mercoledì 6 luglio 2022

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sabato 28 maggio 2022

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domenica 31 ottobre 2021

Risposta alle critiche

In seguito ad alcune critiche, ritengo opportuno chiarire alcuni punti.

- Quando parlo di “movimento tradizionale” non mi riferisco a un movimento ecclesiale “strutturato”, cioè con uno statuto e una classe dirigente, mi riferisco invece al movimento spontaneo di fedeli che in molti Paesi del mondo si battono per difendere il patrimonio teologico e liturgico della Tradizione Cattolica. Anche in passato sono sorti dei movimenti nell'orbe cattolico, ad esempio nel XIX secolo si sviluppò il “movimento liturgico” promosso principalmente da Dom Prosper Guéranger, abate benedettino di Solesmes. Non si trattò di un movimento strutturato al pari di un'associazione o di un ente ecclesiastico, bensì di un movimento spontaneo. Quel che io chiamo “movimento tradizionale” non è altro che il nuovo movimento liturgico che si propone di restaurare anche il patrimonio dottrinale e spirituale della Chiesa Cattolica, che oggi è seriamente minacciato dal dilagare degli errori del modernismo condannati dal Magistero perenne. Lo ripeto ancora, non si tratta di un movimento con tessera, statuto, presidente, segretario, ecc, bensì di un movimento spontaneo composto dall'insieme dei fedeli che hanno il comune desiderio di promuovere la restaurazione della Tradizione. 

- Siamo tutti d'accordo nel considerare il modernismo come il cancro della Chiesa, e che pertanto è necessario lottare per estirparlo. Ma per raggiungere questo scopo bisogna agire non solo in maniera efficace, ma anche in modo moralmente lecito. Purtroppo ci sono alcuni che nella foga di criticare questo o quel personaggio in odor di modernismo, calpestano vari precetti morali. Ad esempio, è proprio necessario usare parole oscene, contumelie e imprecazioni quando si criticano gli scritti di un teologo col prurito delle novità? Ovviamente no, visto che usare questo linguaggio è un comportamento che offende Dio. Ma oltre a macchiare la propria coscienza, coloro che si comportano in questa maniera danno una cattiva impressione all'esterno, e così infangano tutto il movimento.

- Ci sono altri personaggi che pur non utilizzando un linguaggio scandaloso, tuttavia hanno altri comportamenti non conformi al Vangelo, che causano l'allontanamento delle anime dalla Tradizione. Mi riferisco ad esempio a coloro che si comportano in maniera dura e glaciale col prossimo, hanno spesso una faccia arcigna, vivono nel lusso sfrenato, hanno una visione rigorista della vita cristiana. Ricordo che secondo Sant'Antonino e Sant'Alfonso i rigoristi edificano per l'inferno, perché inducono i fedeli a commettere dei peccati mortali. Ecco le testuali parole del Patrono dei Confessori e dei Moralisti: «Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono». Queste persone col loro comportamento poco cristiano allontano le anime dalla Tradizione Cattolica, perché inducono la gente a credere che i tradizionalisti siano persone dure, scorbutiche, altezzose, piene di superbia, poco sensibili alle sofferenze altrui, ecc. 

Sbagliano coloro che generalizzando accusano tutti i tradizionalisti di essere antipatici e poco caritatevoli. Da tutte le parti (medici, magistrati, militari, insegnanti, operai, imprenditori, ecc.) ci sono le mele buone e le marce, quindi non bisogna stupirsi che anche tra i tradizionalisti ci siano persone che col loro comportamento nuocciono alle anime. Purtroppo questi personaggi causano discredito a tutto il movimento tradizionale. 

Io non ho mai fatto i nomi di coloro che col loro comportamento infangano tutto il mondo della Tradizione. Se qualcuno dovesse risentirsi per questo mio scritto dimostrerebbe di avere la coda di paglia. Infatti se una persona sa di non aver commesso nulla di male, non dovrebbe sentirsi chiamata in causa.

Termino sconsigliando vivamente di frequentare quei siti internet che pur dichiarandosi fedeli alla Tradizione, in realtà sono nocivi per le anime, perché le allontanano dal Vangelo. Tra l'altro sono talmente pessimisti, rabbiosi e malinconici che rischiano quasi di "far cadere in depressione" gli incauti lettori. Non si tratta di essere “ottimisti”, si tratta di avere speranza e fiducia in Gesù Cristo, il quale ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno giammai sulla Chiesa.

Dobbiamo continuare la lotta in difesa della Tradizione, ma dobbiamo farlo in maniera saggia, da veri cristiani, senza fornire ai modernisti il “casus belli” per perseguitarci e ostracizzarci.

sabato 30 ottobre 2021

Devo morire

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


È un ricordo molto utile per la salute eterna il dire spesso fra noi: Ho da morire un giorno. La chiesa ogni anno nel giorno delle ceneri dà questo ricordo ai fedeli: Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Ma questa verità della morte ci vien ricordata molto spesso fra l'anno, ora dai cimiteri che incontriamo nelle vie, ora dalle tombe che vediamo nelle chiese, ed ora dai morti che si portano a seppellire.

I mobili più preziosi che portavansi gli anacoreti nelle loro grotte erano una croce ed un teschio di morto: la croce per ricordarsi dell'amore portato a noi da Gesù Cristo, e il teschio per ricordarsi del giorno della loro morte. E così perseveravano essi nella penitenza sino alla fine de' loro giorni; e morendo da poveri in quel deserto, morivano più contenti che non muoiono i monarchi nelle loro reggie.

