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mercoledì 16 giugno 2021

Le ragazze serie... esistono ancora

I modernisti insegnano che i rapporti prematrimoniali tra fidanzati non sono peccati, o almeno non sono peccati gravi. Invece per noi cattolici fedeli alla Tradizione, i rapporti sessuali tra persone non sposate (fornicazione) sono peccati mortali proibiti dalla Legge naturale che Dio ha scritto nei nostri cuori.

A tal proposito ripubblico un'intervista a Riesina, la quale ha avuto la grazia di avere un parroco fedele al Magistero perenne della Chiesa, che le ha impartito una buona formazione cristiana. La ringrazio per la cordiale disponibilità mostrata nel rispondere alle mie domande su questioni importanti per la vita del cristiano.


- Il Vangelo insegna che "Porro unum est necessarium", solo una cosa è necessaria: la salvezza dell'anima. Invece i modernisti parlano di lotta alla povertà dell'Africa, difesa dell'ambiente, pace nel mondo, e altre cose che pur essendo buone e condivisibili, tuttavia non sono importanti come il tema della salvezza eterna. Non pensi che noi cattolici fedeli alla Tradizione dovremmo impegnarci di più per far sapere a tutti che la cosa più importante è salvare l'anima dalla perdizione eterna?

- Certamente. Credo che sia quasi inutile dedicare tutti i propri sforzi a rendere questo mondo ottimale, se poi si ignora completamente la prospettiva della vita eterna. Qualche tempo fa il mio parroco, nel corso di una sua omelia, parlava di queste persone che cercano di rendere perfetta la propria vita terrena, ed ha proposto una metafora che calzava a pennello: “sarebbe come se io stessi viaggiando per trasferirmi in un’altra città e mi sforzassi per rendere perfetto il viaggio in macchina. E qui capite dov’è il tranello: si tratta di una condizione temporanea, non duratura! Sarebbe meglio allora dedicare i propri sforzi a rendere migliore la permanenza nella nuova città”. E in questo senso io muovo una critica in particolare contro certi cristiani che si avvicinano molto all’ecologia: è sì importante proteggere il nostro pianeta, ma è molto più importante tener presente alle anime che queste devono principalmente dedicare i propri sforzi all’ottenimento della Salvezza Eterna.

- Molti giovani sono attratti dall'occultismo. Conosci degli amici che "giocano" a fare sedute spiritiche o vanno dai maghi?

- Conosco una ragazza molto vicina a questo mondo. Ha ricevuto tutti i sacramenti, ma dopo la Cresima ha smesso di frequentare la parrocchia e, nel giro di qualche anno, è diventata una persona che vive in maniera “neopagana”. Poi, nell’ambito dell’università, ha conosciuto un ragazzo con cui ha avuto una storia. Pure lui vive in modo neopagano. Mi ricordo che un giorno mi hanno chiamato dicendomi che “leggevano le rune” e chiedendomi se anche io avessi voluto partecipare. Ho declinato l’offerta con fermezza: io so che queste pratiche (nel cui insieme rientrano anche gli oroscopi e il possesso di oggetti “portafortuna”) a prima vista sembrano dei giochi innocui con cui trascorrere un pomeriggio, ma in realtà celano un significato secondario che trascina le persone lontano da Dio e vicino a Satana.

- San Remigio diceva che dei cristiani adulti, pochi si salvano, e tutti gli altri si dannano a causa dei peccati della lussuria (ecco le testuali parole: “Ex adultis propter carnis vitium pauci salvantur”). Oggi sono pochi i giovani non sposati che vivono in totale castità. Cosa potremmo fare per far capire alla gioventù che i rapporti sessuali fuori dal matrimonio sono peccati mortali?

- Credo che in questo senso la cosa più utile da fare sia educare i bambini, sin da piccoli, ad assumere un tipo di cultura che abbia un rispetto della sessualità come una cosa seria e che non va presa alla leggera. Mi rendo conto, però, che nella società in cui viviamo adesso e in cui si ha un’esaltazione dell’essere disinibiti nell’approcciarsi al sesso, educare i propri figli a rispettare la dimensione sessuale sia sempre più difficile. Ma non è impossibile. Si può, per esempio, spiegare loro quali siano i rischi cui si va incontro facendo del sesso occasionale (in particolare le malattie veneree), aggiungendo che le persone che hanno rapporti occasionali anche protetti comunque sia in qualche modo finiscono per rovinarsi e diventare dipendenti dal sesso e, non meno importante, ad avere una visione del prossimo non come un individuo ma come un mezzo di raggiungimento del piacere. Credo che i genitori debbano pertanto parlare spesso a quattr’occhi con i propri figli, allo scopo di far conoscere loro l’importanza di determinati argomenti, non solo riguardanti il sesso: se i genitori facessero così, credo che non ci sarebbe il problema della perdizione dei giovani.

- Qualcuno ti ha mai deriso o criticato per il fatto che non vivi in maniera libertina come tante altre ragazze della tua età?

- Alle superiori, in particolare nei primi anni, le mie compagne andavano tutti i sabato sera in discoteca ed avevano tutte il fidanzatino con cui avevano le proprie esperienze sessuali. Io sono sempre stata “single”, per cui loro premevano affinché mi trovassi il fidanzato (talvolta si “offrivano” pure di combinarmi il fidanzamento), ma io ho sempre declinato. Loro mi spiegavano cosa fare e come mi sarei dovuta comportare nel corso di un eventuale incontro amoroso. E io spiegavo, tranquillamente, che non volevo saperne di avere incontri di quel tipo. Loro mi spiegavano che non c’era nulla di male, che non dovevo avere il paraocchi e che io ero decisamente troppo bigotta secondo i loro canoni, ma io non ho dato loro ascolto. Poi, hanno capito com’ero fatta e non me l’hanno più chiesto.

