi della guerra civile, quante sofferenze hanno dovuto subire i cattolici spagnoli a causa della feroce e sanguinaria tirannide rossa! A tal proposito riporto una lettera di un sacerdote pubblicata sul "Bollettino Salesiano" del maggio 1939 (nella foto a lato, la salma di un salesiano martirizzato dai rossi).


Dalla Spagna liberata.

Cominciano a giungerci notizie dalla Spagna liberata dall'eroismo dei suoi figli migliori e dei nostri valorosi volontari. Le comunicheremo man mano ai nostri Cooperatori cui raccomandiamo caldamente confratelli ed opere. Ecco la prima da Barcellona:

Amatissimo Padre,
Deo gratias! Finalmente siamo liberi! liberi, amatissimo Padre!

Liberi dai marxisti che, per lo spazio di due anni e mezzo, ci hanno perseguitato con umiliazioni e motteggi, con carceri e tormenti e con la minaccia continua di morte. Quanto buono è stato Iddio con noi che non fummo degni di seguire il calvario fino alla vetta come altri nostri confratelli, gloria della nostra Congregazione e della nostra Patria! Ora il cuore si apre alla speranza. Il seme che con tanti sacrifici hanno generosamente gettato tutti i buoni Salesiani, irrorato dal sangue dei nostri eroici confratelli che hanno saputo morire per Cristo, non tarderà a dare i suoi frutti. Abbiam quasi finito di sbarazzarci da tutta la lordura che hanno lasciato i rossi in questa nostra casa di Sarrià, insieme alle rovine dalle quali non ci potremo rimettere tanto presto.

Ella non può immaginarsi come ho trovato questa cara casa, quando ne presi possesso, un'ora appena dopochè parte dei nostri laboratori erano stati fatti saltare, mentre entravano le truppe liberatrici. Dal 26 febbraio fino ad oggi non abbiam fatto che pulire. Oggi finalmente respiriamo. E ci sentiamo in casa nostra, dopo avere peregrinato in varie case private di cui la carità ci ha aperto, con grave rischio, le porte, negli anni di inferno.

Io non le so dire quel che ho provato nel rimetter piede in questa casa ove ero entrato all'età di 11 anni e n'ero uscito a 57, dopo più di 40 anni di continuo lavoro tra figli di operai, scacciato colle pistole puntate alla gola, perquisito e minacciato di morte, se non fossi scomparso all'istante. Cacciato di casa, come gli altri confratelli, randagio per le strade, ho trovato anch'io nella fede e nello spirito salesiano la forza di sopportare gli innumerevoli maltrattamenti di chi ci perseguitava come fannulloni, come arnesi inutili, come nemici della cultura e della classe operaia! Lei può quindi comprendere la gioia provata nel poter ritornare e prendere nuovamente possesso di questa casa, abitata, durante la dominazione dei rossi, da nemici nostri implacabili! Ma la consolazione più grande fu quella di poter rintracciare e radunare tutti gli altri confratelli dispersi in questa città e dintorni, ognuno con la sua terribile storia di sofferenze inaudite. Man mano che ne compariva uno, era una emozione indescrivibile. Eravamo circa una dozzina e stavamo raccolti in conferenza spirituale nella Cappella di Don Bosco, quando comparve il Sig. Ispettore don Massana a farci la prima visita ed a portarci la sua benedizione. Ora il numero dei ritrovati è salito a 25. Si fa vita regolare e di lavoro. Si cerca di ricuperare ciò che fu rapito al collegio. Abbiamo già ricuperato tutto il materiale della tipografia, che ha ripreso subito a lavorare. Il laboratorio dei falegnami, tutto in rovina, l'abbiamo provvisoriamente montato in un altro locale per far porte e finestre, e le riparazioni indispensabili alla casa che deve ospitare nuovamente i giovani. Abbiamo già scoperto le macchine della falegnameria che furono asportate qua e là e speriamo di riaverle tutte quanto prima. Così pure il materiale della sartoria. Per quelle di meccanica ci vorrà un po' di tempo; ma ne abbiamo già ricuperato una buona parte. Lavoriamo tutti con grande entusiasmo. Ieri 9 marzo abbiamo inaugurato ufficialmente la nostra nuova Comunità. Abbiamo invitato i Cooperatori, gli ex-allievi e gli Amici dell'Opera e la chiesa si riempì completamente. La cerimonia riuscì molto commovente. Ora, siamo ai suoi ordini, disposti a tutto; ma soprattutto ad essere sempre buoni Salesiani.

