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mercoledì 27 gennaio 2021

I modernisti e l'anticristo non riusciranno a distruggere la Chiesa

Tempo fa per rispondere ad alcune domande di una ragazza ho pubblicato alcuni post riguardanti l'anticristo e la fine del mondo, riportando ampiamente gli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori su tali temi. Anche una signora ha voluto scrivermi per dialogare su questi argomenti. 


Caro D.,
                 come stai?

Ho letto con interesse le lettere di Berenice e le tue risposte. [...] Per quanto riguarda le tue risposte, come dicevo le ho lette con interesse perché anch'io mi pongo le stesse domande: ci stiamo forse avvicinando alla fine del mondo? La risposta vera, ovviamente, non posso saperla. Come ci ha detto Gesù, solo il Padre conosce l'ora; al tempo stesso ci ha anche avvertiti di stare pronti, di vegliare e vigilare perché la sua venuta sarà improvvisa. Questo dobbiamo fare: servirlo ogni giorno, cercando di compiere al meglio il nostro dovere quotidiano, nella Sua pace, perché ogni giorno potrebbe essere l'ultimo per noi. Però, senza drammatizzare, un po' mi interrogo se davvero questo nostro tempo possa precedere la seconda venuta di Nostro Signore Gesù Cristo. Ci sono nella società tanti avvenimenti che accelerano, ma soprattutto ci sono tante cose strane all'interno della Chiesa Cattolica, e sono queste ultime in particolare che mi fanno pensare. 

[…] Non voglio inoltrarmi oltre: rischierei di ingolfarmi, da incompetente, in discorsi sterili. Ripeto solo quanto detto poco fa, un po' il pensiero mi viene (mi sembra ci siano segnali, avvertimenti, coincidenze, che almeno indicano qualcosa di molto forte all'orizzonte) e insieme ad esso l'invocazione: Signore, aiutami in questi tempi così difficili per la fede; fa' che non perda la vera fede, rendimi semplice ed umile.

Cambiando argomento, provo stima per Maristella e quelle signore che mettono il velo a Messa sempre, non solo quando si trovano a una celebrazione col rito antico. Io lo farei, ma ho ancora paura di venire considerata stravagante e fissata (credo lo pensino già), specialmente in parrocchia. 

Spero di non rubarti altro tempo se aggiungo qualcosa alla lettera di ieri sera, per tentare di completare un po', per quanto possibile, ciò che ho scritto. Ho dimenticato di scrivere un particolare che mi colpisce, una delle ragioni che più mi fanno venire il pensiero se ci stiamo avvicinando alla fine dei tempi. Il fatto cioè che il nemico sta colpendo come non mai nella storia la creazione come Dio l'ha pensata. E' un attacco all'origine, come se la fine si riallacciasse all'inizio. Dio creò l'uomo e vide che ciò era cosa molto buona; a Sua immagine lo creò, maschio e femmina li creò: questo si vuole scardinare, con accanimento e violenza. Si vuole distruggere la famiglia come Dio l'ha voluta, la relazione tra l'uomo e la donna. [...]

Intanto, mentre si vuol distruggere la natura umana, si sono messe le mani sull'albero della vita, in un modo tale che l'uomo vuol farsi dio, disponendo a suo piacere della vita e della morte. Così abbiamo aborto, eutanasia, sperimentazioni genetiche di vario tipo, crescita di embrioni in vitro e quant'altro ancora.

Concludo. Mi sembra di aver detto l'essenziale, anche se c'è altro ancora. Di queste cose è più facile, almeno per me, parlare a voce. Ripeto comunque ciò che ho detto ieri sera: andiamo avanti, nella pace di Dio, compiendo giorno per giorno il nostro dovere quotidiano; pronti, con le lampade accese, ad accogliere il Signore quando vorrà venire per noi.

Mi accorgo di aver scritto tanto, mentre volevo essere più breve. Auguro ogni bene a te e a tutte le care persone che ho “conosciuto” attraverso il blog. Una conoscenza da un certo punto di vista virtuale, ma dall'altro ben più che virtuale: una vicinanza spirituale.

