venerdì 17 settembre 2021

(-) La prova della speranza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


Dammi, o Signore, una speranza invincibile; insegnami a sperare contro ogni speranza, insegnami a « soprasperare ». 

1 - Diamo prova della saldezza della nostra fede quando perseveriamo in essa malgrado le oscurità; diamo prova della saldezza della nostra speranza quando non cessiamo di sperare malgrado le circostanze avverse per cui ci sembra talvolta che Dio ci abbia abbandonati. Come è più meritorio l’atto di fede fatto in mezzo alle tenebre ed ai dubbi, così è più meritorio l’atto di speranza emesso in mezzo alla desolazione ed all’abbandono. Le virtù teologali sono il mezzo più adatto e proporzionato per unirci a Dio, e di fatto ci uniremo di più a lui quanto più la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità saranno pure, intense, pienamente soprannaturali. Proprio per farci giungere a ciò, Dio ci fa passare attraverso il crogiuolo della prova. Per ogni anima cara a Dio si rinnova, in certo modo, la storia di Giobbe: egli è provato nei beni, nei figli, nella sua persona; è abbandonato dagli amici e dalla moglie; da ricco e stimato qual era, si trova solo, su un letamaio, ricoperto di un’orribile lebbra dalla testa ai piedi. Ma, se Dio è buono, se è vero che ci vuol bene, perchè permette tutto ciò? Perchè ci lascia soffrire? « Dio non ha fatto la morte - dice la Sacra Scrittura - nè si allieta della perdizione dei viventi... Ma gli empi, con la mano e con la voce, chiamano la morte » (Sap.1,13 e 16). La morte e la sofferenza sono conseguenze dei peccati che Dio non impedisce perchè vuol lasciare l’uomo libero. E, tuttavia, non soffrono solo i peccatori, ma anche gli innocenti: perchè? Perchè Dio vuol provarli come si prova l’oro nella fornace, perchè vuole purificarli, vuole inalzarli ad un bene e ad una felicità immensamente superiori ai beni ed alle felicità della terra. Ed ecco che Dio permette la sofferenza dei buoni e si serve anche delle conseguenze del peccato - guerre, disordini, ingiustizie sociali e private - per il maggior bene dei suoi eletti. Resta però che, mentre siamo nella prova, non vediamo, non comprendiamo il perchè di essa; Dio non ci dà conto della sua condotta, non ci svela i suoi piani e perciò è per noi duro resistere nella fede e nella speranza. Duro, ma non impossibile, perchè è certo che Dio non ci manda mai prove superiori alle nostre forze, come pure è certo che Dio non ci abbandona mai, se non siamo noi i primi ad abbandonarlo. 

2 - Il minimo atto di speranza, di fiducia in Dio, formulato in mezzo alla prova, in uno stato di desolazione interiore od esteriore, vale immensamente più di mille atti formulati nel tempo della gioia, della prosperità. Quando soffri nell’anima o nel corpo, quando sperimenti il vuoto dell’abbandono e dell’impotenza, quando sei travagliato dalle ripugnanze e dalle ribellioni della natura che vorrebbe scuotere il giogo del Signore, non puoi pretendere di avere il sentimento confortante della speranza, della fiducia, anzi, spesso ne proverai il sentimento contrario e, tuttavia, anche in questo stato puoi fare atti di speranza e di fiducia, non sentiti, ma voluti. Le virtù teologali si esercitano essenzialmente con la volontà; quando il sentimento le accompagna, il loro esercizio è soave, consolante; ma quando rimane il puro atto della volontà, allora questo esercizio è arido e freddo, eppure, non per questo è meno meritorio, anzi, può esserlo ancora di più e dà molta gloria a Dio. Non devi, quindi, turbarti se non senti più la fiducia, ma devi voler avere fiducia, devi voler sperare e sperare ad ogni costo, malgrado tutti i colpi che Dio t’infligge per mezzo della prova. Allora è il momento di ripetere con Giobbe: « Quand’anche Dio mi uccidesse, in lui spererò » (13,15). Non illuderti di poter passare attraverso queste prove senza dover lottare contro lo scoraggiamento, contro tentazioni di sfiducia e forse anche di disperazione; questa è la reazione della natura che si ribella a ciò che la ferisce. Il Signore, che conosce la nostra debolezza, non ci condanna, ma ci compatisce. Questo stato non offende Dio, purchè tu cerchi sempre dolcemente di reagire con atti di fiducia voluta. Ogni volta che l’onda dello scoraggiamento tenta di travolgerti, reagisci ancorandoti in Dio con un semplice movimento di fiducia; anche se in certi periodi la tua vita spirituale dovesse ridursi a questo esercizio, non avresti perduto nulla ma, anzi, avresti guadagnato molto. Proprio attraverso queste prove si arriva all’esercizio eroico della fede e della speranza; e l’eroismo delle virtù è necessario per arrivare alla santità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].