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giovedì 29 ottobre 2020

Il Campo dei Caduti

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902 - 1989).


Il tratto di terreno riservato ai Caduti in guerra, è piano e di forma rettangolare. Tutte le tombe sono uguali, tranne cinque, riservate a Medaglie d'Argento ed una a Medaglia d'Oro. Nel centro si erge un maestoso monumento, che rappresenta tre Angeli in atto di raccogliere l'ultimo respiro dei militari sul campo di battaglia. Sette obici di «305» sono posti attorno al monumento, sul quale si legge questa iscrizione: « Le ossa alla terra - il cuore all'Italia - L'anima a Dio ».

I Caduti di quattro guerre sono qui raccolti; ma sono soltanto una buona parte.

La voce del sangue intanto mi chiama ad una tomba. Tante volte son venuto qui a pregare ed in questo momento devo farlo più che mai; è uno dei miei cari fratelli che devo ricordare.

« Qui giace il Fante Placido Tomaselli - Caduto a Palmanova il 7-XI-1917 ». Istintivamente piego le ginocchia e fisso il ritratto di mio fratello. Quanti ricordi!

« Tu, amato fratello, lo dicesti in famiglia quel giorno in cui venisti a trovare la mamma: Questa è l'ultima mia fotografia! Vi resterà per ricordo dopo la mia morte! Due anni sono stato in trincea... là devo ritornare... là lascerò la vita!

«Fosti profeta!... Quello stesso ritratto ora è qui, sulla tua tomba!

« Nel fiore dei tuoi ventidue anni, durante la ritirata di Caporetto, venivi sventrato da arma tedesca e poi fra gli spasimi, chiudevi gli occhi alla terra... stritolato dai piedi dei cavalli nemici!

« Riposa in pace, anima cara! Quel Dio che imparasti a conoscere in mia compagnia presso le ginocchia materne, quel Dio che ti fu forza durante la vita, sia ora il tuo gaudio eterno!... ».

Sento il bisogno di baciare il freddo marmo della tomba e ricordo intanto... l'ultimo bacio che diedi al mio Placido il 14 aprile del « 1917»...

La tomba di mio fratello è un poema; altrettanti poemi sono gli avelli degli altri Caduti.

In un momento vado col pensiero ai campi di battaglia e mi sembra di vedere... folte schiere di giovani lottare col nemico. Scoppio di bombe, raffiche di mitraglia, aerei che precipitano... e dopo breve tempo... tutto tace! Restano solo cadaveri insanguinati e membra sparse! Eroi d'Italia, ora siete qui! La pietà dei congiunti ha reclamato le vostre ossa, per avere agio di versare lacrime sulle vostre tombe!

Non so staccare lo sguardo da questo campo! Per triste esperienza fatta nella mia famiglia, vedo presso queste tombe mamme e spose che piangono ed orfanelli derelitti!

Un profondo solco di dolore avete lasciato, o gloriosi Caduti, nel cuore dei vostri cari! La vostra morte prematura e violenta ha accresciuto la pena della vostra perdita.

Permettetemi, o eroi della patria, una riflessione! Quanti sogni di gloria e di amore vi sorridevano sino all'ultimo giorno della vita! Sopraggiunse la morte e tutto ciò che formava il vostro ideale, svanì come nebbia al sole!... Tutto nel mondo è vanità, anzi vanità delle vanità! Uno solo è l'ideale da attuarsi, assicurarsi la vita eterna con la santità delle opere!... Morire per la patria terrena... meritare delle medaglie al valor militare, lasciare un nome nella storia, tutto ciò giova niente per l'altra vita! Fortunati voi se, quando venne l'Angelo della morte, eravate in grazia di Dio! Il vostro trapasso sul campo di battaglia fu in tal caso un saluto alla terra ed un sorriso al Cielo!


Povera madre

Mentre sto per allontanarmi dal campo dei Caduti, vedo una vecchietta avanzarsi con la corona del Rosario in mano ed un lumino di cera. La seguo con lo sguardo.

La povera donna si ferma ad una tomba, bacia per prima il ritratto incastonato sulla pietra sepolcrale, accende il lumino e si pone a sedere lì vicino, recitando il Rosario. E' così assorta nei suoi pensieri che non bada a me; io però l'avvicino e le rivolgo la parola: Chi sarebbe questo defunto?

- E' mio figlio! Iddio mi diede otto figliuoli; di essi ne morirono sette nelle fasce, questo fu l'unico che potei vedere crescere. Com'era buono! Morì qui, vicino alla città, mentre stava presso una batteria contraerea! Fu vittima di una incursione. Un giorno prima di morire era venuto a trovarmi ed in quelle due ore quante cose mi disse! Chi avrebbe mai pensato che quello sarebbe stato l'ultimo incontro con mio figlio! L'indomani il mio tesoro... non posso pensarci... era fatto a pezzi!... Non potei vederlo più, perchè le sue membra furono chiuse nella bara. -

La donna piange dirottamente ed io sento quasi rimorso di averle rinnovato questo dolore. Tuttavia le chiedo ancora: Venite spesso qui al Cimitero?

- Il venti di ogni mese vengo qui, accendo il lumino e poi prego. Mio figlio morì il venti luglio del «'43 ». Mio figlio è morto, eppure ancora mi aiuta. Ogni giorno è lui che mi dà il pane, con la pensione che percepisco.

- Fatevi coraggio, buona signora. Anche mio fratello è sepolto in questo campo! Mia madre visse sempre in profondo cordoglio per questo lutto; comprendo perciò qual dolore agiti l'animo vostro!

La donna conclude: Tirare su un figlio tra mille cure, vederlo alle porte della vita... ed improvvisamente saperlo ucciso, anzi fatto a pezzi, come un malfattore... è cosa ben dolorosa! Ma c'è un Dio che paga tutti! -

Povera madre! La invito alla rassegnazione ed al perdono cristiano e la lascio nel suo dolore.



[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno

Oh, compatiamo, compatiamo sempre quelli che soffrono: solo chi ha provato può intendere che cosa diventa un povero cuore provato da strette tanto terribili!


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

mercoledì 28 ottobre 2020

Padre Leone Casagranda, cappellano militare degli Alpini

Ritengo sia una cosa buona ricordare saltuariamente sul blog l’eroismo dei cappellani militari che hanno servito Dio e la Patria in tempo di guerra.

Uno dei questi eroi fu Padre Leone da Brusago Bedollo, al secolo Attilio Casagranda, il quale nacque nel 1912 in un paesino di montagna del Trentino. Nel 1924 entrò nel seminario dei Frati Minori Cappuccini e nel 1936 venne ordinato sacerdote, dopodiché insegnò presso un liceo di Rovereto gestito dai “religiosi con la barba”. Padre Leone desiderava partire come missionario in Abissinia, territorio situato nell'Africa Orientale Italiana, ma i superiori gli affidarono l'incarico di Direttore del Terzo Ordine Regolare di San Francesco. Nel 1941 venne chiamato a servire la Patria come cappellano militare degli Alpini del Battaglione Sciatori Monte Cervino, successivamente partì con i suoi soldati per il Fronte Orientale, ove si prodigò in opere di misericordia corporale, oltre che a svolgere la sua missione sacerdotale a beneficio dei militari italiani.