Un carissimo saluto in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   Sant’Agostino spiega che quando Gesù disse che solo il Padre conosce la data della fine del mondo, in realtà usò una sorta di “restrizione mentale”. Infatti, Cristo, essendo Dio, è per sua natura onnisciente, quindi conosce benissimo tutte le cose, anche quelle future. Dicendo che quella data la conosce solo il Padre intendeva dire che non fa parte della Divina Rivelazione, cioè è come se avesse detto “Non la so per dirla a voi, ma per tenerla segreta”. Una restrizione mentale del genere assomiglia a quella che devono usare i confessori quando qualcuno gli domanda qualche cosa protetta dal sigillo sacramentale, i quali devono rispondere con frasi del tipo “Non lo so”, intendendo dire “Non lo so per dirla a te”. Anche noi, quando qualcuno ci domanda qualcosa che non possiamo o non vogliamo divulgare, possiamo tranquillamente rispondere con delle restrizioni mentali, cioè con risposte evasive, le quali hanno vari significati, ma non sono delle menzogne. Ad esempio su un vecchio manuale di Teologia Morale ho letto che se dei rapinatori entrano in casa e dopo aver rubato i beni materiali del padrone gli domandano se ha altri soldi nascosti da qualche parte, egli può rispondere “No”, intendendo dire “Non li ho per darli a te”. Oppure se una persona molesta suona il campanello di casa tua e domanda se sei in casa, i tuoi familiari possono rispondere “Non c’è”, intendendo dire “Non c’è per te”.

Se il Redentore Divino avesse detto quando finirà il mondo, probabilmente molta gente nel corso dei secoli avrebbe pensato così: “Quella data è ancora molto lontana, quindi posso vivere in maniera rilassata, senza preoccuparmi della seconda venuta di Cristo”. Invece noi dobbiamo stare sempre vigilanti, anche perché dobbiamo essere pronti a morire in ogni istante, e a presentarci dinanzi al Tribunale di Gesù Cristo con l’anima in stato di grazia. 

Dopo aver precisato la dichiarazione di Gesù sulla fine del mondo, ti confesso che non penso che sia vicina. Innanzitutto l’anticristo non è ancora venuto, o perlomeno non è ancora salito al potere. Lo riconosceremo dal fatto che farà falsi miracoli, si farà adorare come un dio, governerà il mondo, farà incantesimi, ingannerà tante anime, allontanerà dalla vera fede molti cristiani, fingerà di essere morto per poi “risorgere”, ecc. Quindi, visto che nel mondo non c’è ancora il regno dell’anticristo, non siamo ancora giunti alla fine dei tempi. Inoltre San Paolo ha profetizzato che in quel periodo ci sarà la conversione di massa degli ebrei, ma per il momento non mi pare che gli israeliti stiano manifestando la volontà di abiurare i blasfemi errori del Talmud, abbracciare la fede cattolica e farsi battezzare.

I materialisti stanno costruendo una società senza Dio, una società che fa orrore perché calpestando gli insegnamenti evangelici è diventata inumana. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia prendere in giro dal mondo, prima o poi il castigone verrà davvero. Anche nella Bibbia sono numerosi gli esempi di castighi esemplari inferti dal Signore, pensiamo ad esempio alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, al diluvio universale, all'incenerimento di Sodoma, Gomorra e le altre tre città in cui dilagava l'omosessualità, alla morte inferta ad Onan per aver fatto un atto impuro contro natura, alla cattura e deportazione del popolo di Israele a Babilonia, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla diaspora degli ebrei ad opera dei Romani, ecc. 

Da un punto di vista spirituale la situazione del mondo è disastrosa a causa del dilagante secolarismo. Sembra di vivere ai tempi di Sodoma e Gomorra. Anche la situazione della Chiesa è drammatica a causa della confusione seminata dai modernisti. L'umanità sta andando verso l'abisso, basti pensare al fatto che molti abitanti della terra, anche tra i cristiani, non considerano più come peccaminosi certi atti umani contrari alla Legge naturale che il Signore ha scolpito nei nostri cuori. Pensiamo ad esempio all'aborto, ai rapporti prematrimoniali, agli atti impuri contro natura, ecc. Per salvare il mondo c'è bisogno di una “scossa”, di un qualcosa di grosso che faccia tremare tutto e svegliare le coscienze assopite. 