- I mondani, quando vengono a sapere che una ragazza è entrata in un monastero di clausura, la criticano o al massimo la compatiscono. Se una tua amica ti confidasse di voler abbracciare la vita consacrata, saresti felice per lei?

- Eccome! Tempo fa sono stata alle vestizioni delle suore del convento di Gricigliano. Vedere le novizie mi ha fatto un bell’effetto: ragazze giovani che decidono di offrire la propria vita a Dio è veramente bello. Pertanto, credo proprio che ne sarei felice. Nella mia città universitaria sorge un monastero di clausura in cui vivono suore agostiniane, e una mia amica mi ha raccontato di una ragazza che seguiva il suo stesso corso e che, a un certo punto, ha deciso di farsi suora. Non ho potuto che provare felicità per lei, e anche un po’ di rammarico per non aver avuto la stessa fortuna: vedere un’amica che decide di prendere la strada religiosa dev’essere una buona occasione per crescere ed arricchirsi dal punto di vista spirituale. Un’altra prospettiva di vita, che purtroppo viene quasi ignorata, è la possibilità di dedicarsi all’”Ordo Virginum”, una scelta di vita in cui si vive la castità pur non essendo consacrati.

- Se la vita matrimoniale viene vissuta in maniera profondamente cristiana da entrambi i coniugi, praticando un'intensa vita spirituale, pensi che possa essere fonte di gioia?

- Certamente. In quel caso lo vedrei come un matrimonio in cui regna la consapevolezza della presenza reale di Dio, il quale non va visto certo come un “terzo incomodo”, ma come un Qualcuno che possa aiutare i due coniugi a vivere la propria serenità matrimoniale e a compiere le giuste scelte familiari. Se più famiglie avessero questa consapevolezza, sicuramente non si sentirebbe la crisi che sta indubbiamente attraversando la famiglia; non ci sarebbero tradimenti e bugie tra i due coniugi. Non so se mi sposerò, ma se lo farò, spero di trovare un marito cattolico con cui condividere questa consapevolezza.

- Hai mai sentito parlare dell'homeschooling, cioè della possibilità di istruire i figli a casa propria per salvarli dalle scuole del regime culturale progressista? Cosa ne pensi?

- Sì, ne ho sentito parlare, anche se un po’ di sfuggita. Credo che sia importante offrire ai bambini una proposta educativa alternativa rispetto a quella statale.

- Il grande Papa Pio XII elogiò le famiglie numerose. Anche tu hai stima delle coppie che procreano tanti bimbi e li educano cristianamente nella speranza che un giorno possano diventare futuri cittadini del Cielo?

- Certo. Anche se mi rendo conto, più che mai, che l’attuale società non aiuti le famiglie numerose, anzi le ponga in condizioni svantaggiose. E, come se non bastasse, diverse volte mi è capitato di sentire discorsi del tipo “hanno scelto loro di fare tutti quei bambini, quindi non devono lamentarsi se hanno problemi economici”. Quando in realtà questa è una lettura sbagliata, in quanto le famiglie numerose spesso sono anche famiglie cristiane e dunque rappresentano un baluardo che impedisce alla nostra società di soccombere di fronte al secolarismo. Certamente non è facile mandar avanti una famiglia con molti figli, soprattutto tenendo conto delle necessità di ognuno e del fatto che la nostra società consumistica detta leggi che i bambini e gli adolescenti faticano a non rispettare. Una famiglia numerosa dà delle ricchezze inestimabili: penso ai racconti di mio zio, uno degli otto fratelli della nonna materna, che mi spiega com’era la sua vita insieme ai genitori e agli otto fratelli: erano gli anni difficili del Secondo Dopoguerra, ma si trattava di una famiglia molto unita e in cui non mancavano certo le gioie, che venivano moltiplicate per tutti i componenti della famiglia. E la bisnonna, molto cattolica, ha sicuramente contribuito a forgiare una famiglia “come Dio vuole”.

- La Chiesa Cattolica insegna che l'aborto è un abominevole delitto. Cosa provi al pensiero che in Italia ogni anno oltre 100.000 bimbi vengono soppressi mediante la cosiddetta "interruzione volontaria di gravidanza"?

- Penso che sia un genocidio molto subdolo, in quanto viene manifestato come “espressione della libertà della donna”. In realtà, mi è capitato di leggere molti resoconti di donne che hanno abortito, di propria volontà o dietro pressione altrui (in genere del partner). Tutte queste donne parlano di una certa angoscia provata dopo aver abortito, e quasi nessuna di esse ha affermato di aver vissuto l’aborto con serenità. Svariate volte ho visto dei video in cui viene mostrato cosa avviene durante un aborto, e sono immagini veramente raccapriccianti. Corpicini fatti e formati che vengono abbandonati sul tavolo operatorio a morire di stenti. Questo poi non viene assolutamente fatto sapere alla donna che si è sottoposta all’aborto, la quale viene tenuta all’oscuro e a cui viene fatto credere che “era solo un grumo di cellule”. La cosa che più mi fa rabbrividire è come negli USA si voglia speculare pure su questo, commercializzando le parti del corpo dei feti abortiti. Tempo fa ho letto un’intervista in cui un’ex infermiera abortista spiegava come il personale fosse spinto a sdrammatizzare il più possibile l’aborto nel momento in cui si confrontava con la donna incinta, proibendole persino di vedere lo schermo nel momento dell’ecografia, nel timore che potesse avere dei ripensamenti. Giungendo addirittura a respingere con veemenza le sue richieste di vedere lo schermo. Non è questa la vera libertà della donna!

Pensiero del giorno

La Santa Messa è il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal Sacerdote a Dio sull'altare, in memoria e rinnovazione del Sacrificio della Croce.