Nel gennaio 1943, dopo aspri combattimenti durante i quali incoraggiò i suoi valorosi soldati a resistere strenuamente all’avanzata delle truppe staliniane, venne preso prigioniero dall’Armata Rossa. I sovietici trattavano i prigionieri di guerra in maniera talmente dura da causare la morte a gran parte dei soldati dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia) che riuscirono a catturare. Padre Leone morì di inedia il 16 marzo 1943 in un gulag sovietico situato nei pressi di Tambov.

Per il suo eroismo venne decorato con una Croce di Ferro di II classe e con due Medaglie di bronzo al valor militare, con le seguenti motivazioni:

«Prendeva volontariamente parte ad un combattimento con una compagnia d'attacco. Con serenità ed ardimento e sprezzo del pericolo si prodigava a soccorrere sotto l'intenso fuoco nemico i numerosi feriti e li aiutava nell'opera di soccorso spirituale e materiale fino a cadere esaurito dall'inusitato sforzo».
— Klinowyj (Fronte Russo) - 18 maggio 1942

«Presente coi primi nel duro contrattacco, portava la sua parola, il suo esempio, la sua opera dove maggiore era la necessità. Oltre che provvedere ai morti ed ai feriti, incitava i restanti due plotoni sciatori ormai senza ufficiali a tenacemente persistere verso l'obiettivo indicato, partecipava volontariamente due giorni dopo, quando già il suo reparto aveva lasciato le posizioni avanzate, ad un contrattacco con altro reparto alpino e, noncurante della reazione avversaria, si spingeva coi primi sino a contatto del nemico per adempiere alla sua alta missione».

— Quota 204,8 Iwanowka (Fronte Russo) - 22 dicembre 1942

Pensiero del giorno


Sul piano concreto della vita, l'amore, quando è vero, si manifesta nel voler fare ciò che piace alla persona amata, nell'uniformarsi ai suoi desideri, ai suoi gusti, ai suoi voleri, non volendo nulla di ciò che a lei può dispiacere.



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].





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martedì 27 ottobre 2020

Messa per i parenti defunti

Venerdì 30 ottobre verrà celebrata una Messa in suffragio dei parenti defunti dei sostenitori del blog, cioè di coloro che anche solo una volta mi hanno inviato un libero contributo. Come insegnano San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori, per il precetto della carità fraterna siamo tenuti ad aiutare anche le anime del purgatorio, le quali non possono fare nulla per liberarsi da se stesse dalle atroci sofferenze che patiscono. Voi siete stati fraterni e caritatevoli con me ed io ricambio facendo celebrare una Messa in suffragio dei vostri parenti defunti, i quali a loro volta vi aiuteranno nel cammino cristiano (soprattutto in punto di morte) per essere stati indirettamente la causa che ha contribuito ad alleviare i loro strazianti patimenti. Infatti il Santo Sacrificio della Messa è il mezzo più efficace per aiutare le anime del purgatorio ad abbreviare i loro tormenti e andare finalmente nella Patria Celeste, ove potranno finalmente unirsi a Dio, Bene infinito.  

Ancora una volta ringrazio di cuore il sacerdote che celebrerà la Messa. Penso che anche a novembre gli chiederò di celebrare il Santo Sacrificio in suffragio delle anime del purgatorio. Non mi ha mai chiesto un'offerta per le Messe che celebra mensilmente per le mie intenzioni, anzi negli ultimi anni è stato lui stesso il principale finanziatore del blog. Senza il suo aiuto sarebbe più dura per me continuare a dedicarmi con dedizione alla cura di questo blog che dal 2008 milita dalla parte della Tradizione Cattolica cercando di confortare gli amanti della vita devota. 

Vita interiore

Sono molto contento che il blog sia seguito da molte persone attratte dalla vita ascetica, le quali cercano di vivere il cristianesimo in maniera profonda. Tempo fa Eleonoram mi ha domandato come nacque l'idea di aprire dei blog su temi religiosi. Ecco la mia risposta seguita dalla sua replica.


Cara sorella in Cristo,
ti ringrazio per le parole piene di unzione spirituale che mi hanno edificato molto.

Adesso rispondo alla tua domanda. Il blog "Cordialiter" l'ho aperto nel 2008 sull'onda dell'entusiasmo del Motu Proprio "Summorun Pontificum" promulgato l'anno precedente da Benedetto XVI. All'inizio era principalmente un "notiziario", ma col tempo ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo vada combattuto principalmente col rilancio della vita devota. Infatti quella che stiamo combattendo è una battaglia spirituale, quindi solo usando le armi della fede (preghiera, penitenza, buon esempio, ecc.) possiamo riuscire a prevalere. Se noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa praticassimo in maniera eroica le virtù cristiane e vivessimo un'intensa vita spirituale, otterremmo molte più grazie da Dio, le conversioni si moltiplicherebbero in maniera esponenziale, i buoni seminari e monasteri si propagherebbero dappertutto, ecc. L'apologetica da sola non basta a debellare la piaga del modernismo, è necessario curare la vita interiore e impegnarsi a vivere il cristianesimo in maniera coerente e fervorosa.

Il blog vocazionale è sorto nel 2010 riflettendo sul fatto che le crisi ecclesiali sono state affrontate da Dio sempre nello stesso modo, e cioè rilanciando la vita religiosa, inviando nella Chiesa San Benedetto, San Domenico, San Francesco, Sant'Ignazio, Santa Teresa, Sant'Alfonso e tanti altri santi religiosi. Pertanto ho pensato che anche oggi sia necessario rilanciare la vita consacrata, soprattutto facendo conoscere gli istituti religiosi migliori. Se tutti i giovani vocati entrassero nei buoni istituti, la crisi ecclesiale terminerebbe nel giro di pochi decenni, poiché gli istituti rilassati e quelli in odor di modernismo si estinguerebbero per mancanza di nuove reclute.

In Corde Matris,

Cordialiter



Caro D.,
vorrei parlarti di alcuni pensieri legati alla tua mail. Infatti ci sono due cose che mi hanno colpita in merito ai tuoi blog. La prima è quando dici: “ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo si combatte principalmente col rilancio della vita devota”. La seconda quando aggiungi: “Il blog vocazionale è sorto nel 2010 riflettendo sul fatto che le crisi ecclesiali sono state affrontate da Dio sempre nello stesso modo, e cioè rilanciando la vita religiosa, inviando nella Chiesa San Benedetto, San Domenico, San Francesco, Sant'Ignazio, Santa Teresa, Sant'Alfonso e tanti altri santi religiosi. Pertanto ho pensato che anche oggi sia necessario rilanciare la vita consacrata…”.

Queste due ramificazioni – una dedicata ai laici devoti e una ai religiosi fervorosi - mi hanno fatto pensare alle parole che S. Giovanni Paolo II rivolgeva a tutti i credenti: “La Chiesa siamo noi”. Era bellissimo questo “noi”, perché voleva dire religiosi e laici insieme. (...) Ecco, mi sembra sia proprio quello che stai facendo tu, con il blog devozionale per i laici e quello vocazionale per i religiosi, sollecitando e favorendo una spiritualità fervorosa, militante, innamorata di Cristo, in entrambi i casi.