Dio è infinitamente buono ma è anche infinitamente giusto, e quando i peccati dei popoli raggiungono un certo livello, scattano i castighi divini. Durante la prima guerra mondiale la Madonna a Fatima disse chiaramente che se l'umanità non si fosse convertita, il Signore avrebbe permesso che gli uomini scatenassero una guerra ancora più disastrosa (la seconda guerra mondiale) e che la Russia avrebbe diffuso nel mondo gli errori del comunismo. Se a quei tempi Dio castigò il mondo con una terribile guerra, chissà che cosa avverrà adesso che pochi arrivano vergini al matrimonio, dilaga la contraccezione (che è un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio), milioni di bambini innocenti vengono assassinati con l'aborto, le famiglie vengono disgregate dalla piaga del divorzio, gli omosessuali si sposano e adottano i bambini orfani o sottratti dai tribunali alle famiglie povere, in televisione imperversano programmi immorali, tra i cristiani si diffondono le mode indecenti, ecc. Insomma, la situazione dell'umanità è disastrosa, ormai il “grande castigo” è inevitabile (lo diceva anche lo zelantissimo Don Giuseppe Tomaselli nell'opuscoletto intitolato “Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana”). 

Secondo me questo periodo terribile di apostasia di massa che stiamo vivendo servirà di “incoraggiamento” per i cristiani che vivranno negli ultimi tempi. Così come noi adesso ci consoliamo pensando a Sant’Atanasio e a coloro che come lui difesero strenuamente la Dottrina Cattolica dall’eresia ariana, la quale negava la divinità di Cristo, allo stesso modo i cristiani degli ultimi tempi riceveranno conforto pensando alle sofferenze che noi cattolici fedeli alla Tradizione stiamo sopportando a causa della tirannica eresia modernista che purtroppo ha contagiato anche “non pochi” membri del clero.

La Chiesa Cattolica è il Corpo Mistico di Cristo, pertanto nessun tiranno potrà mai abbatterla. Dobbiamo continuare a combattere la buona battaglia della fede con la dogmatica certezza del trionfo della Chiesa. Maggiori saranno state le avversità, più bella sarà la vittoria!

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Tutto passa, tutto si dilegua, tutto finisce. L’eternità non finisce mai.


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

martedì 26 gennaio 2021

Circa i modernisti che si confessano "direttamente con Dio"

I santi, pur vivendo in maniera radicalmente evangelica, si confessavano spesso. I modernisti invece sono contrari alla confessione frequente, e spesso non si confessano mai o quasi mai, affermando che tanto Dio già conosce i nostri peccati, e che inoltre, essendo infinitamente buono, ci perdona lo stesso anche se non ci confessiamo. Qualche volta dicono persino che si confessano "direttamente con Dio", senza bisogno di confessarsi per mezzo di un sacerdote. È evidente che le loro teorie erronee sono frutto di un inganno diabolico per portare alla perdizione le anime. A tal proposito riporto un breve brano tratto dagli scritti di Don Dolindo Ruotolo.


Mi confesso con Dio.

Qualcuno può dire: - Sì, io vado in Chiesa, capisco che quello è il luogo della preghiera, ma quanto a confessarmi, non me ne parlate, perchè io lo fo direttamente con Dio. - Dice un caporale al suo sergente: - Non occorre che io dia conto a voi del mio drappello, lo farò direttamente col generale. - Che sciocchezza! Tu arrivi al generale, proprio per i gradi gerarchici, proprio per il tuo sergente. Se tu andassi alla presenza del generale t'impappineresti.

O piccolo uomo, come potresti confessarti direttamente con Dio, tu peccatore che gli ti sei reso nemico? Se Egli ti mostra la sua maestà, ne rimani fulminato, e se si nasconde e tace, non sei certo nè della tua confessione, nè del suo perdono.

Dio ha posto in terra i suoi rappresentanti, i Sacerdoti, muniti della sua autorità, ricchi della sua misericordia e capaci di comunicartela in modo più proporzionato alla tua piccolezza. Tu vai a confessarti, trovi un uomo, sei certo di quello che fai, deponi il fardello dei tuoi peccati, ne ricevi l'assoluzione, ne rimani consolato. Tu, povero fratello mio, non ti sei mai confessato bene?