(Catechismo San Pio X)

martedì 15 giugno 2021

I sommergibilisti devoti del Sacro Cuore

In tempo di guerra tanti militi hanno supplicato Gesù buono di essere salvati dalla morte. A tal proposito riporto un interessante articolo pubblicato sul “Bollettino Salesiano” del luglio 1941.

Lettera di Don Giulivo ai giovani

Carissimi,

nel «Bollettino mensile della Pia Opera del Sacro Cuore in Roma» ho letto un bellissimo episodio, che vi trascrivo quasi alla lettera. È intitolato: Dentro un sommergibile. «Tre fratelli, uno dopo l'altro vennero mandati alle più rischiate imprese della guerra. Il più giovane era un valoroso capitano di marina. La povera madre, ancora sotto il peso dei due distacchi precedenti, nel congedarsi dal terzo figlio tremava, balbettava, non finiva di baciarlo. 

Egli conteneva a fatica l'interna emozione. Nel deporre l'ultimo bacio sulla fronte della veneranda madre, questa gli disse: - Prendi, figlio mio, questa bella immagine del S. Cuore di Gesù. Portala sempre con te, ti aiuterà. - 

Era un piccolo quadretto di celluloide. Alla madre nessuno può dire di no. Quel giovane, pur senza essere troppo fervoroso, non era nemmeno cattivo e conservava ancora un gran fondo di fede. Prende l'immagine, la ripone tra le sue robe, parte, arriva al luogo di concentramento. Dopo varie vicende, gli viene affidato il comando di un sommergibile che doveva spiare la flotta nemica tra un labirinto di isole della Dalmazia. L'immagine del S. Cuore, nella valigia del Comandante, passò a bordo della piccola nave di ferro. E di tanto in tanto capitava nelle mani del giovane ufficiale, che sempre la baciava e nel baciarla si sentiva rianimare al pensiero della mamma lontana che pregava per lui. 

Un giorno, un triste giorno, in una rischiosissima ricognizione il sommergibile, scoperto dal nemico, dovette immergersi precipitosamente. Forse in seguito a una reazione chimica, poco dopo si sviluppava un incendio dentro lo scafo. Un incendio su di una nave, in mezzo al mare, è una cosa drammatica sempre. Ma un incendio in un sommergibile, durante il periodo della immersione, deve essere terribile. Risalire a galla, lo stesso che offrirsi al nemico in bersaglio. Introdurre l'acqua, lo stesso che sprofondare irrimediabilmente a picco. Il giovane capitano non perdette il suo sangue freddo. Comandò all'equipaggio: - Ragazzi, in catena! E la catena si formò. - Ragazzi, mano a tutto quello che c'è. E si tentò di soffocare l'incendio comprimendo le fiamme con quel che là dentro avevano, fino alle vesti e alla biancheria che ciascuno in fretta si levava di dosso. Intanto il primo della catena a più immediato contatto col fuoco era caduto, privo di sensi, gridando: Mamma! 

Quel grido fece balenare alla mente del giovane capitano il ricordo della mamma lontana e dell'immagine del S. Cuore, che era rimasta nella valigia, vuotata come le altre della sua roba. La prese con mano tremante, la baciò e disse: - Ragazzi, non abbiamo altra speranza che questa. La piccola immagine fu baciata da tutti, passando in catena di mano in mano, e fu posta nella parte mezzo arroventata che minacciava. Si sentì un piccolo crepitio. Poco dopo il fuoco era domato. 

E mentre il nemico sperava di aver sommerso nell'abisso il sommergibile, questo con rapida manovra uscì fuori dalla zona insidiata, affiorò su le onde, scrutò con l'occhio del periscopio la superficie del mare, la vide libera: emerse. Erano salvi, miracolosamente salvi. Uno solo, lo svenuto, morto soffocato. 

Piangendo come bambini, si abbracciarono, ringraziarono il capitano, vollero vedere l'immagine del S. Cuore mezza abbruciacchiata e tutta accartocciata. Il capitano raccontò l'addio, e il consiglio della mamma sua... Ciascuno ebbe un pensiero, una lagrima per la propria mamma... Forse in quell'ora stessa del crudele cimento, le mamme loro, da lontano, pregavano. E il Sacro Cuore aveva accolte ed esaudite quelle preghiere». 

Miei cari: alle preghiere delle mamme pei figli soldati, unite anche le vostre più fervide e più insistenti. Pregate per la salvezza dei combattenti e strappate al Sacro Cuore di Gesù le grazie di cui hanno bisogno. 

Vostro aff.mo Don Giulivo

Pensiero del giorno

Il Signore ci dia lume e forza d'impiegare i giorni che ci restano di vita ad amarlo e a far la sua volontà, poiché questo solo giova.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 14 giugno 2021

Mobilitazione generale del movimento tradizionale

Per sconfiggere la tirannide modernista c'è bisogno di una "mobilitazione generale".


Gentile autore di Cordialiter, 
                                               lei non mi conosce, sono una sua lettrice. Le scrivo perché vorrei darle un suggerimento per la sua proposta. Invece di fare soltanto opera di aiuto corporale, anche se meritevole, come fanno i modernisti, aprendo soltanto una mensa per dare da mangiare ai poveri, non sarebbe più fruttuoso per le loro povere anime, abbinarvi un aiuto spirituale concreto? […].

A mio avviso, è più importante occuparci di tutte le POVERE ANIME, piuttosto che soltanto del corpo dei poveri.

Instaurare omnia in Christo! 

La saluto in Gesù, Maria e Giuseppe.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                  dammi pure del tu, lo preferisco.

Il Cardinale Giulio Bevilacqua disse che il più grande pericolo di oggi è “certo attivismo, che non è secondo il Vangelo, perchè dominato da un pauroso vuoto spirituale di chi avvicina l'uomo senza la preoccupazione di portarlo a Cristo.”