Forse Gesù intendeva anche questo - laici e religiosi insieme - quando manda i suoi 72 discepoli “a due a due”. I Padri della Chiesa hanno notato che il numero settantadue ricorda i popoli della "tavola delle nazioni" nel libro della Genesi (cap. 10), quindi questo numero indicherebbe in pratica tutti gli uomini della terra. Un altro Padre, S. Gregorio Magno, osservava che i discepoli devono essere anzitutto messaggeri della carità di Cristo, la quale si esercita ed è visibile nell'amore reciproco, per questo camminano “a due a due”.

Perciò questo essere inviati “a due a due” ha una meravigliosa ricchezza di lettura, può anche voler dire religiosi e laici che camminano insieme fianco a fianco nella Chiesa. Pensando ad esempi noti, mi viene in mente la scrittrice e poetessa Gertrud Le Fort e la sua amicizia con la carmelitana suor Teresa Benedetta della Croce (l’ex filosofa Edith Stein), ma anche Guglielmo Marconi e il suo padre spirituale gesuita che era uno scienziato come lui, lo scrittore Tolkien autore del Signore degli Anelli e il suo padre spirituale a cui faceva leggere le bozze (ad esempio il personaggio Tom Bombadil ha molti tratti in comune con S. Francesco d’Assisi) o, ancora, il poeta Clemente Brentano e la Beata Caterina Emmerick…

“A due a due” può naturalmente voler dire anche un marito e una moglie, come i coniugi Guerin da poco canonizzati dal Papa. Ma anche una madre e un figlio (penso subito a S. Monica e S. Agostino, o S. Elena e il figlio Costantino). Pure un confratello e una consorella: come non pensare a S. Giovanni della Croce e a S. Teresa d’Avila che insieme hanno riformato il Carmelo.

Ma, tornando al ruolo congiunto dei religiosi e dei laici nella Chiesa (...) mi sembra che Cordialiter possa veramente dare il suo contributo in una crescita spirituale cristiana che, per la matematica sovrabbondante di Dio e la logica della comunione dei santi, può avere benefiche ricadute su tutti.

Eleonoram

Pensiero del giorno

Ogni sofferenza che ci viene dalle creature ci purifica, ci avvicina a Dio, ci fa sentire la ineffabile e profonda gioia della solitudine interiore, e ci fa sentire sorretti dalla divina carità.



[Pensiero di Don Dolindo Ruotolo tratto dal suo commento al Libro dell'Apocalisse]. 

lunedì 26 ottobre 2020

Sant'Alfonso critica il rilassamento degli istituti religiosi

Sant'Alfonso Maria de Liguori denunciò con franchezza il rilassamento di molti religiosi. Purtroppo questa piaga è ancora di grande attualità e sta facendo soffrire non pochi fedeli. Per agevolare la lettura del seguente scritto alfonsiano ho eseguito qualche breve taglio e alcuni piccoli ritocchi lessicali.


I religiosi sono la parte più eletta che Iddio ha fra gli uomini su questa terra per dilatar la sua gloria, e per vedersi amato da essi con amore più speciale e più puro di quello con cui viene amato da coloro che vivono in mezzo al mondo, applicati alle cure secolari. [...] E perciò ogni convento di religiosi che si trova sulla terra dovrebbe considerarsi come un'adunanza di uomini che, staccati da ogni pensiero terreno, non si occupano d'altro, che a vivere solo a Dio, sicché di loro possa egli gloriarsi e dire: Costoro son tutti miei, sono la delizia mia.

Ma, domando, può dire oggidì il Signore di tutti i religiosi che vivono: Questi sono la mia delizia? Oimè, piange la Chiesa, perché vede nei religiosi un comune rilassamento di spirito, unito ad una gran freddezza nel divino servizio! Non si nega, che vi sono i buoni fra tanti i quali vivono da veri religiosi, separati dagli attacchi mondani, e che attendono a farsi santi ed a portare anime a Dio. Vi sono questi, ch'io chiamo giudici, che un giorno serviranno per giudicare i loro compagni nella valle di Giosafat; ma questi buoni religiosi, questi giudici, quanti sono? [...] son troppo pochi, come si vede; e perciò piange la Chiesa con tutti coloro che amano la gloria divina.

Non conviene alla mia picciolezza parlare qui da censore e notare i difetti in cui al presente comunemente cadono i religiosi, per li quali poi invece di dare edificazione coi loro esempi, sono di ammirazione e di scandalo agli altri. Mi dirà alcuno: Ditemi, signor riformatore, quali sono questi difetti comuni? ed insegnateci che abbiamo noi a fare per esser buoni religiosi. No signore, io non pretendo di riformare il mondo, e perciò non voglio inoltrarmi a dichiarare i difetti particolari che oggidì son fatti usuali. Dico solamente a voi che così m'interrogate, che per essere un buon religioso voi ben lo sapete quel che si ha da fare; nel vostro noviziato ben foste istruito da' maestri sulla pratica delle virtù che avevate dipoi ad esercitare nella religione, cioè l'ubbidienza, il distacco dagli affetti terreni, l'amore alla povertà, l'annegazione di voi stesso, il desiderio di essere umiliato, e tutto l'altro che bisogna a viver da buon religioso. Ma perché nel tempo presente la tepidezza e il rilassamento si è fatto comune, e poco più si attende agli obblighi dello stato religioso, pertanto poco si attende all'emenda de' difetti.

[...] Per lo più i novizi che perseverano sino al fare i voti, vivono con fervore di spirito e danno edificazione; ma il male è che, dopo aver fatti i voti, applicandosi agli studi, subito cominciano ad intepidirsi, e trascurano di conservar lo spirito acquistato e di praticare i buoni propositi concepiti nel noviziato, in modo che da quel tempo, in vece di avanzarsi nelle virtù, di giorno in giorno van decadendo e si avanzano nei difetti. Indi quando poi son posti ad insegnare agli altri, cresce il rilassamento; mentre da allora in poi poco si attende a faticare per la gloria di Dio, ma per vantaggiare i propri interessi con passare a gradi maggiori di magistero, e così poi giungere a fare una vita meno soggetta e più comoda.

La religione con giusti fini costituisce i gradi, per cui debbono avanzarsi i religiosi, acciocch'essi maggiormente indi promuovano il bene delle anime con instruire gl'ignoranti ed infervorare i tepidi. Ma la disgrazia è che in molti religiosi il mezzo diventa fine: poiché col tempo non tanto si bada al bene della religione e dell'anime, quanto ai propri vantaggi temporali. Io ritorno a protestarmi che non pretendo di fare il riformatore, ma considero che da tali scalini si fomentano poi nelle comunità religiose tutte le ambizioni, e per conseguenza tutt'i decadimenti di spirito. Onde concludo che molto meglio sarebbe che i maestri, dopo aver compiuto il corso del loro magistero, restassero nello stesso umil grado, nel quale erano uscendo dal noviziato; perché così ognuno attenderebbe a far l'officio suo, non già per fini particolari, ma solo per adempire la divina volontà e per ubbidire a' suoi superiori. Ma perché poi dalla lettura si passa a ricevere maggiori comodi di stanza, di servitù e di preminenze; questa è la cagione perché pochi religiosi si avanzano nello spirito e nell'edificazione che dovrebbero dare agli altri. E quindi avviene che tutti i buoni piangono in vedere un rilassamento universale nelle religioni, come troppo oggidì è palese a tutti. Dov'è oggidì (comunemente parlando) nei religiosi lo spirito di ubbidienza, lo spirito di povertà, di mortificazione, di annegazione interna? Dov'è l'amore alla solitudine, alla vita nascosta, il desiderio di essere disprezzato, come han desiderato i santi? Queste sorte di virtù son divenute cose strane e pare che se ne sia perduto anche il nome.