Facci la prova, e vedrai quanta gioia e quanta pace te ne verrà.

Ti confidi facilmente con i tuoi amici, dici loro tutti i fatti tuoi, racconti le avventure più brutte e vergognose, eppure essi non ti danno la pace. Come puoi dire di non voler esporre i fatti tuoi al Confessore che ti rappresenta Dio, ti dà in suo nome la misericordia e la pace, e conserva nel suo cuore quello che gli hai detto senza dirlo a nessuno? Il Sacerdote è uomo come te, ma è rivestito dell'autorità e del carattere di Gesù Cristo; ti ascolta, ti assolve e ti consola in nome di Gesù, e ti rende novella creatura.

Ma chi è che trova difficoltà a confessarsi? L'esperienza non ci lascia dubbio in questo: è colui che ha cattive relazioni e vizi innominabili che non vuole troncare, è colui che dà il danaro a usura, che sfrutta gli altri o li defrauda, che fa il male e vive scioperatamente. l galantuomini, gli onesti e quelli di retta coscienza, non solo non hanno difficoltà a confessarsi, ma lo fanno con gioia.

Chi dice di confessarsi con Dio, in realtà non si confessa con nessuno, marcisce nei suoi peccati, e fa una pessima fine.


(Brano tratto da "Per il tuo interesse e per la tua vita", di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa).

Pensiero del giorno

E' un errore dei "modernisti" il dire che i tempi moderni esigono opere esterne e non tante preghiere; vita attiva e non contemplativa; che bisogna operare, lavorare, uscire dalla sacrestia, quasi che fosse tempo perduto quello impiegato a pregare! Essi, i "modernisti", lascerebbero anche il Breviario!


[Brano tratto dagli scritti di Padre Lorenzo Sales (1892-1972), zelante sacerdote missionario].

lunedì 25 gennaio 2021

Messa per i parenti defunti dei sostenitori del blog

Venerdì 29 gennaio verrà celebrata una Messa in suffragio dei parenti defunti dei sostenitori del blog, cioè di coloro che, anche solo una volta, mi hanno inviato una libera donazione per sostenere l'enorme lavoro che c'è dietro alla conduzione di questo blog che è uno dei più "antichi" (è sorto nel 2008) tra quelli in lingua italiana che parteggiano per la liturgia tradizionale.

Le anime del purgatorio si trovano in grave stato di necessità, pertanto sono molto grate per i suffragi che ricevono dai membri della Chiesa Militante, grazie ai quali ottengono un alleviamento delle atroci sofferenze che patiscono.

Ringrazio di cuore il celebrante, il quale è lui stesso uno dei più generosi finanziatori del blog. 

La "Confederazione cristiana" di stampo modernista

Dal Magistero del Sommo Pontefice Pio XI.

Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. [...] Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? [...] Come dunque si potrebbe concepire una Confederazione cristiana, i cui membri, anche quando si trattasse dell’oggetto della fede, potessero mantenere ciascuno il proprio modo di pensare e giudicare, benché contrario alle opinioni degli altri? E in che modo, di grazia, uomini che seguono opinioni contrarie potrebbero far parte di una sola ed eguale Confederazione di fedeli? Come, per esempio, chi afferma che la sacra Tradizione è fonte genuina della divina Rivelazione e chi lo nega?  [...] Da così grande diversità d’opinioni non sappiamo come si prepari la via per formare l’unità della Chiesa, mentre questa non può sorgere che da un solo magistero, da una sola legge del credere e da una sola fede nei cristiani; sappiamo invece benissimo che da quella diversità è facile il passo alla noncuranza della religione, cioè all’indifferentismo e al cosiddetto modernismo, il quale fa ritenere, da chi ne è miseramente infetto, che la verità dogmatica non è assoluta, ma relativa, cioè proporzionata alle diverse necessità dei tempi e dei luoghi e alle varie tendenze degli spiriti, non essendo essa basata sulla rivelazione immutabile, ma sull’adattabilità della vita. 

