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sabato 19 giugno 2021

Antonio Molle Lazo, un eroico requeté ucciso dai rossi

Ai tempi della guerra civile spagnola, ad opporsi alla sanguinaria e anticristiana tirannide rossa era una coalizione di forze tra cui vi erano anche i requetés, ossia dei monarchici carlisti (nelle foto a lato), i quali erano molto religiosi. Nel corso del conflitto circa 6.000 requétes vennero uccisi dai rossi, immolando così le loro vite per liberare la propria Patria dall'oppressione anarco-comunista. A tal proposito riporto un articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del giugno del 1940.


Carissimi, 

uno degli eroi della guerra di Spagna che meritano più alta e commossa ammirazione è certamente il giovane requeté, Antonio Molle Lazo, del Tercio de N. S. de la Merced de Jeréz de la Frontera, nato in Arcos de la Frontera (Cadice) il 2 aprile 1915. 

A soli 21 anno subì un doloroso martirio per la fede e per la patria in Peñaflor, piccola borgata dell'Andalusia. Ve lo riassumo brevemente. 

Nell'agosto del 1936 un piccolo reparto di requetés e di guardias civiles era riuscito a liberare Peñaflor, senza poter sottrarre completamente dal pericolo un convento di Suore della Croce. Antonio Molle chiese insistentemente al suo comandante di poter correre in aiuto di quelle anime pure votate a Dio ed al bene del prossimo. Il comandante cercò di dissuaderlo, non riputando grave il pericolo del convento che restava sotto il controllo delle sue truppe. Ma egli, con due compagni, avanzò e si trincerò in una casa di fronte al convento. Presto l'improvvisata trincea divenne bersaglio delle truppe marxiste. 

Ad un tratto il Molle udì un grido angoscioso: era una povera madre che chiedeva aiuto per sé e per la sua bambina. Egli spinto da un puro sentimento di evangelica carità, uscì senz'altro dal suo rifugio e cercò di salvare le due poverine. Ma venne colpito e fatto prigioniero. Fu quindi sottoposto ad un autentico martirio: lo si incitò dapprima a bestemmiare ed a rinnegare la sua Fede. Le sue labbra non fecero che ripetere Viva Cristo Rey e Viva España. Venne allora colpito con pugni e calci; ma, persistendo egli, i marxisti gli mozzarono ambo le orecchie e con la punta della baionetta gli cavarono gli occhi. In tanto strazio egli lanciò ancora al cielo più alto e virile il grido di Viva Cristo Rey. Fu la volta della più cieca e crudele carneficina delle sue membra giovanili, che, raccolte il dì seguente dai compagni d'arme, vennero trasportate a Jerèz de la Frontera e tumulate nel cimitero della città. Dopo quindici mesi esse vennero ritrovate incorrotte e trasferite ancora in luogo più adatto. Molte ormai sono le pie persone che asseriscono di aver ricevuto favori celesti per intercessione del giovane eroe. In attesa che la competente Autorità inizi le consuete procedure per esaltarne l'eroismo, i suoi resti mortali riposano nel Tempio di N. S. del Carmine, in Siviglia. 

Miei cari: mentre voi vi temprate agli ardimenti della vita tenete l'occhio ai fulgidi esempi di chi ha saputo dare alla Fede ed alla Patria la prova suprema dell'amore. 

Vostro aff.mo Don Giulivo