Pertanto, sono d'accordo con te quando dici che non basta aiutare materialmente i poveri, bisogna aiutarli soprattutto spiritualmente, cercando di avvicinarli alla vera Religione. Per questo motivo dico che bisogna imitare Don Bosco, Don Orione, Madre Cabrini e tutti i santi. La carità più importante è la carità spirituale ma spesso la carità materiale aiuta a ben disporre le anime. Faccio un esempio. Alcuni anni fa dei pii religiosi sono arrivati in un villaggio africano dove non c'era acqua potabile e la gente era costretta a fare molta strada a piedi per andare a riempire le taniche, oppure ad utilizzare l'acqua putrida delle pozzanghere. I religiosi, senza che nessuno gli abbia chiesto niente, a proprie spese hanno realizzato un pozzo artesiano, dando la possibilità a tutta la popolazione di avere a portata di mano tanta acqua buona. Quegli africani sono rimasti colpiti da quel disinteressato gesto di carità fraterna, e molti di loro hanno deciso di abbandonare il paganesimo e di abbracciare la fede cattolica.

Per abbattere il modernismo il movimento tradizionale deve adottare una semplice strategia: avanzare su tutti i fronti! Dunque, oltre a dar vita a “opere sociali”, bisogna intensificare l'apostolato della buona stampa, bisogna sfruttare maggiormente internet per controbattere alla propaganda progressista, bisogna dar vita a delle scuole cattoliche (accessibili a tutte le tasche) per strappare la gioventù dalle grinfie dei laicisti e dei modernisti, bisogna lanciare una crociata per le vocazioni al fine di incrementare il numero dei sacerdoti e dei religiosi fedeli alla Tradizione, ecc. Ma per realizzare tutto ciò è necessaria una “mobilitazione generale” del movimento tradizionale, cioè ogni singolo fedele legato alla Tradizione deve essere un militante, un attivista, deve fare apostolato secondo le proprie possibilità, deve cercare di sforzarsi di vivere il cristianesimo nella maniera più coerente e profonda possibile. In questo modo nascerà un esercito di attivisti-militanti, i quali, da veri soldati di Gesù Cristo, combatteranno la buona battaglia della fede con l'ardore necessario per giungere alla vittoria. 

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Diliges proximum tuum sicut te ipsum.


(Mt 22,39)

domenica 13 giugno 2021

Beati i miti

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Spirito Santo, infondi sempre più nel mio cuore l’olio della pietà e della dolcezza. 

1 - Lo Spirito Santo, che mediante il dono della fortezza rinvigorisce il nostro cuore, mediante il dono della pietà vuole renderlo mite e soave. Noi stessi, esercitando la virtù della dolcezza, facciamo il possibile - e dobbiamo farlo a tutti i costi - per acquistare quella mansuetudine di cuore tanto raccomandata da Gesù e che, come Egli stesso ha detto, ha per frutto la pace interiore: « Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore, e troverete riposo alle anime vostre » (Mt. 11, 29). Tuttavia non riusciamo ancora a stabilirci in una dolcezza abituale, in una pace continua, tanto è vero che, di fronte a casi imprevisti, a contraddizioni, a torti, ad offese la dolcezza vien meno e la pace del cuore svanisce, almeno per qualche istante. Queste esperienze quotidiane, benché dolorose ed umilianti, sono salutari, giacché, molto meglio di qualsiasi ragionamento, ci fanno comprendere l'insufficienza dei nostri sforzi e l’estrema necessità dell’aiuto divino, aiuto che Dio stesso ha già stabilito di darci infondendo in noi il dono della pietà. Mettendo in atto questo dono, lo Spirito Santo spegnerà in noi tutti i residui di risentimento verso il prossimo, finirà di sciogliere la nostra durezza, prenderà, per dir così, il nostro cuore nelle sue mani, per stabilirlo nella mansuetudine e nella pace abituale. Finché questo povero cuore rimane in mano nostra, non riusciremo mai ad esserne totalmente padroni; ma anche se ogni giorno, nonostante i propositi tante volte rinnovati, dovessimo registrare delle mancanze di dolcezza, non dovremmo per questo desistere dall’impresa, bensì riprendere di buon volere i nostri sforzi e nello stesso tempo invocare con umile insistenza l’aiuto divino: « Veni, Sancte Spiritus, flecte quod est rigidum, fove quod est frigidum, rege quod est devium » (Seq.). Vieni, Spirito Santo, piega e vinci la mia durezza, riscalda la mia freddezza, reggi e raddrizza ciò che mi fa deviare dalla mansuetudine. 

2 - La beatitudine che corrisponde al dono della pietà è il premio promesso alle anime che, mediante i loro sforzi e l’aiuto dello Spirito Santo, hanno raggiunto la mansuetudine perfetta: « Beati i mansueti, perché essi possederanno la terra » (Mt. 5, 4). Quale terra? Anzitutto quella del proprio cuore, giacché, dice S. Tommaso, « la mansuetudine rende l’uomo padrone di sé » (IIa IIae, q. 157, a. 4, co.). Senza questo dominio interiore di tutti i propri impulsi - movimenti di animosità, di antipatia, di sdegno, di collera, ecc. - si potrà rivestire la propria condotta di un’apparenza di dolcezza, come fanno i mondani per opportunismo, ma non si potrà avere quella mansuetudine profonda che regge imperturbata di fronte agli urti della vita. Del resto, la piena padronanza di sé è proprio quella che - come ha detto Gesù - ci permetterà di possedere la terra nel senso più vasto e più bello, ossia di possedere il cuore degli uomini. Se vogliamo giovare ai nostri fratelli e conquistare i loro cuori per orientarli al bene, alla verità, a Dio, dobbiamo servirci, non già della forza e dell’imposizione che inasprisce e provoca reazioni contrarie, ma della mansuetudine, della pazienza, della longanimità. È il metodo usato da Gesù, la cui missione è stata annunciata da lui stesso come un’opera di dolcezza [...].