[...] non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono: a quella sola vera Chiesa di Cristo che a tutti certamente è manifesta e che, per volontà del suo Fondatore, deve restare sempre quale Egli stesso la istituì per la salvezza di tutti. Poiché la mistica Sposa di Cristo nel corso dei secoli non fu mai contaminata né giammai potrà contaminarsi, secondo le parole di Cipriano: «Non può adulterarsi la Sposa di Cristo: è incorrotta e pudica. Conosce una casa sola, custodisce con casto pudore la santità di un solo talamo ». [..] Volesse il cielo che toccasse a Noi quanto sinora non toccò ai nostri predecessori, di poter abbracciare con animo di padre i figli che piangiamo separati da Noi per funesta divisione; oh! se il nostro divin Salvatore « il quale vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità », ascoltando le Nostre ardenti preghiere si degnasse richiamare all’unità della Chiesa tutti gli erranti! Per tale obiettivo, senza dubbio importantissimo, disponiamo e vogliamo che si invochi l’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della divina grazia, debellatrice di tutte le eresie, aiuto dei Cristiani, affinché quanto prima ottenga il sorgere di quel desideratissimo giorno, quando gli uomini udiranno la voce del Suo divin Figlio « conservando l’unità dello Spirito nel vincolo della pace ». [...] Voi ben comprendete, Venerabili Fratelli, quanto desideriamo questo ritorno; e bramiamo che ciò sappiano tutti i figli Nostri, non soltanto i cattolici, ma anche i dissidenti da Noi: i quali, se imploreranno con umile preghiera i lumi celesti, senza dubbio riconosceranno la vera Chiesa di Cristo e in essa finalmente entreranno, uniti con Noi in perfetta carità.

[Brani tratti dall'Enciclica "Mortalium animos" di Pio XI].

Pensiero del giorno

Molti vogliono riformare la Chiesa, ma non vogliono riformare se stessi.


(Don Giacomo Alberione)

domenica 24 gennaio 2021

"Salesianizzare" il movimento tradizionale

Per attrarre le anime verso la Tradizione Cattolica è necessario che i militanti del "movimento tradizionale" aumentino gli sforzi per imitare lo stile apostolico di San Francesco di Sales basato sull'umiltà verso Dio e sulla dolcezza verso il prossimo.

Purtroppo, ci sono non pochi tradizionalisti che hanno un comportamento aspro, acido e troppo severo che allontana le anime dalla Tradizione. Per esempio, mi è stato riferito che certe monache legate alla Messa tridentina erano molto critiche nei confronti della loro ex priora, poiché costei aveva un atteggiamento misericordioso nei confronti dei peccatori. La vera misericordia non è quella dei modernisti, i quali giustificano gli atti peccaminosi, bensì quella dei veri seguaci di Gesù Cristo, come San Francesco di Sales e San Leopoldo Mandic, i quali con dolcezza e carità fraterna riuscivano a convincere le anime a staccarsi dal peccato e a riconciliarsi con Dio. Se avessero usato metodi aspri e "poco caritatevoli", difficilmente avrebbero convertito tante anime.

Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.”

Questa dolcezza bisogna praticarla specialmente coi poveri, i quali ordinariamente, poiché son poveri, son trattati aspramente dagli uomini. Bisogna praticarla anche con le persone ammalate, le quali si trovano afflitte dall'infermità, e per lo più sono poco assistite dagli altri. In maniera speciale bisogna adoperare la dolcezza nei confronti dei nemici. Vince in bono malum (Rom. XII, 21). Bisogna vincer l'odio con l'amore, e la persecuzione con la dolcezza; così han fatto i santi. Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo, quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti.

Il superiore deve usare tutta la benignità possibile con i suoi subordinati. Diceva San Vincenzo de' Paoli che per i superiori non vi è modo migliore per esser ubbiditi che utilizzando la dolcezza. Anche nel riprendere i difetti, il superiore deve utilizzare parole benigne. Un conto è il riprendere con fortezza, altro conto il riprendere con asprezza; bisogna talvolta riprendere con fortezza, quando il difetto è grave, e specialmente quando il colpevole è recidivo, ma bisogna evitare di avere asprezza ed ira, perché chi riprende con ira fa più danno che profitto. Se mai in qualche caso raro bisognasse dire qualche parola aspra per indurre il prossimo a comprendere la gravità del suo difetto, tuttavia bisognerebbe sempre lasciarlo con la “bocca dolce”, con qualche parola benigna. E quando capita che la persona che necessita di esser corretta è adirata, bisogna tralasciare momentaneamente la riprensione ed aspettare che cessi la sua collera, altrimenti la si provocherebbe a sdegnarsi maggiormente.

Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'amarezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Molti modernisti non credono alla Presenza Reale di Cristo nel Santissimo Sacramento!

Tempo fa una lettrice del blog mi ha inviato su Whatsapp un messaggio al quale ho risposto volentieri.


Buongiorno D.! Volevo dirti che ieri Gesù è stato esposto tutta la notte in una chiesa nel mio paese, sono andata a trovarlo e ho pregato anche per te.


Buongiorno! Sono molto contento del fatto che ami molto Gesù sacramentato. Purtroppo, a causa del modernismo molti non credono più alla Presenza Reale di Cristo nel Santissimo Sacramento, come insegnato infallibilmente dall'intramontabile Concilio di Trento. Infatti molta gente infetta dal morbo del modernismo, pensa erroneamente che l'Ostia consacrata sia solo un simbolo di Gesù, mentre la dottrina cattolica insegna che è davvero Gesù con tutto il Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Le sembianze (forma, sapore, colore, ecc.) rimangono quelle del pane, mentre la sostanza è tutto Gesù Cristo.

Ti ringrazio di cuore per avermi ricordato mentre adoravi il Redentore Divino. Si è trattato di un atto di carità fraterna nei miei confronti, del quale prima o poi verrai ricompensata da Dio stesso, il quale per giustizia è tenuto non solo a castigare il male, ma anche a premiare il bene compiuto da ciascuno. Nel Giorno del Giudizio saremo giudicati sulla carità, ossia l'amore soprannaturale che nasce da Dio.

Anche io oggi (e non solo oggi) ho pregato per te mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa. Ci tengo molto al tuo cammino di perfezione cristiana. Desidero che tu sia felice, e so che la tua felicità consiste essenzialmente nel conoscere, amare e servire il Signore nella speranza di andare ad amarlo in Cielo per tutta l'eternità.

Pensiero del giorno

Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole.


(San Francesco di Sales)

sabato 23 gennaio 2021

Pio XII e l'uso del latino nella Liturgia

Dall'Enciclica "Mediator Dei" di Papa Pio XII


Certo, la Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la sacra Liturgia, ferma restando l'integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze ed alle esigenze che si verificano nel corso del tempo; tuttavia è severamente da riprovarsi il temerario ardimento di coloro che di proposito introducono nuove consuetudini liturgiche [...] che non concordano con le leggi e le rubriche vigenti. Così, non senza grande dolore, sappiamo che accade non soltanto in cose di poca, ma anche di gravissima importanza [...].

L'uso della lingua latina come vige nella gran parte della Chiesa, è un chiaro e nobile segno di unità e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina. In molti riti, peraltro, l'uso della lingua volgare può essere assai utile per il popolo, ma soltanto la Sede Apostolica ha il potere di concederlo, e perciò in questo campo nulla è lecito fare senza il suo giudizio e la sua approvazione, perché, come abbiamo detto, l'ordinamento della sacra Liturgia è di sua esclusiva competenza.

