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giovedì 4 giugno 2020

La Messa tridentina è particolarmente indicata per le anime contemplative

Tempo fa ho pubblicato un’intervista a Maristella sul tema delle mode indecenti e sulla questione dell’utilizzo del velo sul capo da parte delle donne che assistono al Santo Sacrificio della Messa, come desiderava San Paolo. Quel giorno diverse lettrici mi scrissero per complimentarsi con Maristella. Tra loro mi scrisse anche Letizia, una delle persone che stimo maggiormente.


Ciao D., mi è piaciuta molto l'intervista a Maristella sulla moda e soprattutto sul velo da messa. Le ho scritto e ho colto l'occasione per chiederle consigli sull'acquisto. Ti ringrazio di cuore. Appena ho tempo e calma risponderò alle tue domande. 

Grazie per tutto davvero! È bello se restiamo uniti e in contatto tra di noi. Mi piace l'idea di pregare gli uni per gli altri per il sostegno spirituale e per dar gloria al nostro Salvatore. Per ciò che riguarda il velo, beh io ne sento davvero la necessità dal momento soprattutto che da sabato prenderò l'abitudine di andare alla Santa Messa in latino. Buona giornata D., ringraziamo il Signore e ti esorto a continuare così!

Letizia


Carissima in Cristo,
                                 sono contento che tu abbia deciso di partecipare ogni settimana alla Messa tridentina celebrata nella tua città. Contrariamente a quello che pensano molti modernisti, noi non seguiamo la liturgia tradizionale per fare la parte degli snob che pregano in latino, lingua utilizzata dalle persone colte. Noi, spesso a costo di molti sacrifici, seguiamo il Vetus Ordo Missae perché lo viviamo in maniera più intensa e profonda, siamo attratti dall'affascinante sacralità del rito e percepiamo fortemente l'essenza sacrificale della Messa nella quale si rinnova il Santo Sacrificio del Redentore Divino. Insomma alla Messa tridentina vi partecipiamo in maniera attenta e devota, nutrendo in maniera abbonante la nostra anima. Purtroppo, non tutti riescono a capire le nostre aspirazioni liturgiche e spirituali. Personalmente sono convinto che la Messa tridentina sia particolarmente adatta alle anime contemplative (come la tua) e in generale a coloro che praticano un'intensa vita spirituale. Per esempio, durante il Canone Romano (la preghiera di Consacrazione che nel rito antico viene pronunciata sottovoce dal sacerdote), in quell'apparente silenzio, mentre una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo, invece un'anima “poco spirituale” non sa che fare in quei momenti, si distrae facilmente e si annoia certamente, desiderando di poter tornare al più presto alla Messa in rito moderno, nella quale è molto facile avere la tentazione di assistere passivamente alla Consacrazione, limitandosi ad ascoltare quel che dice il prete a voce alta, e quindi senza fare attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc.

Sono molto soddisfatto della preziosa e disinteressata collaborazione che Maristella sta offrendo al blog. I suoi scritti che ho pubblicato sono semplici, chiari e ricchi di unzione spirituale. Spero tanto che anche tra voi possa nascere una fraterna amicizia. Voi due vi assomigliate molto (mi riferisco al vostro aspetto spirituale).

Hai ragione, sarebbe bello se restassimo in contatto tra di noi e continuassimo a pregare gli uni per gli altri, affinché il Signore ci aiuti a salvarci l’anima (questo è il vero scopo della vita). Ormai è da anni che siamo amici, la tua prima e-mail risale all’aprile del 2013. Sai, con altre persone mi è capitato spesso che dopo un iniziale periodo di entusiasmo, il rapporto di amicizia si sia affievolito notevolmente. Con te (e con alcune altre persone) invece mi sta capitando una cosa curiosa, e cioè che più passa il tempo e più cresce la stima che nutro nei tuoi confronti. È difficile da spiegare, ma tu hai la capacità di trasmettermi devozione ed entusiasmo nel continuare il cammino di perfezione cristiana. Per me è benefico avere a che fare con te. Non è nemmeno necessario che io legga i tuoi scritti per sentirmi edificato, mi basta pensare a te e al modo in cui vivi da cristiana. La storia della tua conversione mi ha colpito molto perché in te è avvenuto un cambiamento radicale, e adesso desideri vivere il cristianesimo in maniera profonda e coerente, senza fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana. Per esempio ho apprezzato tantissimo il fatto che hai avuto la forza di volontà necessaria per gettare nell'immondizia i vestiti scandalosi (chissà quanto ti erano costati!) e adesso vorresti che le donne utilizzassero solo abiti conformi alla virtù della purezza, come insegnato dal grande Papa Pio XII nello splendido discorso “Una gioia”, pronunciato a sostegno della “Crociata della purezza” indetta dalla gioventù femminile di Azione Cattolica. I mondani ti disprezzano perché dopo la tua conversione hai cambiato stile di vita e non ti interessano più le cose contrarie al Vangelo che invece a loro piacciono molto. Io invece è anche per questo motivo che ti stimo assai, ossia perché vuoi vivere da vera cristiana. Mentre i mondani apprezzano le persone soprattutto dal punto di vista estetico (e del portafoglio), io invece le apprezzo essenzialmente per il loro aspetto interiore, poiché ho molta stima verso coloro che praticano le virtù cristiane.

So che tu sei grata nei miei confronti perché ti aiuto ogni volta che ti rivolgi a me per chiedermi dei consigli. Per darti delle risposte chiare e precise vado a consultare i manuali di Teologia Morale in mio possesso e ti dico quel che insegnano dotti e autorevoli autori al riguardo delle questioni che mi poni. Lo faccio volentieri perché ci tengo molto all’anima tua, la quale venne riscattata a caro prezzo dal nostro amatissimo Redentore. Fino ad ora sei rimasta molto soddisfatta delle risposte che ti ho dato e che ti sono state di grande utilità. Non esitare a chiedermi aiuto ogni volta che ne senti il bisogno, per me è una grande gioia aiutare coloro che vogliono vivere fedeli a Cristo. Per me l’amicizia non è un modo per ottenere dei vantaggi materiali (come per i mondani), ma è essenzialmente un mezzo di santificazione mettendomi al servizio del prossimo. 

Ci tengo a dirti che anche tu mi hai donato spiritualmente molto, infatti mi sei di edificazione spirituale e di grande conforto. Sia tramite e-mail che al telefono mi hai dato l’impressione di essere profondamente innamorata del Redentore Divino. Penso che se sarai perseverante e resterai fedele a Dio sino alla morte, poi in Cielo sarai uno dei trofei più belli della Sua infinita misericordia. Quanto è stato buono Gesù con te! Adesso, almeno per gratitudine, devi amarlo con tutto il cuore e con tutte le tue forze. Se lo merita!

Per me è già un grande onore essere tuo amico, ma sapere che addirittura mi consideri tuo fratello (me lo hai detto in altri messaggi), fa crescere la stima, l’affetto fraterno e la gratitudine che nutro verso di te. Continuerò molto volentieri ad impegnarmi per proseguire a mantenere viva la nostra amicizia spirituale, cercando di evitare di darti anche dei piccoli dispiaceri. Se involontariamente dovessi dire o fare qualcosa che ti fa soffrire ingiustamente, ti chiedo di farmelo presente affinché provveda subito a correggere lo sbaglio commesso.

Grazie davvero per la limpida e fraterna amicizia che mi stai donando dal 2013, e che è una di quelle a cui ci tengo di più. Anche se abitiamo molto lontano, ti sento spiritualmente vicina. A causa della distanza, forse non ci incontreremo mai su questa Terra, ma spero tanto che potremo incontrarci ai piedi della Beata Vergine Maria, nella Patria celeste, ove insieme alla Mamma del Cielo, agli angeli e santi santi potremo lodare le misericordie di Dio per tutta l’eternità.

Con sincera stima e affetto,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Soprattutto bisogna ricorrere alla preghiera nel momento della tentazione, perché allora è maggiore il bisogno. Si alzi subito la mente a Dio; s'invochino, almeno col cuore, i nomi di Gesù e Maria: questi nomi danno all'anima una forza invincibile contro le tentazioni, anche le più forti e le più gagliarde. 