Ma che rimedio vi sarebbe a questo male così grande e così universale? Che voglio dire? Il rimedio ha da venire dal cielo; e perciò dobbiamo noi pregare il Signore, ch'egli rimedi colla sua potenza e pietà; giacché, siccome il buono spirito dei religiosi si comunica ancora ai secolari, così all'incontro del loro rilassamento anche gli altri ne partecipano. Io per me stimo che questo raffreddamento delle religioni per la maggior parte dipende dalla mancanza e trascuratezza dell'orazione; e la mancanza dell'orazione dipende dalla mancanza del ritiro e raccoglimento. Troppo fa vedere l'esperienza, che quanto più taluni s'immergono a trattare cogli uomini, tanto meno desiderano di trattare con Dio; e quanto più essi trattano col mondo, tanto più Iddio da loro si ritira. Volentieri io parlerei (disse un giorno il Signore a s. Teresa) a molte anime; ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore che la mia voce non può sentirsi. Immersi pertanto molti religiosi negli affari di terra, poco pensano a stringersi con Dio. Vorrebbero levarsi dal fango della loro tepidezza e sciorsi dagli attacchi terreni in cui si trovano implicati; ma le passioni, da cui non si fanno forza a staccarsi, li tirano sempre al basso, e così perdono l'amore all'orazione.

Gli antichi monaci attendeano molto all'orazione, e perciò si faceano santi, e coll'edificazione che davano santificavano anche gli altri. Ma oggidì tutto manca perché è mancato lo spirito di orazione; e pertanto si manca all'umiltà, al distacco del mondo e all'amore a Dio; e mancando l'amore a Dio, mancano in conseguenza tutte le virtù.

Preghiamo dunque Gesù Cristo, il quale solamente può rimediare a tanto male, preghiamolo che infonda ai religiosi il suo santo amore e il desiderio di farsi santi; perché al presente par che i religiosi abbiano perduto anche il desiderio di farsi santi. Ognuno vede la necessità che vi sarebbe d'una riforma generale nei religiosi, nei preti e nei secolari, nel veder così dilatata da per tutto la corruzione dei costumi.


[Titolo originale: “Stimoli a' religiosi per avanzarsi nella perfezione del loro stato”. Brano tratto da: OPERE ASCETICHE, in “Opere di S. Alfonso Maria de Liguori”, Pier Giacinto Marietti, Vol. IV, pp. 444 - 447, Torino 1880].

Pensiero del giorno

Un solo ideale: Dio solo!


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

domenica 25 ottobre 2020

Sottomettersi a tutti i provvidenziali avvenimenti voluti o permessi da Dio

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Conformità alla volontà di beneplacito.

Questa conformità consiste nel sottomettersi a tutti i provvidenziali avvenimenti voluti o permessi da Dio per il nostro maggior bene e principalmente per la nostra santificazione.

a) Si appoggia sopra questo fondamento: che nulla succede senza il volere o il permesso di Dio, e che Dio, essendo infinitamente sapiente e infinitamente buono, nulla vuole e nulla permette se non per il bene delle anime, anche quando noi non riusciamo a vederlo. [...]

Ma per capir questa dottrina, bisogna guardar le cose con l'occhio della fede e dell'eternità, della gloria di Dio e della salute degli uomini. Chi si ferma alla vita presente e alla terrena felicità, non riuscirà mai a intendere i disegni di Dio, che volle assoggettarci alla prova quaggiù per ricompensarci poi nel cielo. Tutto è subordinato a questo fine, non essendo i mali presenti che un mezzo per purificarci l'anima, rinsaldarla nella virtù, e farci acquistare dei meriti; ogni cosa poi per la gloria di Dio che resta il fine ultimo della creazione.

b) È dunque un dovere per noi di sottometterci a Dio in tutti gli avvenimenti lieti o tristi che siano, nelle pubbliche calamità o nelle private sventure, nelle intemperie delle stagioni, nella povertà e nei patimenti, nel lutto che ci colpisce come nel gaudio, nell'ineguale ripartizione dei doni naturali o soprannaturali, nella povertà come nella ricchezza, nei rovesci come nei buoni successi, nelle aridità come nelle consolazioni, nella malattia come nella sanità, nella morte e nei dolori ed incertezze che l'accompagnano. [...] S. Francesco di Sales, commentando queste parole, ne ammira la bellezza: "O Dio, quale parole di grandissimo amore! Pensa, Teotimo, che dalla mano di Dio Giobbe ricevette i beni, dichiarando con ciò che non aveva tanto stimato i beni perchè beni quanto perchè provenivano dalla mano del Signore. Stando così le cose, ne conchiude che bisogna amorosamente sopportare le avversità perchè procedono dalla stessa mano del Signore, che è egualmente amabile quando distribuisce afflizioni come quando largisce consolazioni". Le afflizioni infatti ci porgono occasione di meglio attestare il nostro amore a Dio; l'amarlo quando ci ricolma di beni è cosa facile, ma spetta solo all'amore perfetto il ricevere i mali dalla sua mano, non essendo essi amabili se non per riguardo di chi li dà.

Questo dovere di sottomissione al beneplacito di Dio negli avvenimenti tristi è dovere di giustizia e d'obbedienza, perchè Dio è Supremo nostro Padrone che ha su di noi ogni autorità; è dovere di sapienza, perchè sarebbe follia volersi sottrarre all'azione della Provvidenza, mentre che nell'umile rassegnazione troviamo la pace; è dovere d'interesse, perchè la volontà di Dio non ci prova che per nostro bene, per esercitarci nella virtù e farci acquistare dei meriti; ma è sopratutto dovere d'amore perchè l'amore è dono di sè fino all'immolazione.

c) Tuttavia, per agevolare alle anime tribolate la sottomissione alla divina volontà, è bene, quando non sono ancor giunte all'amor della croce, suggerir loro alcuni mezzi per addolcirne i patimenti. Due rimedi li possono alleviare, uno negativo e l'altro positivo. 1) Il primo è di non aggravarli con falsa tattica: ci sono di quelli che radunano i loro mali passati, presenti e futuri, e ne formano come un ammasso che pare loro insopportabile. Bisogna invece fare il contrario: a ogni giorno basta il suo malanno [...]. In cambio di ravvivar le ferite del passato ormai cicatrizzate, bisogna o non pensarvi più o pensarvi solo per considerare i vantaggi che se ne sono tratti: i meriti acquistati, l'aumento di virtù prodotto con la pazienza, l'assuefazione al dolore. Così il dolore si attenua; perchè un male non ci punge se non quando vi fissiamo l'attenzione; una maldicenza, una calunnia, un insulto non ci arrovellano se non quando li veniamo acrimoniosamente ruminando.

Quanto all'avvenire è follia l'impensierirsene. È certamente da savi il prevederlo a fine di prepararvici per quanto possiamo; ma pensare anticipatamente ai mali che possono coglierci e attristarcene, è uno sprecare il tempo e le forze a tutto nostro danno; perchè in fin dei conti questi mali potrebbero non accadere; che se poi ci coglieranno, penseremo allora a sopportarli con l'aiuto della grazia che ci sarà data per addolcirli; in questo momento non l'abbiamo, onde, lasciati alle sole nostre forze, non possiamo che soccombere sotto il peso d'un carico che ci addossiamo da noi stessi. O non è meglio abbandonarsi nelle mani del Padre celeste e bandire inesorabilmente, come cattivi e malefici, i pensieri o i fantasmi che ci rappresentano dolori passati o futuri?

2) Il rimedio positivo è di pensare, nel momento in cui si soffre, ai grandi vantaggi del dolore. Il dolore è un educatore, è una forza, è una fonte di meriti. È un educatore, che ci illumina e ci fortifica, rammentandoci che quaggiù siamo poveri esiliati diretti verso la patria e che non dobbiamo trastullarci a cogliere i fiori delle consolazioni, la vera felicità non potendosi avere che nel cielo. Ora, come canta il poeta:

"Se l'esilio ci porge troppo amore, 
Con la patria lo scambia il nostro cuore!"

È anche una forza: l'abitudine del piacere fiacca l'attività, svigorisce l'animo e dispone a vituperose cadute; il dolore invece, non per sè ma per la reazione che provoca, tende e aumenta le energie e ci rende atti alle più maschie virtù, come si vide nel corso della grande guerra.

È pure una fonte di meriti per sè e per gli altri. I patimenti, pazientemente sopportati per Dio e in unione con Gesù Cristo, meritano un peso eterno di gloria, come S. Paolo continuamente ripeteva ai primi cristiani: "Stimo non adeguati i patimenti del momento presente rispetto alla ventura gloria da rivelarsi in noi. Perchè il momentaneo, leggiero fardello della tribolazione nostra, oltre ogni misura sublimissimo eterno peso di gloria prepara a noi [...]. E per le anime generose aggiunge che, soffrendo con Gesù, ne compiono la passione e contribuiscono con lui al bene della Chiesa [...]. Il che infatti risulta dalla dottrina della nostra incorporazione a Cristo [...]. Questi pensieri non tolgono certamente il dolore ma ne attenuano in modo singolare l'asprezza, facendocene toccar con mano la fecondità.

Tutto dunque c'invita a conformare la nostra volontà a quella di Dio, anche in mezzo alle tribolazioni [...].


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Rivolga spesso la sua mente ed il suo cuore a Gesù Crocifisso, si specchi in quelle sacratissime Piaghe, perché in tal modo le tentazioni e travagli le saranno di gran merito e le faranno acquistare la santa umiltà e le altre virtù cristiane.

(San Paolo della Croce)

sabato 24 ottobre 2020

Sulla terra siamo solo di passaggio per breve tempo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Mentre siamo in questa vita siamo tanti pellegrini che andiamo vagando per questa terra, lontani dalla nostra patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente il suo bel volto (...). Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio con separarci dal corpo, e di andare a vederlo. Ciò era quello che sempre sospirava san Paolo (...).

Signore, io son pellegrino su questa terra: insegnami l'osservanza dei tuoi precetti che son la via di giungere alla mia patria il cielo. Non è maraviglia se i malvagi vorrebbero sempre vivere in questo mondo, mentre giustamente essi temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia come può desiderare di seguire a vivere in questa valle di lagrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non v'è più pericolo di perderlo? (...) Povero chi per molto tempo dovrà proseguire a vivere in questo mondo fra tanti pericoli di dannarsi! E perciò i santi di continuo hanno avuta in bocca quella preghiera: Adveniat, adveniat regnum tuum; presto Signore, presto portateci al vostro regno. 

Affrettiamoci intanto noi, come ci esorta l'apostolo, ad entrare in quella patria ove troveremo una perfetta pace e contento (...). Affrettiamoci (dico) col desiderio e non cessiamo di camminare sino ad afferrare quel porto beato che Dio apparecchia agli amanti suoi. (...) Sicché l'unica nostra preghiera per sollevarci nelle angustie ed amarezze che proviamo in questa vita deve esser quella, Adveniat regnum tuum: Signore, venga presto il vostro regno, ove uniti eternamente con voi, amandovi da faccia a faccia con tutte le nostre forze, non avremo più timore né pericolo di perdervi.

E quando ci troviamo afflitti dai travagli o vilipesi dal mondo, consoliamoci colla gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore: Gaudete in illa die et exultate; ecce enim merces vestra multa est in coelo. Dice s. Cipriano che con molta ragione vuole il Signore che noi godiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché allora si provano i veri soldati di Dio, e si distribuiscono le corone ai fedeli: Gaudere et exultare non voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, Dio mio, paratum cor meum, eccomi apparecchiato ad ogni croce che mi darete a soffrire. No che non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi vi ha offeso e si ha meritato l'inferno. Son pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi mandate: son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini; son contento, se così vi piace, che mi priviate di tutti i sollievi corporali e spirituali; basta che non mi priviate di voi e di sempre amarvi. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che avete sparso per me. V'amo, mio Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno vi amerò come spero, e il mio paradiso sarà godere del vostro gaudio infinito che voi ben meritate per la vostra infinita bontà.


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Pensiero del giorno

La persecuzione, le croci e le tribolazioni conservano il fervore dell'anima, la fiducia in Dio solo e lo spirito di preghiera.



(Pensiero di Don Dolindo Ruotolo tratto dal suo commento al Libro dell'Apocalisse) 

venerdì 23 ottobre 2020

La dolcezza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).

O Signore che sei dolce e soave, insegnami la dolcezza del cuore, la soavità del tratto. 

1 - La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. Nessuno vuole il nostro bene, la nostra santificazione con tanta forza come Dio, e tuttavia Egli non lo vuole con durezza, rigidità o violenza, ma con forza sommamente soave, sempre rispettando la nostra libertà, sostenendo i nostri sforzi, attendendo la nostra adesione alla grazia con pazienza e dolcezza infinita. [...]

La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l’adempimento del dovere lo rende più facile e soave. La carità ha questa dolcezza con tutti, anche con gli ostinati, anche con i tardi ed i pigri nel corrispondere al bene, anche con i deboli che sempre ricadono negli stessi difetti. Anche se in un cuore ci fosse solo un briciolo di bene, bisogna circondare questo briciolo di cure amorevoli per aiutarne lo sviluppo […].