(...) In questa terra chi vive più, chi vive meno; ma per ognuno o più presto o più tardi ha da venire la fine; ed in questa fine che sarà il punto di morte, niun'altra cosa ci consolerà, che l'aver amato Gesù Cristo, e l'aver patito con pazienza per amor suo i travagli di questa vita. No che non consolano allora né le ricchezze acquistate né gli onori avuti né i diletti presi. Tutte le grandezze di questo mondo non consolano i moribondi, ma loro dan pena; e quante più se ne son procurate, tanto più crescerà la pena. Dicea suor Margarita di sant'Anna monaca carmelitana scalza e figlia di Ridolfo II. Imperatore: A che servono i regni nell'ora della morte?

Oimè a quanti mondani avviene che quando sono più occupati a procurarsi guadagni, poderi e cariche, venga detto loro colla nuova della morte: Dispone domui tuae, quia morieris et non vives. Signor tale, è tempo che pensiate a far testamento, perché state male! Oh Dio, qual pena avrà colui che sta vicino a guadagnar quella lite, a prender possesso di quel palagio o di quel feudo, in sentirsi dire dal sacerdote ch'è venuto a raccomandargli l'anima: Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo! Partiti da questo mondo e va a rendere i conti a Gesù Cristo! Ma ora non mi trovo apparecchiato bene. Ma che importa? ora bisogna partire.

Ah mio Dio, datemi luce, datemi forza di spender la vita che mi resta in servirvi ed amarvi! Se ora dovessi morire non morrei contento, morrei inquieto. Dunque che aspetto? che mi colga la morte con gran pericolo della mia salute eterna? Signore, se sono stato pazzo per lo passato non voglio esserlo più. Ora mi do tutto a voi, accettatemi voi e soccorretemi colla vostra grazia.

In somma per ognuno ha da venir la fine, e colla fine giungerà quel momento decisivo di avere una felice o infelice eternità: Oh momentum a quo pendet aeternitas! Oh pensassero tutti a questo gran momento ed al conto che in esso deve rendersi al Giudice di tutta la vita! (...) Certamente che non attenderebbero ad ammassar danari, e faticare per farsi grandi in questa vita che finisce; ma penserebbero a farsi santi e a diventar grandi in quella che non finisce mai.

Se dunque abbiamo fede e crediamo che vi è morte, giudizio ed eternità, procuriamo ne' giorni che ci restano di vivere solo a Dio. E perciò procuriamo di vivere da pellegrini in questa terra, pensando che presto avremo a lasciarla. Viviamo sempre a vista della morte, e negli affari di questa vita eleggiamo di fare quel che faremmo in punto di morte. Tutte le cose della terra o ci lasciano o le abbiamo da lasciare. Sentiamo Gesù Cristo che ci dice: Thesaurizate vobis thesauros in coelo, ubi neque aerugo neque tinea demolitur. Disprezziamo i tesori della terra che non possono contentarci e presto finiscono, e guadagniamoci i tesori del cielo che ci faranno beati e non finiranno mai.

Misero me, Signore, che per le cose della terra ho tante volte voltate le spalle a voi bene infinito! Conosco la mia pazzia di aver cercato nel tempo passato di acquistare gran nome e di far fortuna nel mondo. La fortuna mia voglio che non sia altra da ogg'innanzi che l'amarvi e fare in tutto la vostra volontà. Gesù mio, toglietemi voi il desiderio di comparire, fatemi amare i disprezzi e la vita nascosta. Datemi forza di negarmi tutto ciò che a voi non piace. Fate ch'io abbracci con pace le infermità, le persecuzioni, le desolazioni e tutte le croci che m'inviate. Oh! potessi morire per amor vostro abbandonato da tutti, come voi siete morto per me! Vergine santa, le vostre preghiere possono farmi trovare la vera fortuna ch'è d'amare assai il vostro Figlio; deh! pregatelo per me, in voi confido.

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La morte è certa (...). È incerto all'incontro il tempo e la qualità della nostra morte: onde ci esorta Gesù Cristo: Estote parati, quia, qua hora non putatis filius hominis veniet4. Dice estote parati, onde per salvarci non basta apparecchiarci a morire quando viene la morte, ma bisogna che allora ci troviamo apparecchiati ad abbracciarla in quel modo e con quegli accidenti ch'ella ci accadrà. Pertanto giova che ciascuno almeno una volta il mese replichi gli atti seguenti.

Eccomi, Dio mio, pronto ad abbracciare quella morte che voi mi destinate. Io da ora l'accetto e vi sacrifico la mia vita in onore della vostra maestà, ed anche in penitenza de' miei peccati, compiacendomi che questa mia carne, per cui contentare tanto vi offesi, sia divorata da' vermi e ridotta in polvere.

Gesù mio, unisco i dolori e l'agonia che allora dovrò patire ai dolori ed agonia che voi mio Salvatore soffriste nella vostra morte. Accetto la morte con tutte le circostanze che voi volete: accetto il tempo, tra molti anni o tra breve: accetto il modo, nel letto o fuori di letto, con prevenzione o all'improvviso, e con quella infermità dolorosa o meno dolorosa come a voi piace. In tutto mi rassegno nella vostra s. volontà. Datemi voi la forza di soffrire tutto con pazienza.

Quid retribuam Domino pro omnibus quae retribuit mihi? Vi ringrazio, Dio mio, primieramente del dono della fede, protestandomi di voler morire figlio della s. Chiesa cattolica. Vi ringrazio di non avermi fatto morire quando io stava in peccato e di avermi perdonato tante volte con tanta misericordia. Vi ringrazio di tanti lumi e grazie con cui avete cercato di tirarmi al vostro amore.

Vi prego a farmi morire ricevendovi nel s. Viatico, acciocché unito con voi io venga a presentarmi al vostro tribunale. Io non merito sentire dalla vostra bocca: Euge, serve bone et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, supra multa te constituam; intra in gaudium Domini tui. Nol merito; perché in nulla vi sono stato perfetto fedele; ma la vostra morte mi dà speranza d'esser ammesso in cielo per amarvi colà eternamente e con tutte le mie forze.

Amor mio crocifisso, abbiate pietà di me, guardatemi con quell'amore con cui mi guardaste dalla croce morendo per me. Delicta iuventutis meae et ignorantias meas ne memineris, Domine. I peccati mi spaventano, ma mi consola questa croce su cui vi miro morto per amor mio: Ecce lignum crucis in quo salus mundi pependit. Io desidero di finir la mia vita per finire di offendervi; deh voi pel sangue sparso per me perdonatemi tutte le offese fatte prima che mi giunga la morte! O sanguis innocentis, lava sordes poenitentis.

Gesù mio, io mi abbraccio alla vostra croce e bacio le piaghe de' vostri s. piedi, nelle quali voglio spirare l'anima mia. Deh! non mi abbandonate in quell'ultimo punto: Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti. Io v'amo con tutto il cuore, v'amo più di me stesso, e mi pento con tutta l'anima d'avervi disprezzato per lo passato. Signore, io era perduto, ma voi per vostra bontà mi avete liberato dal mondo; ricevete dunque fin d'ora l'anima mia, per quell'ora in cui lascerà la terra (...).

O Vergine s., soccorretemi nel punto di mia morte. Sancta Maria mater Dei, ora pro me peccatore, nunc et in hora mortis meae; in te, Domina, speravi, non confundar in aeternum. Protettor mio s. Giuseppe, ottenetemi una s. morte: angelo mio custode, s. Michele Arcangelo, difendetemi dall'inferno in quell'ultimo contrasto. Santi miei avvocati, santi tutti del paradiso, soccorretemi in quel punto estremo. Gesù, Giuseppe e Maria, siate in mia compagnia nell'ora della mia morte.



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Dobbiamo essere lieti di essere perseguitati dai modernisti a causa della nostra fedeltà al Magistero perenne della Chiesa

Tempo fa un sacerdote mi ha confidato che stava soffrendo molto a causa della peste modernista.


[...] sono un giovane viceparroco e, pur sapendo che anche per voi laici di retta fede i tempi siano bui, penso che per noi preti siano peggiori: è dura resistere, soprattutto c'è sempre la tentazione dello scoraggiamento.
Aspetto sue notizie!
In Domino,
don [...]



Rev.mo Don [...],
                                          in effetti la situazione è drammatica a causa della persecuzione da parte dei nemici della Chiesa (soprattutto da parte dei modernisti), tuttavia sia noi fedeli laici sia voi sacerdoti, dobbiamo resistere alla tentazione di cadere nello scoraggiamento. Il diavolo è contento nel vedere un cristiano scoraggiato, perché può farlo cadere più facilmente in qualche trappola. Infatti un soldato scoraggiato, demoralizzato, demotivato, non è più idoneo al combattimento. E noi cristiani siamo continuamente occupati nel combattimento spirituale per la salvezza dell'anima.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, Dio vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati del Signore e si riceve la corona della fede.


Padre Pio, Don Bosco, San Leopoldo Mandic, San Luigi Orione, Santa Teresa d'Avila e tanti altri santi subirono persecuzioni anche da parte di ecclesiastici, ma non si arresero mai allo scoraggiamento, anzi conservarono la pace del cuore anche nei momenti più difficili. Soffrire a causa della propria fedeltà al Redentore Divino è motivo di gioia interiore. Anche gli Apostoli quando vennero fatti fustigare dai capi del sinedrio, invece di scoraggiarsi gioirono per aver potuto soffrire qualcosa per amore di Gesù Cristo. 

Dunque il segreto della consolazione interiore nei tempi di persecuzione (e in tutti i momenti di patimento) consiste nell'offrire a Dio le proprie sofferenze. Ad esempio si potrebbe dire al Signore: “Ah, mio Dio! I modernisti mi criticano, mi ostacolano e mi perseguitano perché aderisco agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa. Ciò è fonte di molte sofferenze per l'anima mia, ma io voglio sopportare tutti questi patimenti con rassegnazione cristiana per darti gusto. Perdono di cuore a tutti coloro che mi calunniano e mi perseguitano, perché so che tu vuoi che amiamo anche i nostri nemici, e io voglio fare tutto ciò che ti fa piacere. Certe volte sono tentato a tradire il Magistero perenne e di abbracciare la mentalità del mondo, come fanno i seguaci del modernismo, ma ti supplico di darmi la forza di rimanerti fedele a qualsiasi costo. Preferisco morire anziché tradirti! Ti ringrazio per questa croce che hai permesso che mi affiggesse, perché so che lo hai fatto per il bene dell'anima mia. Anche se adesso mi trovo nella tribolazione, so che un giorno vedrò con chiarezza che questa croce era un magnifico ricamo della tua infinita misericordia. Ti ringrazio per avermi chiamato a combattere la buona battaglia della fede in questa epoca drammatica per l'umanità, a causa della secolarizzazione della società e la conseguente apostasia di massa. Militia est vita hominis super terram! So che non sono stato messo su questa Terra per riposarmi, ma per combattere con ardore, da vero soldato di Gesù Cristo, la lotta contro il demonio, il mondo e le passioni della carne, per salvarmi l'anima e venire in Cielo ad amarti per l'eternità. In questo momento di grande sofferenza mi conforta sapere che un giorno tutte queste tribolazioni avranno fine e potrò finalmente unirmi a Te nella Patria del Cielo, dove insieme alla Beata Vergine Maria, agli angeli e ai santi potrò cantare con immensa gioia le tue misericordie. Così spero, così sia".