Come Gesù, l’Agnello di Dio, ha conquistato il mondo con la sua mansuetudine, così noi conquisteremo il cuore dei nostri fratelli a misura che, dominando noi stessi, diventeremo agnelli di dolcezza [...]. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

Procuri di fare le pratiche di pietà con pace e soavità di spirito, senza affaticarsi troppo e senza angustiarsi mai. Se talvolta è assalita da qualche pensiero di eccessiva preoccupazione, cerchi di allontanarlo subito, affinché non resti turbata la pace del cuore.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962)

sabato 12 giugno 2021

Generale Orlando Lorenzini, un valoroso soldato di Gesù Cristo

Sono passati 80 anni dall’eroica morte del Generale di Brigata Orlando Lorenzini, comandante della IV Divisione Coloniale, Medaglia d'oro al valor militare. Oltre ad essere un brillante e pluridecorato militare del Regio Esercito, fu soprattutto un ardente soldato di Gesù Cristo. Da fanciullo studiò dai salesiani. Morì nel 1941 durante la drammatica battaglia di Cheren, mentre coi suoi valorosi soldati tentava strenuamente di difendere l’Africa Orientale Italiana dall’invasione britannica. Desidero ricordare questo ardito della Fede riportando un articolo pubblicato sul “Bollettino Salesiano” del giugno del 1941.


Carissimi, 
tra gli Eroi caduti in questi ultimi mesi, i giornali han dato giusto rilievo alla figura del Generale Lorenzini, caduto nella difesa di Cheren alla testa dei suoi battaglioni [...]. Essi non si son limitati ad esaltare il suo ardimento ed il suo valor militare, superiori ad ogni elogio; ma hanno reso omaggio anche allo spirito profondamente cristiano che ha animato tutta la sua vita. Ed io spigolo volentieri per voi le nobili dichiarazioni di un testimonio oculare, perchè il Generale di Brigata Orlando Lorenzini, ex allievo del nostro Collegio di Collesalvetti (Livorno), è uscito da quella scuola di Don Bosco che, come ha temprato tanti altri valorosi, così cerca di temprare anche voi e rendervi degni della vostra missione nella vita. 

« Lorenzini - scrisse Curzio Malaparte - non era soltanto un soldato, un gran soldato. Era qualcosa di più. (Era, soprattutto, un uomo puro. Era un cristiano nella più alta e severa accezione del termine). E quel qualcosa in più era un senso religioso fortissimo, un sentimento straordinariamente puro e forte della responsabilità che in ogni atto, e in ogni pensiero, compete ad ogni anima veramente cristiana... Non ho mai conosciuto altro uomo che avesse, come lui, una coscienza morale così vigile e così severa. Pensava lungamente anche i più semplici pensieri. E direi che ripensava i pensieri cristiani per adattarli a quel barbarico clima morale, a quella feroce e, insieme, astratta natura [...]. Ognuno di noi provava, davanti a lui, una soggezione istintiva... 

» Era un cristiano, un credente. [...] Non vi era ombra di disprezzo, nella sua voce e nelle sue parole: ma quella bellissima e familiare consapevolezza che i veri cristiani hanno del dover morire. L'ho visto molte volte in combattimento: si esponeva al pericolo con animo puro. Vorrei dire che non si esponeva, soltanto per quel sentimento dell'esempio, che è fortissimo, quasi dato da natura, nei veri soldati; ma per un sentimento assai più sottile, e purissimo, assolutamente gratuito. [...]

» Una sera, sul costone dello Zendebur, un lembo della sua tenda si sollevò per il gran vento, mentre io passavo, e mi fermai, non so se sorpreso o spaventato, a guardar dentro la tenda: Lorenzini era in ginocchio, e pregava. Mi parve di avergli rubato un segreto, ebbi vergogna di quel caso, come se ne fossi colpevole. Ero rimasto li fermo, sperando che il vento si mettesse a soffiare più forte, per potermene scivolar via senza far rumore: Lorenzini era inginocchiato, a mani giunte. A un tratto volse il viso, mi vide, si alzò, uscì dalla tenda venendomi incontro. Mi guardò fisso in silenzio. Veniva nel vento l'odore forte dei cadaveri sparsi qua e là nelle macchie, sotto la luna. Poi mi strinse il braccio con la mano forte e calda, e mi parlò. Mi disse che aveva lasciato sua moglie e le sue due bambine a Dessiè. Non le vedeva da molti mesi. […] ». 

Questi tre tratti vi rivelano l'anima del prode Generale di fronte alla coscienza, di fronte alla morte, in faccia a Dio: un'anima grande, della più pura e della più salda tempra cristiana. 

Volete ora il segreto di questa sua grandezza morale? È una confidenza del tenente medico Ortelli: « Il Gen. Lorenzini portava il cilicio ». La volontaria disciplina di se stesso ne ha fatto un grande: un puro, un forte, un eroe nel senso più alto e più pieno della parola. 

Miei cari: nel vostro antico compagno avete dunque un maestro; e che maestro! 

Sappiate comprenderlo e seguirlo, nella vostra educazione e preparazione alla vita, ricordando che il miglior cilicio per una degna formazione morale è l'energia della buona volontà. 

Vostro aff.mo DON GIULIVO. 


