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domenica 26 settembre 2021

Zelo di Don Bosco per le anime dei moribondi

Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916) e pubblicate nel 1901.


Un giorno D. Bosco giungeva in una città, dove avendo saputo essere infermo un suo amico di età molto avanzata, si affrettò a fargli visita, guidato da un presentimento che rendevalo inquieto. Quel signore aveva consumati i suoi ottant'anni in servizio di Dio ed in opere di carità, sicchè tutti lo tenevano in concetto di santo. Costui amava molto D. Bosco, che aveva conosciuto studente. Giunto pertanto D. Bosco a casa di costui, seppe con vivo dispiacere da quelli della famiglia, trovarsi agli estremi, e aver già ricevuto tutti i Sacramenti e la benedizione papale. Chiese di poterlo vedere, ma gli risposero che il medico aveva proibito l'ingresso a qualunque visitatore. Insistette, ma ebbe per risposta trovarsi l'ammalato fuori dei sensi e quindi essere cosa inutile visitarlo. Tuttavia D. Bosco non sapeva darsi pace, e ricordando l'antica famigliarità, seppe dir così bene le sue ragioni, che alla perfine fu introdotto e lasciato solo. D. Bosco si avvicinò al letto e chiamò per nome il morente. La sua voce produsse un effetto magico. L'infermo si scosse, aperse gli occhi, lo fissò e rinvenne in sè. - Oh sei tu! Bosco!

 - Seppi della vostra malattia, e trovandomi qui di passaggio, non ho potuto trattenermi dal farvi una visita

 - Grazie, grazie!

 - E come state?

 - Male, molto male.

 - Mi hanno detto che avete già ricevuti i Sacramenti!

 - Sì, li ho ricevuti! Ma dicendo queste parole tremavagli la voce e la sua faccia svelava un turbamento profondo.

 - Ringraziamo adunque il Signore, proseguì D. Bosco, e state tranquillo, poichè sono aggiustate le cose della vostra anima. Dopo una vita impiegata tutta nella gloria di Dio e per il bene degli altri potete essere contento.

Il povero vecchio mandò un profondo respiro che pareva un gemito, girò lo sguardo attorno e disse: - Bosco!

 - Ebbene?

 - C'è nessuno nella camera?

 - Nessuno. Siamo soli. - Così credeva D. Bosco, ma così non era. Dietro una tendina stava una persona, che non aveva fatto a tempo a ritirarsi, e non volendo farsi scorgere, non si mosse; e quarant'anni dopo raccontava il fatto senza indicare nomi nè di persone nè di luoghi.

Il vecchio ripigliò: - Dimmi, hai già preso l'esame di confessione?

 - L'ho già preso, ma in questi momenti qualunque prete può assolvere, eziandio se non avesse ancora la confessione.

 - Ah Bosco! ho da farti una confidenza; compatiscimi; perdona alla mia debolezza, non rimproverarmi... debbo svelarti un segreto.

 - Parlate pure; sapete quanto io vi ami.

 - Or bene: da giovanetto ebbi la disgrazia di cadere in un peccato mortale e da quel momento ne ebbi tanto rossore, che non osai mai confessarlo. Tutte le mie comunioni, anche la prima, furon sacrileghe. Temeva che il confessore mi perdesse la stima.

 - E adesso nell'ultima confessione avete palesato tutto?

 - Ho taciuto! Aiutami tu.

 - Sì, volentieri, e abbiate confidenza piena nel Signore, che è tanto buono ed è morto per voi.

Il vecchio si confessò, coi sensi del più profondo dolore. D. Bosco lo assolse. Appena ricevuta l'assoluzione, alzò gli occhi al cielo, e sollevò le braccia esclamando: - Sia benedetta in eterno l'infinita misericordia di Dio! - Ciò detto, le sue braccia ricaddero sul letto. Era spirato.