Allo stesso modo si devono giudicare gli sforzi di alcuni per ripristinare certi antichi riti e Cerimonie. [...] È certamente cosa saggia e lodevolissima risalire con la mente e con l'anima alle fonti della sacra Liturgia, perché il suo studio, riportandosi alle origini, aiuta non poco a comprendere il significato delle feste e a indagare con maggiore profondità e accuratezza il senso delle cerimonie; ma non è certamente cosa altrettanto saggia e lodevole ridurre tutto e in ogni modo all'antico. Così, per fare un esempio, è fuori strada chi vuole restituire all'altare l'antica forma di mensa; chi vuole eliminare dai paramenti liturgici il colore nero; chi vuole escludere dai templi le immagini e le statue sacre; chi vuole cancellare nella raffigurazione del Redentore crocifisso i dolori acerrimi da Lui sofferti; chi ripudia e riprova il canto polifonico anche quando è conforme alle norme emanate dalla Santa Sede. [...] Questo modo di pensare e di agire, difatti, fa rivivere l'eccessivo ed insano archeologismo suscitato dall’illegittimo concilio di Pistoia, e si sforza di ripristinare i molteplici errori che furono le premesse di quel conciliabolo e ne seguirono con grande danno delle anime, e che la Chiesa, vigilante custode del «deposito della fede» affidatole dal suo Divino Fondatore, a buon diritto condannò. Siffatti deplorevoli propositi ed iniziative tendono a paralizzare l'azione santificatrice con la quale la sacra Liturgia indirizza salutarmente al Padre celeste i figli di adozione.

Meglio morire anziché tradire Gesù Cristo

Durante la guerra civile spagnola (1936 – 1939), nei territori occupati dalle milizie “rosse” (comunisti, anarchici, trotzkisti, ecc.), vi fu una sanguinaria persecuzione verso i cattolici che costò la vita a migliaia di persone innocenti, tra cui molti preti, frati, suore e persino alcuni vescovi.

Emblematico è il martirio di Padre José Gonzales, dei Carmelitani dell'Antica Osservanza. Nel 1936 venne arrestato dai rossi, i quali lo sottoposero ad un interrogatorio durante il quale gli promisero di salvargli la vita se avesse gridato “Viva il comunismo!”. Padre José rispose che poteva inneggiare solo a Cristo. Pertanto lo condussero in una piazza per essere fucilato. Mentre i miliziani avevano già il fucile puntato, il capo dei rossi gli propose per l'ultima volta di gridare “Viva il comunismo!” e sarebbe stato liberato. L'eroico frate carmelitano, gettatosi in ginocchio, allargò le braccia, e ad alta voce esclamò "Viva Cristo Re!".

Pochi istanti dopo, una raffica di proiettili si abbatteva di lui, troncando la sua giovane vita. Aveva solo 29 anni. Preferì la morte anziché tradire il Redentore Divino inneggiando ad una ideologia atea e inumana che ancora oggi nel mondo opprime circa un miliardo e mezzo di persone.

L'esempio dei martiri spagnoli ci incoraggi ad imitare il loro eroismo e a saper rispondere "Viva Cristo Re!" a coloro che vorrebbero indurci a rinnegare il Redentore Divino per seguire la relativista ed edonista mentalità che dilaga nell'odierna società secolarizzata.

Pensiero del giorno

È di moda oggi [...] giudicare, criticare, sradicare tutto ciò che non sa di novità, di moderno, di sovvertimento. [...] E il povero cristiano è sbalordito nel sentire tanta acredine spumata da certi comunistelli di sacrestie, nel sentire in ogni tono che tutto è arretrato. [...] In particolare il solo effetto che proviene dalla loro azione nel campo sociale è scardinare, scalzare, distruggere, radere al suolo, preparare insomma la strada... a chi? basta guardare a chi ha in mano le fila di questa devastazione. Noi diciamo, all'Anticristo, e non temiamo smentita: l'Anticristo per noi è chiunque sta per una società contro Dio o anche semplicemente senza Dio. E chi si allea o tende la mano verso costoro, obbedisce e spiana la strada, senza saperlo, all'Anticristo.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961].

venerdì 22 gennaio 2021

La fortezza


Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


Insegnami, o Signore, ad agire virilmente confidando in te. 