Termino questo post riportando la motivazione con cui nel 1942 gli venne assegnata la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

«Figura leggendaria di combattente coloniale che già in Libia e nell’Africa Orientale italiana superando le più aspre difficoltà di terreno e di clima, aveva innumerevoli volte trascinato le sue truppe alla vittoria, era l’anima dell’epica difesa di Cheren, imponendosi all’ammirazione dello stesso nemico. Alla testa dei suoi battaglioni che infiammava con l’esempio del suo indomito valore si prodigava oltre ogni limite per contrastare il passo dell’avversario superiore per mezzi e per numero, contrattaccandolo con audacia sovrumana anche quando la situazione si era fatta disperata. Colpito mortalmente suggellava in aureola di gloria la sua nobile esistenza, tutta intessuta di memorabili episodi di fulgido eroismo».

- Cheren (Africa Orientale Italiana), 2 febbraio - 17 marzo 1941

Pensiero del giorno

Regnum Dei est interior justitia et pax et gaudium spirituale.

(Pensiero tratto dalla "Summa Theologiae" di San Tommaso d'Aquino)

venerdì 11 giugno 2021

In spiritu humilitatis...

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.


In spíritu humilitátis et in ánimo contríto suscipiámur a te, Dómine: et sic fiat sacrifícium nostrum in conspéctu tuo hódie, ut pláceat tibi, Dómine Deus. 

Con spirito di umiltà e con animo contrito, possiamo noi, o Signore, esserti accetti e il nostro sacrificio si compia oggi alla tua presenza in modo da piacere a Te, o Signore Dio. 

L’umiltà e la contrizione del cuore, ecco, o Signore, le condizioni necessarie perché possiamo essere accolti da Te come sacrificio gradito. Cor contritum et humiliatum Deus non despicies.  La nostra umiliazione e contrizione, per quanto grande, non potrà mai essere sufficiente a placare lo sdegno di Dio se non è congiunta alle umiliazioni e al dolore dell’Agnello santo che solo rende accetto ogni sacrificio. Se il re penitente poteva aprire il suo cuore alla speranza di veder accolte le sue lacrime, era perché preveniva con lo spirito profetico il sacrificio dell’Agnello che toglie il peccato del mondo. Oh dunque, guarda, o Signore Dio mio, guarda nel volto afflitto del tuo Cristo: respice in faciem Christi tui. Quanto sei umiliato, o Agnello divino, specialmente nel Getsemani, quando assumendo l’atteggiamento di Vittima, hai voluto vivere il terrore, lo smarrimento, la confusione dell’uomo peccatore! Allora i tuoi occhi illibati e santi non osavano più sollevarsi al cielo; ti sei prostrato tremante per terra e hai bagnato il suolo con le lacrime e col Sangue. Ed in questo momento l’atteggiamento del tuo ministro inchinato, richiama appunto e fa rivivere la scena del Getsemani. Di nuovo ti prostri, ti annienti davanti all’infinita Maestà del Padre: nuovamente ti senti oppresso, schiacciato e spezzato dalla moltitudine dei miei peccati. Per essi domandi pietà e perdono. In questo istante vedo tutti i miei peccati, pensieri, parole, opere, omissioni: li vedo pesare sopra di Te, o Agnello Santo. Tanto mi ami che, se fosse possibile, ancora vorresti ripetere i tuoi spasimi, i gemiti, le agonie profonde del tuo Cuore per ottenermene perdono. Sarà possibile che dopo tale spettacolo di amore e di dolore, il mio cuore rimanga ancora insensibile e non si abbia da umiliare e spezzare con Te e per Te? Sarà possibile che mi abbia ad elevare in superbia, mentre Ti abbassi tanto e Ti annienti per me? Mio Gesù, da questo momento fino all’ultimo della mia vita, voglio assumere questo atteggiamento di umiliazione e di contrizione. Da oggi fino all'ultimo respiro, voglio essere un agnello, vittima con Te. Possa Tu, o Sacerdote divino, presentandomi al Padre, ripetere le parole del tuo Precursore: ecce agnus Dei! Sì, possa esserlo anch’io. Consacrarmi, o Gesù, con l'unzione del tuo Sangue; consacrarmi agnello e vittima con Te! Non permettere che mai abbia a scendere dall’altare del tuo Sacrificio, mai abbia a cessare di essere vittima con Te. Quale orrenda profanazione sarebbe mai questa, o mio Dio!

Eppure quante volte mi sono così profanato, o Gesù! Quante volte avevo giurato di essere il tuo agnello, la tua vittima: quante volte ho ripetuto la mia protesta di umiliazione e di contrizione, ho ripetuto solennemente queste sante parole: in spiritu humilitatis et in animo contrito sucipiamur a Te, Domine, e poi lo spirito di superbia è penetrato ancora in questo cuore; ho osato, come il superbo Fariseo, levare la fronte, vantare quasi dei diritti sopra il mio Dio, disprezzare il povero pubblicano che in fondo al tempio non osava levare il suo sguardo all’altare e si percuoteva umilmente il petto dicendosi peccatore.

O Agnello divino, perché hai Tu permesso che mi separassi da Te? Dal tuo atteggiamento di umiltà e di confusione? Deh, ascolta il mio gemito, che adesso mi sembra proprio partire dal fondo del mio cuore umiliato e contrito per tanta infedeltà: Ne permittas separari a Te! Non permettere che mai mi separi da Te umiliato, confuso, tremante davanti all’infinita Maestà di Dio offesa dai miei peccati. Non permettere che mai abbia a dimenticare che il mio atteggiamento non può essere altro se non quello della vittima umiliata e tremante. Solo così potrò riportare in me stesso i frutti stupendi delle tue umiliazioni, delle lacrime, delle tue agonie. Soltanto così il mio sacrificio potrà essere accetto al Signore, perché non sarà più mio, ma tuo, o Gesù: sic fiat sacrificium nostrum in conspectu tuo hodie, ut placeat tibi, Domine Deus!



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Dobbiamo opporci alle mode scandalose!

Utilizzare abiti osceni è immorale perché induce il prossimo a commettere dei peccati. Noi cristiani, se vogliamo essere davvero seguaci di Gesù Cristo, non dobbiamo seguire le mode scandalose che dilagano in questa società materialista e neopagana. Ho discusso di questo importante argomento con Maristella, che ringrazio vivamente per il frequente impegno che in maniera disinteressata dedica al blog pur avendo poco tempo libero, visto che lavora fuori casa e ha una famiglia da curare.


- Ti dà fastidio vedere in televisione, sui giornali, per strada, ecc. la mercificazione del corpo della donna?

- Guardando le immagini con cui vengono presentate le donne provo disagio e tristezza. Soprattutto la pubblicità spesso utilizza l'immagine della donna come se fosse un oggetto. Credo che noi dovremmo far sentire la nostra voce. 

- La Madonna di Fatima preannunciò che sarebbero venute delle mode che avrebbero molto offeso Nostro Signore. Purtroppo, queste mode indecenti sono arrivate davvero. Chissà quante anime stanno già bruciando all'inferno per aver utilizzato abiti scandalosi senza pentirsene! Padre Pio e altri santi criticavano duramente le mode indecenti. Hai anche tu l'impressione che oggi sia raro sentire qualcuno criticare l'uso degli abiti scandalosi?

- La moda propone abiti sempre più succinti, volgari, spesso indecenti, eppure quasi nessuno critica questa tendenza. Negli uffici, nelle scuole, in giro per la città si vedono persone che sembrano non avere in alcuna considerazione il rispetto di se stessi e del prossimo. Anche i genitori, gli insegnanti, i catechisti, gli stessi sacerdoti, spesso non dicono nulla... perché? Anni fa ricordo con imbarazzo una mamma che andava al colloquio con il sacerdote per il catechismo della figlia, vestita in un modo assolutamente inadeguato. 

- Certi abiti che un tempo sarebbero stati utilizzati solo dalle meretrici, oggi vengono utilizzati da tante donne cristiane persino quando vanno in chiesa! Non pensi che sia una grave irriverenza entrare in chiesa e ricevere il Corpo di Cristo vestite in quel modo vergognoso?

- Sì, mi rattrista molto vedere alcune persone entrare nelle Chiese e ricevere l'Eucaristia con abiti sconvenienti, come se fossero in spiaggia. Quando io ero bambina certi parroci le avrebbero immediatamente accompagnate all'uscita. Invece oggi spesso si fa finta di nulla.

- So che da quando ti sei convertita hai buttato nell'immondizia molti abiti mondani e adesso ti vesti in maniera castigata anche durante i mesi estivi. Hai difficoltà a trovare nei negozi vestiti che preservano il pudore? Costano di più rispetto a quelli spudorati?

- Io ho l'abitudine di vestirmi in modo "informale" e trovo tutto facilmente e a poco prezzo nei vari magazzini e nei mercati. Per gli abiti più eleganti qui, vicino a Milano, ci sono vari negozi in centri commerciali che propongono ottimi abiti per signore: belli, decorosi e a prezzi contenuti. Poi ci sono le raffinate boutiques che vendono abiti da signora eleganti ma molto costosi.

- Il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, incoraggiò le ragazze di Azione Cattolica a combattere la "Crociata della purezza", non solo vivendo in castità fino al matrimonio, ma anche indossando abiti degni di donne cristiane. Pensi che possa essere utile aprire dei negozi (magari anche on-line) dove poter acquistare abiti femminili moderni ma rispettosi della virtù della purezza?

- Sarebbe una bellissima idea: non sempre tutte le persone hanno il tempo per poter girare per i negozi cercando abiti adatti a persone cattoliche praticanti. Esistono vestiti rispettosi per ragazze, per signore, anche belli e colorati. Trasmettono il senso della purezza ma anche allegria e gioia di vivere. Io ho in mente vestiti dignitosi, non tristi.

- Io penso che se una ragazza pia e devota si sente chiamata da Dio ad eleggere lo stato di vita matrimoniale, se utilizza abiti rispettosi della virtù della purezza potrebbe trovare più facilmente un marito davvero cristiano, mentre se utilizza abiti indecenti potrebbe attirare l'interesse solo di uomini "poco virtuosi". Lo pensi anche tu?

- Penso anch'io che una persona dica molto di sé anche attraverso il proprio abbigliamento. Una ragazza autenticamente cristiana utilizzerà un modo di vestirsi decoroso. I mondani la considereranno stravagante e antiquata. Ma il ragazzo cristiano noterà la differenza e penso che ne apprezzerà la delicata bellezza.

- Il vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva che le donne in chiesa avessero il capo coperto, soprattutto al momento della Comunione. Invece il Codice attualmente in vigore non prescrive nulla al riguardo, pertanto le donne non sono più obbligate ad avere il capo coperto. Tuttavia molte fedeli laiche legate alla liturgia tradizionale continuano a mantenere in vita questa pia pratica, secondo l'insegnamento di San Paolo Apostolo. Tu perché utilizzi il velo in chiesa?

- Io ho iniziato a usare il velo in Chiesa da quando frequento la Messa tradizionale. Sento così intensamente la Presenza del Signore che mi sembra indispensabile coprire il capo: è un segno evidente di rispetto coprire la chioma. Ho alcuni veli da Messa e nella borsa ne tengo sempre uno insieme a un foulard. 

- A Milano quante siete all'incirca voi donne legate al rito ambrosiano antico ad utilizzare il velo (o un cappello) quando andate a Messa presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione?