Eccole in particolare come abbiam trovato le cose. Tutta la Casa di Don Bosco (l'antica prima residenza che ospitò il Santo nel 1886) orrendamente sudicia e deteriorata, è intatta e l'abbiamo subito abitata. Ora la stiamo disinfettando ed imbiancando. Il teatro ha perduto solo il palcoscenico. La parte antica della casa, intatta, con cortili, portici, scuole e dormitori: si sta ripulendo e disinfettando. Intatti anche il parlatorio, la portineria e la tipografia. La chiesa: l'edificio è intatto; ma altari, pulpiti, confessionali, Via Crucis e banchi, tutti bruciati nel cortile. L'abbiamo ripresa a funzionare alla meglio fin dal giorno seguente al nostro ritorno. Incominciammo con l'atto della riconciliazione secondo il rituale. La chiesa era gremita di gente, e continua ad affollarsi a tutte le funzioni che celebriamo. Così abbiamo festeggiato S. Francesco di Sales e il nostro Santo Padre Don Bosco con un concorso straordinario. Stiamo ricuperando alcuni paramenti sacri, trafugati qua e là.

L'edificio delle scuole è pur esso intatto. Il pianterreno coi portici era stato convertito in fabbrica di materiali da guerra. I refettori e la cucina, tanto dei giovani come dei confratelli, intatti. Così pure l'infermeria. Sono invece stati distrutti: i laboratori dei falegnami, dei sarti, degli scultori e indoratori, la scuola di disegno, ecc.: tutto fatto saltare. Durante il terrorismo, i rossi avevano adibito l'edificio, con enormi padiglioni costruiti da loro nell'orto, a fabbrica di guerra, in particolare per fucili Mauser e munizioni da cannone. Non è rimasto che un mucchio di macerie! Naturalmente, di tutto il deposito dei lavori di stampa, di libreria, ecc. non rimane più nulla. Tutto asportato o distrutto. Bisogna ricominciare da capo. La stessa sorte è toccata al reparto di arte sacra: sculture, immagini, stampe; tutto frantumato o bruciato. L'organo della chiesa, harmoniums, pianoforti, tutti rovinati. Un vandalismo! Non si possono ancora calcolare i danni.

Amatissimo Padre, ci son rimasti però intatti più di tutto la volontà e lo spirito salesiano; e in nome di Dio faremo tutto quello che umanamente è possibile per riattivare la vita ordinaria delle scuole. Ci sono ancora delle gravissime difficoltà, non essendo ancora terminata la guerra. Tra le altre, la difficoltà di approvvigionamento. Ce ne vuole a mettere insieme il vitto pei 25 che siamo in casa: ma ci facciamo coraggio e speriamo di risolvere presto anche questo problema. Mi preme poter raccogliere quanto prima una cinquantina di orfani di guerra; siamo già in trattative. Piovono domande di accettazioni da tutte le parti. Qualcuno speriamo di poterlo accettare in aprile. I confratelli sono in pieno fervore.

Tutti la salutano e salutano con lei tutti i Superiori del Capitolo. La terrò al corrente di quanto facciamo ed abbiamo in mente di fare. Grazie di tutto. Per tutti

Suo aff.mo in C. J. Barcellona, 10 marzo 1939.

Sac. GUGLIELMO VIÑAS.

Pensiero del giorno - Andare all'inferno banchettando e cantando

(Pensiero tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori)


Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, e a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagatella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno! O uomo, stenti tanto per dannarti, e nulla vuoi fare per salvarti!

venerdì 24 settembre 2021

Atti di amore verso Dio

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fa’ che io ti ami per te stesso e non per la mia consolazione; fa’ che amandoti, cerchi sempre la tua volontà e non la mia. 