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

mercoledì 3 giugno 2020

L'inferno visto e raccontato da Santa Veronica Giuliani

«Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un fetore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. In questo punto, Iddio mi dà una comunicazione sopra l'ingratitudine delle creature, e quanto gli dispiaccia questo peccato. E qui mi si dimostrò tutto appassionato, flagellato, coronato di spine, con viva, pesante croce in spalla. Così mi disse: "Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno". In questo mentre, mi parve di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. Il Signore grondava sangue, e sotto quel grave peso stava. O Dio! Io avrei voluto raccogliere il Sangue, e pigliare quella Croce, e con grand'ansia desideravo il significato di tutto. In un istante, quelle creature divennero, di nuovo, in figura di bestie, e poi, tutte furono precipitate in quel luogo oscurissimo, e maledicevano Iddio e i Santi. Qui mi si aggiunge un rapimento, e mi parve che il Signore mi facesse capire, che quel luogo era l'inferno, e quelle anime erano morte, e, per il peccato, erano divenute come bestie, e che, fra esse, vi erano anche dei religiosi [...]. Mi pareva di essere trasportata in un luogo deserto, oscuro e solitario, ove non sentivo altro che urli, stridi, fischi di serpenti, rumori di catene, di ruote, di ferri, botti così grandi, che, ad ogni colpo, pensavo sprofondasse tutto il mondo. E io non aveva sussidi ove rivolgermi; non potevo parlare; non potevo invitare il Signore. Mi pareva che fosse luogo di castigo e di sdegno di Dio verso di me, per le tante offese fatte a Sua Divina Maestà. E avevo davanti di me tutti i miei peccati [...]. Sentivo un incendio di fuoco, ma non vedevo fiamme; altro che colpi sopra di me; ma non vedevo nessuno. In un subito, sentivo come una fiamma di fuoco che si avvicinava a me, e sentivo percuotermi; ma niente vedevo. Oh! Che pena! Che tormento! Descriverlo non posso; e anche il sol ricordarmi di ciò, mi fà tremare. Alla fine, fra tante tenebre, mi parve di vedere un piccolo lume come per aria. A poco a poco, si dilatò tanto. Mi sembrava che mi sollevasse da tali pene; ma non vedevo altro». Un'altra visione dell'inferno è del 17 gennaio 1716. La Santa racconta che in detto giorno fu trasportata da alcuni angeli nell'inferno: «In un batter d'occhio mi ritrovai in una regione bassa, nera e fetida, piena di muggiti di tori, di urli di leoni, di fischi di serpenti [...]. Una grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e basilischi legati assieme [...]. La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili. Essa era l'inferno superiore, cioè l'inferno benigno. Infatti, la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni, estremamente furiosi, molestavano le anime le quali urlavano disperate. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui viscere erano teatro di atroci e indescrivibili supplizi.

Nel fondo dell'abisso vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terrificanti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. Gli angeli mi spiegarono che la visione di Satana forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Nel frattempo, notai che il muto cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi agli angeli di chi fossero quelle anime ed ebbi questa terribile risposta: "Essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi». E in quell'abisso, ella vide precipitare una pioggia di anime... Ed ecco altre visioni della Santa: «Come Dante, anche la nostra Santa, appena su la soglia, ode urli, voci lamentevoli, bestemmie e maledizioni contro Dio. Vede mostri, serpenti, fiamme smisurate. È menata per tutto l'inferno. Precipitano giù, con la furia di densa grandine, le anime dei nuovi abitatori. E a quest'arrivo, si rinnovano pene sopra pene ai dannati. In un luogo ancora più profondo trova ammucchiate migliaia di anime (sono quelle degli assassini), sopra le quali incombe un torchio con una immensa ruota. La ruota gira e fà tremare tutto l'inferno. All'improvviso il torchio piomba su le anime, le riduce quasi a una sola; cosicché ciascuna partecipa alla pena dell'altra. Poi ritornano come prima. Ci sono parecchie anime con un libro in mano.

I demoni le battono con verghe di fuoco nella bocca, con mazze di ferro sul capo, e con spuntoni acuti trapassano loro le orecchie. Sono le anime di quei religiosi bastardi, che adattarono la regola a uso e consumo proprio. Altre anime sono rinchiuse in sacchetti e infilzate dai diavoli nella bocca d'un orrendo dragone che in eterno le digruma. Sono le anime degli avari. Altre gorgogliano tuffate in un lago d'immondizie. Di tratto in tratto sgusciano fulmini. Le anime restano incenerite, ma dopo riacquistano lo stato primiero. I peccati che hanno commesso sono i più gravi che mai vivente può immaginare. Tutte le strade dell'inferno appaiono sparse di rasoi, di coltelli, di mannaie taglienti. E mostri, dovunque mostri. E una voce che grida: "Sarà sempre così. Sempre, sempre, sempre". Veronica è condotta alla presenza di Lucifero. Egli ha d'intorno le anime più graziate dal cielo, che nulla fecero per Iddio, per la sua gloria; e tiene sotto i piedi, a guisa di cuscino, e pesta continuamente le anime di quelli che mancarono ai loro voti. "Via l'intrusa che ci accresce i tormenti"!, urla furibondo ai suoi ministri. Levata dall'inferno, Veronica ripete esterrefatta: "O giustizia di Dio, quanto sei potente!"».

Pensiero del giorno

Vedrai molti cambiamenti nella Mia Chiesa. Cristiani che pregano ne rimarranno pochi, molte anime vanno all’inferno. Pudore, vergogna non ci sarà più per le donne: satana si veste di esse per far cadere molti sacerdoti. Crisi comuni ci saranno nel mondo. I preti, vescovi, cardinali sono tutti disorientati. 

[Messaggio della Madonna alla stigmatizzata serva di Dio, Teresa Musco, del 20 maggio 1951].

martedì 2 giugno 2020

Salvare i propri nipoti dal laicismo dilagante

Anni fa una signora mi ha confidò di voler realizzare un progetto per il bene della sua anima e di quella dei suoi familiari. 


Caro D.,
               mi spiace disturbarti, ma di te mi fido. Spero che tutto quello che hai intrapreso proceda senza troppi scossoni. I tempi sono grami. Per me sto cercando un posto, non necessariamente in Italia, dove trasferirmi. Le caratteristiche di questo posto sono: vicinanza ad un convento, Chiesa e scuola davvero cattolica. Se possibile anche un gruppo umano che  condivida la stessa Fede cattolica di sempre. Trovato, partirei in solitaria, nella speranza che la bellezza del luogo, la bontà dell'ambiente catturino per la loro verità anche la famiglia di mia figlia (ecco il perchè della scuola, mio nipote ha xx anni). Sì, dovrebbe essere anche un posto dove trovare lavoro per loro. Se trovano il Signore, il lavoro seguirà, anche tra i pinguini o all'equatore. Di questo sono certa. Vivo a [...], dove non ho trovato nulla di quello che cerco se non illusioni temporanee.

Ti ringrazio per quello che potrai fare, non c'è fretta, devo smobilizzare i soldi necessari e questo richiede tempo.

Il Signore ti benedica,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                   non temere di essermi di disturbo, per me è una gioia aiutare le persone che vogliono vivere il cristianesimo in maniera intensa e profonda, senza fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana, come purtroppo fanno i modernisti. 

Sarebbe splendido se la famiglia di tua figlia venisse con te in qualche posto tranquillo in cui poter vivere da veri seguaci di Gesù, lontano dai pericoli morali che infestano le grandi città. Soprattutto per tuo nipote sarebbe benefico poter crescere in un ambiente sano, cioè davvero cristiano. Purtroppo, sappiamo bene che in molte scuole gli insegnanti progressisti indottrinano i bambini con ideologie contrarie al Vangelo.

Ritengo saggia la tua decisione di trovare una casa vicino a una chiesa (o un convento) fedele alla Dottrina Cattolica. Oggi in Italia ci sono diverse chiese legate alla Tradizione. Invece, trovare una scuola davvero cattolica vicino a una chiesa filo-tridentina, non è semplice. A mio avviso la soluzione migliore consiste nell'optare per l'homeschooling. Se fatto bene i risultati sono molto positivi, infatti so che molti ragazzi hanno ottenuto una preparazione didattica di qualità migliore rispetto a quella che avrebbero ottenuto nelle scuole gestite dai laicisti o in quelle gestite da religiosi in odor di modernismo. Ma anche se il livello di preparazione didattica fosse equivalente, rimarrebbe il vantaggio che con l'homeschooling non rischiano di essere traviati con la martellante propaganda progressista e laicista. Sarebbe molto utile poter unire le forze con altre persone legate alla Tradizione, così da aiutarsi a vicenda nell'organizzazione dell'homeschooling.

Ovviamente per fare le cose per bene c'è bisogno di prudenza, ma stai facendo bene a riflettere su come poter realizzare questo interessante progetto per il bene delle anime e la maggior gloria di Dio. Tienimi pure aggiornato se ti fa piacere, ci tengo molto a questo tipo di coraggiose iniziative. Anche il grande Papa Pio XI, nella splendida enciclica "Divini illius Magistri", incoraggiò i fedeli a fare il possibile per riuscire ad offrire alla gioventù un'istruzione davvero cattolica.

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Dio si deve preferire a tutto.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

lunedì 1 giugno 2020

I nemici più pericolosi della Chiesa

Pubblico l’e-mail di un lettore del blog.