- Direi che siamo intorno al 15-20% Ultimamente alcune signore mi hanno chiesto informazioni per comprare un velo da Messa. Qui da noi non è facile trovarne. Io ho acquistato il mio su internet, è arrivato dagli Stati Uniti: se ne trovano di belli a vari prezzi. Purtroppo su tutto ciò che si acquista negli USA si pagano tasse doganali. Una buona alternativa, più economica, è comprare una mantilla spagnola, per evitare le tasse doganali. Sarebbe meraviglioso poter aprire un negozio, magari anche online, di articoli religiosi e anche di veli per la Messa.

- So che usi il velo anche quando entri in una chiesa non legata alla liturgia tradizionale. Come ti guarda la gente?

- Come se fossi appena arrivata da Marte e avessi parcheggiato l'astronave fuori dalla Chiesa! Però mi sento meglio con il velo in testa; il Signore è presente anche nella Messa novus ordo. Alcune volte ho sentito qualche commento tipo "è ortodossa" oppure "è romena/russa/polacca …". Sicuramente si stupirebbero di sapere che sono cattolica e italiana.

- Quando ero bambino (anni ottanta / primi anni novanta) le uniche donne che vedevo in chiesa col velo in testa erano alquanto anziane. Oggi invece quelle che utilizzano il velo nelle chiese legate alla liturgia tradizionale sono in maggioranza donne giovani o di mezza età come te. Ritieni che questo sia un segnale incoraggiante?

- Sì per me è davvero incoraggiante vedere ragazze, giovani donne, signore, con il velo in testa: penso che sia un segno che ci dice che anche loro percepiscono la Presenza Reale in modo tale da sentire la necessità di coprire il capo. Questa bella tradizione deve essere incoraggiata anche dai sacerdoti; io spero di poter vedere sempre più numerose Messe tradizionali, seguite da tanti fedeli di tutte le età. Spero anche di vedere tutte le persone con abiti adatti alla circostanza e le donne con il capo coperto da un velo o un foulard o un cappello.

Pensiero del giorno

La vera pietà è docile [...]. Vuol dire che la pietà inflessibile, dura, non è la vera, e chi la pratica, questa pietà, non è esemplare da proporre.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

giovedì 10 giugno 2021

Pensiero del giorno


Ad un cristiano non è permesso scoraggiarsi.


(Don Giacomo Alberione).

mercoledì 9 giugno 2021

I modernisti vogliono sdoganare gli anticoncezionali

Non solo molti semplici fedeli laici, ma persino molti teologi osano affermare che l'uso degli anticoncezionali è lecito. Eppure il Magistero perenne della Chiesa insegna che gli anticoncezionali non possono essere mai usati, poiché il loro utilizzo è intrinsecamente immorale. Non si tratta di una legge ecclesiastica, ma di una legge stabilita da Dio, la quale non può essere modificata da nessuna creatura, nemmeno dai Sommi Pontefici.

Ecco cosa scrisse in proposito Papa Pio XI nella splendida Enciclica "Casti connubii" sul matrimonio cristiano:

Ma per venire ormai, Venerabili Fratelli, a trattare dei singoli punti che si oppongono ai diversi beni del matrimonio, il primo riguarda la prole, che molti osano chiamare molesto peso del connubio e affermano doversi studiosamente evitare dai coniugi, non già con l’onesta continenza, permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano, ma viziando l’atto naturale. E questa delittuosa licenza alcuni si arrogano perché, aborrendo dalle cure della prole, bramano soltanto soddisfare le loro voglie, senza alcun onere; altri allegano a propria scusa la incapacità di osservare la continenza, e la impossibilità di ammettere la prole a cagione delle difficoltà proprie, o di quelle della madre, o di quelle economiche della famiglia.

Senonché, non vi può esser ragione alcuna, sia pur gravissima, che valga a rendere conforme a natura ed onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta.

Quindi non meraviglia se la Maestà divina, come attestano le stesse Sacre Scritture, abbia in sommo odio tale delitto nefando, e l’abbia talvolta castigato con la pena di morte, come ricorda Sant’Agostino: « Perché illecitamente e disonestamente si sta anche con la legittima sposa, quando si impedisce il frutto della prole. Così operava Onan, figlio di Giuda, e per tal motivo Dio lo tolse di vita ».

Pertanto, essendovi alcuni che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai giorni nostri, in questa materia, preteso pubblicamente proclamarne un’altra, la Chiesa Cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato di insegnare e difendere la purità e la onestà dei costumi, considerando l’esistenza di tanta corruttela di costumi, al fine di preservare la castità del consorzio nuziale da tanta turpitudine, proclama altamente, per mezzo della Nostra parola, in segno della sua divina missione, e nuovamente sentenzia che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per la umana malizia l’atto sia destituito della sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e che coloro che osino commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave.

Perciò, come vuole la suprema autorità Nostra e la cura commessaCi della salute di tutte le anime, ammoniamo i sacerdoti che sono impegnati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’anime, che non lascino errare i fedeli loro affidati, in un punto tanto grave della legge di Dio, e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine, e ad esse, in qualsiasi maniera, non si rendano conniventi. Se qualche confessore o pastore delle anime, che Dio non lo permetta, inducesse egli stesso in simili errori i fedeli a lui commessi, o, se non altro, ve li confermasse, sia con approvarli, sia colpevolmente tacendo, sappia di dovere rendere severo conto a Dio, Giudice Supremo, del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: « Sono ciechi, e guide di ciechi: e se il cieco al cieco fa da guida, l’uno e l’altro cadranno nella fossa ».

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N. B. Onde evitare che qualche persona scrupolosa possa interpretare male le parole di Pio XI, preciso che i rapporti coniugali non sono illeciti se uno dei coniugi è sterile o se la moglie è già gravida, perché in questi casi la procreazione non è impedita in maniera "artificiale", ossia calpestando la legge naturale.