[...] Amare è voler bene a qualcuno; si comprende quindi, che l’essenza dell’amore sta nell’atto della volontà con cui si vuol bene. Ciò non toglie che in noi quest’atto vada facilmente congiunto con l’affetto sensibile e allora l’amore è insieme atto della volontà e della sensibilità; tuttavia è chiaro che la sostanza del vero amore non sta nell’emozione del sentimento, ma nell’atto della volontà. La carità non muta il nostro modo di amare, ma lo penetra, lo soprannaturalizza, rendendo la volontà, e la sensibilità capaci di amare Dio. Sì, anche il nostro affetto sensibile può essere impegnato nell’atto di amore soprannaturale; Dio non disdegna neppure questa più umile e meno elevata manifestazione del nostro amore per lui, tanto è vero che ci ha comandato di amarlo non solo con tutta la mente e con tutta l’anima, ma anche con tutto il cuore. Tutte le nostre forze - intellettuali, volitive, affettive - vengono impegnate nell’atto di amore e, tuttavia, la sostanza di questo atto non sta nel sentimento, ma nella volontà. Perciò, quando nel tuo amore per Dio rimani freddo riguardo alla sensibilità e non « senti » nulla, non devi turbarti: troverai così minore soddisfazione nel tuo amore - perchè sentire di amare è assai più dolce - ma il tuo atto di amore sarà ugualmente vero e pieno. Anzi, mancandoti l’appoggio e lo slancio che viene dal sentimento, sarai costretto ad applicarti con maggior decisione all’atto della volontà e ciò, lungi dal nuocere, renderà più volitivo, e perciò più meritorio, il tuo atto d’amore. Appunto perchè la sostanza dell’amore sta nell’atto della volontà che vuol bene a Dio, ecco che il Signore, per rendere più puro e più intenso il tuo amore, spesso Io priverà di ogni dolcezza di sentimento; non sentirai più di amare Dio e ciò ti darà pena ma, in realtà, lo amerai nella misura in cui saprai decisamente volere la sua volontà, il suo beneplacito, il suo gusto al di sopra di tutte le cose. Del resto, sentire l’amore non è in tuo potere, mentre è sempre in tuo potere fare atti d’amore con la volontà, è sempre in tuo potere voler bene a Dio cercando con tutte le tue forze di vivere per lui, di fargli piacere. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

La tribolazione è il martello con cui si perfeziona l'animo nostro.

(San Luigi Guanella)

giovedì 23 settembre 2021

Pensiero del giorno

I mondani non intendono il linguaggio di Gesù; per loro la vita è unicamente piacere e la loro preoccupazione è tenere lontano tutto ciò che richiede sacrificio.

[Brano tratto da "Mese al Sacro Cuore di Gesù" di Don Giuseppe Tomaselli].

mercoledì 22 settembre 2021

Dixit insipiens in corde suo: non est Deus

Lettera di Don Giulivo ai giovani


Carissimi,

un altro anno sta per cominciare e tutti lo sospiriamo migliore. Ma la bontà degli anni non dipende dal tempo: dipende dalla bontà degli uomini che li vivono. E se voi volete passarne uno migliore ricordatevi di quello che diceva S. Giovanni Bosco: Vuoi diventar buono ed essere contento? Pensa a Dio. Pensate a Dio sovente, miei cari giovani, ed ispirate al pensiero di Dio la vostra condotta. Nè lasciatevi mai traviare da coloro che pretendessero d'insinuarvi che Dio non c'è. Credono di esser figli del progresso gli empi che negano Dio. Ma noi leggiamo nei salmi di Davide, secoli e secoli prima di Cristo: « Dixit insipiens in corde suo: non est Deus: ha detto lo stolto nel suo cuore: Dio non c'è » (Salmi 13 e 52). Come vedete, lo Spirito Santo li ha bollati fin d'allora con un marchio di infamia: il marchio della stoltezza. E la marca di fabbrica di tutti gli spregiudicati che perdono il senno e lo vorrebbero far perdere anche ai savi. Ma procurate anche di farvi il giusto concetto di Dio.

[...]

Che se mai nel corso dei vostri studi vi dovesse accadere di incontrare insegnanti che pretendano di sostituirsi a N. S. Gesù Cristo, aspettate che si facciano crocifiggere anch'essi per vostro amore, e che dopo morte risuscitino come Gesù; allora ne riparleremo. Badate però che non basta credere: bisogna vivere secondo la fede di N. S. Gesù Cristo. Solo così la vita è buona e gli anni scorrono felici anche in mezzo alle prove ed alle tribolazioni elevando l'anima nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo, facendola degna della terra e del Cielo. Ve l'augura di gran cuore il

vostro aff.mo Don Giulivo


[Articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del dicembre del 1941].

Pensiero del giorno

La bugia dunque sempre è peccato. Quando si dice senza danno del prossimo, è solo peccato veniale; ma quando vi è danno grave del prossimo, è peccato mortale.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 21 settembre 2021

Quando saremo in Cielo capiremo bene perché adesso stiamo soffrendo molto

Lettera di Don Giulivo ai giovani


Carissimi, 

un giorno Pio IX ricevette un signore il quale gli dichiarò di non saper conciliare certi avvenimenti con l'onnipotenza di Dio e con la sua bontà. 

Il Papa, invece di rispondergli direttamente, lo invitò a seguirlo in una visita alla fabbrica degli arazzi del Vaticano. 

Aperta che fu la porta, apparve la parte posteriore d'un immenso lavoro, posto su di un cavalletto. 

- Guardate com'è bello! - disse il Papa all'ospite. 

Questi, attonito, guardò, ma non capì: non vedeva che un groviglio di punti e di colori. 

- Santità - balbettò - veramente... forse saranno i miei occhi... ma io non scorgo disegno alcuno. 

Pio IX sorrise, e lo condusse dal lato opposto. Un oh! di meraviglia sfuggì spontaneo al visitatore. Era di fronte ad un arazzo d'inestimabile valore e di meraviglioso splendore. 

Caro figliuolo - disse paternamente il Papa - vedete?... Fin che siamo nella parte opposta, cioè quaggiù, non scorgiamo che strani grovigli. Ma quando passeremo lassù, (e indicava il Cielo) nella luce della vita vera, allora distingueremo le proporzioni e il disegno, l'unione delle parti, la varietà delle ombre, la vaghezza dei colori. 

Giovi questo insegnamento anche a voi, miei cari giovani. 

Il mondo colle sue passioni in tormenta ci si presenta come un'inestricabile confusione, dove non sempre è dato di scorgere la presenza della Somma Sapienza e della Somma Bontà. 

Ma non meravigliamoci. Verrà tempo in cui vedremo e comprenderemo tutto. 

Intanto, di fronte al male che dilaga e ai dolori che si accumulano, ricordiamo che Dio, avendo creato l'uomo cosciente e libero, non gli toglie mai il dono della libertà, perchè se gli togliesse questo dono l'uomo non sarebbe più uomo. La responsabilità quindi di tutti i mali non è mai di Dio, ma degli uomini che violano i diritti di Dio e del prossimo. 

Il segreto della nostra salvezza e della nostra felicità sta nel non abusare della nostra libertà, ma nell'impegnarla a vivere in conformità alla volontà divina osservando i Comandamenti. 

Preghiamo quindi perchè tutti gli uomini si facciano più buoni e rispettino la santa legge di Dio. E voi cercate di concorrere colla vostra buona condotta meglio che potete. 

Vostro aff.mo Don Giulivo


[Articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del luglio 1942].

Pensiero del giorno

[...] penso che la S. Chiesa abbia bisogno d'un aggiornamento a base di vita interiore nello spirito del S. Vangelo. La diplomazia, il ritualismo, il giurismo nascondono molto vuoto, ed il mondo se ne accorge. Strascichi serici, croci auree non convertono più nessuno. 


(Cardinale Ildefonso Schuster)