Gentile [...], sono d'accordo con ciò che ha scritto in risposta ad una sua lettrice riguardo i veri pericoli per la fede cattolica. Da un lato vi sono gli islamisti che tentano di portare a termine il colpo da assestare alla moribonda civiltà occidentale con ciò che rimane - e rimane ben poco - del cristianesimo in terra europea; dall'altro, vi sono, ben agguerriti e feroci, i relativisti, i nichilisti, gli omosessualisti, i massoni, i filomarxisti, non solo ben in sella su posizioni di potere in Europa, ma dentro la Chiesa Cattolica medesima, ormai inquinata dalle idee e dottrine seminate dai figli del diavolo. Io temo di più e mi angoscia maggiormente l'attacco portato avanti da queste ultime schiere che quello sferrato dagli islamisti, poiché, nella Chiesa stessa sono annidati a tutti i livelli portatori di vari errori gravi e, soprattutto, di uno spirito falso, con cui costoro non avrebbero scrupolo di alimentare in modo scandaloso il sincretismo e la confusione perfino nel momento più sacro della vita cristiana, qual è la S. Messa. La recita di versetti del corano in alcune chiese e cattedrali cattoliche [...] sta a dimostrare il livello di confusione e infedeltà raggiunto.        

Nel ringraziarla per il lavoro prezioso al servizio del Signore, le auguro di continuare così e la saluto cordialmente.

(Lettera firmata)



Carissimo in Cristo,
                                  il grande Papa San Pio X nella monumentale enciclica “Pascendi Dominici gregis” affermò che non sono lontani dal vero coloro che considerano i modernisti i più pericolosi nemici della Chiesa Cattolica, poiché costoro seminano i loro errori all’interno di essa, con gran danno delle anime. Inoltre disse che purtroppo il modernismo non ha contagiato solo molti fedeli laici, ma anche non pochi membri del clero. In una lettera del 10 luglio 1913, questo zelantissimo Pontefice venuto dal Veneto, scrisse: «Un altro dolor piuttosto, che mi turba ed angustia, è il diffondersi spaventoso del modernismo, specialmente nel clero secolare e regolare; un modernismo teorico in pochi, ma nei più pratico, che però trascina alle medesime conseguenze del primo, all'indebolimento e alla perdita totale della fede. In questo è l'avversario terribile che affligge la Chiesa e il papa e contro il quale devono combattere i buoni per mantenere intatto il deposito della fede e salvare tante anime che corrono alla rovina». Dunque, se un santo Pontefice dice che persino tra i preti ci sono non pochi modernisti, c’è da credergli. Del resto lo vediamo tutti i giorni i gravi errori dottrinali diffusi a piene mani, basti pensare alla moda di dare la Comunione anche a coloro che vogliono continuare a commettere adulterio.

Ma i modernisti non riusciranno a demolire la Chiesa Cattolica, poiché essa non è un’istituzione umana, ma divina. Del resto, non sono riusciti a distruggere la Chiesa Nerone, Diocleziano, Napoleone, Garibaldi, Stalin, Hitler, Ceausescu, e compagnia briscola, figuriamoci se possono riuscirci i modernisti, i quali ormai hanno un’età media elevata e prima o poi dovranno farsi da parte. Invece il “popolo della Tradizione” è composto principalmente da giovani gagliardi e battaglieri che con intrepido coraggio e indomito valore stanno lottando come leoni arditi contro la “sintesi di tutte le eresie”, usando le armi della fede (preghiera, penitenza, apostolato, eccetera).

Non ci rimane che stringere i denti e tenere duro fino alla vittoria. Maggiori saranno state le avversità, più bello sarà il trionfo. Ad majorem Dei gloriam!

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

In principiis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.


(Sant'Agostino)

domenica 31 maggio 2020

Circa le critiche contro la Messa tradizionale

Ripubblico ampi brani di un'interessante lettera che anni fa mi scrisse Eleonoram (pseudonimo scelto da una lettrice del blog per firmare i suoi scritti da pubblicare).


Caro D., come stai?

Sto leggendo con interesse i tuoi post sulla Messa tridentina e proprio l’altra sera mi sono ritrovata a parlarne durante una cena. Ero con alcune persone molto spirituali, con cui mi ritrovo spesso per pregare e adorare il Santissimo, ma con mia grande sorpresa hanno definito questa Messa “superata”!!

Come ti dissi tempo fa, non ho mai assistito a una Messa in rito antico, un po’ per mancanza di opportunità, un po’ perché la Messa in rito moderno a cui partecipo è molto fervorosa. Tuttavia mi ha sconcertata sentire dei credenti devoti parlarne in quei termini, mi sono sembrati dei pregiudizi frutto di cattiva informazione. Se pensiamo che la Messa in rito antico ha “formato” praticamente tutti i grandi santi e sante della storia cristiana [...] già solo per questo andrebbe considerata con il massimo rispetto!

Le motivazioni che mi sono state date, riguardo il suo superamento, sono sostanzialmente queste: il sacerdote, dando le spalle, esclude l’assemblea; idem quando recita sottovoce il Canone, quasi esibendo un rapporto esclusivo con Dio; l’incomprensibilità della lingua latina crea distacco […]. 

Tutto ciò mi ha fatto riflettere sull’importanza della simbologia della Messa: quella del rito antico mi sembra poco conosciuta anche tra i fedeli devoti, tu che sei un “esperto” puoi confermarlo? Ad esempio, nel tuo post “Perché amiamo la Messa tridentina”, mi è piaciuto trovare la corretta interpretazione del parlare sottovoce del sacerdote:

“in quell'apparente silenzio … una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo”, facendo “attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc.”

Leggendo queste parole ho pensato che sarebbe bello se tutti conoscessero la simbologia e il significato dei gesti e dei diversi momenti della Messa tridentina, potrebbe essere un modo per invogliare a sperimentarla o comunque per non avere preconcetti errati al riguardo.

Infine, circa l’intensità e la profondità della partecipazione liturgica, vorrei rendere merito alla terra in cui vivo, la Sardegna. Qui, grazie a Dio, c’è ancora una fede molto fervorosa e la Messa è molto sentita pur essendo celebrata in rito moderno. Ma c’è di più: da quando ho iniziato ad andare a Messa dopo la mia conversione, ho piano piano scoperto (e imitato!) delle antiche pratiche di devozione popolare, che sembrano proprio degli atti “attivi” come quelli da te citati in riferimento al rito antico. […] Alcune veterane hanno poi la consuetudine di dire sottovoce l’Atto di dolore prima di fare la Comunione.

[…] Sicuramente la Messa in rito antico favorisce all’ennesima potenza questo clima interiore e queste predisposizioni d’animo, che tuttavia sono possibili anche in una Messa in rito moderno, come ho avuto la grazia di constatare e sperimentare. Ma forse c'è un motivo per tutto ciò: la Sardegna è l'isola di Maria, come disse il papa Paolo VI - e difatti la Madonna di Bonaria è la patrona della regione - e allora, forse, i suoi abitanti godono di una particolare protezione mariana che si manifesta pure nell'ispirare questi pii esercizi che alimentano il fervore della Messa. :)

Un abbraccio fraterno in Gesù e Maria!

Eleonoram


Cara sorella in Cristo,
                                   Papa Roncalli disse: “Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità”. Addirittura promulgò la Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” per difendere il latino dagli attacchi di coloro che volevano spazzarlo via. Anche il Concilio Vaticano II decretò che la lingua latina venisse conservata nei Riti latini (Romano, Ambrosiano, Mozarabico, eccetera). Non è affatto vero che la lingua latina sia incomprensibile, inoltre le preghiere riservate ai fedeli sono sempre le stesse, quindi non è difficile impararle a memoria o almeno impararne il significato. Invece per le orazioni riservate al sacerdote si può benissimo usare un messalino bilingue.

Circa il fatto che la Messa tridentina non viene celebrata col sacerdote rivolto “verso il popolo”, lascio rispondere a Mons. Klaus Gamber, compianto liturgista: L'idea che il sacerdote stia di fronte alla comunità risale senza dubbio a Martin Lutero. […] Prima di Lutero l'idea che il sacerdote quando celebra la messa stia di fronte alla comunità non si trova in nessun testo letterario, né è possibile utilizzare per suffragarla i risultati della ricerca archeologica. […] Dal punto di vista cattolico, invero, carattere sacrificale e conviviale della messa non sono mai stati in contrasto. Cena e sacrificio sono due elementi della medesima celebrazione. Certo col mutare dei tempi non sempre essi sono stati espressi con pari forza. […] Se al giorno d'oggi si desidera dare un rilievo maggiore al carattere di convito della celebrazione eucaristica, va detto che nella celebrazione versus populum questo non è che appaia con la forza che spesso si crede e si vorrebbe. Infatti soltanto il "presidente" della cena sta effettivamente al tavolo, mentre tutti gli altri convitati siedono giù nella navata, nei posti destinati agli "spettatori", senza poter avere alcun rapporto diretto col tavolo della Cena. Il modo migliore per rivendicare il carattere sacrificale della messa è dato dall'atto di volgersi tutti insieme col sacerdote (verso oriente, vale a dire) nella medesima direzione durante la preghiera eucaristica, nel corso della quale viene offerto realmente il santo sacrificio. Il carattere conviviale potrebbe essere invece sottolineato maggiormente nel rito della comunione […]. Secondo la concezione cattolica la messa è ben di più di una comunità riunita per la cena in memoria di Gesù di Nazareth: ciò che è determinante non è realizzare l'esperienza comunitaria, sebbene anche questa non sia da trascurare (cfr. 1Cor 10,17), ma è invece il culto che la comunità rende a Dio. Il punto di riferimento deve essere sempre Dio e non l'uomo, e per questa ragione fin dalle origini nella preghiera cristiana tutti si rivolgono verso di Lui, sacerdote e comunità non possono stare di fronte. Da tutto ciò dobbiamo trarre le dovute conseguenze: la celebrazione versus populum va considerata per quello che in realtà è, una novità, una invenzione di Martin Lutero. [Mons. Klaus Gamber, "Instaurare omnia in Christo", 2/1990].

