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giovedì 22 luglio 2021

Capitano Guido Negri, eroico militare e zelante soldato di Gesù Cristo

Vorrei farvi leggere la “Lettera di Don Giulivo ai giovani” pubblicata sul “Bollettino Salesiano” del novembre del 1941.


Carissimi,

quest'anno, venticinquesimo della morte di Guido Negri, il Ministero ha autorizzato la città di Este a dedicare la piazza del Castello al nome del «Capitano santo». Non so se tutti voi conosciate questa eroica figura di ufficiale cattolico, caduto il 27 giugno 1916 sul monte Colombara. Alle diffuse edizioni delle sue memorie biografiche sta per aggiungersi in questi giorni un riuscitissimo profilo stampato apposta pei soldati. È una figura di primo piano, tutta luce e tutta forza. Tempra adamantina, serbò la sua purezza illibata fino alla morte vivendo di Gesù Sacramentato. Coscienza intemerata, crebbe al culto del dovere fino al sacrificio. Cuore nobilissimo, si aderse all'amore di Dio fino alla passione dei santi. La Fede fu la sua bandiera che portò alta, spiegata di fronte a tutti, dalla famiglia nella scuola, dalla caserma alla trincea, all'assalto. Basta ricordare che proprio in quella piazza Castello, che oggi porta il suo nome, egli apparve, un mese prima di morire, reggendo, nella sua brillante divisa di capitano, l'ombrella al curato del Duomo che portava il SS. Viatico ad un'inferma fuori città. Unico uomo, oltre il prete, in un gruppo di pie donne! 

Un mese dopo egli dava la vita per la Patria che gli conferiva la Medaglia d'Argento colla seguente motivazione «Primo fra i primi, col nome della Patria sulle labbra, trascinava con esempio, fulgido e magnifico la sua compagnia all'assalto di una fortissima posizione avversaria. Colpito al cuore dal piombo nemico, lasciava la giovane esistenza sotto i reticolati. Monte Colombara, 27 giugno 1916». 

Miei cari: voi che adesso ammirate sovente in chiesa ufficiali e soldati, in divisa, a compiere con tanta edificazione i loro doveri religiosi, forse non misurate a sufficienza il valore del gesto del Capitano Guido Negri. Ma dovete sapere che a quei tempi ci voleva del fegato in un militare per andare in chiesa, e tanto più per accompagnare il Santissimo Sacramento in pubblico, in divisa: il minimo che poteva capitare era un diluvio di scherni e di derisioni; non di rado costava la carriera. L'esempio del Capitano Guido Negri vi sproni pertanto a professare sempre coraggiosamente la vostra fede, ed a crescere degni delle gloriose tradizioni dei nostri migliori soldati. 

Vostro aff.mo Don Giulivo