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sabato 12 giugno 2021

Generale Orlando Lorenzini, un valoroso soldato di Gesù Cristo

Sono passati 80 anni dall’eroica morte del Generale di Brigata Orlando Lorenzini, comandante della IV Divisione Coloniale, Medaglia d'oro al valor militare. Oltre ad essere un brillante e pluridecorato militare del Regio Esercito, fu soprattutto un ardente soldato di Gesù Cristo. Da fanciullo studiò dai salesiani. Morì nel 1941 durante la drammatica battaglia di Cheren, mentre coi suoi valorosi soldati tentava strenuamente di difendere l’Africa Orientale Italiana dall’invasione britannica. Desidero ricordare questo ardito della Fede riportando un articolo pubblicato sul “Bollettino Salesiano” del giugno del 1941.


Carissimi, 
tra gli Eroi caduti in questi ultimi mesi, i giornali han dato giusto rilievo alla figura del Generale Lorenzini, caduto nella difesa di Cheren alla testa dei suoi battaglioni [...]. Essi non si son limitati ad esaltare il suo ardimento ed il suo valor militare, superiori ad ogni elogio; ma hanno reso omaggio anche allo spirito profondamente cristiano che ha animato tutta la sua vita. Ed io spigolo volentieri per voi le nobili dichiarazioni di un testimonio oculare, perchè il Generale di Brigata Orlando Lorenzini, ex allievo del nostro Collegio di Collesalvetti (Livorno), è uscito da quella scuola di Don Bosco che, come ha temprato tanti altri valorosi, così cerca di temprare anche voi e rendervi degni della vostra missione nella vita. 

« Lorenzini - scrisse Curzio Malaparte - non era soltanto un soldato, un gran soldato. Era qualcosa di più. (Era, soprattutto, un uomo puro. Era un cristiano nella più alta e severa accezione del termine). E quel qualcosa in più era un senso religioso fortissimo, un sentimento straordinariamente puro e forte della responsabilità che in ogni atto, e in ogni pensiero, compete ad ogni anima veramente cristiana... Non ho mai conosciuto altro uomo che avesse, come lui, una coscienza morale così vigile e così severa. Pensava lungamente anche i più semplici pensieri. E direi che ripensava i pensieri cristiani per adattarli a quel barbarico clima morale, a quella feroce e, insieme, astratta natura [...]. Ognuno di noi provava, davanti a lui, una soggezione istintiva... 

» Era un cristiano, un credente. [...] Non vi era ombra di disprezzo, nella sua voce e nelle sue parole: ma quella bellissima e familiare consapevolezza che i veri cristiani hanno del dover morire. L'ho visto molte volte in combattimento: si esponeva al pericolo con animo puro. Vorrei dire che non si esponeva, soltanto per quel sentimento dell'esempio, che è fortissimo, quasi dato da natura, nei veri soldati; ma per un sentimento assai più sottile, e purissimo, assolutamente gratuito. [...]

» Una sera, sul costone dello Zendebur, un lembo della sua tenda si sollevò per il gran vento, mentre io passavo, e mi fermai, non so se sorpreso o spaventato, a guardar dentro la tenda: Lorenzini era in ginocchio, e pregava. Mi parve di avergli rubato un segreto, ebbi vergogna di quel caso, come se ne fossi colpevole. Ero rimasto li fermo, sperando che il vento si mettesse a soffiare più forte, per potermene scivolar via senza far rumore: Lorenzini era inginocchiato, a mani giunte. A un tratto volse il viso, mi vide, si alzò, uscì dalla tenda venendomi incontro. Mi guardò fisso in silenzio. Veniva nel vento l'odore forte dei cadaveri sparsi qua e là nelle macchie, sotto la luna. Poi mi strinse il braccio con la mano forte e calda, e mi parlò. Mi disse che aveva lasciato sua moglie e le sue due bambine a Dessiè. Non le vedeva da molti mesi. […] ». 

Questi tre tratti vi rivelano l'anima del prode Generale di fronte alla coscienza, di fronte alla morte, in faccia a Dio: un'anima grande, della più pura e della più salda tempra cristiana. 

Volete ora il segreto di questa sua grandezza morale? È una confidenza del tenente medico Ortelli: « Il Gen. Lorenzini portava il cilicio ». La volontaria disciplina di se stesso ne ha fatto un grande: un puro, un forte, un eroe nel senso più alto e più pieno della parola. 

Miei cari: nel vostro antico compagno avete dunque un maestro; e che maestro! 

Sappiate comprenderlo e seguirlo, nella vostra educazione e preparazione alla vita, ricordando che il miglior cilicio per una degna formazione morale è l'energia della buona volontà. 

Vostro aff.mo DON GIULIVO. 


Termino questo post riportando la motivazione con cui nel 1942 gli venne assegnata la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

«Figura leggendaria di combattente coloniale che già in Libia e nell’Africa Orientale italiana superando le più aspre difficoltà di terreno e di clima, aveva innumerevoli volte trascinato le sue truppe alla vittoria, era l’anima dell’epica difesa di Cheren, imponendosi all’ammirazione dello stesso nemico. Alla testa dei suoi battaglioni che infiammava con l’esempio del suo indomito valore si prodigava oltre ogni limite per contrastare il passo dell’avversario superiore per mezzi e per numero, contrattaccandolo con audacia sovrumana anche quando la situazione si era fatta disperata. Colpito mortalmente suggellava in aureola di gloria la sua nobile esistenza, tutta intessuta di memorabili episodi di fulgido eroismo».

- Cheren (Africa Orientale Italiana), 2 febbraio - 17 marzo 1941