Infine, circa l'opinione secondo cui la Messa tridentina sarebbe ormai “superata”, posso rispondere che molti di coloro che frequentano la liturgia tradizionale sono persone giovani, mentre coloro che vanno alla Messa moderna hanno un'età media di 60-70 anni. Mentre molti seminari “moderni” stanno chiudendo o sono quasi vuoti, quelli tradizionali beneficiano di numerose vocazioni. E questa sarebbe una liturgia “superata”? A me sembra viva, vegeta e in forte espansione. E questo lo sanno pure i “comunistelli di sacrestia” (come li chiamava il grande Cardinale Ottaviani), i quali continuano a rosicare dalla rabbia e a tramare per metterci il bastone tra le ruote, ma senza riuscire a fermare l'inarrestabile marcia del movimento tradizionale, che ormai è un fiume in piena.

Rinnovandoti la mia gratitudine per la tua collaborazione col blog, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Consoliamo Gesù! Egli soffre addolorato, offeso da tanti e tanti oltraggi. Procuriamo di riparare, di espiare, con atti frequenti di amore, con piccole rinunzie, con atti di abnegazione, coll'offerta generosa di tutto quello che facciamo, di tutto quello che ci accade nel corso della nostra giornata.

[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

sabato 30 maggio 2020

Lettera di un seminarista

Ogni tanto mi scrive qualche seminarista che mi racconta delle sofferenze che bisogna sopportare a causa della presenza dei “novatori” all’interno di strutture ecclesiali. A tal proposito pubblico alcuni brani di una lettera che mi ha scritto un giovane seminarista. Onde evitare che possa venire individuato e perseguitato dai modernisti, come è successo a tanti altri ragazzi, ho eliminato qualsiasi riferimento personale. Li avrei nascosti anche se non me lo avesse chiesto espressamente, poiché so che sarebbe pericoloso essere scoperti dai modernisti, i quali da decenni hanno instaurato un clima sovietico di paura e persecuzioni.


Caro Cordialiter, mi presento: sono un seminarista del [...], compirò presto [...] anni, e sono giunto al [...] anno del Seminario Maggiore. Innanzitutto, posso dire che seguo quotidianamente il tuo blog e ti ringrazio per i numerosi post spirituali che vai pubblicando così assiduamente. Di certo il Signore Gesù te ne renderà merito. Desideravo scriverti per rivolgerti alcune considerazioni di vario genere. Preciso che il Signore mi ha chiamato dandomi anche la grazia di poter avvicinarmi al “movimento tradizionale” e di poter sperimentare la bellezza della Sacra Tradizione Cattolica e della Santa Messa secondo la Forma Straordinaria, al quale mi piacerebbe un giorno partecipare (e un giorno, se Dio vorrà, magari celebrare). Pur essendovi stata qualche possibilità di assistere, non ho mai potuto andare alla Santa Messa di Pio V (per motivi di prudenza), anche se spiritualmente mi sento sempre più fortemente legato ad essa. Non che partecipi con meno fervore alla Santa Messa secondo la Forma Ordinaria, ma quando “si scopre l’Oro è difficile legarsi all’Argento” (non so se ho reso l’idea). Il Signore mi ha elargito troppo per quello che merita la mia povera anima. Mi sento sempre molto indegno sia della chiamata al Sacerdozio, sia al fatto che il Signore mi abbia aperto letteralmente gli occhi su dove stia l’inganno di questi tempi. Questa è una grazia ma anche una croce che porto quotidianamente. Più si sa e più dolore si prova. Affido queste mie sofferenze al Signore perché mi conceda il perdono dei miei molti e gravi peccati commessi prima della mia conversione e del mio ingresso in seminario, e soprattutto perché tanti altri giovani scoprano il Vero Tesoro della nostra Sacra Tradizione Cattolica. La vita in seminario non è facile, bisogna sapersi muovere con cautela e [...] vi è il rischio di divenire “modernisti di fatto”. [...] Il problema è sempre che non è possibile esporsi più di tanto, in quanto la fine sarebbe abbastanza tragica… Ora, purtroppo, il sacrificio più grande per me è proprio questo: vivere all’interno del “covo dei lupi” come imboscato [...]. Comunque, ringrazio sempre il Signore perché mi ha sempre sostenuto e dato la forza di andare sempre avanti, malgrado tutto. Gli aiuti non sono mai mancati, soprattutto da un confratello che ho trovato. In questi anni ci siamo sostenuti a vicenda nella buona battaglia della Fede. Anche lui prova la mia stessa difficoltà e lo stesso ardore verso la Sacra Tradizione della Chiesa. In molti casi è stata una vera grazia il fatto che abbiamo potuto pregare insieme, anche con la Compieta del Breviarium Romanum. E non solo… altri 3 seminaristi si sono avvicinati alla Messa di Pio V o comunque ad una visione più profonda del Mistero Eucaristico e della Tradizione Cattolica [...]. Non avevano quasi mai sentito parlare della Forma Straordinaria, o peggio erano oscurati, di certo inconsapevolmente, dalle false opinioni che circolano negli ambienti modernisti in merito. Posso dire, quindi, che il Signore non ci lascia mai condurre le sante battaglie da soli, ma ci pone sempre qualche aiuto accanto. Abbiamo formato, insieme a questi miei amici, un vero e proprio “sodalizio”. Il pericolo è sempre in agguato e si cammina sempre sul ciglio dell’abisso, ma che cosa sarebbe la vita cristiana senza rischiare tutto per Cristo? I momenti di buio e di sconforto si presentano e sono molto drammatici, ma quando accade questo mi rivolgo al passato della mia esistenza, e vado a rivedere tutte quelle volte in cui il Signore si è mostrato misericordioso verso la mia povera anima. Così, trovo la forza per andare avanti! 

[...]

Nuovamente, desidero ringraziarti per lo splendido apostolato spirituale che vai offrendo. Siccome ho visto che ti è capitato di pubblicare le mail di numerosi che ti hanno scritto, se avrai intenzione di pubblicare qualcuno dei miei poveri pensieri, ti chiedo la cortesia di eliminare i possibili riferimenti personali. La prudenza non è mai troppa.

In comunione di preghiera.

Viva Cristo Re!

Pensiero del giorno

Nessuna cosa ci rende così simili a Dio, come il perdonare i nemici.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 29 maggio 2020

La speranza apostolica

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).

O Gesù, nella tua potenza, nel tuo amore infinito, nella tua Passione ripongo ogni speranza per le anime che mi hai affidate. 

1 - Nel suo lavoro l’apostolo ha bisogno di essere sostenuto da una forte speranza. I momenti di entusiasmo sono brevi, ai successi presto seguono gli insuccessi, le difficoltà sono molte, la lotta sferrata dalle forze nemiche è aspra ed incessante e, se l’apostolo non fosse ancorato in Dio mediante una salda speranza teologale, prima o dopo finirebbe per desistere, sfiduciato, dall’impresa. «Io ho vinto il mondo» (Gv. 16, 33), ha detto Gesù e, inviando gli Apostoli a continuare la sua missione vittoriosa, li ha assicurati: «Sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» (Mt. 28, 20). Ecco il fondamento della speranza apostolica: la vittoria di Cristo, la sua incessante assistenza. Sì, Egli è con noi tutti i giorni, quindi anche nei giorni tenebrosi quando l’orizzonte è buio, senza uno spiraglio di luce, quando il nemico trionfa, gli amici se ne vanno e, umanamente parlando, non si vede alcuna possibilità di riuscita. Se confidassimo nelle nostre risorse, nelle nostre capacità, nelle nostre opere, avremmo ragione di disperare e di arrenderci, ma non è così. Noi speriamo, e siamo certi nella nostra speranza, perché Dio è onnipotente, perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, perché Cristo ci ha redenti col suo Sangue, perché è morto per noi e per noi è risorto, perché infine le sue promesse - promesse di un Dio - son infallibili: «il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt. 24,35).

Appoggiandosi appunto alla volontà salvifica di Dio, alla sua potenza infinita, alla Redenzione di Cristo, l’apostolo deve nutrire la speranza certa che, in definitiva, la grazia trionferà. Ma nello stesso tempo, per non esporsi ad illusioni, deve essere convinto che alla vittoria non si arriva se non passando attraverso il Calvario. «L’apostolo non è da più di Colui che l’ha mandato» (Gv. 13, 16); se Gesù è giunto al trionfo della Risurrezione solo dopo la sua Passione e morte dolorosissima, non può l’apostolo pretendere di battere altra via. Verranno necessariamente anche per lui le ore delle tenebre, ma, anziché essere segno di sconfitta, esse saranno il preludio della vittoria; anziché essere segno di abbandono da parte di Dio, saranno la riprova che Dio è con lui, appunto perché lo conduce per la medesima via per la quale ha condotto il suo Figlio divino. 

2 - [...] Attraverso le persecuzioni, le umiliazioni, gli insuccessi l’apostolo imparerà a non confidare nelle proprie forze, a ritenersi servo inutile anche dopo aver molto faticato, a convincersi della propria insufficienza e dell'insufficienza di tutti i mezzi umani e, quindi, a riporre solo in Dio tutte le sue speranze. Imparerà a lavorare unicamente per amor di Dio, senza cercare il conforto della riuscita, rinunciando anche alla legittima soddisfazione di costatare i risultati delle sue fatiche; imparerà a svincolarsi dall’opinione e dal giudizio degli uomini, ad agire indipendentemente dalla loro approvazione o disapprovazione e ad attendere solo al giudizio ed all’approvazione di Dio. Le traversie e i dispiaceri che l’apostolo incontra nel suo lavoro costituiscono la sua notte oscura, paragonabile a quella dei contemplativi; notte dolorosa, ma preziosissima, perché ordinata a purificare il suo spirito da tutti i residui dell’amor proprio, dell’egoismo, della vanità, dell’attacco alle creature e alla loro stima. Se bene accettata, questa notte lo condurrà grado grado ad una purezza interiore sempre più grande e perciò ad un’unione con Dio sempre più piena. Egli dunque, deve rimanere saldo nella sua speranza e, nonostante le lotte, le difficoltà, gli insuccessi, deve essere sicuro della riuscita non solo per la salvezza delle anime a lui affidate, ma anche per la sua personale santificazione. Che se, permettendolo Dio, questa riuscita gli resterà nascosta e tutto il suo lavoro, come quello di Gesù, terminerà in un’apparente sconfitta, nelle Piaghe e nel Sangue del divin Crocifisso troverà la forza di sperare ancora, sperare contro ogni speranza. 

Colloquio - «O Signore, voglio attirare la tua misericordia su questo povero mondo, non solo con la generosità del mio sacrificio, del mio distacco, ma anche con la generosità della mia confidenza. Voglio credere contro ogni evidenza, sperare contro ogni speranza. Voglio credere con fiducia incrollabile anche quando le cose sembrano diventare sempre più penose e difficili a risolversi. O Signore, voglio commuoverti con la fermezza e la generosità della mia confidenza! 

«So e credo fermamente che Tu mi ami. che tutto permetti per la tua maggior gloria e per il mio maggior bene; so ch’io posso cooperare alla salvezza delle anime e che le sofferenze del tempo non hanno proporzione con la futura gloria, so che per farsi santi bisogna soffrir molto e che si giunge all’amore puro attraverso il puro patire; so che tutto mi è possibile in te che sei il mio sostegno. 

«Anche quando fossi affranta, oppressa da tenebre, angoscia, agonia, guardando te, Gesù Crocifisso, potrei sempre gustare una gioia intima, soprannaturale, poiché Tu mi ammetti a condividere le tue sofferenze onde conformarmi alla tua Passione e un giorno ammettermi alla partecipazione della tua gloria. 

«O Gesù, di fronte a qualsiasi sofferenza, umiliazione, prova, dolore interno od esterno, posso sempre rallegrarmi pensando che Tu mi fai l’onore d’invitarmi a partecipare alla tua Passione, alla tua opera redentrice per le anime. Perciò, lungi dal considerare questi dolori come dei mali, insegnami ad abbracciarli e ad accoglierli come favori e mezzi preziosi per la mia santificazione, vivificandoli con l’amore e con la pacifica, totale adesione alla tua volontà. O Signore, con questo spirito intendo offrirti la mia preghiera, la mia mortificazione, la quotidiana rinuncia, la continua accettazione delle sofferenze che mi manderai, per attirare grazie sulla Chiesa tutta, per salvare le anime » (cfr. Sr. Carmela d. Spirito S., o.c.d.). 

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

La vendetta del vero cattolico è il perdono e la preghiera per la persona che ci offende.

(San Giovanni Bosco)

giovedì 28 maggio 2020

Gli ecclesiastici buoni danno frutti buoni

Ripubblico una vecchia e-mail che scrissi a una ragazza.


Carissima in Cristo,
                                 rispondo volentieri alla tua e-mail, nella speranza di poter esserti di qualche utilità.

Io ho sempre creduto in Dio, infatti è assurdo credere che l’universo si sia creato da solo per puro caso, poiché il nulla non può creare qualcosa. Tuttavia quando avevo circa 16 anni, notando il modo incoerente in cui vivevano molti preti e religiosi, provavo disprezzo nei confronti del clero, che io consideravo la “Chiesa”. Poi ebbi la grazia di leggere la prima biografia su San Francesco d’Assisi scritta da Tommaso da Celano. A quei tempi la situazione del clero era drammatica, molti ecclesiastici vivevano in maniera “poco edificante”, tra l’altro era ancora diffusa la piaga del nicolaismo (la convivenza “more uxorio” tra un prete e una concubina). Un giorno Gesù chiese al Poverello di Assisi di riparare la sua Chiesa che era in rovina. A differenza di Pietro Valdo, il quale fondò una nuova “Chiesa”, Francesco restò all’interno della Chiesa Cattolica contribuendo alla sua riforma. La stessa cosa hanno fatto tutti i santi: nonostante il cattivo esempio di una parte del clero, rimasero cattolici e vissero da veri seguaci di Gesù Cristo. Pertanto, grazie all’esempio dei santi, capii che stavo sbagliando, infatti per essere davvero un buon cristiano dovevo seguire la scelta dei santi, che rimasero tutti fedeli all’unica Chiesa fondata da Cristo. Comunque, anche oggi ci sono dei preti zelanti che non si sono lasciati corrompere dalla mentalità mondana (tra di essi ci sono anche vari sacerdoti che seguono i miei blog).

Molti pensano erroneamente che la Chiesa sia un’istituzione umana e che comprende solamente il clero. In realtà la Chiesa è un’istituzione divina, perché è stata fondata da Gesù buono. Ma che cos’è la Chiesa Cattolica? È il Corpo Mistico di Cristo: Egli è il capo, mentre tutti i fedeli (non solo il clero) sono le membra.  

Non dobbiamo lasciare la Chiesa nelle mani dei modernisti bensì dobbiamo continuare la buona battaglia della fede al suo interno, come fecero i santi. Ad esempio ai tempi di Sant’Atanasio dilagava la pestifera eresia ariana, la quale negava la divinità di Cristo. Atanasio, zelantissimo vescovo, conservò la vera fede ma dovette soffrire molte persecuzioni all’interno della Chiesa. Non cadde nell’errore di fondare una nuova Chiesa, ma rimase cattolico, vinse la battaglia della fede e adesso la sua anima in Cielo gode la visione beatifica di Dio. Del resto, noi non dobbiamo praticare la Religione cattolica per far piacere ai preti, ma per dare gusto a Dio.

Diverse persone mi hanno chiesto qual è il mio giudizio su Papa Francesco. Lascio volentieri a Cristo Giudice il compito di giudicare gli altri, poiché solo Dio conosce i cuori e le intenzioni di ciascuno. Ma se il giudizio sulle persone è una prerogativa del Signore, noi possiamo giudicare le opere compiute dagli altri. Ad esempio possiamo dire che Stalin, Hitler, Ceausescu, Gheddafi, e tanti altri governanti hanno commesso degli atti criminali. 

Gesù ci ha insegnato che gli alberi buoni danno frutti buoni, mentre gli alberi cattivi danno frutti cattivi. Se un Papa è secondo il cuore di Dio, le cose nella Chiesa vanno molto bene durante il suo pontificato: nomina buoni vescovi che a loro volta formano nei seminari dei sacerdoti zelanti, insegna la Dottrina Cattolica in maniera chiara e precisa (evitando di usare espressioni ambigue che causano confusione tra i fedeli), combatte gli errori dogmatici e i vizi che dilagano nell’orbe, corregge i vescovi “poco zelanti” che governano male le proprie diocesi, aiuta le comunità religiose fervorose e osservanti mentre quelle rilassate cerca di correggerle e di riportarle al loro antico splendore, le vocazioni religiose e sacerdotali beneficiano di un vistoso incremento, molti fedeli laici si convertono e cominciano a vivere in maniera coerente col Vangelo e a praticare un’intensa vita spirituale, molti eretici e pagani abiurano i propri errori e abbracciano la fede cattolica, ecc. In base a queste cose puoi constatare tu stessa quali sono i Pontefici che hanno dato tanti frutti buoni alla Chiesa. Da parte mia preferisco non esprimermi su questo o quel Papa, anche perché altrimenti darei l’impressione di essere una persona superba che dà le “pagelle” ai Pontefici.

Ma come mai non tutti i successori di San Pietro vengono ricordati con venerazione? La risposta la dà San Vincenzo di Lerins, secondo cui alcuni Papi vengono donati da Dio, altri vengono solamente “tollerati” da Lui, e infine altri vengono inflitti alla Chiesa come castigo. Alcuni si domanderanno: “Ma come è possibile ciò? I Pontefici non vengono eletti da Dio?”. In realtà il Signore non vuole costringerci a fare il bene, perché altrimenti le nostre buone opere non sarebbero frutto di amore nei suoi confronti, ma solamente frutto di costrizione, e quindi senza valore meritorio. Pertanto quando i cardinali si riuniscono in conclave, lo Spirito Santo si limita ad illuminare le loro menti per “suggerire” qualche buon nominativo da eleggere, ma non costringe i porporati a seguire il suo consiglio. Se ad esempio viene eletto un Papa simoniaco (cioè che ha comprato l’elezione) oppure lussurioso (magari anche con concubina e figli a carico), di certo non è colpa dello Spirito Santo se una persona del genere prende in mano le redini della Chiesa. Dio è infinitamente misericordioso, ma è anche infinitamente giusto, pertanto premia il bene e castiga il male. Ai tempi dei re di Israele il Signore castigò i peccati del popolo tollerando che salissero al potere dei monarchi che governavano in maniera pessima. Una cosa del genere avviene nella Chiesa: gli ecclesiastici “poco zelanti” sono un castigo di Dio. Nel “Dialogo della Divina Provvidenza” l’Eterno Padre disse a Santa Caterina da Siena che per donare alla Chiesa buoni ecclesiastici desiderava le preghiere, le sofferenze e le lacrime delle anime pie (cfr. capitolo 129).

Anche se la situazione generale appare disastrosa a causa della galoppante secolarizzazione della società in cui viviamo, in fondo mi sento sereno perché so che il demonio non riuscirà a portare alla perdizione gli eletti. Inoltre sono fiducioso che presto accadrà qualcosa di epocale che faciliterà la conversione di tante anime, le quali sono state redente a caro prezzo da Nostro Signore Gesù Cristo. 

Spero tanto di esserti stato di qualche utilità con questa e-mail. Se vorrai continuare a scrivermi, sappi che sarò lieto di risponderti. Ho fiutato un grosso bottino per la causa di Dio, infatti penso che tu sia una di quelle anime che se si convertono seriamente e si impegnano nel cammino di perfezione cristiana, possono dare tanta gloria al Signore e contribuire a fare del bene a molte altre persone.

Approfitto dell’occasione per salutarti cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Quanto più l’anima concentra in Dio i suoi desideri ed affetti, tanto più si libera dalle sollecitudini terrene; non si affanna più per nessuna cosa, poiché sa che una sola cosa è necessaria: «cercare Dio» e che in Dio troverà tutto ciò di cui ha bisogno.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 27 maggio 2020

Fare una Comunione sacrilega

Tempo fa una mia amica mi ha raccontato di aver avuto una discussione con una sua parente, la quale ha affermato erroneamente che, anche se siamo in condizioni di grave peccato, è sempre meglio fare la Comunione. Ecco la mia risposta.



Cara sorella in Cristo, 
                                         leggo con interesse le tue e-mail perché non sono banali e superficiali, bensì trattano argomenti importanti e profondi.

Purtroppo, oggi in giro ci sono tante persone (anche tra i preti) che affermano cose contrarie a quelle che insegna la Dottrina Cattolica. Andare a Messa la domenica è un precetto ecclesiastico che obbliga “sub gravi”, cioè sotto pena di colpa grave (ci sono dei casi in cui si è scusati dall'andare a Messa, se vuoi te ne parlo la prossima volta). Chi, senza giustificazione, non va a Messa nei giorni festivi, non può prendere la Comunione senza prima confessarsi. E quando si confessa deve essere sinceramente pentito del peccato fatto, e deve anche avere il fermo proposito di non peccare più (almeno di non commettere più i peccati mortali), altrimenti l'assoluzione è invalida.

Se una persona è in peccato mortale, significa che non è in stato di grazia di Dio, quindi è un'incoerenza voler unirsi a Gesù nel Santissimo Sacramento nonostante la mancanza del pentimento delle gravi colpe commesse. Inoltre è pure un orribile sacrilegio che offende gravemente Dio. E lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo afferma che chi mangia e beve il Corpo e Sangue di Cristo pur essendo indegno (cioè in peccato mortale), mangia e beve la propria condanna.

Molti seguaci del modernismo, che è la sintesi di tutte le eresie, affermano di “confessarsi” direttamente con Dio. Ma Gesù ha detto chiaramente agli Apostoli che solo a chi rimetteranno i peccati, essi saranno perdonati. Pertanto chi presume di “confessarsi” direttamente con Dio inganna se stesso.

Altri dicono erroneamente che se qualcuno ha commesso qualche peccato mortale è sufficiente che faccia un atto di dolore perfetto e poi può tranquillamente comunicarsi. In questo caso si tratta di una grave disobbedienza alla Legge ecclesiastica, infatti il Codice di Diritto Canonico afferma che chi vuole comunicarsi, se ha commesso un peccato mortale, ordinariamente deve prima confessarsi.

Insomma, è vero che un atto di dolore perfetto (cioè il pentimento di aver commesso un peccato, perché con esso si è offeso Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, oppure perché si è stati la causa della dolorosa Passione di Cristo) rimette immediatamente un'anima in stato di grazia (se ha il proposito di confessarsi), tuttavia, anche se in questo modo è tornata in grazia di Dio, deve comunque obbedire alla Legge ecclesiastica, e quindi prima di comunicarsi deve confessarsi. Essendo una Legge ecclesiastica, in teoria potrebbe essere modificata, e cioè un Papa potrebbe permettere ai fedeli di comunicarsi anche semplicemente facendo un atto di dolore perfetto (atto di contrizione), tuttavia, sin quando la Legge sarà in vigore, dovrà essere osservata. Ma nessun Papa potrà mai dire che i fedeli possono comunicarsi senza essere in stato di grazia (cioè senza nemmeno fare un atto di contrizione perfetto), perché in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, ma di una Legge stabilita direttamente dal Signore. Infatti i Pontefici possono modificare le Leggi ecclesiastiche, ma non la Legge Eterna di Dio. Per questo motivo nessun Papa può stabilire che i divorziati risposati che hanno il pieno uso della ragione e che non vivono in castità possano ricevere validamente l'assoluzione sacramentale se non sono davvero pentiti. Infatti in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, bensì di una Legge promulgata dal Signore: è necessario essere sinceramente pentiti e avere il fermo proposito di non peccare più per poter avere validamente l'assoluzione sacramentale, o anche semplicemente per poter tornare in stato di grazia con un atto di contrizione.

Ci sono dei casi in cui ci si può comunicare senza aver ricevuto l'assoluzione sacramentale? Sì, ma sono rari, ad esempio i tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che se una persona si è accostata al sacerdote per ricevere la Comunione, e in quel momento si ricorda di essere in peccato mortale, può ricevere lo stesso la Comunione (perché altrimenti, se tornasse al banco, la gente capirebbe che è in peccato mortale e perderebbe la sua reputazione) ma deve necessariamente premette un atto di contrizione (dolore perfetto del peccato mortale commesso). Un altro esempio è quello di un prete che mentre sta celebrando la Messa (alla presenza di altre persone) si ricorda di essere in peccato mortale. Anche in questo caso può continuare la Messa (altrimenti potrebbe perdere la reputazione), facendo però un atto di contrizione.

Spesso sentiamo parlare dell'infinita Misericordia di Dio. Benissimo! Ma, come tu stessa hai ricordato, il Signore è anche infinitamente giusto. Voler andare in paradiso senza pentirsi dei peccati mortali commessi, è un voler burlare Dio, ma San Paolo afferma che “Deus non irridetur”, cioè Dio non si lascia prendere in giro da noi. 

In un suo scritto, Sant'Alfonso Maria de Liguori scrive “Tu dici: Dio è misericordioso! - Eppure, con tutta questa misericordia, quanti ogni giorno vanno all'inferno!". Dunque è ottima cosa parlare della misericordia del Signore, ma bisogna parlare anche della sua giustizia, altrimenti molta gente potrebbe pensare che possiamo peccare tranquillamente, tanto alla fine la faremo franca, perché Dio perdonerà tutto a tutti, mentre in realtà perdonerà tutto solo a chi si sarà sinceramente pentito. Se non facesse così andrebbe contro la sua giustizia.