A me consolano molto le parole che Don Dolindo Ruotolo scrisse nel commento al Libro di Giobbe, meditando sulle parole: “Ad Deum stillat oculus meus” (“Il mio occhio lacrima rivolto verso Dio”). Infatti nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci davvero. Ecco le parole del grande esegeta napoletano: “Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.” 

Umanamente parlando non abbiamo nessuna possibilità di vincere l'immane conflitto contro la pestilenziale eresia modernista, tuttavia siamo sicuri della vittoria finale perché la nostra fiducia è riposta nell'aiuto onnipotente del Signore. Adiutorium nostrum in nomine Domini! Anche gli eroici combattenti Maccabei, pur disponendo di scarse forze militari, riuscirono ad infliggere ai loro oppressori pesanti sconfitte. A tal proposito il loro intrepido Condottiero affermò: “non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). Allo stesso modo la nostra vittoria sul modernismo non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo! Certo, le difficoltà sono enormi, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria! Sursum corda!

Cordialiter


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Padre Norberto Fiora e il suo eroico gesto di altruismo in un lager sovietico

Viviamo in una società spietata nella quale molti non si fanno scrupoli a calpestare il prossimo pur di ottenere qualche vantaggio materiale. Per "vaccinarsi" da questo terribile virus fa bene al cuore leggere degli atti esemplari di carità fraterna come quello compiuto da Padre Norberto Fiora da Borno, frate cappuccino, nei confronti di Padre Guido Maurilio Turla, entrambi cappellani militari dell'ARMIR (Armata Italiana in Russia), in un campo di prigionia sovietico. Lo ha raccontato lo stesso Padre Turla (1910-1976) nel suo libro “Sette rubli per il cappellano” edito da Longanesi. Ubi caritas et amor, Deus ibi est!


Il 17 febbraio 1943 giungiamo al campo di smistamento di Krinovaja; siamo partiti da Valujki il 31 gennaio. Krinovaja ha malfamata notorietà per i crimini commessi ai danni di migliaia di prigionieri italiani, romeni, ungheresi, qui rinchiusi e fatti morire di fame. Il campo ha ospitato nel volgere di quattro mesi (da gennaio ad aprile) settantamila prigionieri. Lo smistamento avviene su un vasto piano, fiancheggiato da fabbricati, una volta caserme, ora diroccati. Delle antiche scuderie restano solo capannoni e box fetidi e schifosi. Prima di entrare, facciamo il computo degli uomini sopravvissuti. Della colonna Catanoso, tremila uomini, all'arrivo a Krinovaja ne rimangono cinquecento: tra questi sono inclusi altri italiani, rastrellati lungo il cammino. [...] La sosta fuori del campo si protrae per due ore; siamo esposti al gelo della notte. Poi si entra. Io sono assegnato in un corridoio senza luce. Appoggio la schiena piagata alla parete incrostata di ghiaccio; dalle finestre senza vetri raffiche di vento mordono la carne. Non un minuto di sonno nelle poche ore che mancano all'alba. La fame e il freddo obbligano a vegliare; addormentarsi è morire. All'alba incomincia a nevicare; nell'interno, dappertutto, entra neve; il tetto per buchi e fessure appare una scacchiera. Alba grigia. Mi accorgo di aver passato la notte in mezzo ai morti; tre commilitoni sono immobili ai loro posti; li ha ghermiti la morte bianca. Hanno faccia e capelli coperti di neve. Anche per me sento vicina la morte per inedia. Dal fondo del corridoio avanza inaspettatamente una figura a me non sconosciuta; è padre Fiora di Borno, bresciano, un mio confratello. Da mesi non c'incontriamo. Tutti i prigionieri qui conoscono il cappellano della 308a sezione sanità della Julia. Il francescano instancabile si aggira alla ricerca di chi soffre; passa da un capannone all'altro a confortare, a rincuorare. Quando egli dispone di un tozzo di pane, lo distribuisce ad altri con evangelico altruismo. Appena mi vede, accorre e comprende che le forze non mi reggono più; soffro assai per congelamento al naso, a un braccio e a una gamba; ma adesso la più pericolosa è la fame. Padre Fiora mi abbraccia e non esita a offrirmi l'unico pezzo di pane scurissimo, che per lui era vita in quell'inferno di affamati. Mi somministra quel cibo a lenti bocconi, come si fa con un animale affamato. Padre Norberto Fiora mi ha salvato la vita.

Adesso i modernisti fanno anche i virologi

Coloro che sono fedeli al Magistero perenne della Chiesa sanno bene che i teologi modernisti da diversi decenni stanno facendo strage di anime seminando a piene mani gravissimi errori contro la Fede e la Morale. In campo dogmatico i seguaci della “sintesi di tutte le eresie” negano il peccato originale, la Risurrezione corporale di Gesù, la verginità perpetua della Beata Vergine Maria, l’essenza sacrificale della Messa, la Presenza Reale di Cristo nel Santissimo Sacramento, l’esistenza del purgatorio, l’eternità dell’inferno, ecc. Ma i disastri più devastanti a mio avviso i modernisti li compiono in campo morale, ad esempio affermando che non sono gravemente peccaminose le trasgressioni al Sesto Comandamento, come la fornicazione, l’adulterio, la contraccezione, ecc.

Non sazi delle devastazioni compiute in campo teologico, da qualche tempo numerosi modernisti discettano di virus, vaccini, green pass, ecc., come se fossero esperti scienziati, ma fomentando tanta confusione. Per quanto riguarda i vaccini, io penso che i teologi debbano limitarsi a dire quali siano le condizioni affinché un farmaco possa essere assunto: deve essere efficace, deve essere sicuro per la salute, deve essere prodotto in modo etico. Se un determinato farmaco sia efficace e sicuro spetta dirlo agli studi scientifici fatti in modo serio, non alle elucubrazioni mentali di certi giornalisti ed opinionisti, né tantomeno dei teologi, per giunta adepti dell’eresia modernista!

Se un farmaco è inefficace, sarebbe irragionevole assumerlo. Se invece è efficace ma può causare gravi effetti avversi, bisogna valutare il rapporto tra i rischi e i benefici. Se un farmaco è efficace e sufficientemente sicuro ma prodotto in modo immorale, in questo caso se c’è una cooperazione remota si può assumere purché ci sia un motivo proporzionato. Questi sono i princìpi morali generali che i teologi modernisti dovrebbero affermare, invece li sentiamo sproloquiare atteggiandosi ad esperti virologi dopo aver “studiato medicina"... sui giornali di regime.

Ad esempio i teologi-“virologi”-modernisti affermano che certi farmaci sono “sicuri” nonostante le stesse case farmaceutiche che li producono affermano sui foglietti illustrativi che non sono note eventuali reazioni avverse a medio e lungo termine. Se i modernisti sui vaccini dispongono di dati e informazioni che sono ignoti persino alle case farmaceutiche, li rendano pubblici, oppure, se non li hanno, tacciano, onde evitare di fare disastri. Se per ipotesi un giorno si venisse a scoprire che quei farmaci nel lungo termine causavano malattie neurodegenerative, i modernisti che adesso sproloquiano saranno disponibili a risarcire i danni che anche a causa loro avranno subìto le vittime?

Tanti teologi-“virologi”-modernisti affermano che solo coi vaccini potremo finalmente uscire da questa pandemia. Eppure nel mondo ci sono migliaia di dottori che stanno salvando innumerevoli vite umane utilizzando le terapie domiciliari precoci. Fino ad oggi non ho mai sentito i modernisti chiedere ai governanti di approfondire l’argomento delle terapie. Parlano solo di vaccini. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma voi, cari modernisti, volete salvare le vite umane o volete smerciare i vaccini? E se volete davvero salvare le vite perché non aprite mai bocca per parlare delle terapie che stanno dando ottimi risultati?

E per favore smettetela di calunniare tutti coloro che non la pensano come voi accusandoli di essere dei “negazionisti”! Io non conosco nessuno che neghi l’esistenza del Sars-CoV-2, però conosco tante persone che chiedono solamente che su questa pandemia e sui rimedi contro il Covid venga detta la verità.

Una zelante seguace di Santa Chiara

Oggi ricorre il decimo anniversario della morte, avvenuta nel 2011, di Madre Maria Pia Miari (nella foto a lato), la zelantissima Fondatrice delle Clarisse dell'Immacolata, una delle ultime figlie spirituali di Padre Pio da Pietrelcina. Per comprendere la caratura spirituale di questa degnissima seguace di Santa Chiara è sufficiente raccontare una sola cosa: mentre negli ultimi decenni tanti ordini religiosi hanno chiuso innumerevoli conventi e monasteri per mancanza di vocazioni, lei invece ha aperto vari monasteri di stretta clausura e ha fondato un nuovo ordine religioso che ogni anno attrae tante ragazze alla vita religiosa. È un qualcosa di straordinario!

La società in cui viviamo è fortemente secolarizzata, ormai tanta gente vive come se Dio non ci fosse. Per contrastare il degrado morale e la scristianizzazione è necessaria un'opera di rievangelizzazione. A tale scopo occorre riempire nuovamente conventi e monasteri con numerose e sante vocazioni. Ma come fare ad attrarre i giovani alla vita consacrata? Solo il Signore può toccare il cuore di una persona e “convincerla” ad abbracciare la vita religiosa, però bisogna dire che lo stile di vita esemplare dei buoni religiosi affascina la gioventù dal cuore generoso e ricco di valori cristiani. Basti pensare alle folle di giovani che si consacrarono a Dio dopo aver conosciuto personalmente San Benedetto, San Francesco, Santa Chiara, San Domenico, Santa Teresa, Sant'Ignazio, Sant'Alfonso, San Giovanni Bosco e tutti gli altri santi religiosi. Anche Madre Maria Pia era una calamita di vocazioni, speriamo che possano sorgere tanti altri Fondatori come lei, ce n'è tanto bisogno! Questa monaca di clausura era una donna profondamente umile, mansueta, ricca di carità verso Dio e il prossimo. Il pensiero che continuamente le occupava la mente era la salvezza delle anime per la maggior gloria di Dio. Il vero cristiano deve ardere dal desiderio di vedere la Santissima Trinità amata da tutti, e per raggiungere questo obiettivo deve impegnarsi nella preghiera, nella penitenza e nelle opere di apostolato secondo le proprie possibilità. Nel Giorno del Giudizio scopriremo quante anime si sono convertite grazie al silenzioso e nascosto apostolato delle suore di clausura. Dovremmo essere grati a queste eroiche persone che generosamente si immolano per il bene delle anime dei fratelli.

Madre Maria Pia nacque il 12 dicembre del 1933 ad Arsiero, un paesino in provincia di Vicenza. Nel 1958 su consiglio di Padre Pio entrò tra le Clarisse Urbaniste di Osimo (Ancona), le quali seguono la Regola di Santa Chiara mitigata da Papa Urbano IV. Grazie al suo stile di vita ascetico conquistò la stima delle consorelle, le quali nel 1974 la elessero abadessa del monastero. Però Madre Pia sentiva il bisogno di una vita religiosa ancora più radicale, inoltre era attratta dal carisma mariano di San Massimiliano Maria Kolbe, grande apostolo della devozione all'Immacolata, la Corredentrice del genere umano e Mediatrice universale di tutte le grazie. È così che nel 1995 alcune monache partirono da Osimo alla volta di Creazzo (Vicenza), dove diedero vita a una nuova riforma dell'ordine di Santa Chiara. L'8 maggio 2002 la Santa Sede concesse alle Clarisse di Creazzo di seguire la “traccia mariana di Vita Clariana” e le proprie costituzioni. Il 18 agosto 2004 ottennero l’erezione canonica. Un decreto del 29 luglio 2006 stabilì che i “Roseti” (monasteri) delle Clarisse dell’Immacolata sono canonicamente aggregati alla famiglia religiosa dei Francescani dell’Immacolata. Oltre ai voti di povertà, castità, obbedienza e clausura papale, professano anche il voto di consacrazione illimitata all'Immacolata. Non seguono la Regola mitigata da Urbano IV, bensì la Regola primitiva di Santa Chiara, che è una delle più austere tra quelle approvate dalla Chiesa Cattolica.

Madre Maria Pia aveva dei fenomeni mistici che lasciavano stupiti. Ad esempio a volte leggeva nella mente delle persone, e in certe occasioni era misteriosamente a conoscenza di fatti che avvenivano altrove, come quella volta che, mentre le monache erano riunite assieme, improvvisamente chiese di pregare per alcuni religiosi di loro conoscenza. Successivamente si seppe che proprio in quell'ora, a tanti chilometri di distanza, quei religiosi avevano evitato un grosso problema mentre stavano viaggiando in auto.

Una volta le bastò guardare negli occhi una ragazza poco praticante, e dirle con dolcezza: “Sai che ti voglio bene?”; e quella giovane donna si sentì cambiata, aveva compreso che nella vita tutto è vanità, fuorché amare Dio.

La fama di santità di Madre Pia Chiara Bernardetta della Corredentrice e degli Angeli (era questo il suo nome religioso per intero) è diffusa non solo ad Osimo e a Creazzo, ma anche in tante altre città d'Italia. Quando era in questa valle di lacrime era sempre disponibile a consolare gli afflitti e a pregare per le intenzioni che le affidavano i conoscenti. A maggior ragione possiamo credere che continua a pregare per noi anche adesso che finalmente (lo speriamo!) può contemplare il dolce Volto del suo amato Sposo e Redentore, Gesù Cristo.

(La salma di Madre Maria Pia Miari, Fondatrice delle Clarisse dell'Immacolata)

giovedì 28 ottobre 2021

Messa per i defunti

Sabato 30 ottobre verrà celebrata una Messa in suffragio delle anime dei parenti defunti dei sostenitori del blog.


Ringrazio di cuore il celebrante per la sua carità fraterna.

mercoledì 27 ottobre 2021

A voto segreto il Senato ha affossato il liberticida ddl Zan!

Vittoria!!! Vittoria!!!

I cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa stanno esultando di gioia per l'esito della votazione a scrutinio segreto con cui il Senato della Repubblica ha affossato il ddl Zan sull'omofobia!

Ad affossare il disegno di legge sono stati i voti di 154 senatori contro 131, mentre un paio si sono astenuti. Se il ddl liberticida fosse divenuto legge dello Stato sarebbero stati guai seri per noi cattolici. Ad esempio se un cittadino avesse detto di essere contrario a concedere alle coppie gay la facoltà di adottare gli orfanelli, avrebbe rischiato di essere trascinato in tribunale. Oppure se un vescovo avesse espulso dal seminario un seminarista che pratica l'omosessualità, un giudice di idee laiciste avrebbe potuto condannarlo alla galera per "discriminazione omofoba" e ingiungere alla Chiesa di impartire lo stesso l'ordinazione sacerdotale a quel giovane. Insomma questo ddl Zan costituiva un grave vulnus alla libertà religiosa dei cattolici.

Inoltre il 17 maggio di ogni anno in tutte le scuole di ogni ordine e grado (persino alle elementari!) con la scusa della "giornata contro l'omofobia" ci sarebbe stato un elevato rischio che in tanti istituti agli studenti venisse di fatto impartita la propaganda in favore dell'ideologia gender.

Il voto avvenuto al Senato segna una dura sconfitta per il Partito Democratico di Enrico Letta e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, i quali hanno fortemente voluto che il ddl Zan venisse approvato senza modifiche, dopo essere stato già approvato nel novembre dell'anno scorso dalla Camera dei Deputati. Grazie al Cielo in Italia vige ancora il bicameralismo perfetto, altrimenti il ddl Zan sarebbe legge dello Stato già da molti mesi.

Numerosi cattolici hanno pregato tanto affinché questo liberticida disegno di legge non venisse approvato. Dio ha esaudito le nostre preghiere e ha inferto una cocente sconfitta ai fautori dell'ideologia gender. Non a noi, ma a Dio sia data gloria!

venerdì 22 ottobre 2021

Dio castiga la gente tirchia

Quando nel 2008 fallì la Lehman Brothers, famosa banca americana fondata da ebrei, si scatenò una delle più gravi crisi economiche della storia. Ovviamente ero dispiaciuto al pensiero che la crisi avrebbe gettato nella polvere tanta gente, ma cercai di vedere la situazione in maniera soprannaturale, pensando che Dio avrebbe cercato di trarre qualche bene da questa catastrofe economica, ad esempio staccando il cuore di tante persone dall’attaccamento esagerato ai beni materiali. Può darsi che alcuni, dopo essere stati travolti dalla crisi, si siano convertiti e abbiano cominciato a vivere in maniera più cristiana, ma la mia impressione è che la massa si sia ulteriormente allontanata dalla pratica degli insegnamenti del Vangelo. Ho notato ad esempio che dilaga ancora di più la piaga della tirchieria. È chiaro che se una persona è stata davvero colpita dalla crisi, deve stringere la cinghia e fare sacrifici. Ma c’è tanta gente che sta bene e dalla crisi è stata al massimo appena sfiorata, tuttavia sta sempre a lamentarsi che i soldi non bastano mai, e intanto ammassa sempre più beni materiali.

Qualche tempo fa una mia amica monaca di clausura con la quale stavo dialogando nel parlatorio del suo monastero mi ha confidato che da quando nel 2008 è scoppiata la crisi, le offerte dei benefattori si sono ridotte all’incirca alla metà della metà. E potrei citare altri casi del genere. Ovviamente nessuno si aspetta che le persone davvero colpite dalla crisi (ad esempio quelle che hanno perso il lavoro oppure quegli imprenditori che hanno visto crollare il fatturato della propria impresa) aprano il portafoglio per aiutare i bisognosi, ma tanti altri che non hanno visto calare il proprio reddito rispetto al 2008, perché stanno sempre a piagnucolare? Non ne parliamo poi di quelli che fanno gli spilorci coi bisognosi e poi magari vanno a fare la fila per acquistare borse griffate da 1.000 euro nei negozi extralusso, sempre più affollati di clienti.

Ma la gente tirchia prima o poi riceve il castigo da parte di Dio. Ci sono stati dei personaggi che quando erano nell’abbondanza hanno chiuso il cuore al prossimo, ma poi il Signore li ha puniti permettendo che loro stessi cedessero nella miseria. Altri ancora non sono stati puniti in questa vita, ma dopo la morte, come raccontato da Gesù nel Vangelo: il ricco epulone banchettava lautamente e non aiutò il povero Lazzaro, ma poi venne la morte e venne condannato all’inferno eterno. A che gli è giovato fare una vita agiata e ammassare beni materiali, visto che poi si è dannato l’anima?

giovedì 21 ottobre 2021

La privazione della visione beatifica di Dio tormenta le anime del purgatorio

Dagli Scritti di Padre François Xavier Schouppe (1823-1904).


Il Padre Nieremberg della Compagnia di Gesù, che morì in odore di santità a Madrid nel 1638, racconta un fatto avvenuto a Treveri e che, dice li P. Rossignoli, fu riconosciuto dal vicario generale di quella diocesi, come quello che presentava tutti i caratteri della verità. Il giorno di Ognissanti, una giovane di rara pietà vide comparirsi dinanzi una dama di sua conoscenza, morta poco prima, che, vestita di bianco, con un velo dello stesso colore in testa, teneva in mano un lungo rosario, segno della tenera divozione che sempre aveva professato per la Regina del Cielo. Essa implorava la carità della pia sua amica, dicendo che altra volta aveva fatto voto di far celebrare tre messe all'altare della S. Vergine, e che non avendo potuto compierlo, questo debito accresceva i suoi dolori. La pregò quindi di compierlo in sua vece.

Volentieri la giovane concesse la carità domandatale; e quando le tre messe furono celebrate, di nuovo le apparve la defunta, testificandole la sua gioia e la sua riconoscenza. Anzi continuò ad apparirle tutto il mese di novembre, quasi sempre nella chiesa. La sua amica la vedeva in adorazione dinanzi al SS. Sacramento, compresa di un rispetto di cui niuno potrebbe dare un'idea: non potendo ancora vedere il suo Dio faccia a faccia, sembrava che volesse compensarsene contemplandolo almeno sotto le specie eucaristiche. Durante il santo sacrifizio della Messa, al momento dell'elevazione, il suo aspetto talmente si faceva raggiante, che la si sarebbe detta un serafino disceso dal Cielo; la giovane ne andava tutta in ammirazione, e confessava di nulla aver veduto di così bello.

Intanto scorrevano i giorni, e, ad onta delle messe e preghiere offerte per lei, quest'anima santa rimaneva nel suo esilio, lungi dagli eterni tabernacoli. Il 3 dicembre, festa di S. Francesco Saverio la sua protettrice dovendo comunicarsi nella chiesa dei Padri Gesuiti, quell'anima l'accompagnò alla sacra mensa e stette poi ai suoi fianchi in tutto il tempo del ringraziamento, come per partecipare alla felicità della santa comunione e così godere della presenza di Gesù Cristo.

L'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione, ritornò ancora, ma tanto brillante che la sua amica non poteva rimirarla. Visibilmente si avvicinava al termine della sua espiazione. Finalmente il 10 dicembre, nel tempo della santa messa apparve in uno splendore ancor più meraviglioso, dopo d'essersi profondamente inchinata dinanzi l'altare; ringraziò la pia amica per le sue preghiere ed in compagnia del suo angelo custode salì al Cielo.

Alcun tempo prima, quest'anima santa aveva fatto conoscere che non pativa più che la pena del danno, ossia della privazione di Dio; ma aggiunse che questa privazione le cagionava un supplizio intollerabile. Questa rivelazione giustifica la parola di S. Giovanni Grisostomo nella sua 47a omelia: Supponete, dice egli, tutti i tormenti del mondo: non ne troverete che uguagli quello d'essere privo della vista benefica di Dio.


[Brano tratto da “Il dogma del Purgatorio”, di Padre Francesco Saverio Schouppe, traduzione di Don Antonio Buzzetti, tipografia e libreria San Giuseppe degli artigianelli, Imprimatur: Taurini, die 7 Aprilis, 1932, Can. Franciscus Paleari, Provic. Gen.].

Pensiero del giorno

Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento... Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi.


(San Giuseppe Moscati)

mercoledì 20 ottobre 2021

Il "parlare chiaro" preserva da un sacco di guai

Anni fa uno studente universitario mi ha confidato di sentire una forte attrazione per il celibato. Tuttavia da qualche tempo una compagna di studi sta mostrando un certo interesse nei suoi confronti. A tal proposito mi ha chiesto qualche consiglio su come poter capire quale stato di vita eleggere.


Caro fratello in Cristo, 
ti chiedo scusa per il ritardo con cui ti rispondo. Il tuo caso è delicato poiché non si tratta di una vicenda che riguarda solo te, bensì anche un'altra persona. Può darsi che quella ragazza si sia accorta che tu ragioni in maniera diversa dalla massa e quindi potrebbe essersi affezionata anche perché la tratti con rispetto, senza farle proposte contrarie alla Legge Eterna, come purtroppo fanno tanti altri ragazzi in questi casi. Quindi non mi stupisco che lei provi interesse verso di te. Ma proprio per questo motivo non vorrei che possa soffrire qualora tu decidessi di rimanere celibe.

Il Concilio di Trento insegna infallibilmente che lo stato celibatario è più perfetto dello stato coniugale, pertanto capisco la tua attrazione per esso. Ciò che conta davvero è fare la volontà di Dio, qualunque essa sia. Dio ti vuole celibe oppure marito cristiano e padre di famiglia? Ovviamente io non lo so, però ti dico quel che probabilmente farei se fossi al tuo posto: oltre a pregare lo Spirito Santo di farmi capire quel che Lui desidera da me, spiegherei a quella ragazza come la penso sul fidanzamento e sul matrimonio cristiano, dicendole chiaramente quel che insegna in proposito la Dottrina Cattolica su argomenti importanti come: castità prematrimoniale, indissolubilità del matrimonio "rato e consumato", rapporti coniugali da effettuare solo in modo naturale (cioè senza l'utilizzo di anticoncezionali o di altre pratiche contro natura), grave dovere di educare cristianamente la prole, ecc. 

Se una ragazza non accetta la morale cattolica, non penso proprio che sia volontà di Dio unirti con lei in matrimonio. Infatti se ti sposassi con una donna "poco timorata di Dio" ti metteresti in grossi guai e soffriresti molte angustie di coscienza.

Se invece una ragazza è attratta dalla vita devota e accetta il Magistero perenne della Chiesa, in questo caso potrebbe essere una brava moglie e un valido aiuto per conseguire il supremo ed eterno traguardo, quindi non possiamo escludere che sia volontà di Dio quella di formare una famiglia cristiana con lei. La Chiesa Cattolica ha urgente bisogno sia di numerosi e santi sacerdoti che di tante famiglie profondamente cristiane. Anche San Luigi Martin da giovane si sentiva attratto dal celibato (voleva addirittura diventare monaco), ma grazie a Dio si sposò con una pia donna (Santa Zelia Guerin) e formò con lei una splendida famiglia nella quale crebbe anche Santa Teresa di Gesù Bambino. Nel Giorno del Giudizio scopriremo l'enorme numero di anime salvate dalla Santa di Lisieux con le sue preghiere e penitenze, ma se suo padre non si fosse sposato, lei non sarebbe mai nata e tante anime si sarebbero dannate. 

Per esperienza personale posso dirti che il "parlare chiaro" mi ha preservato da un sacco di guai. Ad esempio anni fa una ragazza mi aveva manifestato il suo interesse (per fini matrimoniali) nei miei confronti, ma su alcune questioni morali (procreazione e indissolubilità del matrimonio) non la pensava esattamente come me, pertanto, pur essendo alquanto graziosa, le feci comprendere la mia perplessità nell'allacciare un'eventuale relazione sentimentale con lei. Non penso proprio che fosse volontà di Dio che io mi sposassi con una donna favorevole agli anticoncezionali e al divorzio.

Con altre donne che inizialmente erano interessate a me, successivamente sono sorte divergenze al riguardo del tema dell'educazione cristiana della prole. Lo scopo primario del matrimonio consiste nel procreare i figli nella speranza che un giorno diventino dei "cittadini del Cielo", ma se non ricevono una solida educazione cristiana rischiano di dannarsi e divenire "cittadini dell'inferno". La volontà di Dio è che nascano delle famiglie profondamente cristiane, non delle famiglie annacquate nelle quali si compiono compromessi al ribasso con la perfida mentalità mondana che dilaga nella società. Ecco perché è importante selezionare con cura il futuro coniuge.

Quindi ogni volta che una ragazza ti fa capire che è interessata a te, potresti seguire la mia "tattica" per avere maggiori elementi utili a comprendere se sposandoti con lei potresti dare gusto a Dio oppure mettere te stesso o i vostri figli in pericolo di perdervi.

Nella speranza di esserti stato di qualche aiuto, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Fate le cose con grande pace, senza fretta e amando Dio. 


(San Paolo della Croce)