1 - « Il regno dei cieli si acquista con la forza » (Mt 11, 12). Non bastano le buone risoluzioni, i buoni desideri per farsi santi, occorre tradurli in pratica; ed è proprio in questa attuazione pratica che si incontrano le maggiori difficoltà, per cui spesso le anime si fermano scoraggiate o addirittura retrocedono dal cammino intrapreso. Sono anime deboli che si spaventano di fronte alla fatica, allo sforzo, alla lotta; sono anime cui manca, o per lo meno difetta, la virtù della fortezza. Questa virtù è appunto quella che ci rende capaci di affrontare e di sostenere qualsiasi difficoltà, qualsiasi disagio e sacrifìcio che possiamo incontrare nell’adempimento del dovere. Difficoltà e sacrifici che non mancheranno mai, perchè mentre « larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione,... stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita » (Mt. 7, 13 e 14). Quindi, come sarebbe un’illusione pretendere di trovare facile e comoda la via del bene, così sarebbe un’illusione pensare di poterla battere senza un assiduo esercizio della virtù della fortezza. Anzi, quanto più un’anima aspira a maggior perfezione, tanto più deve essere forte e coraggiosa, giacchè maggiori saranno le difficoltà che dovrà affrontare.

Quando Gesù ha voluto fare l’elogio del Precursore ha detto: « Che siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? » (Mt. 11, 7); no, il Battista non era un debole che poteva essere scosso dal vento delle difficoltà, ma un forte che, per difendere la legge di Dio, non ebbe timore d’incorrere nella disgrazia del suo re e seppe affrontare con coraggio anche il martirio. Altrove, parlando della vittoria sul male e sul demonio, Gesù ha tracciato l’elogio dell’uomo forte: « Quando un uomo forte, ben armato, custodisce l’ingresso di casa sua, quanto egli possiede è al sicuro » (Lc. 11, 21). E' l’immagine dell‘anima che ha la virtù della fortezza: essa è bene armata e nessuna lotta, nessuna tentazione, nessun ostacolo può spaventarla, anzi, malgrado tutto ciò rimane sicura e tranquilla poichè trae la sua forza da Dio stesso.

2 - « Sua Maestà - scrive S. Teresa d’Avila - vuole anime coraggiose, ed è loro molto amico, purchè camminino con umiltà, diffidando sempre di se stesse » (Vi. 13, 2). La fortezza cristiana non è temerarietà nè presunzione delle proprie forze, ma si basa su Dio e sui grandi doni che Egli ha elargiti all’uomo. Se l’uomo è nulla per se stesso, è però grande per quel che Dio l’ha fatto e gli ha donato, per la dignità altissima che gli ha conferita: nell’ordine naturale è stato preposto al governo del mondo, tutte le altre creature gli sono state sottoposte, ed egli deve servirsene per meglio conoscere ed amare Dio; nell’ordine soprannaturale ha ricevuto la vocazione altissima di figlio di Dio, chiamato da lui a partecipare alla sua vita ed alla sua beatitudine eterna. Per conseguire tale mèta gli è stata conferita la grazia, la quale non è solo vita e luce soprannaturale, ma è anche forza divina, forza infusa in lui proprio per sanare le debolezze della sua natura, per corroborare la sua volontà, onde renderlo capace di adempiere tutti i doveri inerenti alla sua vocazione. Nel battesimo, assieme alle altre virtù infuse, ha ricevuto la virtù della fortezza, partecipazione della fortezza divina, depositata nell’anima sua come un germe capace di svilupparsi fino a piena perfezione. Nei doni naturali e soprannaturali ricevuti da Dio, nella dignità altissima cui l’uomo è stato da Dio inalzato, sta quindi il fondamento della fortezza cristiana.

Se siamo deboli, ciò non proviene da insuffìcienza dei doni divini, ma dalla nostra insufficienza, ossia da non aver trafficato abbastanza i talenti di natura e di grazia che il Signore ci ha dati. E, se siamo forti, il merito non è nostro, ma di Dio che ci ha resi tali. Il cristiano è umile nella sua fortezza perchè sa che questa non scaturisce da lui come da fonte propria, ma dai doni che Dio gli ha dati, ed egli rimane sempre dipendente da Dio, tanto nella considerazione del suo nulla, come in quella della sua grandezza, tanto nella sua umiltà, come nella sua fortezza. Ecco perchè il Signore, pur amando le anime coraggiose, le vuole umili e sempre diffidenti di sè; ecco perchè lo Spirito Santo dice: « rinfrancati, fatti cuore e spera nel Signore » (Sal. 26, 14).



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Le pene della vita sono in realtà una valvola di sicurezza che impedisce al nostro orgoglio di giungere a tale pressione da scoppiare.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", Volume IX, Giobbe; scritto da Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]