Quando incontriamo una persona che contraddice con cocciutaggine la Dottrina Cattolica, non sempre è facile rimanere sereni senza alterarsi. San Francesco di Sales in gioventù aveva un carattere tendente alla collera, ma con la grazia di Dio riuscì a dominare questa cattiva tendenza e divenne il “santo della dolcezza”, perché usava con tutti (anche coi suoi subordinati) dei modi cordiali, affabili, dolci, amorevoli, ecc. Lui era vescovo, pertanto doveva correggere gli sbagli fatti dai suoi subordinati, ma lo faceva con tanta dolcezza che riusciva a catturare i cuori, cioè la gente gli obbediva non per timore di essere rimproverata da lui, ma perché si lasciava convincere dalla sua dolcezza e carità fraterna.

Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo, quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto emanava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Sono molto contento di sapere che i pensieri di Padre Felice Maria Cappello ti sono piaciuti molto e che hai deciso di imparare a memoria e ripetere ogni giorno il seguente proposito: "Devo essere vittima di amore: Amare Gesù: ecco lo scopo della mia vita. Ogni parola, ogni passo, ogni pensiero, ogni sentimento, ogni respiro, dev'essere un atto di purissimo amore. Vivere e morire di amore per Gesù: ecco il mio ideale".

Carissima in Cristo, se questo proposito diventerà il tuo programma di vita, sarai felice già su questa Terra, e ancora di più dopo la morte.

Ci sono tante altre cose spirituali di cui vorrei parlarti, ma non voglio abusare della tua pazienza (questa lettera è già abbastanza lunga). Tuttavia, se in futuro vorrai scrivermi per dialogare su argomenti spirituali, soprattutto quando ti sentirai sconfortata o avrai qualche dubbio da chiarire, sarò lieto di risponderti. Per me è una grande gioia coltivare amicizie spirituali con persone che vogliono amare e servire Cristo Redentore.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

(Pensiero di San Pio da Pietrelcina).

Desidero che voi tutti, miei carissimi figli spirituali, attacchiate con l'esempio e senza alcun rispetto umano una santa battaglia contro la moda indecente. Dio sarà con voi e vi salverà!... Le donne che cercano la vanità nelle vesti non possono sentirsi mai appartenere a Cristo.

martedì 26 maggio 2020

Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari

Nutro tanta gratitudine nei confronti dei sostenitori del blog, cioè coloro che anche solo una volta mi hanno inviato una donazione (anche di modico importo) per supportare l'enorme lavoro che sta dietro al mio sito internet "Cordialiter". Ringrazio in modo particolare i sostenitori della Lombardia e del Veneto per ciò che hanno fatto per me. È grazie a questa gente dal cuore grande (anche di altre regioni) se posso continuare a dedicare tanto tempo per rispondere alle numerose e-mail che ricevo dai lettori e per aggiornare i miei siti coi quali cerco di incoraggiare e confortare le anime in questo periodo drammatico della storia ecclesiale.

Per ringraziare i sostenitori (purtroppo, non molti) che dall'Italia o dall'estero finanziano il mio blog, ho chiesto a un caritatevole sacerdote di celebrare il Santo Sacrificio della Messa per loro e anche per i loro familiari. Presumo che vari sostenitori abbiano dei parenti che sono lontani dalla fede cattolica. Chissà, forse alcuni hanno i figli che vivono come se Dio non ci fosse, oppure hanno qualche altro parente che sta attraversando un periodo di "crisi spirituale" e ha bisogno dell'aiuto di Dio. Ecco perché ho pensato di far celebrare la Messa anche per i parenti dei sostenitori del blog (sarà celebrata venerdì 29 maggio), la quale sarà utile anche per i familiari che attualmente sono "fervorosi e osservanti", affinché perseverino sino alla morte. Si tratta di un modo per potermi "sdebitare" per tutto il bene che ho ricevuto da questi lettori che sono stati caritatevoli con me. Che il Signore ci aiuti tutti quanti a raggiungere il supremo ed eterno traguardo nella Patria celeste!

Padre Miguel Pro, eroico martire messicano

Nel 1927 in Messico spadroneggiava un feroce regime anticlericale guidato da Plutarco Elías Calles. Gli istituti religiosi furono sciolti e i preti vennero oppressi da severe restrizioni. Molti sacerdoti, soprattutto stranieri, furono costretti a nascondersi o ad abbandonare il Paese. Il giovane gesuita Padre Miguel Agustin Pro aveva un grande amore per le anime redente da Cristo a caro prezzo sulla croce del Golgota, e non riusciva a rassegnarsi al pensiero che la gente morisse come gli animali, senza poter ricevere i sacramenti. Decise pertanto di continuare l'apostolato sacerdotale in clandestinità, vestendosi con abiti civili e ingegnandosi a sfuggire (spesso in maniera avvincente e rocambolesca) dalle grinfie della polizia al soldo del regime. Ma un giorno riuscirono a catturarlo e a portarlo in galera.

Il 23 novembre 1927, a Città del Messico, Padre Miguel venne condotto innanzi al plotone d'esecuzione per essere fucilato. Anche se innocente, era stato condannato alla pena di morte con un'accusa ingiusta. Il gesuita, come ultimo desiderio chiese di pregare. Gli venne concesso. Si inginocchiò, affidò la sua anima a Dio e perdonò di cuore i suoi carnefici. Rialzatosi stese le braccia come se fosse in croce, tenendo in una mano la corona del rosario e nell'altra un crocifisso (come immortalato nella foto). Intanto il plotone si era preparato ad eseguire l'esecuzione capitale. Erano i suoi ultimi momenti di vita in questa valle di lacrime, che è terra d'esilio. Appena i soldati alzarono i fucili, Padre Miguel diede il suo ultimo attestato d'amore al Redentore Divino esclamando ad alta voce "Viva Cristo Re!". Pochi istanti dopo veniva crivellato da una raffica di pallottole.

Padre Miguel Augustin Pro è stato beatificato il 25 settembre 1988.

Che il martirio dei cristiani messicani possa essere di incoraggiamento a quei cattolici che ancora oggi, in vari Stati, vengono perseguitati a causa della loro fedeltà a Cristo!

Pensiero del giorno

Ex substantia tua fac eleemosynam [...] Præmium enim bonum tibi thesaurizas in die necessitatis.


(Liber Tobiæ)

lunedì 25 maggio 2020

Vacanze? Meglio la montagna!

Ripubblico un messaggio che Chantal mi scrisse alcuni anni fa.


Buongiorno caro fratello in Cristo!
Ti scrivo da [...], dove ho fatto tappa ieri per una notte, prima di accingermi a ripartire per le mie amate montagne [...]. Mi sono svegliata alle 4 come spesso mi accade e ne ho approfittato per pregare in riparazione ai gesti sacrileghi perpetrati recentemente e sempre più sovente (purtroppo... ecco a cosa porta il buonismo!) contro la Santa Eucarestia e il Crocifisso (...).

Ho letto già i tuoi post di oggi: grazie di cuore! Vorrei comunicassi al lettore in oggetto che prego per il suo matrimonio che nasce su ottime basi, come la casa costruita sulla roccia: infatti, quale miglior celebrazione del rito antico?! Pensa che io ho lasciato disposizioni affinché le mie esequie siano officiate in forma straordinaria…

Inoltre oggi, non appena sarà aperto il loro ufficio, chiamerò "Aiuto alla Chiesa che soffre" per offrire un ciclo di 30 messe gregoriane, per tutte le mie intenzioni, celebrate da un sacerdote laddove la Chiesa Cattolica è più perseguitata… nelle mie intenzioni ci siete anche tu e le altre collaboratrici del blog.

In Corde Mariae Assumptae ti saluto fraternamente,

Chantal


Cara sorella in Cristo, 
                                   apprezzo molto la tua decisione di trascorrere le vacanze in montagna. Immersa nella natura ti sarà più facile raccoglierti interiormente ed elevare il cuore a Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Anche Maristella e Letizia hanno scelto la montagna. 

Circa i sacrilegi di cui hai accennato, devo dirti che anche una suora di clausura mi ha confidato che nella sua diocesi sono state rubate delle Ostie. Come al solito queste notizie vengono “nascoste” da molti mezzi di informazione asserviti alla mentalità laicista. Se qualcuno avesse commesso un atto vandalico in un luogo di culto di un’altra religione (soprattutto quella giudaica) sarebbe partito il consueto coro di indignazione dei media con titoloni strillati in prima pagina sui giornali. Invece quando vengono commessi sacrilegi che ingiuriano la Religione Cattolica, ben pochi osano fiatare. Perché questo diverso atteggiamento dei media? Il diavolo conosce bene la risposta, visto che, grazie ai suoi servi, la bestiaccia infernale controlla gran parte dei mezzi di informazione.