2 - Nei contatti col prossimo talvolta la nostra carità è messa a dura prova e, di fronte al comportamento irritante di certe persone, i propositi di dolcezza vengono ben presto travolti da movimenti di sdegno, di collera. Ciò non deve scoraggiarci, trattandosi in genere di reazioni spontanee indipendenti dalla volontà, ma non deve neppure autorizzarci a seguire gli impulsi della passione col pretesto che è troppo difficile resistere e che ci sentiamo trascinati nostro malgrado. È sempre in mano nostra il poter reagire e ci riusciremo più facilmente quanto più la nostra reazione sarà pronta, energica e soave insieme. S. Teresa di G. B. insegnava a una novizia: « Quando si sente esasperata contro qualcuno, il mezzo per ritrovare la pace è di pregare per quella persona e di chiedere a Dio di ricompensarla per la sofferenza che le procura ». E suggeriva di prevenire questi incontri cercando di « addolcire anticipatamente il cuore ». [Consigli e Ricordi raccolti da Sr. Genoveffa del Volto Santo – Ancora - Milano, 1955 p. 147]. 

Del resto, se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l’incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine. La dolcezza però non è condiscendenza e tanto meno connivenza col male: vi sono pure dei casi in cui, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna è un dovere che s’impone ed allora è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l’intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall’essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l’effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l’amore che gli portiamo, che non l’umiliazione di venir ripreso. Proprio così Gesù ha trattato i colpevoli: tutti sono stati sanati dal suo amore, dalla sua dolcezza. 

Colloquio - « O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. […] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. […] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch’io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali » (cfr. S. Francesco di Sales).

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


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Pensiero del giorno

La conoscenza di Dio non unisce soltanto la nostra intelligenza al pensiero divino ma tende all'amore, perchè tutto è amabile in Dio.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].



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giovedì 22 ottobre 2020

Il Magistero della Chiesa condanna il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali

Carissimi lettori del blog, stiamo vivendo tempi molto difficili perché è in corso una galoppante scristianizzazione della società. Tuttavia dobbiamo essere grati al Signore perché ci ha concesso l'onore di combattere la buona battaglia della Fede proprio in questi tempi di difficoltà e sofferenza. Sì, stiamo soffrendo tanto, ma è proprio nei momenti di tribolazione che si prova se un'anima ama davvero Dio. Se restiamo fedeli al Magistero perenne della Chiesa diamo tanta gloria a Dio. È facile essere cristiani quando le cose vanno bene, ma il vero seguace di Cristo deve rimanere fedele al Redentore Divino anche in mezzo alle persecuzioni e alle tribolazioni di ogni sorta, come testimoniato dai gloriosi martiri di tutti i tempi. 

Per quanto riguarda il tema del riconoscimento giuridico delle coppie gay, dobbiamo rimanere fedeli alla Dottrina Cattolica, senza cedere di un millimetro. A tal proposito nel 2003 il Vicario di Cristo ha approvato e ordinato la pubblicazione di un interessante documento emanato dalla Congregazione della Dottrina della Fede, a quel tempo guidata dall'allora Cardinale Joseph Ratzinger, che condanna con fermezza il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. Di seguito riporto alcuni dei passi più importanti.


Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali

Diverse questioni concernenti l'omosessualità sono state trattate recentemente più volte dal Santo Padre Giovanni Paolo II e dai competenti Dicasteri della Santa Sede. Si tratta infatti di un fenomeno morale e sociale inquietante, anche in quei Paesi in cui non assume un rilievo dal punto di vista dell'ordinamento giuridico. Ma esso diventa più preoccupante nei Paesi che hanno già concesso o intendono concedere un riconoscimento legale alle unioni omosessuali che, in alcuni casi, include anche l'abilitazione all'adozione di figli. [...] Poiché si tratta di una materia che riguarda la legge morale naturale, le seguenti argomentazioni sono proposte non soltanto ai credenti, ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della società.

[...] Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, « precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati ».

Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni... (cf. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.

[...] Tali persone inoltre sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Ma l'inclinazione omosessuale è « oggettivamente disordinata » e le pratiche omosessuali « sono peccati gravemente contrari alla castità  ».
 
[...] Nei confronti del fenomeno delle unioni omosessuali, di fatto esistenti, le autorità civili assumono diversi atteggiamenti: a volte si limitano alla tolleranza di questo fenomeno; a volte promuovono il riconoscimento legale di tali unioni, con il pretesto di evitare, rispetto ad alcuni diritti, la discriminazione di chi convive con una persona dello stesso sesso; in alcuni casi favoriscono persino l'equivalenza legale delle unioni omosessuali al matrimonio propriamente detto, senza escludere il riconoscimento della capacità giuridica di procedere all'adozione di figli.

Laddove lo Stato assuma una politica di tolleranza di fatto, non implicante l'esistenza di una legge che esplicitamente concede un riconoscimento legale a tali forme di vita, occorre ben discernere i diversi aspetti del problema. La coscienza morale esige di essere, in ogni occasione, testimoni della verità morale integrale, alla quale si oppongono sia l'approvazione delle relazioni omosessuali sia l'ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali. Sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l'uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male.

In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all'obiezione di coscienza.

[...] Il compito della legge civile è certamente più limitato riguardo a quello della legge morale, ma la legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza perdere la forza di obbligare la coscienza. Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quanto è conforme alla legge morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione, e in quanto rispetta in particolare i diritti inalienabili di ogni persona. Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell'istituzione matrimoniale, all'unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un'istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio.

[...] Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell'adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano. Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale [...].

[...] La società deve la sua sopravvivenza alla famiglia fondata sul matrimonio. La conseguenza inevitabile del riconoscimento legale delle unioni omosessuali è la ridefinizione del matrimonio, che diventa un'istituzione la quale, nella sua essenza legalmente riconosciuta, perde l'essenziale riferimento ai fattori collegati alla eterosessualità, come ad esempio il compito procreativo ed educativo. Se dal punto di vista legale il matrimonio tra due persone di sesso diverso fosse solo considerato come uno dei matrimoni possibili, il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune. Mettendo l'unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri.

A sostegno della legalizzazione delle unioni omosessuali non può essere invocato il principio del rispetto e della non discriminazione di ogni persona. Una distinzione tra persone oppure la negazione di un riconoscimento o di una prestazione sociale non sono infatti accettabili solo se sono contrarie alla giustizia. Non attribuire lo statuto sociale e giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali non si oppone alla giustizia, ma, al contrario, è da essa richiesto.

[...] Poiché le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l'ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, il diritto civile conferisce loro un riconoscimento istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono una specifica attenzione da parte dell'ordinamento giuridico, perché non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune.

Non è vera l'argomentazione secondo la quale il riconoscimento legale delle unioni omosessuali sarebbe necessario per evitare che i conviventi omosessuali perdano, per il semplice fatto della loro convivenza, l'effettivo riconoscimento dei diritti comuni che essi hanno in quanto persone e in quanto cittadini. In realtà, essi possono sempre ricorrere – come tutti i cittadini e a partire dalla loro autonomia privata – al diritto comune per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse. Costituisce invece una grave ingiustizia sacrificare il bene comune e il retto diritto di famiglia allo scopo di ottenere dei beni che possono e debbono essere garantiti per vie non nocive per la generalità del corpo sociale.

[...] Se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria. In presenza di progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali, sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche.

Nel caso in cui si proponga per la prima volta all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale.

Nel caso in cui il parlamentare cattolico si trovi in presenza di una legge favorevole alle unioni omosessuali già in vigore, egli deve opporsi nei modi a lui possibili e rendere nota la sua opposizione: si tratta di un doveroso atto di testimonianza della verità. Se non fosse possibile abrogare completamente una legge di questo genere, egli, richiamandosi alle indicazioni espresse nell'Enciclica Evangelium vitae, «  potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica », a condizione che sia « chiara e a tutti nota » la sua « personale assoluta opposizione » a leggi siffatte e che sia evitato il pericolo di scandalo. Ciò non significa che in questa materia una legge più restrittiva possa essere considerata come una legge giusta o almeno accettabile; bensì si tratta piuttosto del tentativo legittimo e doveroso di procedere all'abrogazione almeno parziale di una legge ingiusta quando l'abrogazione totale non è possibile per il momento.

[...] La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l'unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell'Udienza concessa il 28 marzo 2003 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato le presenti Considerazioni, decise nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 3 giugno 2003, Memoria dei Santi Carlo Lwanga e Compagni, Martiri.

Joseph Card. Ratzinger
Prefetto

Angelo Amato, S.D.B.
Arcivescovo titolare di Sila
Segretario

© Lev

Pensiero del giorno

La sostanza dell'amore non sta nel sentire [di voler bene], bensì nel voler a tutti i costi far piacere alla persona amata.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].





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mercoledì 21 ottobre 2020

Circa i più accaniti devastatori della Dottrina Cattolica

Pubblico una lettera che anni fa mi scrisse un lettore piemontese.


Caro fratello,
[...] Mi trovo completamente d'accordo sul fatto che il movimento costituito dalle persone radicate nella Tradizione Cattolica abbia bisogno di più preghiera, meditazione e digiuno e di meno lamentele sul cattivo andazzo che hanno preso vari rami della Chiesa. Purtroppo ci sono alcune persone che, probabilmente comprendendo male il significato della fedeltà alla Tradizione, scagliano frecciate velenose [...]. Apprezzo moltissimo il fatto che sul tuo blog non abbiano mai trovato spazio atteggiamenti di questo genere; tali atteggiamenti forse ti avrebbero fatto guadagnare qualche visita in più, ma si sarebbe trattato soltanto di visitatori mossi dal prurito della polemica e non di persone con una seria volontà di farsi imitatori di Cristo. La critica al diffuso neomodernismo è doverosa, ma non deve essere questo il principale oggetto della nostra attenzione. In fondo, per noi, anche i più accaniti devastatori della Dottrina Cattolica sono fratelli da convertire, non certo nemici da annientare. Inoltre, a parlare sempre di ciò che va male si finisce per incupirsi e, con ciò, rendersi impermeabili alla Grazia di Dio. Come hai detto in varie occasioni, il miglior rimedio è nutrirsi di buone letture. Un intelletto formato sullo studio di una teologia di sana ispirazione tomista difficilmente si farà corrompere dalle argomentazioni imprecise, quando non completamente vuote, dei modernisti.
Io credo che i tempi molto difficili che la Chiesa sta attualmente vivendo siano una dura prova che Dio, nella sua infinita sapienza, ha voluto che affrontassimo. Può accadere talvolta che, nel bel mezzo di una battaglia, i generali si diano alla fuga e di conseguenza i soldati si sentano soli e confusi. Ebbene, è proprio in quel momento che essi devono mostrare tutta la loro fedeltà e il loro coraggio. Molte rivelazioni private ricevute da vari santi e anche alcuni passaggi della Scrittura avevano già annunciato un momento di grande confusione e pericolo per la salvezza delle anime dovuto al diffondersi di dottrine fuorvianti. Quello che sta ora accadendo non deve esser motivo di sorpresa, né di scoraggiamento. Alla fine il Cuore Immacolato di Maria vincerà.

[...] La maggior parte delle persone (e quasi tutti i giovani) sono molto più attratte dalle sfide impegnative, che da quelle facili. In tempi in cui l'idea di una verità oggettiva, sia metafisica sia morale, sembra che sia stata abbandonata in favore di un relativismo ridicolo, secondo il quale tutte le opinioni hanno la stessa dignità e ogni comportamento è lecito se è in accordo con i propri gusti soggettivi, la Sacra Dottrina, proprio per il suo essere così radicalmente opposta alla poltiglia culturale che ci viene proposta, potrebbe risultare attraente per un numero impensato di persone. Io non sono per niente convinto che un giovane d'oggi non possa rimanere affascinato dalla maestà del Depositum Fidei. Esso infatti ci presenta un mondo strutturato e ordinato, creato da Dio secondo un fine trascendente, un mondo in cui siamo liberi di scegliere fra diversi beni, ma in cui tali beni sono, per natura, ordinati secondo una scala di importanza. Un Pastore coraggioso, animato dalla Carità di Cristo, che osasse proporre i contenuti essenziali della fede in modo chiaro e netto potrebbe, secondo me, fare breccia nel cuore delle persone, specie se giovani, in un modo sorprendente. Il clima relativistico e ultra-permissivo in cui viviamo ha stancato e nauseato molte anime e pertanto potrebbe costituire, paradossalmente, un terreno fecondo per l'evangelizzazione. Insomma, il modernismo è una strategia perdente anche sulla base di considerazioni puramente umane.

Perdonami se mi sono dilungato così tanto, ma avevo il desiderio di condividere questi pensieri con un'anima che si trova probabilmente in sintonia con la mia. Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità all'amicizia spirituale. Ti scriverò volentieri in altre occasioni e anche tu sei libero di scrivermi quando lo desideri. Prego perché Dio ti doni un cuore docile alla Sua volontà e tutte le grazie necessarie alla tua santificazione.

Un abbraccio in Cristo Nostro Signore.

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno

Ognuno vede la necessità che vi sarebbe d'una riforma generale nei religiosi, nei preti e nei secolari, nel veder così dilatata dappertutto la corruzione dei costumi. Quindi bisogna replicare ogni giorno la preghiera di  Davide, la quale è molto a proposito in questi tempi: Deus virtutum, convertere, respice de coelo, et vide, et visita vineam istam; et perfice eam, quam plantavit dextera tua et super filium hominis, quem confirmasti tibi. Signore, la vigna, la vostra Chiesa piantata dal vostro Figlio col suo sangue, sta rovinata per ogni parte; venite, visitatela, ristoratela voi che solo potete ristorarla.

(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori)



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martedì 20 ottobre 2020

È vietato "patteggiare" l'elezione di un Pontefice

Le norme che regolano l'elezione del Sommo Pontefice sono contenute nella Costituzione Apostolica "Universi Dominici Gregis", promulgata nel 1996, la quale al n. 81 afferma: “I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d’ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto. Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l’elezione” (LEV).

Il mio timore è che in vista del prossimo Conclave taluni ambienti massonici possano organizzarsi per fare pressioni sui Cardinali per tentare di convincerli a patteggiare l'elezione di un Papa di area progressista. L'elezione del Sommo Pontefice è una cosa troppo seria che non si può lasciare in balia di ignobili patteggiamenti.

Lettera di Maristella

Ripubblico una vecchia lettera di Maristella, piena, come al solito, di unzione spirituale.


Caro fratello in Cristo,
Vorrei ringraziare te per il tuo blog che semina senza sosta la buona semente, fragranza di pace, luce sul sentiero, conforto per l'anima.

Ringrazio anche Giustina, che mi ha davvero commossa con le sue parole; sono felice che suo marito si sia convertito! La ringrazio di cuore per avere condiviso con me le sue riflessioni. D'ora in avanti porterò anche questa nuova sorella nella preghiera. Che meraviglia quando il Signore suscita queste corrispondenze, queste reti di persone e di Fede. Non ci conosciamo personalmente; abitiamo magari in luoghi molto lontani tra di loro, eppure nella Fede ci troviamo fratelli, compagni in cammino.

Io spesso provo nel mio animo uno stupore, una commozione, una nostalgia profonda quando penso al dono che il Signore Gesù mi ha fatto con la conversione. La mia vita prima era vuota e disperata. Prima di questo incontro che ha sconvolto, riempito, colorato la mia vita. E che continua giorno dopo giorno, con il Signore che non si stanca di tenermi per mano e di rialzarmi quando cado.

Grazie ancora a te e a tutti i fratelli!
Nei Cuori immacolati 

Maristella 

Pensiero del giorno

Volate in spirito nel bel Cuore di Gesù…lì arde sempre il fuoco del santo Amore, lasciatevi penetrare fino alle midolla, anzi lasciatevi incenerire tutta.



(San Paolo della Croce)

lunedì 19 ottobre 2020

Lettera di una sposa cristiana

Ripubblico un'edificante lettera di Giustina (pseudonimo scelto da una gentile collaboratrice del blog in onore di una martire padovana), la quale si era sposata con un ateo e il suo matrimonio era infelice, ma dopo tante preghiere a Dio, per intercessione della Madonna, è riuscita ad ottenere la conversione di suo marito e adesso la vita matrimoniale va molto meglio.


Carissimo D., 
è davvero sempre un piacere sentirti. Seguo il blog con grande interesse (...). Pur non conoscendo "Maristella", mi colpisce molto ciò che scrive. Ho visto la foto della felpa con San Michele, ho letto che ha avuto una grave malattia e l'ha superata... è strano sai, non ci conosciamo, eppure non ho mai percepito tanta comunione fraterna, tanta ispirazione nel leggere lettere di gente che non conosco, ma che ha molto da insegnare e con cui quasi mi ritrovo. Davvero ha ragione quando dice che se non si fosse seriamente convertita forse si sarebbe persa... è la stessa cosa che è successa a me, senza certi ostacoli non avrei capito che è facilissimo cadere nel baratro e dannarsi!! Guardo compiaciuta come non ci sia solo gente che indossa le sacrileghe croci rovesciate, ma anche gente che si fa stampare una bella immagine del glorioso Principe della Milizia celeste. Mi dispiace che non venga più recitata la preghiera in suo onore alla fine di ogni celebrazione eucaristica...

Volevo dirti che sono spiritualmente vicina a questa signora anche se non la conosco e che non deve mai smettere di confidare per la conversione del marito: Gesù è davvero grande e nulla è impossibile a Dio, io sono l'esempio concreto di questo, ci sono passata! Sebbene sia vero che occorre riflettere bene sulla persona che si vuol sposare, capire se è credente o no, ed essere, non dico eccessivamente rigidi, ma comunque prudenti, è altrettanto vero che Gesù si serve di noi per arrivare ai cuori più induriti. E con il suo aiuto e con la recita costante e quotidiana del santo Rosario io credo che i miracoli ci siano, ne sono convinta. La conversione è una grazia che Gesù dispensa molto volentieri!

Tornando a me e alla lettera che ti scrissi, penso (...) a rileggerla oggi, che ho attraversato davvero il buio e che, quanto al mio matrimonio, sono un esempio che i miracoli esistono.

(...)

Non avevo capito che quando Gesù ha detto "non osi separare l'uomo ciò che Dio ha unito", lo ha detto per il nostro bene, non per addossarci un giogo, ma per santificarci (...). E quanto alla Grazia sacramentale penso di non aver mai capito quanto fosse realmente efficace. Come compatisco coloro che non si sposano in Chiesa... se solo sapessero a quale privilegio, a che forza indistruttibile, anche se invisibile, rinunciano... 

(...)

Forse mi sono dilungata un po' troppo. Ti saluto nei Sacri Cuori e ti ringrazio davvero della tua presenza nel web. Dio benedica i tuoi sforzi e la tua opera, sono sicura che è destinata a parlare a sempre più anime.

A presto!

Giustina


Cara sorella in Cristo,
                             anche io non conosco personalmente Maristella, tuttavia tra me e lei è nata un'amicizia spirituale davvero fraterna. Le sono sinceramente grato per tutto ciò che fa per me e per il blog. In particolare apprezzo il fatto che lei riesce a trasmettermi devozione e mi aiuta a tenere alto il morale nella battaglia spirituale contro il modernismo. Uno dei difetti che hanno non poche persone legate alla liturgia tradizionale consiste nel stare sempre a piagnucolare, a lamentarsi, a demoralizzarsi a vicenda per la situazione catastrofica causata dalle orde moderniste. Invece, Maristella, pur non nascondendo i problemi che flagellano l'orbe cattolico, riesce a trasmettermi speranza, letizia e persino entusiasmo per il combattimento spirituale.

Sono felicissimo che tuo marito si sia convertito, adesso spero tanto che possa convertirsi anche il marito di Maristella (che io e lei chiamiamo "mio cognato", visto che noi due ci consideriamo "fratelli adottivi"), il quale anche lui è ateo. 

Per i mariti atei è una grazia avere delle spose fervorosamente cristiane, le quali immolano la propria vita per la conversione del coniuge. Nulla capita per cieco caso: se vi siete sposate con uomini atei, certamente il Signore lo ha perlomeno permesso onde poter trarne un bene maggiore.

Ovviamente alle lettrici ancora nubili e che desiderano sposarsi consiglio vivamente di trovarsi uno sposo pio e buono come il papà di Santa Teresa di Lisieux. Tuttavia, quelle che già sono sposate con mariti atei o "poco religiosi", auspico che riescano mediante preghiere e penitenze ad ottenere da Dio la grazia della loro conversione.

Cara Giustina, ti rinnovo la mia gratitudine per avermi concesso di poter pubblicare le tue lettere firmandole con il tuo pseudonimo, e per la donazione che mi hai gentilmente inviato qualche tempo fa. È grazie a persone come te (purtroppo, non molte) se i miei blog spirituali sono ancora aperti, cioè se posso dedicare molto tempo alla loro cura e a rispondere alle vostre numerose lettere... senza il vostro aiuto economico dovrei abbandonare tutto ciò, come hanno fatto altri blogger. Dio vi ricompensi per tutto il bene che avete fatto nei miei confronti!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter