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lunedì 27 gennaio 2020

Rilanciare l'apologetica

Ripubblico la lettera di un gentile lettore del blog che proponeva di rilanciare l'apologetica per debellare la pestilenziale eresia modernista. 


Carissimo  Cordialiter,
                                           seguo da tempo i tuoi blog: sei davvero un grande! I testi che pubblichi sono bellissimi, trasmettono un misterioso senso di meraviglia e stupore per l’antica Tradizione della Chiesa e portano l’animo ad amarla intensamente!...Scusami, non mi sono presentato: mi chiamo […], sono un ragazzo di 27 anni. 

[...] Lo scorso anno ho conseguito la laurea magistrale in scienze religiose e mi piacerebbe servire la causa della nostra fede come scrittore o giornalista. Si tratta di un campo d’azione delicato ma decisivo. Faccio dunque parte di quella “quinta colonna” della Tradizione da te più volte ricordata. A parer mio, la battaglia contro il modernismo può essere vinta in tre mosse.

In primo luogo è necessaria e quanto mai urgente una nuova apologetica. Un’apologetica convinta e agguerrita, come piacerebbe al cardinale Siri, magari sullo stile delle Letture Cattoliche di san Giovanni Bosco. I potenti media di ispirazione atea e laicista hanno infatti una forza preponderante. In maniera subdola sono capaci di uniformare le coscienze al pensiero anticristiano che li guida facendo apparire qualsiasi visione critica o alternativa come qualcosa di pericoloso. Essi mirano senza dubbio a gettare discredito sulla Chiesa Cattolica, ad infangarla in ogni modo, mettendo in piedi una costante “strategia del rimorso”. E non trovano alcuna resistenza in quest’opera nefasta. Descrivono così la storia cristiana come un concentrato di crimini contro l’umanità: le crociate, l’inquisizione, il caso Galileo, la caccia alle streghe, il colonialismo, il razzismo antisemita, la connivenza con i potenti a danno dei poveri…la Chiesa è accusata di tutto! Il Cattolicesimo, visto come un’essenza oscurantista, come il principale avversario delle libertà umane, è messo perennemente sul banco degli imputati. Ora, basterebbe una ricerca approfondita, una maggiore documentazione, studiare le fonti e non accontentarsi dei luoghi comuni, per demolire questo cumulo di menzogne ma, purtroppo, la tendenza a rappresentare ad ogni costo la storia cristiana come qualcosa di detestabile e vergognoso fa ampiamente breccia nell’animo dei semplici fedeli che iniziano quindi a perdere quel santo orgoglio di essere battezzati e di appartenere alla Sposa di Cristo. In tale ambito poi, i modernisti si allineano alla perfezione e nei seminari, nelle università, addirittura nelle parrocchie, diffondono la visione laicista e credono, così facendo, di svolgere un servizio alla Chiesa, di renderla più evangelica. 

Noi non possiamo stare a guardare, non possiamo permettere che la fede dei nostri padri venga oltraggiata in tal modo, che la memoria dei nostri santi della Chiesa Celeste sia fatta oggetto di disprezzo. Non posso accettare che il beato Pio IX, di immortale memoria, sia descritto sui libri di scuola, come un tiranno nemico del risorgimento quando a quei tempi era invece la massoneria a perseguitare con tutta la sua ferocia quanti amavano il Signore. Non posso accettare che il grande Pio XII venga accusato di essere complice del nazismo: è necessario annunciare con forza la Verità! Del resto, tutto ciò che di splendido l’Europa ha in sé, nell’ambito dell’arte, della musica, della cultura, dei valori, lo deve al Cristianesimo. Siamo dunque chiamati a ribattere colpo su colpo, a difendere la nostra santa religione per essere degni di militare sotto lo stendardo della croce.

In secondo luogo bisogna puntare con decisione sull’agiografia, ovviamente di stampo tradizionale. Come il male si diffonde tramite i cattivi esempi così anche il bene può conquistare attraverso il racconto delle virtù eroiche dei nostri santi. Nella società postmoderna occidentale si assiste quasi inerti, con senso di sconforto e di impotenza, al dilagare del male. Addirittura i modelli negativi sono proposti come figure vincenti, capaci di raggiungere e ottenere successo nella vita. Tuttavia, questa società anela al bene. A quel bene che solo il Cristianesimo può dare e di cui se ne sente terribilmente la mancanza. Ecco allora, abbiamo una foltissima schiera di eroi positivi da proporre e far conoscere. Le vite dei santi, proprio perché ne mettono in risalto la grandezza, allargano il cuore, sono balsamo per l’anima, ispirano pensieri sublimi, stimolano a grandi cose. Insomma, leggerle fa un gran bene: lo sperimento in prima persona. [...]

Infine c’è da combattere quel sincretismo religioso che, nato da un malinteso ecumenismo, si è diffuso e radicato in vasti ambiti della cultura cattolica. Si tratta di una questione di logica. Il Vangelo parla chiaro dicendo: “Andate e battezzate, fate discepoli tra tutte le genti”. Di conseguenza, il dialogo interreligioso deve avere come finalità quella della conversione alla Chiesa di Cristo. Così insegnavano gli Apostoli, così si comportarono i primi cristiani. Fu tale assoluta convinzione che permise al nostro credo di trionfare in tutto l’impero. Il dialogo perseguito con il semplice intento di dialogare, fatto secondo la matrice modernista, è antievangelico. E per di più, spiana la strada o all’agnosticismo o all’ideale massonico, quello in cui tutte le religioni si annullano a vicenda per confluire nell’unico, fumoso, credo della dea ragione o nel panteismo illuminista dell’ente supremo. La teologia dei modernisti porta dunque solo all’annichilimento dell’identità cattolica, alla negazione del Cristianesimo. Anzi, di fatto, il pensiero di questi teologi si inserisce a pieno titolo nel “processo delle negazioni”: il protestantesimo negò la Chiesa, il modernismo nega Cristo, il comunismo materialista giunge alla negazione stessa di Dio. 

Mio caro amico, sono convinto che attuando queste tre mosse il modernismo sarà debellato. Tuttavia, leggendo uno dei tuoi ultimi post, ho capito che non possiamo immaginare di ottenere il trionfo in una tale battaglia impiegando solo le nostre forze e capacità: è necessaria la preghiera, la fiducia in Dio, l’intercessione della Vergine SS.ma e una vita cristiana autentica. Purtroppo, ti confesso che in questi ambiti sono davvero carente. Spero che le mie riflessioni ti siano state di qualche utilità. Conto sulle tue preghiere e ti auguro ogni benedizione dal cielo perché l’opera che svolgi sia sempre più fruttuosa!

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno

La vocazione al Sacerdozio, non è soltanto una chiamata di Dio, ma è anche un'offerta che i genitori fanno al Signore di un loro figliuolo. […] Un giovane che non intende le vie di Dio, che non sa vivere soprannaturalmente, ch'è pieno di difetti deformanti il carattere, come l'ira, la gola, l'egoismo, o ch'è inclinato alle colpe impure, è escluso dalla divina vocazione […]. E' falsissimo però che sia chiamato al Sacerdozio solo chi non risente la lotta dei sensi; ed è falso che questa lotta sia un segno che Dio non chiama all'Altare. […] Chi ha avuto la grande grazia di darsi al Signore nel Sacerdozio, deve vivere da santo, osservando tutti gli ordini divini con amore e scrupolosa esattezza; deve affidare a Dio stesso la propria santificazione, guardando con ribrezzo il mondo che è per lui come la terra di oppressione, l'Egitto dal quale fu tratto.

[Brano di Don Dolindo Ruotolo tratto da “La Sacra Scrittura”, Volume II “Esodo – Levitico”, Apostolato Stampa].

domenica 26 gennaio 2020

Il Santo Sacrificio della Messa come mezzo di santificazione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I suoi effetti. a) Questo sacrifizio anzitutto glorifica Dio e lo glorifica in modo perfetto, perchè Gesù vi offre di nuovo al Padre, per mezzo del sacerdote, tutti gli atti di adorazione, di riconoscenza e d'amore che già offrì sul Calvario, atti di valore morale infinito. Offrendosi come vittima, afferma nel modo più espressivo il sovrano dominio di Dio su tutte le cose: è l'adorazione; dando se stesso a Dio in riconoscenza dei suoi benefici, gli rende una lode pari ai benefici: è il ringraziamento o culto eucaristico. Nulla quindi può impedire il conseguimento di quest'effetto, neppure l'indegnità del ministro; perchè il valore del sacrifizio non dipende essenzialmente da colui che l'offre come ministro secondario, ma dal pregio della vittima che viene offerta e dalla dignità del sacerdote principale che non è altri che Gesù Cristo stesso. Tal è l'insegnamento del Concilio di Trento quando dichiara che questa offerta purissima non può essere macchiata dall'indegnità o dalla malizia di coloro che l'offrono; che in questo divin sacrifizio è contenuto ed immolato, in modo incruento, quello stesso Cristo che sull'altare della Croce si è offerto in modo cruento. È quindi la stessa ostia e lo stesso sacrificatore quello che si offre ora pel ministero dei sacerdoti e quello che s'è offerto una volta sulla Croce: non c'è differenza che nel modo d'offrire la vittima. Perciò, quando assistiamo alla S. Messa e più ancora quando la celebriamo, rendiamo a Dio tutti gli omaggi che gli sono dovuti, nel modo più perfetto possibile, perchè facciamo nostri gli omaggi di Gesù vittima. -- Nè si dica che tutto questo non ha che far nulla con la nostra santificazione; quando noi glorifichiamo Dio, egli amorosamente si china verso di noi, e quanto più noi ci occupiamo della sua gloria, tanto più egli si occupa dei nostri spirituali interessi; molto dunque si fa per la nostra santificazione rendendogli i nostri ossequi in unione con la vittima divina che rinnova sull'altare la sua immolazione.

b) Il divin sacrifizio ha inoltre un effetto propiziatorio per la virtù stessa della sua celebrazione (ex opere operato, come dicono i teologi). Ed ecco in che senso: il sacrifizio, offrendo a Dio l'ossequio che gli è dovuto e un giusto compenso per il peccato, lo inclina a concederci, non direttamente la grazia santificante (il che è effetto proprio del sacramento), ma la grazia attuale e il dono della penitenza, e a rimetterci, quando siamo contriti e pentiti, i peccati anche più gravi. -- È nello stesso tempo sodisfattorio, nel senso che rimette infallibilmente ai peccatori pentiti una parte almeno della pena temporale dovuta al peccato, in proporzione delle disposizioni più o meno perfette con cui vi assistono. Ecco perchè, aggiunge il Concilio di Trento, può essere offerto non solo per i peccati, le sodisfazioni e i bisogni spirituali dei vivi, ma anche per quelli che son morti in Cristo senza avere sufficientemente espiato le loro colpe. È facile vedere quanto questo doppio effetto, propiziatorio e sodisfattorio, contribuisca al nostro progresso nella vita cristiana. Il grande ostacolo all'unione con Dio è il peccato; ottenere il perdono e farne sparire anche gli ultimi vestigi è quindi preparare un'unione sempre più intima con Dio: "Beati mundo corde quoniam ipsi Deum videbunt". Quale consolazione per i poveri peccatori di veder così cader il muro di separazione che li impediva di godere della vita divina!

c) La Messa è impetratoria nello stesso modo che è propiziatoria: ottiene quindi da Dio, per la virtù stessa del sacrifizio (ex opere operato), tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per santificarci. Il sacrifizio è una preghiera in azione, e Colui che al santo altare prega per noi con gemiti inenarrabili è Quegli stesso le cui preghiere sono sempre esaudite "exauditus est pro sua reverentia". Quindi la Chiesa, interprete autentica del pensiero divino, vi prega costantemente, in unione con Gesù sacrificatore e vittima (per Dominum nostrum Jesum Christum), per chiedere tutte le grazie di cui hanno bisogno i suoi membri alla salute dell'anima e alla salute del corpo, "pro spe salutis et incolumitatis suæ", per la salvezza e il progresso spirituale, sollecitando per i suoi fedeli, principalmente nella Colletta, la grazia speciale che corrisponde a ciascuna festa. E chiunque entra in questa corrente di preghiera liturgica, con le disposizioni volute, è sicuro d'ottenere per sè e per tutti quelli che gli premono le più copiose grazie.

È dunque chiaro che il santo sacrifizio della Messa contribuisce, con tutti i suoi effetti, alla nostra santificazione; e ciò tanto più efficacemente in quanto che noi non vi preghiamo da soli ma uniti a tutta la Chiesa e principalmente al Capo invisibile della Chiesa, a Gesù sacrificatore e vittima, che, rinnovando l'offerta del Calvario, chiede, per la virtù del suo sangue e per le sue suppliche, che le sue sodisfazioni e i suoi meriti ci vengano applicati.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928] 

Pensiero del giorno

Siamo chiamati non solo ad amar Dio, ma anche a farlo amare. Non ci basti dunque amare il Signore, ma adoperiamoci perché anche altri lo amino.


(San Vincenzo de' Paoli)

sabato 25 gennaio 2020

Messa per i finanziatori del blog e i loro familiari

Mercoledì 29 gennaio verrà celebrata una Santa Messa per chiedere a Dio la salvezza eterna delle anime dei sostenitori del blog (cioè di coloro che mi hanno inviato almeno una donazione, anche di modico valore, per consentirmi di poter continuare a dedicare molto tempo alla gestione dei miei blog, soprattutto a rispondere alle numerose e-mail dei lettori) e anche per la salvezza eterna dei loro familiari. Se i miei blog sono ancora in funzione e continuano a dare conforto a tante persone, il merito è anche dei lettori-sostenitori. Dio li ricompensi!

Il Santo Sacrificio del Redentore Divino verrà offerto alla Santissima Trinità da un sacerdote molto caritatevole. Che Dio ricompensi pure lui con la vita eterna!

L'eroica resistenza del movimento tradizionale

Una fedelissima lettrice del blog mi ha confidato di aver pianto a causa della drammatica situazione in cui versa l'orbe cattolico. Ecco quel che le dico per animarla al combattimento in difesa della fede.


Cara sorella in Cristo,
                                           ti scrivo con la speranza di poter esserti qualche aiuto spirituale.

La situazione generale della Chiesa è semplicemente drammatica a causa di abusi liturgici, rilassamento dei costumi, ambiguità, eresie, ecc., che dilagano tra preti e fedeli. Anche in passato ci sono stati dei periodi burrascosi, penso ad esempio all'epoca dell'eresia ariana e a quella dell'insurrezione luterana, ma la Chiesa è riuscita sempre a risollevarsi. Il Corpo Mistico di Cristo non può morire, e non morirà nemmeno questa volta. È stato lo stesso Redentore Divino a prometterci che le porte dell'inferno non prevarranno giammai.

Quella che stiamo vivendo è una prova di fedeltà a Dio. Quante sofferenze stiamo patendo! Ma è proprio nei momenti difficili che si prova la propria fedeltà al Signore. È facile essere cristiani quando tutto va bene, ma un'anima è nell'ora della sofferenza che dimostra di amare davvero Dio, sopportando eroicamente i patimenti e rimanendo fedele al Signore, senza volgersi indietro verso le lusinghe del mondo traditore.

“Militia est vita hominis super terram”, diceva il Santo Giobbe. È proprio così, la vita su questa terra è un continuo combattimento contro i nemici dell'anima. Però non dobbiamo rattristarci. “Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

L'antidoto alle ambiguità e alle eresie che circolano in giro sta nel nutrire la propria anima col Magistero perenne della Chiesa. Ti consiglio di nutrirti soprattutto degli insegnamenti di Pio XII, il quale non solo parlava chiaramente e confermava nella fede i cattolici, ma spesso usava anche un linguaggio combattivo che dona tanto entusiasmo nella battaglia spirituale. Il “Pastor Angelicus” è stato uno dei più grandi Condottieri della Chiesa Militante. Cerca di leggere tutto di Papa Pacelli, non solo le encicliche, ma anche i discorsi e i radiomessaggi. Ti daranno vigore all'anima!

Ovviamente puoi leggere anche il Magistero dei successori di Pio XII, per esempio l'interessante Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” circa l'importanza del latino nella Chiesa, l'Enciclica “Humanae Vitae”, l'Istruzione "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali", ecc.

Certo che fai bene a continuare ad andare alla Messa tridentina! Anzi, adesso ne hai bisogno più che in passato, perché hai la necessità di nutrire la tua anima con l'intramontabile Rito Romano antico, che con la sua ineffabile ricchezza dottrinale sprona al combattimento spirituale.

Non preoccuparti, non stai affatto cadendo nell'eresia, infatti tu stai soffrendo proprio perché vuoi rimanere ancorata agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa. Mica Dio può condannarti perché accetti gli insegnamenti perenni della Chiesa! I santi furono fedeli al Magistero, eppure vennero spesso perseguitati ferocemente (pensa ad esempio a Sant'Atanasio). Ma mentre loro adesso godono in Cielo il premio eterno, chissà che fine hanno fatto i loro persecutori.

Coraggio, non arrenderti! Continua a combattere la buona battaglia in difesa della Fede! Devi essere come un valoroso soldato che non indietreggia di fronte al nemico, ma continua a lottare con indomita volontà e intrepido coraggio fino alla vittoria. In questo momento tutti i cuori dei cattolici fedeli alla Tradizione hanno un solo desiderio: continuare a combattere la buona battaglia!  Noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo vincere! 

Alcuni diranno: “Ma come fai ad essere così certo della vittoria finale, visto che il movimento modernista dispone di ingenti mezzi materiali, mentre noi siamo quasi a mani nude?” Rispondo con le parole dell'eroico e intrepido Condottiero delle fulgide vittorie militari dei Maccabei: “quoniam non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). È proprio così, la nostra vittoria non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo! Certo, le difficoltà sono enormi, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria! Sursum corda!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Sub Christi Regis vexíllis militáre gloriámur!


Pensiero del giorno

Salvare, salvare, questa deve essere la preoccupazione di ogni sacerdote e di ogni cristiano, salvare le anime dall'eterna rovina, confortarle nel terreno cammino, aiutarle nelle stesse necessità della vita. Salvare perché non sia sperperato il prezzo del Sangue di un Dio, salvare perché una cosa tanto preziosa come un'anima non sia miseramente perduta.

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].

venerdì 24 gennaio 2020

La fortezza


Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


Insegnami, o Signore, ad agire virilmente confidando in te. 1 - « Il regno dei cieli si acquista con la forza » (Mt 11, 12). Non bastano le buone risoluzioni, i buoni desideri per farsi santi, occorre tradurli in pratica; ed è proprio in questa attuazione pratica che si incontrano le maggiori difficoltà, per cui spesso le anime si fermano scoraggiate o addirittura retrocedono dal cammino intrapreso. Sono anime deboli che si spaventano di fronte alla fatica, allo sforzo, alla lotta; sono anime cui manca, o per lo meno difetta, la virtù della fortezza. Questa virtù è appunto quella che ci rende capaci di affrontare e di sostenere qualsiasi difficoltà, qualsiasi disagio e sacrifìcio che possiamo incontrare nell’adempimento del dovere. Difficoltà e sacrifici che non mancheranno mai, perchè mentre « larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione,... stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita » (Mt. 7, 13 e 14). Quindi, come sarebbe un’illusione pretendere di trovare facile e comoda la via del bene, così sarebbe un’illusione pensare di poterla battere senza un assiduo esercizio della virtù della fortezza. Anzi, quanto più un’anima aspira a maggior perfezione, tanto più deve essere forte e coraggiosa, giacchè maggiori saranno le difficoltà che dovrà affrontare.

Quando Gesù ha voluto fare l’elogio del Precursore ha detto: « Che siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? » (Mt. 11, 7); no, il Battista non era un debole che poteva essere scosso dal vento delle difficoltà, ma un forte che, per difendere la legge di Dio, non ebbe timore d’incorrere nella disgrazia del suo re e seppe affrontare con coraggio anche il martirio. Altrove, parlando della vittoria sul male e sul demonio, Gesù ha tracciato l’elogio dell’uomo forte: « Quando un uomo forte, ben armato, custodisce l’ingresso di casa sua, quanto egli possiede è al sicuro » (Lc. 11, 21). E' l’immagine dell‘anima che ha la virtù della fortezza: essa è bene armata e nessuna lotta, nessuna tentazione, nessun ostacolo può spaventarla, anzi, malgrado tutto ciò rimane sicura e tranquilla poichè trae la sua forza da Dio stesso.

2 - « Sua Maestà - scrive S. Teresa d’Avila - vuole anime coraggiose, ed è loro molto amico, purchè camminino con umiltà, diffidando sempre di se stesse» (Vi. 13, 2). La fortezza cristiana non è temerarietà nè presunzione delle proprie forze, ma si basa su Dio e sui grandi doni che Egli ha elargiti all’uomo. Se l’uomo è nulla per se stesso, è però grande per quel che Dio l’ha fatto e gli ha donato, per la dignità altissima che gli ha conferita: nell’ordine naturale è stato preposto al governo del mondo, tutte le altre creature gli sono state sottoposte, ed egli deve servirsene per meglio conoscere ed amare Dio; nell’ordine soprannaturale ha ricevuto la vocazione altissima di figlio di Dio, chiamato da lui a partecipare alla sua vita ed alla sua beatitudine eterna. Per conseguire tale mèta gli è stata conferita la grazia, la quale non è solo vita e luce soprannaturale, ma è anche forza divina, forza infusa in lui proprio per sanare le debolezze della sua natura, per corroborare la sua volontà, onde renderlo capace di adempiere tutti i doveri inerenti alla sua vocazione. Nel battesimo, assieme alle altre virtù infuse, ha ricevuto la virtù della fortezza, partecipazione della fortezza divina, depositata nell’anima sua come un germe capace di svilupparsi fino a piena perfezione. Nei doni naturali e soprannaturali ricevuti da Dio, nella dignità altissima cui l’uomo è stato da Dio inalzato, sta quindi il fondamento della fortezza cristiana.

Se siamo deboli, ciò non proviene da insuffìcienza dei doni divini, ma dalla nostra insufficienza, ossia da non aver trafficato abbastanza i talenti di natura e di grazia che il Signore ci ha dati. E, se siamo forti, il merito non è nostro, ma di Dio che ci ha resi tali. Il cristiano è umile nella sua fortezza perchè sa che questa non scaturisce da lui come da fonte propria, ma dai doni che Dio gli ha dati, ed egli rimane sempre dipendente da Dio, tanto nella considerazione del suo nulla, come in quella della sua grandezza, tanto nella sua umiltà, come nella sua fortezza. Ecco perchè il Signore, pur amando le anime coraggiose, le vuole umili e sempre diffidenti di sè; ecco perchè lo Spirito Santo dice: « rinfrancati, fatti cuore e spera nel Signore » (Sal. 26, 14).



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole.


(San Francesco di Sales)

giovedì 23 gennaio 2020

Insegnare ai bambini la preghiera spontanea

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


Racconta un parroco che un bambino povero, avendo la mamma ammalata in una misera soffitta, scrisse una lettera al suo Papà del Cielo e la imbucò nella cassetta delle elemosine. Tra i soldi delle offerte il parroco trovò quella lettera. Commosso da tanta ingenuità, andò all'indirizzo segnato sulla busta per portare un po' di aiuto. Fu così che il buon Dio esaudì la preghiera di quel bambino, che ebbe sempre più fiducia nel Signore e nell'efficacia della preghiera.

Un altro povero bambino di sette anni, credendo di essere solo in chiesa, stando vicino al Tabernacolo ripeteva: "Gesù, sii Tu mio padre. Gesù, sii Tu mio padre". Un signore che, non visto dal bambino, stava pregando lì vicino, gli si avvicinò e gli disse:

-Perché chiedi a Gesù di farti da padre?
-Sono rimasto orfano, non ho più nessuno. Pochi giorni fa è morto mio papà, e morendo mi ha raccomandato: "Prega Gesù perché ti faccia da papà".

Quel signore, commosso, gli disse:

-Il Signore ha esaudito la tua preghiera. Tu hai perduto il papà e io ho perduto il mio unico figlio. Se vuoi venire con me, io sarò il tuo papà, in nome di Gesù!


LA SAPIENZA DEI BAMBINI

Il bambino innocente tende naturalmente a Dio: è un'inclinazione che gli è stata messa nell'anima da Dio stesso nel Battesimo. Il bambino sente Dio, gusta Dio e, se lo si fa riflettere, se si eleva la sua mente e il suo cuore a Dio, ascolta volentieri quando si parla di Lui, e sarà portato a parlargli più spesso di quanto immaginiamo.

[...]

IL RISCHIO DI PERDERE DIO

A un papà o a una mamma fa piacere vedere il loro bambino che si avvicina spontaneamente, non per recitare un complimento imparato a memoria, ma per dire parole di affetto che gli escono dal cuore: "Mamma, quanto sei buona; ti voglio tanto bene... Papà, grazie per il bel giocattolo che mi hai comperato...".

Un papà mi raccontava, commosso, che suo figlio, al quale in occasione del suo compleanno aveva regalato un orologio, ogni tanto, durante il pranzo, si alzava e gli saltava al collo con mille espressioni affettuose come il cuore gli dettava, per esprimergli la sua gioia e la sua riconoscenza per il dono ricevuto.

Anche il Signore regala continuamente ai bambini, suoi figli carissimi, molti doni. E come potrebbe non gioire nel sentirsi ripetere da loro espressioni affettuose di riconoscenza che partono dal cuore, spontanee, e non sempre e solo delle formule imparate a memoria?

Che diremmo di un bambino che si limitasse a ripetere espressioni imparate a memoria da un libro, e non avesse mai una parola tutta sua, neanche in casa con i familiari?

Se non educhiamo i nostri bambini alla preghiera spontanea li priviamo, e con loro priviamo il Signore, di una grande gioia e lasciamo in essi una lacuna che rischia di non colmarsi più. Fatti adulti, troveranno come ostacoli sul loro cammino gli affari e le passioni... e se non sono stati abituati fin da piccoli a usare un linguaggio familiare con Dio, non ne sentiranno il bisogno e consumeranno i loro giorni nella freddezza verso il Signore, "arrangiandosi" come potranno, vivendo da illusi o da disperati, ma comunque in modo sterile e dannoso. E quanti ce ne sono in queste condizioni...!

Se si comincia a studiare una lingua da adulti, non si arriverà mai a una pronuncia perfetta. Così, se con Dio non si impara il linguaggio del cuore fin da bambini, è molto difficile impararlo da adulti.


INSEGNIAMO LA PREGHIERA SPONTANEA

Quando il bambino ha qualche pena, va spontaneamente dalla mamma e in lei cerca aiuto e conforto. Talvolta la mamma lo invita a rivolgersi al papà, se questi può fare qualcosa di più che lei non può fare.

E perché allora non suggerire al bambino di ricorrere anche al Signore e alla Madonna quando ha qualche bisogno, specialmente spirituale, qualche grazia da chiedere o qualche difficoltà da superare? Suggeriamo al bambino di pregare, di domandare ciò che desidera. Così più tardi, da adulto, quando avrà bisogno di qualunque cosa, di riuscire in qualche impresa, saprà a Chi rivolgersi per ottenere luce e forza nei suoi problemi.

Se invece, come già detto, è stato solo educato a dire meccanicamente qualche formula, senza mai conversare intimamente con Dio, a tu per tu, con espressioni sue, più tardi o lascerà del tutto quelle formule, a cui non ha mai dato grande importanza, e che ritiene cose da bambini o da vecchi, o continuerà a dirle senza attenzione, perché non gli ispirano alcuna fiducia, né elevano il suo cuore a Dio, a cui non è mai stato abituato a parlare con la confidenza di un figlio.

E così abbiamo uomini e donne che, mentre da bambini sulle ginocchia della mamma hanno pregato, nell'uso comune dell'espressione, cioè hanno detto delle preghiere, da adulti non pregano più, e vivono senza Dio! Le formule che dicevano da bambini, senza riflettervi, mancavano di calore, e per questo sono rimaste lettera morta per il loro cuore, e non hanno dato vita all'anima. È così che, pian piano, si è spento il gusto di Dio, donato da Dio stesso nel giorno del Battesimo.

[...]


INSEGNIAMO A PREGARE CON LE FORMULE

Che fare dunque? Non insegnare più ai bambini le solite formule di preghiere? No, sarebbe una conclusione sbagliata. La preghiera usuale, espressa con le formule è utile, anche perché può fornire un'ottima base alla preghiera spontanea.

Gesù ci ha insegnato la più sublime formula di preghiera. La Chiesa, nostra Madre e Maestra, prega per tutti, con formule comuni, e ci esorta a ripeterle con i suoi ministri.

Dobbiamo dunque far imparare e far dire le preghiere tradizionali, cercando, ovviamente, che non si riducano ad essere solo parole ripetute meccanicamente.

Bisogna far riflettere i bambini sul significato di quelle parole, perché, quando le recitano, accompagnino con la mente e col cuore ciò che dicono con la bocca.


[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]


lll

Pensiero del giorno

Il Signore come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia ci insegna.


(Papa Pio XII, Enciclica “Datis Nuperrime”, 5 - 11 - 1956)

mercoledì 22 gennaio 2020

I cattolici che non si arresero

Coloro che amano davvero la Chiesa Cattolica, ossia il Corpo Mistico di Cristo, hanno il cuore in lacrime a causa del tradimento di coloro che invece di difendere a spada tratta i valori non negoziabili, hanno tradito la Dottrina Cattolica e sono passati armi e bagagli nello schieramento dei seguaci del relativismo dogmatico e morale, guadagnandosi così l'applauso dei mondani di tutte le risme.

Ma questa non è l'ora delle recriminazioni, questa è l'ora del dovere e del sacrificio, l'ora nella quale, più che mai, bisogna trasformare la fede in azione e continuare a combattere strenuamente la buona battaglia della fede per risollevare la bandiera della cattolicità ammainata e macchiata dall'onta del tradimento dei modernisti.

Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica non cerchiamo compromessi inaccettabili sulla Dottrina per accaparrarci gli applausi del mondo. Ci rifiutiamo di rinnegare i valori, le tradizioni, la dottrina dell'immortale Chiesa Cattolica! Siamo pronti a tutto pur di non tradire la nostra fede. Bisogna resistere ad oltranza, ricordando le gesta eroiche dei martiri, i quali preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. La mentalità mondana avanza nella società e sembra travolgere tutto ciò che è sacro, ma nulla è perduto se lo spirito della riscossa è pronto e se la volontà non piega. Ricordiamoci dei tempi dell'eresia ariana che sembrò sul punto di travolgere la Chiesa, la quale fu salvata da Sant'Atanasio e dagli eroici difensori della buona dottrina, che tennero alto il suo nome in faccia al mondo e al nemico. Tutti i combattenti del “fronte della Tradizione” devono prendere coscienza del grave e glorioso compito a loro affidato, che consiste nel sacro dovere di continuare a lottare la buona battaglia della fede, senza mai retrocedere di un passo!

Se resteremo fedeli al Magistero Perenne, il nostro esempio riaccenderà la speranza nei cuori di quei fedeli che si sono sbandati a causa del tradimento di coloro che hanno il prurito delle novità, i quali hanno fatto praticamente “fronte comune” coi nemici della Chiesa. Lo so, è difficile vivere fedelmente il Vangelo, subendo le critiche e le persecuzioni dei mondani, ma con la grazia di Dio è possibile perseverare.  Un giorno i fedeli che avranno perseverato nella fedeltà alla Tradizione saranno ricordati come “i cattolici che non si arresero”.

Pensiero del giorno

Finiscila con queste vane apprensioni. Ricordati che non è il sentimento che costituisce la colpa ma il consenso a siffatti sentimenti. La sola volontà libera è capace di bene o di male. Ma quando la volontà geme sotto la prova del tentatore e non vuole ciò che le viene presentato, non solo non vi è colpa, ma vi è la virtù.

(San Pio da Pietrelcina).

martedì 21 gennaio 2020

Morte di un massone

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Era prossimo a morire un commendatore, che era massone. Avrebbe potuto rimettersi nell'amicizia dei Signore, almeno al termine dei suoi giorni!

Io corsi ad assisterlo; ma il figlio, un avvocato, me lo impedì. Rimasi nell'anticamera.

- Perchè non volete che io assista vostro padre?

- Ha la piena conoscenza. Ha detto il medico che ha solo degli istanti di vita. Vedere il Prete vuol dire la fine.

Sopraggiunse un altro Sacerdote, amico di famiglia; neppure lui fu ammesso al capezzale dell'ammalato. Andai a chiamare un terzo Sacerdote... Eravamo tre Ministri di Dio disposti a salvare quella anima... e non fu possibile! Il commendatore morì, come un cane!...

Dove sarà andata l'anima del massone? Forse a quest'ora sarà tormentata nell'inferno, per colpa del figlio... per la sua pietà crudele!...

Quando, dopo venti anni, andai a visitare il Cimitero ed entrai nella Cappella del commendatore, a vedere anche la tomba del figlio, dell'avvocato... pietoso..., mi fermai pensieroso e triste: Come ti sarai trovato, o avvocato, al tribunale di Dio?... Sei salvo?... Non fu tua la colpa se tuo padre morì lontano da Dio? A che cosa giova questa Cappella ed i suffragi che si fanno a te ed a tuo padre?...

Quanti di questi dolorosi esempi potrei narrare!


L'ultima malattia

L'ultima malattia suole essere una grazia che Iddio concede nella sua misericordia, per purificare i buoni e per richiamare i traviati.

A Gesù interessa che le anime si salvino, perchè per esse è morto; interessa pure che giungano in Cielo ricche di meriti e che stiano in Purgatorio il meno possibile. Per ottenere ciò si serve delle malattie, specialmente dell'ultima, che d'ordinario è la più dolorosa.

Un giorno Gesù disse a Josefa Menendez: Ti lascio la mia Croce. Ho bisogno che tu soffra per un'anima.

- E' qualche peccatore?

- No, è un'anima a me tanto cara. E' nelle ultime ore di vita e sto intensificando le sue sofferenze per purificarla di certe colpe leggere e per aumentare i suoi meriti per l'eternità. -

L'esempio fa comprendere l'amoroso lavorìo ed interessamento di Gesù per i moribondi.

Ai fedeli si presentano ora dei suggerimenti, per assistere con frutto gli ammalati gravi. Quanti sono sfuggiti all'inferno, per opera di pie persone che li hanno saputi assistere in punto di morte!


I buoni sul letto di morte

Quando stanno per morire quelli che son vissuti nel timore di Dio, è facile parlare a loro per suggerire buoni pensieri, però senza stancarli.

A questa categoria di anime si raccomandi di fare, almeno con il pensiero, atti di amor di Dio, di rassegnazione completa alla divina volontà, di pensare a Gesù in Croce ed alla Vergine Addolorata.

Si preghi per essi, perchè il demonio suole sferrare degli attacchi terribili in quel momento, nella speranza di vincerli o con la disperazione o con la superbia. Sappiamo che le persone più sante sono state le più assalite dal demonio nell'ora della morte. Però la Madonna assiste i suoi figli; e chi l'ha onorata in vita, si accorge subito della sua protezione.

Versare dell'Acqua Benedetta sul letto degli agonizzanti ed accendere la candela della Candelora, serve a tener lontano il demonio.

Un assalto diabolico terribile ebbe una mia parente intima; aveva trascorso gli ottanta e più anni nel servizio del Signore e nella verginità. Parecchi demoni le si presentarono per tentarla ed allora implorò aiuto. I presenti aspersero l'ambiente con l'Acqua Santa, posero sul letto una immagine della Madonna e pregarono. Sparirono i brutti ceffi. La morente, raccogliendo un po' di fiato, disse: Vi ringrazio! Se ne sono andati! Il più grande favore che io abbia ricevuto in vita mia, è stato l'aiuto che ora mi avete dato!


Come comportarsi in certi casi

Tante famiglie vivono nell'indifferenza e nell'ignoranza religiosa. In caso di grave malattia, non si danno pensiero di chiamare il Sacerdote; però se qualcuno dicesse una buona parola e raccomandasse di aiutare l'infermo spiritualmente, cederebbero con facilità.

Quando perciò si viene a conoscenza di un ammalato grave, o parente, o amico, o vicino di casa, si faccia una visita di convenienza e poi si dica: Il Signore in casa non viene per male! Se l'ammalato si comunica, può anche ricevere la grazia della salute. Chiamate il Sacerdote, che pregherà per lui. Noi non siamo dei pagani; abbiamo la fede in Dio! -

Dopo tali ragionamenti, è facile far ricevere i Conforti Religiosi.

Può avvenire che l'infermo voglia il Sacerdote e che qualche familiare si opponga. In tal caso ci vuole prudenza e carità. Conviene avvisare segretamente il Parroco o altro zelante Sacerdote, affinchè trovi la via per giungere all'infermo.

Anni or sono una donna mi disse: Nella vicina campagna c'è una vecchietta in gravi condizioni; alcuni della famiglia non vogliono chiamare il Prete. -

Senza mettere tempo in mezzo, mi avviai a quella campagna, con la scusa di una passeggiata. Feci una sosta davanti all’abitazione dell'inferma e chiesi ad una donna che stava sulla soglia: Sapreste indicarmi la via che porta a quella data contrada? - Dopo mi fermai a chiacchierare di altre cose, finchè entrai in casa.

- Se permettete, vorrei riposarmi un poco! -

Mi fu concesso. Dopo qualche istante potei entrare nella stanza dell'ammalata. Domandai ed ottenni di poterla confessare.

- Sì, Reverendo; è difficile avere qui un Prete! Voglio approfittare di questa combinazione! -

Diedi l'assoluzione, il Viatico e l'Olio Santo. Quando stavo per lasciare l'inferma, sopraggiunse la nuora. Mi diede uno sguardo felino e chiese sottovoce ai familiari: Chi ha chiamato questo Prete?... Come ha fatto a sapere che la suocera sta per morire?... Chi avrà avuto il prurito di interessarsi?... -

Io finsi di non sentire e conclusi: Permettetemi che continui la mia via! - La stessa notte la vecchietta era cadavere.

Se quella pia donna non mi avesse informato del caso, dove sarebbe a quest'ora l'anima di quella defunta?...


[Brani tratti da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli]

Pensiero del giorno

Per far regnare Cristo nessuna cosa è più necessaria quanto la santità del clero.


(San Pio X)

lunedì 20 gennaio 2020

Criticare il modernismo è un atto di carità

I militanti del fronte modernista ci accusano ingiustamente di fomentare le divisioni nella Chiesa. In realtà ad alimentare le divisioni sono loro con le eresie e con l'accanita persecuzione nei confronti di noi cattolici colpevoli di voler restare fedeli alla Tradizione.

Criticare gli errori e la barbarie del movimento modernista non costituisce peccato, anzi è un atto di carità. San Francesco di Sales nel suo celebre capolavoro "Filotea" esorta la sua figlia spirituale a parlare male dei nemici della Chiesa, perché è un atto di carità gridare "al lupo" quando tenta di sbranare le pecore. San Pio X nell'enciclica "Pascendi Dominici gregis" afferma che non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti come i più pericolosi nemici della Chiesa. 

Dunque, bisogna continuare a gridare "al lupo", dobbiamo aprire gli occhi a tanta gente che ingenuamente si è lasciata ingannare dai mostruosi errori del modernismo, per esempio alle dottrine eretiche di quei teologi che negano la Risurrezione di Cristo, la Presenza Reale di Gesù nel Santissimo Sacramento, la verginità perpetua della Madonna, l'eternità dell'inferno, l'esistenza del purgatorio, l'essenza sacrificale della Messa, e tante altre verità di fede.

Grazie ad internet abbiamo strappato il bavaglio mediatico che i modernisti ci avevano stretto alla bocca e stiamo riuscendo a propagare la buona dottrina, la quale sta affascinando sempre più persone. Ormai il movimento tradizionale è un fiume in piena che sta dilagando e spazzando via le barricate delle anziane e demoralizzate truppe moderniste.

Pensiero del giorno

Non chiamate divertimento una giornata che lascia rimorsi nel cuore.


(Don Bosco)

domenica 19 gennaio 2020

Le virtù teologali, le virtù morali, e i doni dello Spirito Santo

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).

a) [Le virtù teologali] hanno Dio per oggetto materiale e qualche attributo divino per oggetto formale. La fede ci unisce a Dio, suprema verità, e ci aiuta a veder tutto e a tutto giudicare alla divina sua luce. La speranza ci unisce a Colui che è la sorgente della nostra felicità, sempre pronto a versare su noi le sue grazie per compiere la nostra trasformazione ed aiutarci col suo potente soccorso a fare atti di confidenza assoluta e di filiale abbandono. La carità ci eleva a Dio sommamente buono in se stesso; e, sotto il suo influsso, noi ci compiacciamo delle infinite perfezioni di Dio più che se fossero nostre, desideriamo che siano conosciute e glorificate, stringiamo con Lui una santa amicizia, una dolce familiarità e così diventiamo ognor più a lui somiglianti. Queste tre virtù teologali ci uniscono dunque direttamente a Dio.

 b) Le virtù morali, che hanno per oggetto un bene onesto distinto da Dio e per motivo l'onestà stessa di quest'oggetto, favoriscono e perpetuano questa unione con Dio, regolando le nostre azioni in modo che, non ostante gli ostacoli che si trovano dentro e fuori di noi, tendano continuamente verso Dio. Così la prudenza ci fa scegliere i mezzi migliori per tendere al nostro fine soprannaturale. La giustizia, facendoci rendere al prossimo ciò che gli è dovuto, santifica le nostre relazioni coi nostri fratelli in modo da avvicinarci a Dio. La fortezza arma l'anima nostra contro la prova e la lotta, ci fa sopportare con pazienza i patimenti e intraprendere con santa audacia le più rudi fatiche per procurare la gloria di Dio. E, poichè il piacere colpevole ce ne distoglierebbe, la temperanza modera il nostro ardore pel piacere e lo subordina alla legge del dovere. Tutte queste virtù hanno dunque per ufficio di allontanare gli ostacoli e anche di somministrarci mezzi positivi per andare a Dio.


Dei doni dello Spirito Santo.

[...]

I doni, senza essere più perfetti delle virtù teologali e specialmente della carità, ne perfezionano l'esercizio. Così il dono dell'intelletto ci fa penetrare più addentro nelle verità della fede per scoprirne i reconditi tesori e le arcane armonie; quello della scienza ci fa considerare le cose create nelle loro relazioni con Dio. Il dono del timore fortifica la speranza, staccandoci dai falsi beni di quaggiù, che potrebbero trascinarci al peccato e ci accresce quindi il desiderio dei beni celesti. Il dono della sapienza, facendoci gustare le cose divine, aumenta il nostro amore per Dio. La prudenza è grandemente perfezionata dal dono del consiglio, che ci fa conoscere, nei casi particolari e difficili, ciò che è o non è espediente di fare. Il dono della pietà perfeziona la virtù della religione, che si connette colla giustizia, facendoci vedere in Dio un padre che siamo lieti di glorificare per amore. -- Il dono della fortezza compie la virtù dello stesso nome, eccitandoci a praticare ciò che vi è di più eroico nella paziente costanza e nell'operare il bene. Infine il dono del timore, oltre che facilita la speranza, perfeziona pure in noi la temperanza, facendoci temere i castighi e i mali che risultano dall'amore illecito dei piaceri.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno

Circa la carità, mi studierò di rendermi veramente segnalato nel pratico esercizio di essa coll'essere sempre affabile, dolce, urbano, delicato, pieno di cortesia e di delicatezza con tutti e nelle singole circostanze. 


[Proposito fatto durante gli esercizi spirituali del 1939 da Padre Felice Maria Cappello S. J. - 1879-1962]

sabato 18 gennaio 2020

Truccarsi moderatamente non è peccato

Una signora mi ha confidato di non sentirsi a posto dinanzi a Dio poiché non utilizza il velo quando sta in casa o quando cammina per strada. Mi ha parlato anche a riguardo del fatto che spesso le donne utilizzano i cosmetici per truccarsi. Ecco la mia risposta.

Cara sorella in Cristo, 
premetto che anche io vorrei tanto che le donne utilizzassero sempre degli abiti che tutelino il proprio pudore e che non siano di scandalo, cioè che non provochino gli uomini a commettere dei peccati. 

Per quanto riguarda l'utilizzo del velo fuori dalle chiese penso che sarebbe stato bello se questa usanza fosse rimasta in voga tra le donne cristiane, ma non penso che tu debba sentirti in colpa se non lo utilizzi. Possiedo vari libri di Teologia Morale scritti da autori di sicura fede, ma non ho mai letto che sia obbligatorio per le donne utilizzare il velo fuori dalle chiese (attualmente non è più obbligatorio nemmeno usarlo in chiesa, anche se spero che ritorni in auge questa pia usanza). 

Santa Zelia Guerin, Santa Teresa di Lisieux (prima di entrare in monastero), Santa Gemma Galgani e altre sante non utilizzavano il velo in casa o quando camminavano per strada, come dimostrano le foto in cui sono state immortalate. Santa Gemma era una mistica che parlava con Gesù, la Madonna e l'angelo custode, ma non ricordo che qualcuno di loro le disse che doveva usare sempre il velo (altrimenti lo avrebbe fatto). Ovviamente, se una donna desidera andare in giro col foulard sul capo, è libera di farlo, ma non deve sentirsi in colpa se non lo usa.

Anche io, come te, ho notato che molte donne musulmane si vestono in modo più castigato delle donne cristiane. Spero tanto che anche tra le seguaci di Cristo si diffondano delle mode più oneste. Ecco cosa c'è scritto su un vecchio manuale di Teologia Morale al riguardo della moda femminile: "In sé la moda femminile non è cattiva; è giusto, infatti, che la donna sia accurata nei suoi modi di vestire, adattandosi ai tempi ed ai luoghi; ma se la moda è invereconda e indecente è peccaminosa perché serve all'eccitazione dei sensi". Per quanto riguarda l’uso degli ornamenti femminili (cosmetici), lo stesso manuale afferma: "Non è peccato, invece, servirsi moderatamente degli ornamenti maggiormente in uso, in modo particolare se servono a nascondere qualche difetto del corpo" (brani tratti da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., edito dalle Edizioni Paoline nel 1964).

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, ti saluto in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

La tiepidezza del popolo cristiano [...] dipende dall'indifferenza dei Pastori e dalla loro mancanza di fervore soprannaturale.

[Pensiero tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo al Libro dell'Apocalisse, Apostolato Stampa].

venerdì 17 gennaio 2020

La giustizia infinita

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fammi conoscere le bellezze della tua giustizia e insegnami ad amarla con zelo e con fiducia.

[...] La misericordia è l’effusione del sommo Bene che comunica la sua bontà alle creature; la giustizia è lo zelo che difende i diritti di questo sommo Bene che deve essere amato sopra tutte le cose. In questo senso la giustizia interviene quando la creatura, calpestando i diritti di Dio, invece di amarlo e di onorarlo, l’offende. Ecco allora il castigo che punisce il peccatore, castigo che è frutto della giustizia, ma che nello stesso tempo è frutto della misericordia: «perché Dio castiga colui che ama» (Pro. 3, 12). Dio, infatti, non castiga il peccatore per annientarlo, ma per indurlo alla conversione: è proprio così che in questa vita le disposizioni della giustizia divina sono sempre ordinate alla misericordia, ossia hanno sempre lo scopo di mettere il peccatore in condizione di approfittare della divina misericordia. Perciò, anche quando Dio punisce, è sempre misericordioso; i suoi castighi non sono mai solo punizioni, ma sono anche e soprattutto rimedi per sanare le anime nostre dal peccato. Rimangono puramente punizioni soltanto per chi non vuole in nessun modo convertirsi. 

Così nella nostra vita spirituale è tutto un alternarsi, un intrecciarsi di misericordia e di giustizia. Per misericordia Dio ci offre la sua amicizia divina, ma per giustizia non può ammettere alla sua intimità l’anima che conserva il minimo attacco al peccato e all’imperfezione e, quindi, la sottopone alle prove purificatrici. Queste prove hanno sempre un duplice scopo: farci riparare le nostre colpe - e questo è lo scopo della giustizia - e distruggere in noi le ultime radici del peccato per disporci all’unione con Dio - e questo è lo scopo della misericordia. Dobbiamo, dunque, accettare le nostre prove con umiltà, riconoscendo che le meritiamo, dobbiamo accettarle con zelo ed amore della giustizia, volendo rivendicare su di noi i diritti di Dio, diritti che troppo spesso dimentichiamo e trascuriamo; ma dobbiamo accettarle anche con amore perché ogni prova è una grande misericordia di Dio che vuol farci avanzare nella via della santità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

(.)

Pensiero del giorno

[Pensieri del Cardinale Alfredo Ottaviani tratti da "Il baluardo", Ares].

Cari figli, mi rallegro con voi della vostra arte la quale ha saputo essere arte dei nostri giorni e non mero ricalco di moduli passati, creazione e non scopiazzatura, scoperta nuova e non rispolveratura scolastica; e tuttavia ha saputo stare, con tanta comprensione e bellezza, accanto alla preghiera. Così il vostro esempio giovasse tra coloro che si danno a credere, con qualche inesplicabile e indecifrabile sgorbio, di fare arte! Eppure, con tanto poco si fanno scrupolo, di ingiuriare la Chiesa e darle dell'arretrata. Non dico nulla d'altri che presumono popolare la Chiesa di mostruosità, degnissime nel miglior caso, di semifolli, non però di Dio, del popolo e della nostra civiltà. Ricordatevi, quando l'arte non sa stare con la preghiera, non sa pregare, è un brutto segno, è segno che , forse, non è nemmeno arte; ma puro inganno o di sé o degli altri o di sé e degli altri insieme.

Ma oggi, più che altro, il pericolo è costituito piuttosto da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosità, con la stranezza, emula della caricatura e dell'arte dei primitivi con lo scempio delle cose e delle persone sante.

giovedì 16 gennaio 2020

I due gran mezzi per farsi santo: desiderio e risoluzione

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.



Tutta la santità consiste nell'amar Dio: l'amor divino è quel tesoro infinito in cui acquisteremo l'amicizia di Dio (...). Iddio è pronto a donarci questo tesoro del suo santo amore, ma vuole che noi molto lo desideriamo. Chi poco desidera qualche bene poco si affatica a ritrovarlo. (...) E così chi poco ambisce di avanzarsi nell'amor divino invece d'infervorarsi alla perfezione andrà sempre più raffreddandosi, e seguendo a raffreddarsi starà in gran pericolo di cader finalmente in qualche precipizio. All'incontro chi aspira con grande brama alla perfezione, e si sforza ogni giorno di avanzar cammino, a poco a poco col tempo vi giungerà. Dicea s. Teresa: Dio non fa molti favori, se non a chi molto desidera il suo amore. Ed in altro luogo: Dio non lascia senza paga qualunque buon desiderio. Onde la santa esortava tutti a non avvilire i nostri desideri, perché, confidando in Dio (dicea), e sforzandoci a poco a poco potremo giungere ove giunsero i santi.

È un inganno del demonio (secondo il sentimento di detta santa) il pensare che sia superbia il desiderare di farci santi. Sarebbe superbia e presunzione se confidassimo nelle nostre opere o nei nostri propositi; ma non, se tutto speriamo da Dio. Sperandolo da Dio, egli ci darà quella forza che noi non abbiamo. Desideriamo dunque con gran desiderio di arrivare ad un sublime grado d'amor divino e diciamo con coraggio: Omnia possum in eo qui me confortat. E se non lo troviamo in noi questo gran desiderio, almeno cerchiamolo instantemente a Gesù Cristo ch'egli ce lo darà.

Passiam ora al secondo mezzo della risoluzione. I buoni desideri debbono essere accompagnati dall'animo risoluto di sforzarci d'acquistare il bene desiderato. Molti desiderano la perfezione, ma ne prendono mai i mezzi: bramano d'andare in un deserto, di fare gran penitenze, grande orazione, di sopportare il martirio; ma tali desideri tutti poi si riducono a mere velleità, le quali invece di giovare loro fanno più danno. Questi son quei desideri che uccidono il pigro (...). Mentre pascendosi di quei desideri inefficaci non attende a togliersi i difetti, a mortificare i suoi appetiti, a soffrir con pazienza i disprezzi e le cose contrarie. Desidera di fare gran cose, ma incompatibili col suo stato presente e frattanto cresce nelle imperfezioni: in ogni avversità si disturba, ogni infermità lo rende impaziente e così vive sempre imperfetto, ed imperfetto se ne muore.

Se dunque veramente vogliamo farci santi risolviamoci per 1. a fuggire ogni colpa veniale per minima che sia. Per 2. stacchiamoci da ogni affetto a cose di terra. Per 3. non lasciamo mai i soliti esercizi di orazione e di mortificazione per quanto sia il tedio e la svogliatezza che vi troviamo. Per 4. meditiamo ogni giorno la passione di Gesù Cristo che infiamma d'amor divino ogni cuore che la medita. Per 5. rassegniamoci con pace alla volontà di Dio in tutte le cose contrarie. (...) Per 6. domandiamo continuamente a Dio il dono del suo s. amore.

Risoluzione, risoluzione, diceva s. Teresa: Di anime irresolute non ha paura il demonio. All'incontro chi si risolve da vero di darsi a Dio ben supererà quel che gli pareva insuperabile. Volontà risoluta vince tutto. Procuriamo di rimediare al tempo perduto; il tempo che ci resta diamolo tutto a Dio. Tutto il tempo che non si spende per Dio è tutto perduto. E che aspettiamo? che Dio ci abbandoni nella nostra tepidezza, la quale poi ci conduca all'ultima rovina? No, facciamoci animo e viviamo da ogg'innanzi con questa santa massima: Si dia gusto a Dio e si muoia. Queste anime così risolute il Signore le fa volare nella via della perfezione.

(...)

Povero me, o Dio dell'anima mia! da tanti anni sto sulla terra e quale avanzo ho fatto nel vostro amore? l'avanzo mio è stato nei difetti, nell'amor proprio e nei peccati! E avrò io da fare questa vita sino alla morte? No, Gesù mio Salvatore, aiutatemi, non voglio morire così ingrato come vi sono stato sinora. Io voglio amarvi davvero e voglio lasciar tutto per dar gusto a voi. Datemi voi la mano, Gesù mio, che avete sparso tutto il vostro sangue per vedermi tutto vostro. Sì, tale voglio essere colla grazia vostra. M'accosto alla morte, aiutatemi a sciogliermi da ogni cosa che m'impedisce d'esser tutto di voi che m'avete tanto amato. Fatelo per li meriti vostri, da voi lo spero. E lo spero anche da voi, o madre mia Maria; colle vostre preghiere che tutto possono appresso Dio, ottenetemi la grazia d'esser tutto suo. 





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Pensiero del giorno

Le Suore maestre eviteranno per sistema nelle loro classi l’aria di tristezza, perché alienerebbe loro il cuore delle scolare [...] Parleranno sempre con la ragione alle colpevoli, facendo loro comprendere in che cosa hanno mancato e il pericolo di una simile condotta [...] Un tono di collera e di furore può spaventare una fanciulla, irritarla nel fondo dell’anima e stringerle in qualche modo il cuore, ma non correggerla: come un gran soffio di vento fa subito piegare un albero che, però, riprende subito la sua primitiva posizione. La ragione, le maniere dolci e gentili guadagnano il cuore delle ragazze; la passione lo opprime, lo scoraggia, lo rende timido e vile: grandi inconvenienti, che risultano quasi sempre dalla durezza, dall’umore biliare con cui certi maestri trattano i loro discepoli.

[Brano tratto da "Regole e Costituzioni Generali della Congregazione delle Suore della Carità sotto la protezione di san Vincenzo de’ Paoli", Tipografia Vaticana, Roma, 1902].

mercoledì 15 gennaio 2020

I miliziani del fronte modernista sono più pericolosi dei jihadisti

I modernisti, secondo me, sono molto più pericolosi dei miliziani dell'Isis, poiché con i loro errori dottrinali uccidono un gran numero di anime. A tal proposito ripubblico un'e-mail che tempo fa scrissi a una lettrice del blog.


Carissima in Cristo, 
                                     sono contento che usi il velo e fai la Comunione in ginocchio anche quando ti capita di assistere al Novus Ordo (è anche un buon esempio per il prossimo, visto che oggi molti non credono più nella Presenza Reale). L'unico problema è che ci sono dei preti modernisti che fanno storie se un fedele si inginocchia.

[...] Per quanto riguarda il tuo timore dell’ISIS, devo dirti che anche altre lettrici mi hanno manifestato la stessa preoccupazione; i maschi invece sembrano meno preoccupati. A dir la verità, anche io non ho paura degli islamisti, al massimo possono uccidermi “in odium fidei”. Che onore morire a causa della fede in Cristo! Sant’Antonio ardeva dal desiderio di essere martirizzato dai seguaci di Maometto!

No, non sono i jihadisti a farmi paura (del resto stanno perdendo terreno in Siria, figuriamoci se riescono ad invadere l’Italia), mi preoccupano maggiormente i laicisti, gli omosessualisti, i massoni, i modernisti, e i progressisti di tutte le risme che stanno uccidendo innumerevoli anime allontanandole da Dio, trascinandole al peccato, e poi facendole precipitare all’inferno. Sì, sono molto più preoccupato degli errori morali diffusi dai modernisti (pensiamo ad esempio ai rapporti prematrimoniali e a quelli tra divorziati risposati, alla contraccezione, ai matrimoni gay, all’abominevole crimine dell’aborto, agli uteri in affitto, e a tante altre cose immorali “scusate” dai nemici di Cristo) che stanno causando una strage di anime.

Ho sorriso quando mi hai detto che la prima cosa che fai quando ti svegli la mattina è… leggere il blog, perché ti è fonte di ispirazione per tutta la giornata. In effetti il mio scopo non è tanto quello di dare le notizie, quanto piuttosto quello di edificare le anime. Per questo motivo amo pubblicare spesso citazioni tratte da scritti di autori di retta dottrina che incitano le anime a praticare con fervore le virtù cristiane e ad amare Dio con tutto il cuore, disprezzando le vanità del mondo che passano velocemente. “O quam cito transit gloria mundi!”, ci ricorda il devoto autore del “De imitatione Christi”.

La principale differenza tra noi e i modernisti è che loro hanno una visione immanentista (“poco soprannaturale”) della vita, sembrano come i comunisti, i quali vorrebbero costruire il paradiso su questa terra. Noi sappiamo bene che in questa valle di lacrime siamo solo di passaggio per breve tempo, e che la nostra vera Patria è nel Cielo. Certamente anche noi ci battiamo per la giustizia sociale e per migliorare le condizioni di vita dei popoli, ma sappiamo bene che il nostro obiettivo principale deve essere di salvarci l’anima e che il fine ultimo della nostra esistenza è Dio, non il mondo. 

In Corde Regis,

Cordialiter 

Pensiero del giorno

Purtroppo il mondo si è così paganizzato che un po' del suo influsso materialistico si è infiltrato anche nelle coscienze cristiane.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]