Circa il matrimonio di un lettore del blog, sono contento che sia riuscito a trovare un prete disposto a celebrarlo in rito antico. Gli auguro di cuore di dar vita a una famiglia profondamente cristiana come quella che fondarono i genitori di Santa Teresa di Lisieux. C’è tanto bisogno di famiglie di questo tipo!

Ringrazio di cuore anche a te per avermi incluso nelle intenzioni delle 30 Messe gregoriane che farai celebrare. Spero che tu abbia incluso anche il popolo siriano martoriato da anni di guerra causata da vari gruppi di ribelli islamisti che hanno devastato uno dei Paesi più belli del Vicino Oriente.

In Corde Regis,

Cordialiter

Pensiero del giorno (distacco dai beni terreni)

E qui vogliamo, Venerabili Fratelli, insistere più particolarmente sopra due insegnamenti del Signore, che hanno speciale connessione con le attuali condizioni del genere umano: il distacco dai beni terreni e il precetto della carità. «Beati i poveri di spirito» furono le prime parole che uscirono dalle labbra del Divino Maestro, nel suo sermone della montagna. E questa lezione è più che mai necessaria in questi tempi di materialismo assetato dei beni e piaceri di questa terra. Tutti i cristiani, ricchi o poveri, devono sempre tener fisso lo sguardo al cielo, ricordandosi che «non abbiamo qui una città permanente, ma cerchiamo quella avvenire». I ricchi non devono porre nelle cose della terra la loro felicità né indirizzare al conseguimento di quelle i loro sforzi migliori; ma, considerandosene solo come amministratori che sanno di doverne rendere conto al supremo Padrone, se ne valgano come di mezzi preziosi che Dio loro porge per fare del bene; e non lascino di distribuire ai poveri quello che loro avanza, secondo il precetto evangelico.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

domenica 24 maggio 2020

Un uomo che ama l'ascetica e la liturgia tradizionale

Ho molta stima nei confronti dei lettori del blog che non si limitano ad apprezzare gli aspetti estetici della liturgia antica (come fanno i "tradizionalisti-snob"), ma si impegnano anche a praticare un'intesa vita spirituale e a progredire nel cammino di perfezione cristiana. A tal proposito ripubblico l'interessante e-mail che mi scrisse un lettore.



Caro fratello in Cristo,
                                          non conosco il tuo nome e non ci siamo mai visti, ma leggo molto spesso i tuoi blog "Cordialiter" e "Vocazione Religiosa". Ti scrivo perché desidero ringraziarti per tutto ciò che di buono stai facendo mediante questi due preziosi strumenti. Sono particolarmente felice che ci siano giovani lettori e lettrici del tuo blog che hanno scelto la vita consacrata, anche in virtù dell'aiuto che sei stato capace di offrire loro. Certo, il merito è tutto della Grazia di Dio, ma esser docili alla Grazia è ciò che permette ad essa di operare con più forza e tu certamente ti stai prestando docilmente ad Essa da molto tempo. La lettura dei tuoi post mi ha fatto conoscere i meravigliosi scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori e la figura, a me precedentemente ignota, di don Dolindo Ruotolo. Vedo inoltre con piacere che anche tu, come me, sei un grande estimatore di Tanquerey e Garrigou-Lagrange, e ti è caro il venerabile Papa Pio XII, un autentico uomo di Dio che ha governato con coraggio e saggezza la Chiesa in uno dei periodi più tragici della storia umana.

Mi presento brevemente. Mi chiamo [...], vivo a [...], ho 33 anni, sono (molto felicemente) sposato e ho due figli; sto facendo un dottorato di ricerca all'Università di [...] che, se tutto va bene, terminerò fra pochi mesi. Le mie prospettive lavorative future sono molto incerte, come per molti altri giovani appassionati per la ricerca, ma confido nell'aiuto del Signore e cerco di non scoraggiarmi. Per un lungo periodo della mia vita ho vissuto come un pagano e soltanto il discreto e silenzioso aiuto del Signore ha fatto sì che non mi perdessi completamente. Circa un anno e mezzo fa ho ritrovato la fede, o meglio, Nostro Signore mi ha riconquistato a Lui, e da allora provo un grande desiderio di preghiera, di contemplazione del Santissimo Sacramento, di meditazione sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Mi causa tanto dolore assistere alla Santa Messa celebrata in modo sciatto, ascoltare delle prediche che, anziché invitarci ad adorare il Signore e ad innamorarci della sua infinita bellezza, parlano solo di giustizia sociale e solidarietà coi poveri (cosa buona, però le cose buone separate dall'origine di ogni bontà diventano sterili). Qualche rara volta riesco ad assistere alla Santa Messa celebrata secondo il Rito Romano Antico, ed è una grande gioia. Vorrei poterlo fare più spesso. Come puoi facilmente immaginare, mi ha fatto molto piacere scoprire, grazie al tuo blog, che vi sono non poche altre persone che condividono questa sensibilità. Accade talvolta anche a me, come a te e ad altri lettori del blog, di commuovermi al momento della Consacrazione. La prima volta che accadde rimasi sorpreso; perché un dono così grande a me peccatore e ingrato? Non l'ho mai detto a nessuno, temo che mi si dia dell'invasato e non desidero che ciò accada (non tanto per il danno che ne viene a me, ma per non trascinare nel fango delle chiacchiere quanto c'è di più bello nel mondo). Vorrei tanto riuscire a comunicare ad altri la bellezza e l'importanza di questo momento, ma me ne sento completamente incapace. Vorrei, nella mia vita quotidiana, essere un discepolo e testimone credibile della Fede. La lettura di ciò che scrivi mi sta esortando a farlo, mi invoglia ad odiare i miei (non pochi) peccati, mi invoglia a pregare e digiunare. Talvolta mi vergogno di quanto poco tempo dedico alla preghiera, specie se penso a che grandi consolazioni il Signore mi ha dato qualche volta, per mezzo di essa. Mi vergogno anche di che pavido testimone della Fede sono stato finora, soprattutto se ragiono sul coraggio dei martiri di ieri e di oggi. Insomma, ho un lungo cammino da compiere.

So, per mezzo del tuo blog, che sei giovane (forse più o meno mio coetaneo) e che stai attendendo che il Signore ti faccia meglio comprendere ciò che desidera da te. Permettimi di dirti che, secondo me, molto di ciò che Egli vuole da te, forse, lo stai già facendo. Farai ancora molto altro, secondo la Sua santa volontà. Ti prometto la mia vicinanza nella preghiera e auguro a te quello che auguro a me stesso: essere un uomo secondo il Cuore di Dio e di cui Dio gioisce.

Ti ringrazio ancora e, se lo gradisci, ti scriverò altre volte.

Un abbraccio in Cristo Nostro Signore.

(Lettera firmata)



Caro fratello in Cristo,
                                        ho letto con interesse la tua lettera, mi hai edificato. A dir la verità sono abituato a leggere e-mail edificanti, ma in genere a scrivermele sono le lettrici (ad esempio “Maristella”), mentre è piuttosto raro che gli uomini mi scrivano lettere di taglio ascetico-spirituale come la tua (dai maschi ricevo principalmente richieste di informazioni, segnalazioni di eventi in ambito tradizionale, e lamentele sulla disastrosa ecclesiale). Quando vengo contattato da persone spirituali che desiderano vivere il Vangelo in maniera intensa e coerente, cercando sinceramente di progredire nel cammino di perfezione cristiana, rimango consolato.

A me piace costruire un rapporto di amicizia cordiale e fraterno con i lettori del blog, purtroppo, però, a volte sono rimasto amareggiato dal comportamento di certe persone con le quali sono sorte delle divergenze o addirittura delle semplici incomprensioni. Anche i santi ebbero divergenze e incomprensioni col prossimo, pertanto non c'è da stupirsi che possano accadere queste cose, tuttavia, ciò che mi amareggia è il fatto che certe persone si impegnino poco o nulla per cercare un chiarimento e ricucire il rapporto d'amicizia. Questo atteggiamento posso capirlo (non giustificarlo) in una persona “poco timorata di Dio”, ma non in gente che si vanta di essere fedele alla Tradizione Cattolica. Insomma, penso che all'interno del movimento tradizionale ci sia bisogno di lavorare molto per renderlo più spirituale e ascetico, altrimenti rischiamo di diventare un popolo che si limita a parlar male (giustamente) degli errori del modernismo, ma poi in concreto vive il cristianesimo in maniera annacquata. 

Per quanto riguarda il pericolo di una deriva da “salotto mondano” del movimento tradizionale, parlerò in un'altra occasione. Per il momento dico solo che coi “tradizionalisti-mondani” non riesco a fraternizzare più di tanto, invece con persone spirituali come te, Maristella, Eleonoram, Clara, ecc., mi fa molto piacere poter avere un rapporto di fraterna amicizia. Termino incoraggiandoti a continuare a fare l'esperienza della Tradizione in maniera ascetica, seguendo gli insegnamenti di pii e dotti autori come Padre Réginald Garrigou-Lagrange e Padre Adolphe Tanquerey.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter